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  • Il campo dei miracoli

    A vedere quel campo da lontano sembrava un vero formicaio. Tra quegli alberi di melo non si muovevano formiche ma persone. 80 per la precisione. Un insieme apparentemente caotico di ragazzi, adulti e intere famiglie. Ogni singolo sembrava gironzolare a caso, su e giù per il frutteto, compiendo contorti tragitti, invece ogni singolo aveva un compito ben preciso: la ricerca dell’attrezzo o trasportare materiale, c’era chi era intento a vangare, chi a piantare alberi, chi a potarli e chi raccoglieva ramaglie. Poi c’erano quelle “invisibili”, le persone addette alla preparazione dei pasti, a lavare piatti e a predisporre gli spazi per tutti quegli ospiti, in gran parte giunti da diverse città e parrocchie italiane. Diversificazioni di ruoli, ma con un unico compito: fare un lavoro di squadra. Un detto africano recita: “Se le formiche si mettono d’accordo, possono spostare un elefante”.

    Così quel sogno è diventato realtà, la terza fase del “Frutteto della Carità”, sorto a Bertorella di Albareto lo scorso settembre, si è concretizzata. Il terreno, durante la primavera, era già stato arato e predisposto con pali di sostegno e impianto d’irrigazione, dopodiché, nei tre giorni di ponte del 1° Maggio, si è portato a termine gran parte del lavoro che la parte iniziale del progetto prevedeva: mettere a dimora le 3.000 piante di melo. Ricordo che la vendita delle mele andrà a sostenere le varie iniziative dell’Operazione Mato Grosso nelle zone più povere del mondo.

    In quel campo, tutto, ma proprio tutto, è stato donato. Non c’è stata giornata o ora di lavoro, piatto di pastasciutta, vanga, paletto, tubo o albero che non sia passato attraverso la generosità delle tante persone che hanno creduto in questa iniziativa, proprietari del terreno inclusi. Il vero scopo di questo progetto benefico: stare insieme e credere in qualcosa anche se non si vede.
    Solo otto mesi fa era un campo come tanti altri in Valtaro, oggi non ci sono solo piante da frutto, ma anche una volontà concreta di dimostrare che unire le persone per un fine è possibile, che un’altra economia è possibile, che le belle idee, sommate alla voglia di crederci, sono possibili.
    Essere stato accanto per qualche ora a queste persone chinate alla terra, tutte unite nella complicità di “Far del bene”, è stato qualcosa di emozionante, di contagioso, che va oltre la consuetudine. A tutti gli effetti, un campo dei miracoli. “Qualcuno” mi ha detto: “Queste giornate sono solo la fine dell’inizio”.

10 Commenti

  • Maria Laura

    06/05/2017

    Esperienza indimenticabile! Grazie a Querzola Francesco e famiglia e a tutti quelli che hanno contribuito a farmi "ingrassare" il cuore in una giornata spettacolare!

  • Massimo De Santis

    06/05/2017

    Che bello poter dire: "io c'ero". Dall'inizio alla fine. Grazie Laura di avermi invitato.

  • Virgy

    06/05/2017

    Complimenti a questa grande e coraggiosa "famiglia"

  • Romina

    06/05/2017

    Ci vanno anche i ragazzi dell'agraria di Bedonia a dare una mano....

  • La rinascita della montagna

    06/05/2017

    Insieme si puó! Avete sentito? INSIEME si puó! Alla faccia dei disfattisti, dei pessimisti e di quelli che dicono "ma tanto cosa vuoi che cambi"

  • Micol

    06/05/2017

    Ma è stupefacente! Speriamo sia un "virus" che contagi molti di tutti noi, troppo distratti da quella maledetta normalità quotidiana. Avete notato cosa accomuna tutte queste persone? Non c'è nessuno di loro senza il sorriso

  • Remo Ponzini

    08/05/2017

    In questo mondo pervaso dagli individualismi, dagli egoismi più esacerbati e dalle invidie rancorose dove, anche la la disonestà, diventa virtù, è bello constatare che, in questo bailamme, ci siano persone dotate di grande generosità e di elevati valori morali ed intellettuali.

    L'esempio del formicaio da il senso della laboriosità e della alacrità frenetica di queste ottanta persone operose che si stanno attivando, gratis et amore dei, con grande altruismo, a favore di popolazioni poverissime che convivono con la fame, il freddo e la miseria più cruda.

    Sfogliando le foto mi ha colpito la presenza di ragazze/ragazzi giovanissimi. Sono convinto che costoro ne trarranno benefici appaganti e che diventeranno degli adulti consci che, facendo del bene al prossimo, fanno del bene anche a se stessi perchè saranno dei cittadini ammirevoli che trasmetteranno questi atti educativi ai loro figli. Non solo il male è contagioso ma pure tutto ciò che odora di pulito e di altruismo.

  • Carlo Devoti

    08/05/2017

    Due importanti esempi di collaborazione si sono verificati nel fine settimana nel territorio montano parmense: quello di Berceto e quello di Albareto. Complimenti ad entrambi.

  • Giacomo

    08/05/2017

    Allora si puo ancora sperare.....

  • Claudio M.

    08/05/2017

    Bello anche per chi ha adottato gli alberi vederli in buone e volonterose mani... e, quando si passa, osservare quel cartellone e i frutti che crescono...
    Bravi davvero tutti !

 

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