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  • Mister Bersellini

    Lo ha scritto anche sua figlia Laura: “Non poteva essere altro che di domenica”.
    La notizia ha avuto risalto nazionale, con il suo passato (490 panchine nella Serie A) e la sua comprovata moralità non poteva essere altrimenti.
    Eugenio Bersellini per il popolo sportivo italiano era il calciatore e poi l’allenatore, per i borgotaresi era sempre rimasto “B’rslèin”, uno della goliardica compagnia dei “Pesos”.
    Ieri mi parlava di lui Gianmarco, in macchina, tra una telefonata e l’altra. Mi ha raccontato di quel loro lungo rapporto, da quando “sbarbatello” lo portò alla Sampdoria e poi di come fosse stato un costante consigliere nella sua vita calcistica. Un punto di riferimento inscindibile.

    “Lo chiamavano il ‘Sergente di ferro’, ma solo perché in un mondo come quello del calcio, fatto di calciatori, che sono per lo più bambini viziati, aveva il coraggio di essere sempre se stesso. Senza se e senza ma. Pur di difendere le sue idee non hai mai accettato compromessi con nessuno, che siano stati presidenti, giocatori o giornalisti, non faceva differenza.
    Una stretta di mano e la sua parola… questi erano i gesti a cui teneva di più e per cui valeva la pena vivere ed essere ricordato.
    Quando tornava a Borgotaro, anche negli ultimi tempi, rievocava i nostri lunghi viaggi in macchina e degli anni passati insieme. In quel periodo mi ha insegnato a difendere con i denti i valori più importanti al mondo: l'umiltà e la dignità, oltre all’orgoglio di essere “Montanaro”.
    Ha vinto ovunque e ha portato fieramente il nome di Borgotaro in televisione, sui giornali e in giro per il mondo. Più di una volta portò con sé i Pesos alla Domenica Sportiva e il cestino di funghi: ‘Appena raccolti a Borgotaro’, veniva donato in diretta al conduttore Adriano De Zan. Un gesto, un amorevole spot per la sua Valtaro, visto e apprezzato da milioni di persone.
    Era un grande uomo di sport, un grande allenatore, ma soprattutto per me, un grande uomo… la “U” maiuscola. Fai un buon viaggio Mister e se puoi insegna anche agli angeli il gioco del calcio.".

    P.s.
    Nella foto di copertina, gentilmente donata da Carlo Forni, oltre a tanti altri borgotaresi, Eugenio Bersellini con il piccolo Gianmarco.

5 Commenti

  • Giovanni

    20/09/2017

    Lo conoscevo.....uomo schietto !

  • Gianncarlo

    22/09/2017

    Da tifoso interista e da sportivo esprimo le mie più sentite condoglianze

  • Alberto Squeri

    27/09/2017

    Ho avuto la fortuna di vederlo all'opera, come tifoso sampdoriano, sia nell'anno della retrocessione 1976/77 che nel trionfo della prima coppa italia 1984/85 dove ha cancellato una macchia che riteneva "insopportabile".
    L'ho incomntrato per le vie della sua Borgotaro sempre fiero e coerente come nell'affrontare le "stelle" Chiorri e Mancini
    Un uomo tutto di un pezzo,ciao Mister!!!!!

  • Barbara

    29/09/2017

    Chi mi conosce sa che non amo molto il calcio, forse non l'ho mai capito veramente o forse c'è ancora in me, quella piccola bambina che non ha mai capito perché il suo papà non trascorresse mai a casa un fine settimana, o perché le toccasse sradicarsi da un luogo dopo esserci rimasta giusto il tempo per affezionarcisi, o perché non fosse mai possibile fare una passeggiata senza che qualcuno interrompesse le loro chiacchierate per complimentarsi chiedere una firma, o parlare di una partita... ma ora credo di aver capito qualcosa in più: la vita è proprio come una partita, soprattutto non sai mai come andrà a finire.

    C'è chi tifa per te e chi contro, c'è chi vede solo i rigori od i falli altrui, chi si trattiene per non esultare per il bel goal dell'avversario, o chi offende a prescindere, chi tiene la palla solo per se e chi invece appena può la passa ai compagni, c'è chi darà sempre la colpa all'arbitro, al dirigente, al giornalista, alla temperatura, ai fili d'erba del campo e poi c'è chi si allena duramente, sempre, giorno dopo giorno, perché qualsiasi risultato può essere migliorato, chi accetta coraggiosamente ogni sfida annientando le paure, facendo leva solo sulle proprie forze, chi protegge imperturbabile i suoi giocatori prima ancora di se stesso, chi non si mette in posa per i fotografi ma si fa riprendere col berretto di lana, chi tratta con gentile fermezza il magazziniere come fosse il presidente o viceversa, chi se ne va semplicemente perché non vuol restare, chi non si preoccupa di diventare impopolare perché risponde sintetico ad ogni domanda che reputa inutile, chi resta fedele alle proprie sane, semplici origini montanare, chi non si perde in chiacchiere, in proclami, ma parla coi fatti, perché pensa solo a correre davanti ai suoi ragazzi, come esempio, come scudo, forse anche come un sergente, ma sempre con l'amore, la passione e la dedizione di un padre nel tentativo di dare per primo il buon esempio...
    Ora con fierezza so esattamente cosa sei riuscito a trasmettere al mondo, mi è stato suggerito dalle centinaia di messaggi di stima profonda, che ci sono arrivati....

    Grazie di cuore a tutti, perché avete saputo riconoscere - quindi fanno parte anche di voi - la purezza, la bontà d'animo, la forza, la coerenza, l'integrità, l'onestà, la lealtà, la riservatezza ed il coraggio....continuo a non provare molto interesse per il calcio, ma domenica scorsa per la prima volta avrei davvero voluto essere allo stadio anche io.

  • Cabelor

    03/10/2017

    Caro Gigi, per problemi tecnici leggo solo ora la tua mail. Hai fatto benissimo a pubblicare il post e ti ringrazio moltissimo per avermi citato come autore della foto, anche perché, pur a distanza di cosi tanti anni, mi ricordo benissimo di quella bellissima manifestazione. Come dico sempre una foto e' l'unico mezzo per fermare il tempo e rendere immortali le persone care.
    Un caro saluto e a presto, Carlo.

 

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