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  • La vita e il lavoro in Appennino

    Ero proprio curioso di conoscere quale messaggio sarebbe uscito dal convegno di venerdì scorso a Bedonia, quello promosso dall’Unione dei Comuni e dal Sindaco Carlo Berni col titolo: “Dalla città alla montagna. La vita e il lavoro in Appennino”.
    Perché curioso? Semplice, perché volevo comprendere quale stravagante correlazione potesse esserci tra il Gal del Ducato e l’azienda Laminam. Coi suoi rappresentanti, fra l’altro, seduti uno accanto all’altro.
    Era questo il nodo principale da districare, essendo, almeno in teoria, le due compagini tra loro all’antitesi: una impegnata a generare nuovo sviluppo economico in ambiente rurale, l’altra che invece basa il suo modello economico di sviluppo sulla industria manifatturiera, la vecchia fabbrica, insomma. Come possono “andare a braccetto” queste due visioni, tra l’altro esposte contemporaneamente nella stessa sede?
     
    È soprattutto per questo che ero lì seduto ad ascoltare i relatori, in pratica ad assistere all'ennesimo spot concertato tra poteri locali, regionali e industriali. Con tutto il rispetto per gli impresari intervenuti sui cui meriti, anche imprenditoriali, non voglio entrare, ma che conosco.
    Per quanto riguarda la Laminam, al di là dei dati occupazionali e delle sponsorizzazioni a sostegno di manifestazioni, associazioni e sport, non una parola è stata naturalmente spesa sui possibili effetti delle loro produzioni sulla popolazione limitrofa.
     
    Il GAL del Ducato, invece, è apparso come una voce fuori dal coro. La narrazione del suo Direttore, Giovanni Pattoneri, ricca di spunti e argomentazioni, apre a scenari nuovi, dove la presenza umana viene incoraggiata, nell'ottica di uno sviluppo sostenibile e biocompatibile del territorio.
    Anzi, dal "GAL" viene la proposta di "mettere a reddito" la natura, riducendone drasticamente i rischi che da lei si possono attendere tramite anche il suo corretto utilizzo: attenta gestione del legno dei nostri boschi, uso intelligente delle materie prime, certificazione di qualità per chi si occupa dei piani di coltivazione forestale, istituzione di isole verdi, confezionamento di pacchetti turistici per migliorare l'attrattiva turistica della valle. In pratica, col suo intervento, il Direttore del "GAL" ha dimostrato che un'altra idea di sviluppo per le nostre valli è non solo possibile, ma anche a portata di mano: basta crederci. Il budget a disposizione è, infatti, di quasi 10 milioni di Euro.
     
    Che il nostro passato sia caratterizzato da un’errata valutazione delle prospettive di sviluppo per le nostre valli lo dimostra la sconfitta demografica che appare sempre più inarrestabile: calo di nascite e invecchiamento della popolazione.
    L'ultimo orrore, in termini di sue ripercussioni sul contesto sociologico e demografico, è stato quello di colpire il Punto Nascite di Borgotaro. Un'ulteriore pugnalata alla struttura della "piramide della vita appenninica", a tutto danno delle giovani generazioni.

    Con questo convegno ho avuto l'ennesima dimostrazione di come la narrazione autocelebrativa della classe dirigente penetri nelle coscienze, faccia breccia tra la popolazione ignara e conquisti addirittura lo Zappa-Fermi, numerosi gli studenti presenti in sala: “La gallina dalle uova d’oro ha sempre i suoi benevoli effetti”.
    Sconcertante il fatto che il convegno sia poi terminato senza la possibilità d’intervento del pubblico presente: “La messa è finita, andate in pace”.

    Dobbiamo costruire attorno a noi un altro tipo di consenso e lo possiamo fare con le idee e con altri esempi di sviluppo possibile, il programma del GAL del Ducato sarebbe senz’altro la strada maestra.
    La ragione sta nella forza delle idee. Fate un favore a voi stessi: pensate al futuro con la vostra testa.

22 Commenti

  • Federico Rolleri

    06/11/2017

    Il diavolo e l'acqua santa...
    Le ragioni di chi opera sul territorio e per il territorio, con la ruralità e per la ruralità, stanno nel cassetto dei sogni di ognuno di noi. Sembra però che, purtroppo, le chiavi di quei cassetti le abbiano decisori che non hanno nessuna intenzione di lasciarceli aprire.
    Il lavoro, intendendo quello autonomo e operoso, è soverchiato da politiche accentratrici che prediligono uno sviluppo unidirezionale e avulso dal territorio piuttosto che uno sviluppo diffuso che dia opportunità di valorizzare il capitale naturale che ci circonda.

  • Stefano

    06/11/2017

    Qualche tempo fa si chiamava SOPRIP e la guidava Cardinali. Poi venne Repubblica a titolare la sua fine: < La società che realizza insediamenti produttivi, di cui sono soci anche Comune e Provincia, ha quasi 28 milioni di euro di debiti. La Soprip, società di sviluppo imprenditoriale di cui fanno parte anche la Provincia di Parma e il Comune di Parma, ha fatto richiesta di concordato preventivo al tribunale fallimentare. Il debito della società, nata nel 1981 per realizzare insediamenti produttivi, ammonterebbe a 27,9 milioni di euro, di cui 22,3 accumulati nei confronti delle banche >
    Adesso si chiama GAL e la speranza è l'ultima a morire.

  • Michele

    06/11/2017

    Se la cantano e se la suonano come sempre, niente di nuovo e come sempre sono convinti che le cose stiano andando bene... solite balle, soliti proclami fatti da persone o sindaci che con l'impegno diretto del loro capitale non hanno nulla a che fare... non un imprenditore fra quei politici, non un artigiano, non un agricoltore che meglio possono parlare di sviluppo del nostro territorio se non Laminam una realtà che poco c'entra con lo sviluppo sostenibile di questa Valle...
    Stiamo sprecando tempo e risorse dietro a questi ciarlatani! La prima pietra era stata messa a dimora dai ragazzi del Love Taro Ceno... ma più che una pietra per la costruzione di un progetto è diventato un sasso nello stagno in quanto poco è stato sviluppato dal mondo pubblico... chi lavora nel privato con i propri soldi e investe nelle sue aziende sa che il mondo delle realtà imprenditoriali viaggia con ritmi diversi rispetto a quello della politica lenta e arraffona! e soprattutto il paradosso sta nel fatto che i nostri soldi, che anche se pubblici sono sempre i nostri, sono nelle mani di questi bidoni che fanno ricadere gli aiuti e finanziamenti agli amici degli amici... quindi o ci sbarazziamo di questa zavorra o andiamo in fondo al mare!
    Ai ragazzi che erano presenti oltre a sposare a pieno la tua chiusura voglio dire di non mollare di non stare ad ascoltare questa gente che ha sempre lavorato poco nella sua vita... siate creativi, temerari e tenaci!

  • Michele

    06/11/2017

    Per completezza di informazioni non voglio parlare a nome del consorzio che so che continua a lavorare ed andare avanti... il concetto che volevo trasmettere è che la politica per questa realtà ha fatto molto poco se non niente rispetto a quello che potrebbe fare...

  • Franco

    06/11/2017

    Quale motivo è stato dato per l'assenza del consigliere Cardinali ? Impegni o vergogna ?

  • Giorgio

    06/11/2017

    Io non capisco, ma ora é la Laminam il freno allo sviluppo rurale delle valli del Taro e Ceno o funge solo da capro espiatorio ?
    E poi che c'entra Laminam con bedonia, Bardi, Berceto ecc ecc. ?
    Ricordiamoci che "la vecchia fabbrica, insomma" sono aziende che in diverse cittá Emiliane portano soldi e benessere in tasca ai cittadini (la cosiddetta economia) e quindi non le demonizzerei (a patto che non siano illegalmente dannose) visto che difficilmente si potrá vivere qui su di solo legname, turismo, funghi e patate...
    Forse sarebbe meglio fare meno i visionari ed essere molto più "terra terra", a proposito di ruralitá....

  • Daniele Uboldi

    07/11/2017

    "Io non capisco, ma ora é la Laminam il freno allo sviluppo rurale delle valli del Taro e Ceno o funge solo da capro espiatorio ?
    E poi che c'entra Laminam con bedonia, Bardi, Berceto ecc ecc. ?
    Ricordiamoci che "la vecchia fabbrica, insomma" sono aziende che in diverse cittá Emiliane portano soldi e benessere in tasca ai cittadini (la cosiddetta economia) e quindi non le demonizzerei (a patto che non siano illegalmente dannose) visto che difficilmente si potrá vivere qui su di solo legname, turismo, funghi e patate...
    Forse sarebbe meglio fare meno i visionari ed essere molto più "terra terra", a proposito di ruralitá...."

    Ho riportato per intero l'intervento di Giorgio, perchè contiene alcune obiezioni tipiche di coloro che non vedono alternative a questo modello economico.
    Nel suo ragionamento è implicita una "maledizione", per effetto della quale le aree montane sono "condannate" al sottosviluppo. E' invalsa la convinzione che, senza opifici, senza il "cartellino", ci sia solo miseria, marginalità ed emigrazione.

    Credo che, dopo due secoli e mezzo dalla Rivoluzione Industriale, qualche esame critico vada fatto.
    Il capitalismo è stato un sistema a luci ed ombre che, alla lunga, ha creato molti piu' problemi di quanti ne abbia risolti. La popolazione mondiale, a metà del XVIII secolo era, grosso modo, di cinquecento milioni di individui. Al censimento del 1951 erano stati superati i cinque miliardi: dieci volte tanto.
    La crescita esponenziale della popolazione ha dato corpo alle preoccupazioni di Malthus: niente è gratis. Niente avviene senza pagare dei prezzi. Niente avviene senza forti spostamenti di ricchezza: quasi sempre dalle tasche di molti a quelle di pochissimi.
    Il capitalismo ha prodotto immani disuguaglianze e, soprattutto, un grande consumo di risorse non rinnovabili. Oggi le cose stanno ad un punto di non ritorno, col rischio, piu' che concreto, di un collasso sistemico. L'entropia prodotta non può, ovviamente rigenerare l'energia dissipata. Il Pianeta è allo stremo.

    Dunque, riproporre questo modello economico, nel terzo millennio, è oltre che miope, semplicemente irresponsabile.

    Alla crescita esponenziale della popolazione è corrisposto un pari svuotamento delle aree montane, caratterizzato da denatalità e aumento vertiginoso dell'indice di vecchiaia.
    Le città, con la loro offerta di lavoro, capacità di erogare welfare, hanno sempre esercitato una forte attrattiva: soprattutto per l'emigrazione stagionale.
    Oggi le cose sono cambiate. Le città, non solo non sono piu' in grado di assorbire manodopera, ma sono in difficoltà anche a erogare welfare. Oltrettutto la qualità della vita diventa sempre peggiore, a causa del congestionamento, dell'inquinamento che, spesso, si traduce in un aumento della mortalità (mortalità precoce, rispetto alla speranza di vita alla nascita).

    In questo quadro serve una "rilettura" delle possibilità offerte dai siti montani.
    Ciò che in passato costituiva un retaggio, oggi può essere un insieme di punti di forza che genera attrattività, a ruoli rovesciati, rispetto alle città.
    E' venuta meno la principale condizione ostativa: quella delle distanze.
    Nella new economy le imprese non necessariamente devono produrre manufatti. Infatti le prime cinque grandi multinazionali al mondo, per fatturato, non producono uno spillo! ( Microsoft, Google, Yahoo, Facebook,Amazon). Si occupano di servizi, di logistica, di comunicazione sociale. Tutte attività che si possono benissimo fare da remoto, perchè non servono autostrade o vie di comunicazioni veloci che non siano la banda larga e la capacità di comunicare in rete.

    Vorrei dare un dato a Giorgio: il 97% del reddito di Borgotaro, sia delle persone fisiche che giuridiche, non proviene da Laminam. Laminam, infatti, "pesa" per meno del 3% ( fonte: Agenzia delle Entrate, su redditi del 2016).
    Dunque Borgotaro, come tutti i sistemi complessi adattativi, nell'arco dei decenni si è "riorganizzata", puntando sull'eccellenza dell'aria, l'amenità dei luoghi per il buon vivere, l'essere "città slow".Ha saputo mettere la natura a reddito.
    Allora è tutto facile, si può vivere solo di funghi e patate? Non dico questo, ma una gestione oculata e rispettosa delle risorse del territorio, coniugata con una nuova e intelligente visione dell'economia , a partire da quella "circolare", sensu Georgescu Roegen, sicuramente può dare una grossa mano a fermare il declino.
    Trovo infatti anacronistico, come è stato riproposto da molti relatori nel convegno di cui stiamo parlando, che le migliori "offerte" di opportunità alla Valle vengano da un'azienda che buca le montagne per estrarre pietra, da una ditta che preleva milioni di litri di acqua pagandola una cifra ridicola al demanio, da un'azienda inquinante sub judice per "getto della cosa pericolosa art. 674 C.P.).

    La Valle ha ricchezze immense latenti. Certo, ci vuole intelligenza, lungimiranza. I progetti megalomani e ottocenteschi qui non funzionano. Mentre abbiamo un brulicare di micro-attività, basate sulla sostenibilità e valorizzazione ecologica che aspettano solo di essere sostenute e incoraggiate.
    Questo è un terreno utile sul quale sviluppare una discussione seria, con tutti gli attori, e sono tanti, disposti a costruire un'idea "altra" dello sviluppo della Valle.

  • Sonia Berni

    07/11/2017

    Guardare in profondità alle politiche di sviluppo rurale è determinante per affrontare i problemi da risolvere di cui si accenna. Lo sviluppo rurale obbliga infatti ad affrontare espressamente un buon rapporto tra stato, mercato, cittadini. Bisognerà perciò pretendere che gli strumenti utilizzabili siano sufficienti e che il modo con cui fino ad ora sono stati assegnati siano adeguati e credibili, e vadano inoltre incontro alle vere esigenze di chi opera sul territorio rurale. Se quanto premesso si realizzasse, potrebbe già essere considerata un’apprezzabile soluzione ai tanti problemi dell’appenino.

  • Pippo

    08/11/2017

    Berni sente odore di buono

  • Marco e Sara

    08/11/2017

    Buongiorno
    fino a quando a gestire queste risorse saranno strutture inefficienti la spesa risulterà inefficiente. La nostra valle si può salvare solo finanziando uno studio fu fattibilità che permetta di creare un distretto produttivo integrando agricoltura (mele pere, lamponi), distribuzione e commercializzazione dei prodotti. I piccoli da soli stanno morendo, insieme si può esistere. Soldi dati senza una visione di lungo termine sono buttati via

  • Giorgio

    08/11/2017

    Sig. Uboldi

    Non ha capito granchè del mio pensiero.

    Ps se la Laminam rappresenta il 3% del “pil” borgotarese ancora meglio !
    Non capisco infatti cosa c’entri un incontro per il futuro della montagna assieme ad una realta lavorativa talmente irrilevante...

    Poi ovviamente lascio tutto a voi che vedo che macrogeopoliticoeconomicamente siete ben più preparati che me, a parole per lo meno e di sicuro

    Saluttü

  • Castore

    08/11/2017

    Il fatto sta che una economia di valle basata sulla natura, sui prodotti agroalimentari e sul turismo ha bisogno di persone preparate, di finanziamenti non ad minchiam e soprattutto farebbe vedere i propri frutti sul medio-lungo periodo. L'insediamento di una fabbrica nelle nostre valli è una soluzione molto più comoda, sicuramente richiede meno sforzo collettivo, meno "visione" e politicamente molto più remunerativa, visto che l'occupazione e l'indotto iniziano il giorno stesso dell'attività; ovvio che la fabbrica di grosse dimensioni si porta a dietro una serie di problematiche che stridono con l'idea di valle "green" che punta sul turismo, sul buon vivere e sul paesaggio

  • Remo Ponzini

    08/11/2017

    Ho la testa in ebollizione dopo aver letto i commenti di coloro che mi hanno preceduto. Onestamente non so se questa iniziativa di rilancio abbia delle serie probabilità di sviluppo o sia l'ennesima cialtronata autoreferenziale dei politici per imbonire il popolo ed accaparrarsi dei voti. I precedenti (vedi Soprip spa) non depongono a favore, ma tutti si augurano, ovviamente, che possa generare accrescimento anche se, personalmente, ho molte perplessità al riguardo.

    Perchè sono così dubbioso e malpensante ? Non ho fiducia del mondo politico in generale per tutti gli accadimenti compiacenti e truffaldini a cui abbiamo assistito impotenti in questi ultimi decenni. Preferisco l'iniziativa privata ai contorcimenti pubblici che hanno evidenziato "ad abundantiam" sperperi biasimevoli.

    Eppure nella nostra valle esiste, da circa tre anni, una azienda denominata "Lovetaro&ceno" (vedi link) creata con grande discernimento dal sign. Claudio Agazzi con l'intento di creare uno sviluppo reale in tutti i comuni della nostra valle. Ma non sta trovando il supporto dovuto da parte delle amministrazioni pubbliche che, ciecamente, hanno ignorato l'immane lavoro che era stato svolto gratuitamente. Avevano in mano una azienda con centinaia di iscritti e l'hanno lasciata languire. Solo il comune di Bedonia ha fornito un aiuto economico.
    Un "modus operandi" che non ci fa onore.

    http://lovetaroeceno.com/it/consorzio


  • Giorgio

    08/11/2017

    Castore

    Qui avete preso di mira la Laminam, punto! Nessuno di voi citava aziende di motori elettrici, aziende di estrazione e quant altro, ecco la realtà!
    Una valle non diventa green solo per una ceramica da 80 operai, non è la Mirage di Pavullo che è in montagna, è 10 volte la Laminam e addirittura si sta allargando ancora ! Ma di che minkiam parlate ?
    Quanto a “visioni” gran parte dell economia della zona (comprese le tante ville villette e le imprese che ci hanno lavorato) è stata creata grazie al sig. Cuoghi non certo per i funghi secchi venduti da Carretta.
    Ricordatevi che c’è gente che non ha la possibilità economica di attendere il “medio o lungo periodo” ma ha bisogno di un lavoro decoroso per se o per la propria famiglia.
    Iniziate la rivoluzione ever green al più presto e appena possibile potrete così impiegare gli ex operai Laminam per voi, peró di ipocrisia anche basta per favore !

  • Castore

    09/11/2017

    Giorgio, non mi metta in bocca cose non ho detto. Quello che ho sostenuto è che la valle è di fronte a un bivio: (per riassumerla in maniera semplice) o si sceglie la fabbrica o gli agriturismi. Le due cose insieme, nonostante le acrobazie ed i salti mortali di qualche politico, non ci stanno più. La fabbrica offre soluzioni lavorative subito, ma uno sviluppo industriale di tale tipo (oltre ai rischi legati al mercato e quelli ambientali) preclude il rilancio legato al cosiddetto "buon vivere", mentre l'economia legata al turismo ecc. implica una maggiore unità di visioni e darebbe i suoi frutti nel medio-lungo periodo. Non sta a me giudicare quale sistema sia migliore per la vallata anche se ho la mia opinione, è certo che turismo/enogastronomia e fabbriche di grandi dimensioni non potranno più coesistere. Si tratta di scegliere: ovvio che la scelta di un politico che deve essere rieletto ricada sulla prima opzione, con tutti gli annessi e connessi.

  • SARA E MARCO

    09/11/2017

    Caro Castore

    non esiste solo borgotaro ma anche gli altri comuni con territori immensi. La fabbrica è necessaria e ne vengano pure altre. Il piano di sviluppo di medio lungo termine sulle produzione agricole va affrontato in modo scentifico. Solo con uno studio di fattibilità possiamo capire se il sistema può produrre risultati o meno. Non siamo piu nell'epoca di inziare una cosa poi correggere in corsa e poi ritrattare. Chiediamo a società o univerisità uno studio di fattibilità e poi, nel caso da quello si parte. La tua ottica mi sembra un po' quella del politico (voti breve, morte della valle a lungo termine). Tanto ti dovevo
    MS

  • Esvaso.it

    09/11/2017

    Sabato 11 novembre, a partire dalle ore 9.30, si terrà in Seminario a Bedonia, il convegno: "Esperienze e prospettive dell'economia agro-forestale e zootecnica in Val Taro".

    L’incontro si propone, inoltre, di ricordare, a dieci e a un anno dalla loro scomparsa, due persone, Renato Cattaneo e Giuliano Mortali, l’uno fondatore e presidente del Centro studi, l’altro segretario dello stesso dall’origine alla sua morte, i quali, in ruoli diversi, hanno molto operato per il bene della nostra Montagna.

    La seduta si aprirà con i saluti di mons. Lino Ferrari, Rettore del Seminario e del Sindaco, Carlo Berni e con l’introduzione di Corrado Truffelli.

    Le relazioni sono affidate a:
    Alberto Chiappari, Evoluzione e prospettive dell’agricoltura di Montagna;
    Nicolò Madoni, Il ruolo della scuola nel settore ambientale e agro-forestale;
    Antonio Mortali, La certificazione forestale PEFC: un'opportunità per i boschi della Valtaro.

    Seguiranno alcune comunicazioni che illustreranno interessanti esperienze in atto:
    Stefano Cacchioli, Il caseificio di Borgotaro fra tradizione e innovazione;
    Amos Chiappa, L’allevamento nelle aree periferiche;
    Dario Confalonieri, La produzione del formaggio di capra;
    Mario Marini, L’agriturismo e il binomio agricoltura-turismo;
    Massimo Monteverde, Il consorzio della patata Quarantina genovese;
    Francesco Querzola, Il frutteto bio e l’avvio della "Fattoria della Carità";
    Iris Wittwer, Il consorzio carne bio Valtaro Valceno .

    La seduta si concluderà con la discussione aperta a tutti gli intervenuti.

    Allego locandina: http://www.esvaso.it/fotoalbum.php?idtipologia=36

  • Castore

    09/11/2017

    Sara e Marco,
    allora forse sono stato frainteso. Io non ho dato giudizi, ho solo detto che a parer mio (opinabile, si intende) se si punta sull'industria non puoi puntare parallelamente alle politiche legate al turismo/agricoltura ecc. Vero, la valtaro non è solo borgotaro, ma borgotaro piaccia o no è il paese che attraversi se vuoi entrare in alta valle, e quello con tutti i servizi quindi è un biglietto da visita.. dobbiamo iniziare a pensare che da Solignano al monte Penna il problema di un singolo paese è un problema di tutti, le scelte economiche e politiche di un comune non si fermano sul confine comunale ma hanno effetti sulla valle intera.

  • Daniele Uboldi

    09/11/2017

    Signor Giorgio,
    il fatto che Laminam abbia un peso irrilevante nella formazione del reddito locale, non significa che non abbia un peso rilevante in senso negativo. Infatti la bilancia pesa gravemente dalla parte opposta. I costi, relativamente al danno, non sono facilmente misurabili; sebbene siano notevoli.
    Essi sono attinenti per lo meno a tre categorie:
    a) quella relativa alla salute umana
    b) quella relativa alla perdita dell'eccellenza ambientale
    c) quella economica.

    Il 97% del reddito, a cui ho accennato, in buona misura dipende proprio dall'amenità del paesaggio, dalla fruibilità dei servizi, dalla quiete e dalla qualità dell'aria. Una riduzione di valore di questi tre ambiti comporta, inevitabilmente, costi esponenziali, a danno dell'intera comunità.

    Da uno studio eseguito di recente, è emerso che il possibile deprezzamento di immobili in alcune località di Borgotaro, ha raggiunto e superato il 30%. In alcuni casi addirittura gli immobili in compra-vendita risultano "invendibili", perchè non piu' collocabili. Il danno complessivo, sempre secondo questo studio, è di alcuni milioni di euro.
    Per tacere del danno psico-fisico alla salute, che solo un adeguato studio epidemiologico può accertare. Del resto, studi analoghi, compiuto a Sassuolo e Scandiano, hanno evidenziato tutte le problematiche indotte dalle produzioni ceramiche. Dunque, se la presenza di Laminam è risibile in positivo, non è detto che sia altrettanto risibile in negativo.

    Il fatto è, che il suo modo di pensare è assai comune. Sono in molti ad essere convinti che a questo modello economico non vi siano alternative.
    Proveremo, nei prossimi mesi, a spiegare come questo non sia vero. Fare economia in modo sostenibile e rispettoso dell'ambiente è assolutamente possibile e a portata di mano.
    Serve solo una classe dirigente competente e capace che lo voglia e faccia scelte adeguate.

  • Giorgio

    09/11/2017

    Uboldi

    Ora mi dice che il deprezzamento degli immobili é causato da Laminam ?
    E il deprezzamento di Bardi Bedonia ecc ? Provi a chiedere al sig. Cavalli che magari le spiega meglio la situazione, poi giri un pó la ns intera regione e cosí capirá che le cause sono ben altre
    Dopo questa cmq mi "ritiro" guardi...

  • Gigi Cavalli

    10/11/2017

    Rispondo a Giorgio

    Al di là dell'ultimo periodo in cui i prezzi sono considerevolmenti calati, posso tranquilamente confermare, ma non sono il solo a farlo, che le zone residenziali di Borgotaro denominate Spiagge, Boceto, Cianica, Iera Campana (80 circa le abitazioni coinvolte) e aree limitrofe, sono senza dubbi le più danneggiate economicamente, non solo per un ipotetico calo del 50% del valore immobiliare, ma che le abitazione possano risultare addirittura “invendibili”, se e quando poste sul mercato.
    Per quanto riguarda invece altre zone, come ad esempio il quartiere San Rocco, posto nelle vicinanze della zona artigianale/industriale, il deprezzamento può raggiungere il 30%.

  • Marco e Sara

    10/11/2017

    Buongiorno

    Ecco un bel convegno per politicanti con il titolo; il convegno del secondo me è del secondo te..... magari se gli invitati erano rodolfi, mutti, ecc.... ecc.

 

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