(…ma qui scorre lento)

Mar01

Meglio tardi che mai

Sarà stato un mio personale chiodo fisso, ma quando ho visto che l’insegna “Locanda Mercato” è stata finalmente rimossa ho avuto un attimo di contentezza. 
Adesso lo posso dire: “L’era ura!”. Non per nulla, ma da quando l’albergo-bar ha chiuso i battenti sono passati oltre trent’anni.
Questa bruttura, posta nel centro storico, nella via principale, ha per anni guastato, fotograficamente parlando, lo skyline del paese, non c’era foto o cartolina che mostrasse in primo piano l’insegna pubblicitaria, facendo così rimanere in secondo piano il campanile, le belle facciate delle case, la strada in pietra.
So che la segnalazione al Comune di Bedonia era stata fatta più volte, ma sempre invano, le Amministrazioni si alternavano, ma lei rimaneva al suo posto, immobile, fedele alla sua "non funzione". Meglio tardi che mai.
Caro Granelli ti meriti un encomio!
Feb25

Un senso

Oggi la NASA ha diffuso una fotografia della Terra ripresa da una distanza mai realizzata, oltre un miliardo di chilometri. Davanti a questa incredibile rappresentazione dell’Universo, o meglio di ciò che conosciamo di esso, cercavo il nostro Pianeta, ma non riuscivo a trovarlo, non potevo trovarlo, era troppo piccolo, troppo insignificante nonostante sia posto all’interno del nostro Sistema Solare.

E se la Terra è così ininfluente nell’Universo, io cosa sono? Meno di niente!

Nonostante questo penso che tra noi ci sono persone cattive, avare, disoneste, ipocrite, egoiste o che si comportano come se dovessero essere immortali.  
Sì, il mistero della vita si fa sempre più grande.

>> Vedi la foto della Terra vista dalla sonda Cassini in orbita a 2,2 milioni di km intorno a Saturno...

Feb16

Il carnevale bedoniese

Questa mattina nevicava. Il mio primo pensiero è andato alla sfilata del pomeriggio. Invece è andato tutto bene, nonostante la temperatura non sia mai andata oltre lo zero e qualche fiocco di neve si sia mescolato al diluvio di coriandoli. 

Il martedì pomeriggio bedoniese prende sempre vigore, non c’è che dire. Per la qualità e il numero dei carri sempre in crescita; per l’ampio numero di persone che sfilano mascherate; per le scuole che danno un tipico contributo e per il pubblico sempre più entusiasta di assistere a un così bello spettacolo.
Tutti questi fattori positivi fanno pensare a come migliorare questo evento, troppo ristretto e troppo spesso in balia delle avverse condizioni meteorologiche. 
Il lavoro è molto, le ore di spettacolo poche e il rischio di vanificare tutto è alto. Un vero peccato per i risultati ottenuti. Dispiace per il gran numero di persone che ci lavorano per mesi, per i contributi pubblici e privati elargiti, per il tempo sottratto a famiglia e lavoro. 

Credo che la formula vada ormai riconsiderata, ovvero ampliare le giornate bedoniesi dedicate al carnevale, almeno a due o tre. Ad esempio riempire la giornata del sabato, al mattino potrebbero sfilare i bambini dell’asilo (anziché al martedì mattino in una Bedonia praticamente deserta); fare due sfilate al sabato pomeriggio, una come anteprima e una il sabato successivo, utilizzando solo i carri di Bedonia e Compiano, mentre quelli di Bardi e Albareto rimarrebbero al martedì, ci sarebbe senza dubbio gente per il paese tutto il giorno, almeno fino a mezzanotte, prima di andare al Palasabione a Borgotaro.
È solo un’idea, uno dei tanti coriandoli che svolazzavano in Piazza Senatore Micheli.

>> Le immagini della sfilata...

Feb15

Kenya: dall'Oceano alla Savana

Dopo i villaggi rudimentali, i sorrisi delle persone, le spiagge dell’Oceano Indiano, i bambini degli orfanotrofi, rimangono gli animali, quelli emblematici del Kenya. L’esperienza del safari è senza dubbio un’emozione particolare, che va vissuta.
Purtroppo non sono Karen Blixen per raccontare le emozioni che ha trasmesso con “La mia Africa”, ma davanti a tutte quelle migliaia di animali che pascolano, corrono e poi riposano in una sterminata savana, le sensazioni provate vanno ben oltre le parole scritte.  
La riserva che ho visitato è la più grande del Paese (22.000 km²) ed è quella dello “Tsavo-Est”. Per coglierla nella sua vera essenza mi era stato consigliato di soggiornarci per qualche giorno in tenda e così ho fatto. Avevano ragione. La savana “esce” soprattutto al tramonto, di notte e all’alba, quando il sole e la calura cessano di irrompere nella quotidianità degli animali. È impressionante vedere come durante le ore calde, dalle 11 alle 16, proprio come se ogni animale avesse con sé un orologio, nulla si muova in quella prateria senza confini. Solo un torrido silenzio d’immobilità, dove è la natura a forgiare e plasmare le giornate. Eppure, all’ombra delle Acacie, dei cespugli o tra l’erba, vi è un esercito di animali in “pausa”, in attesa che cessi il caldo.

La mia sveglia era alle 4 e mezza. Era buio e gli unici suoni erano quelli dei babbuini, della rane lungo il fiume e il tintinnare dei bicchieri del tè per la “colazione”. Fin dalle prime luci dell’alba la savana è di una vitalità quasi impressionante, davanti a me sfilavano tranquilli tutti gli animali: zebre, elefanti, giraffe, bufali, impala, rinoceronti, gazzelle, facoceri, sciacalli, struzzi (oltre ad uno stramaledettissimo ragno che mi è costato dodici giorni di antibiotici)... purtroppo nessun avvistamento dei felini, da una decina di giorni erano scomparsi alla vista dei curiosi safaristi. Lungo il fiume invece gli ippopotami prendevano la via dell’acqua per restarci a mollo fino a sera, mentre i coccodrilli, apparentemente addormentati, erano in attesa delle loro prede, gli aironi invece, appollaiati sulla cima degli alberi, sembravano tante vispe sentinelle.
Però nella savana nulla è programmato, tutto è legato al caso, basta un soffio di vento contrario, un pasto abbondante, il grido di una scimmia, una pozza d’acqua ormai asciutta o le gazzelle chine tra l’erba e con le orecchie abbassate, a ribaltare un avvistamento atteso e trasformarlo in una delusione.     
Sì, aveva proprio ragione Hemingway: “In Africa una cosa è vera all’alba e falsa a mezzogiorno”.

>> La Savana con i suoi animali e ritmi...

Feb10

Kenya: oltre il cancello

Saranno le situazioni che vedi, le sensazioni che provi o il disagio che si tenta di motivare davanti ad uno stile di vita troppo lontano dal nostro, non so bene quale sia il motivo, ma una cosa è certa, il viaggio non finisce con il volo di ritorno. L’Africa ti rimane dentro, c’è poco da fare.
Tuttavia il Kenya non è fatto solamente di spiagge bianche, d’incantevoli safari, di villaggi spartani o dai pastori Masai, ma è fatto soprattutto di bambini. Sono ovunque, ad ogni angolo, dietro ad ogni albero, talmente tanti da non credere al loro numero.
Per molteplici motivi, tra cui il difficile sostentamento, le carenze sanitarie o la morte dei genitori, pressoché in ogni cittadina è presente un orfanotrofio.
Per la maggior parte degli spensierati turisti è però difficile prendere atto di cosa c’è oltre il “cancello”, toccare con mano tragedie e sofferenze di una popolazione costretta a fare i conti con questa cruda realtà.  
Io e Gianmarco abbiamo visitato quello di Watamu, ad una trentina di chilometri da Malindi. Ospitano settantatre bambini, il più piccolo ha cinque anni, il più grande dodici. Apparentemente una goccia nell’oceano, ma non è così, sono comunque settantatre bambini nutriti, istruiti e scampati ad una fine predestinata.
È una struttura coordinata da un’organizzazione cattolica inglese, ma è anche sostenuta da un paio di Onlus italiane (una famiglia era lì presente), da una signora svizzera (segue i lavori personalmente per sei mesi l’anno) e dai turisti (veramente pochi a giudicare dal libro dei visitatori).

In questo momento stanno ampliando le aule, i dormitori, la cucina, mentre qualche mese fa è già stata inaugurata la nuova infermeria.
Per la natura del luogo e il contesto in cui sorge è inutile aggiungere altro, credo sia ugualmente chiaro lo stato emozionale che ha contraddistinto la nostra visita.

Ci siamo prefissi che invieremo un altro aiuto nei prossimi mesi, chi fosse interessato ad inviare un aiuto personale lo potrà fare aggiungendolo al nostro, mi farò poi carico di resocontare tale iniziativa.
La struttura si chiama “God Father Centre for Needy Children” e sorge alla periferia di Watamu.
Credetemi, quel “cancello” non è poi così lontano.

>> La struttura di Watamu...

Feb04

Kenya: Katumbo

Per conoscere e tentare di comprendere l’Africa bisogna allora allontanarsi dall’albergo, dalla spiaggia, bisogna affidarsi ad una persona locale che ti accompagna fuori dai luoghi battuti dai turisti, facendoti apprendere la vera e spesso cruda realtà. Per questo sono oggi infinitamente grato a Katumbo, un ragazzo intraprendente ed onesto, uno dei tanti “Beach Boys”, che mi ha accompagnato per l’intero periodo a conoscere con semplicità la sua terra. 
Con lui ho visitato le cittadine di Watamu, Geze, Malindi, oltre al suo ed altri villaggi (con nomi impossibili da ricordare) che sorgono ai margini della foresta, tra palmeti, mango e baobab, tutti formati da spartane capanne, realizzate con il fango e dal tetto in Makuti (foglie di palma), senz'acqua ed elettricità.

Parlando di questo ragazzo s’intuiscono al tempo stesso le condizioni di vita del 90% della popolazione keniota.
Katumbo (Pancione tradotto in italiano) si alza all’alba, fa colazione con polenta e fagioli, dopodiché s’incammina verso la sua unica sussistenza: la spiaggia antistante i vari resort/hotel. Dopo circa due ore e mezzo di sentieri e strade bianche (25 km), percorse a piedi e senza scarpe, raggiunge il mare e lì inizia la giornata alla ricerca del turista da assistere offrendosi come guida.

In un Paese dove lo stipendio medio è di circa 30/50 Euro mensili anche un solo Euro in più a fine giornata può fare la differenza, a partire subito dal suo pranzo che gli costerà 20 Centesimi e sarà ancora a base di polenta e fagioli.
 Al tramonto riprende la strada di casa, altri 25 km percorsi però al buio o al chiaro di Luna, le capanne dei villaggi sono infatti illuminate solo dai fievoli lampade ad olio e dal fuoco che cuoce la cena. Certo, ancora polenta e fagioli. Prima di giungere al suo villaggio deve però far ricaricare la batteria del cellulare, anche lui come gli altri lasceranno il telefono presso una capanna fornita di energia elettrica, lo ritirerà poi il mattino seguente dopo aver pagato 5 Centesimi di Euro. Nel frattempo nessuna doccia rilassante, l’acqua è preziosa e costa cara, i pozzi di acqua potabile sono distribuiti ogni 2/3 km. Questi sono raggiunti durante il giorno dalle donne e tutte quelle taniche gialle, portate abilmente in testa, contengono 20 litri d’acqua… ma solo dopo aver pagato all’addetto del pozzo 5 Centesimi di Euro.

Prima di partire io e Gianmarco abbiamo prospettato a Katumbo la nostra intenzione di regalargli una bicicletta (circa 50 Euro), per lo meno raggiungerebbe la spiaggia in poco più di un’ora, ma ha declinato la cortesia perché con quelle strade, sarebbe un debito, le gomme si bucherebbero di frequente, invece, dice lui “andare a piedi non costa niente”. Allora, di comune accordo, abbiamo stabilito che dei mattoni (pietre bianche squadrate a mano e dal costo di 20 Centesimi cadauna) sarebbero stati più utili all’occasione, infatti da alcuni anni li sta mettendo da parte per costruirsi una capanna in muratura e lasciare quella in fango al fratello minore.
Eh sì, questa è la realtà di chi vive vicino al mare, alle cittadine con i turisti, basta però dirigersi a qualche decina di chilometri verso l’intero che la situazione è nettamente diversa, non c’è acqua e quindi non ci sono colture, la situazione sanitaria è carente e spesso si muore ancora di fame. 
Questo accade in gran parte del Paese, tranne nella zona di Nairobi, sede del governo presidenziale e dei soliti politici faccendieri, proprio dove si decide la sorte di milioni di loro concittadini.

>> Al villaggio di Katumbo e in altre realtà limitrofe...

Gen27

Kenya: 300 matite

L’Africa andrebbe conosciuta per quello che realmente è, un continente caratterizzato da molte, anzi troppe contraddizioni che la differenziano nel bene e nel male, anche se, purtroppo, ad abbondare sono quest’ultime.
Durante la mia breve permanenza in Kenya ho potuto in qualche modo ugualmente scoprirla, ammirarla, commuovermi, emozionarmi.

Ci sarebbe tanto da raccontare perché le sue sfaccettature sono molteplici e spesso complesse. Tant’è che, per non sovrapporre più argomenti, in taluni casi troppo disgiunti tra loro, suddividerò in diverse parti questo mio ultimo resoconto di viaggio: il territorio; la popolazione; gli orfanotrofi; gli animali.



Ora inizierò a raccontare quel territorio, specialmente con le immagini, descrivendo le tradizioni e la cultura locale, quella dei villaggi (le capanne sono in fango e prive di acqua ed elettricità) e delle migliaia di bambini che ti vengono incontro solo per sorriderti e dirti “ciao”, rimanendo lì a sventolare la mano finché non ti allontani. È un saluto che non racchiude nulla, è solo caloroso e spontaneo. Alcuni di loro desiderano la caramella, ma ci è stato sconsigliato di donarle per non influire negativamente sulla dentatura, allora tutti quei sorrisi gli abbiamo ricompensati con delle matite. Sì trecento matite che sembravano tanti oggetti del desiderio, ed è lì che capisci che quando non hai nulla anche il niente può rappresentare qualcosa.

>> Momenti di vita quotidiana...

Gen15

Edward Hopper a Palazzo Reale

Quando a Novembre ho saputo che a Milano ci sarebbe stata la mostra di Hopper sapevo con certezza che non avrei potuto mancarla. L'americano Edward Hopper (1882-1967) e l’olandese Jan Vermeer (1632-1657) sono i miei pittori preferiti, entrambi infatti adottavano uno stile tipicamente “fotografico”.
Ogni quadro di Hopper racconta una storia diversa, una situazione sentimentale differente. Basta soffermarsi su quelle strade deserte, tra la solitudine di immobili personaggi, in quelle stanze avvolte dal silenzio e illuminate dalla luce dorata del tramonto, dell’alba o della notte, per rappresentare mentalmente una delle tante vicende che hanno spinto il pittore a fermare l’attimo sulla tela.
In quelle scene spiccano solo cose che hanno a che fare con l’attesa e le persone sembrano non avere impieghi definiti, sono tutti personaggi abbandonati alla loro sorte, dove solamente lo spettatore riesce a dargli un senso logico, a farli rivivere, a farli uscire dalla loro immobilità. Sono sempre incontri casuali di un paio di persone, al bar, su una spiaggia, in un motel, per strade prive di auto, lungo i binari di una ferrovia, tra costruzioni in stile propriamente americano.
Essere davanti ad uno qualunque dei suoi quadri ti fa partecipe al contesto, riesci a scorgere le emozioni, ad ascoltare il silenzio, a percepire la luce.

>> Alcuni quadri di Hopper...

Gen08

Venezia mi ricorda istintivamente...

Questo racconto ha inizio a Venezia, in occasione della classica gita, sulla fine dell’anno scolastico del 1978.
 Frequentavo le scuole medie. Ricordo che in quel periodo era arrivata a Bedonia una nuova ragazza, proveniva da Torino. Non era ancora ben conosciuta in paese che già alcuni cuori battevano all’impazzata.
Certo, piaceva anche a me. Però non potevo averla sott’occhio come altri miei compagni, in quanto, a loro differenza, frequentavo la sezione maschile a San Marco… “Mannaggia, ma cosa mi è venuto in mente?”.

Le gite erano però organizzate insieme alle altre sezioni… “Almeno quelle!”. 
Ci andai anche quella volta. Tutto era pronto dalla sera prima: il succo di frutta (richiuso con il tappo di plastica), il panino con la marmellata (avvolto nella carta velina e dall’elastico) e la banana (in quel momento non ancora nera). Invece pantaloni, camicia e giubbetto li scelsi con cura, sapevo che sarebbe venuta anche “lei”.
Alle sette eravamo già tutti davanti a “Las Vegas” e l’autobus era già in moto, pronto per la partenza. Quell’anno, sotto a un diluvio universale, visitammo la laguna di Venezia. 

Murano con le sue vetrerie, i mille scalini del Campanile, le gondole che sembravano finte, migliaia di persone e altrettanti colombi… finchè, stremati, ci sedemmo sfiniti in Piazza San Marco, tranne qualcuno che trovava ancora la forza per arrampicarsi su uno dei due leoni in marmo per la foto di circostanza. Io invece preferii fare un passo da gigante, comprargli un regalino, decisi che un paio di orecchini, quelli a forma di lampadina e con dentro la porporina, sarebbero stati perfetti: 500 Lire… “Va bene, li prendo”. 

Poco dopo la chiamai e glieli donai (ancora oggi però deve sapere il motivo di quel mio gentil gesto).
Si fece sera e, bagnati come pulcini, ripartimmo per Bedonia. 
Appena giunto a casa mostrai il trofeo a ricordo di quella splendida giornata: il cavallino in vetro di Murano, peccato che dal corpo mancassero due gambe e la coda (sulla libreria ho ancora oggi un cavallino identico a quello di allora, integro ovviamente, e lo trovai qualche anno fa in un mercatino di cianfrusaglie: 1 Euro… “Va bene, lo prendo”).

Oggi Elisa, la figlia della “ragazza degli orecchini”, si è laureata con 110 e Lode. Qualche settimana fa ha organizzato una festa e mi ha invitato, stavo per raccontargli una storia, ma poi ho scelto di fargliela leggere.

>> Il cavallino di Murano 'integro'...

Gen01

USA by Italo

L’amico Italo se ne và in giro, ormai da una decina di giorni, per gli Stati Uniti: New York, Washington, Miami. Grazie al suo Iphone vediamo un po’ cosa combina…

Ciao, io proseguo nel mio viaggio libero e felice della bella esperienza che ho desiderato fare.
In questo viaggio solitario, libero da ogni vincolo, dedico sempre qualche momento all'ascolto delle persone che sono intorno a me. Non che io capisca così bene l'inglese, ma osservo i gesti, i modi di parlare, di muoversi...
Mi piace questo modo di osservare le persone... Così scopri che almeno qui, quasi tutti si isolano con le loro cuffiette, lavorano o giocano con i loro telefoni e le uniche persone disposte a scambiare qualche parola sono gli anziani. Si prodigano a parlarti del tempo, della “metro”, a darti informazioni se ti vedono con una piantina in mano. Sono buffi, tutti imbacuccati in maglioni e  cappelli di lana, il loro carrello e la loro età sulle spalle... Ma dialogano, hanno ancora voglia di fare sentire la propria voce... 

Dentro da Maci's a New York ho trovato per terra un guanto, l'ho raccolto perchè bello nuovo e lo stavo portando all'entrata ad una guardia. Forse un pò ingenuamente, visto le centinaia di migliaia di persone che circolano dentro a quel mostruoso negozio, però mi sembrava una buona azione, così di istinto l'ho fatto. Mi sono ritrovato a guardare poco più in là, un uomo anziano che disperatamente cercava il suo guanto. Mi avvicino gli batto sulle spalle e con un sorriso gli faccio vedere il guanto... Lui mi guarda, mi prende le spalle e mi dice "God bless you my guy... god bless you!", ci stringiamo le mani e dopo un happy holydays ognuno per la sua strada... Semplice ma mi è piaciuto!



Lo scopo di questo mio “taccuino” però era un altro. Io che sono un amante della tecnologia e dei gadget, sono rimasto spiazzato da due cose:
1) ho visto gente in metro, dentro all'Apple store, da Starbucks china sui libri e spendere alcuni minuti del loro tempo leggendo;
2) ho visto nella metro, in sala d'attesa di aeroporti e ferroviaria, da Starbucks a prendere un caffè... gente che leggeva.
Non pensare che sia impazzito, ne tanto meno mi drogo... Mi ha spiazzato il modo diverso in cui leggevano!!

Nel primo punto ho visto ragazzi e adulti che leggevano appoggiati ai muri, seduti sulle panchine, mentre prendono il caffè, libri veri, autentici, fatti di carta e stampati con inchiostro.

Nel secondo punto invece, ho visto gente estrarre un pacchetto sottile dalla borsa-giacca, aprirlo a mò di libro, ma era solo una copertina rigida che proteggeva una piccola tavoletta con i bordi bianchi e uno schermo grigio. Pigiano un bottone, selezionano un file... Compare la copertina del libro e passano al capitolo dove erano rimasti, con delle freccette cambiano pagina o scendono di paragrafo. Il tutto con una semplicità impressionante. Lo schermo è ottimo così il contrasto anche in ambienti luminosi... e per chi non vede bene si possono ingrandire i caratteri.
Ne avevo sentito parlare degli Ebook-Reader, ma vederne così tanti in circolazione mi ha lasciato sbalordito. Il più famoso si chiama Kindle e viene venduto anche in Europa da Amazon, ma penso che da noi manchino i contenuti. Incuriosito mi reco da Barnes & Noble e chiedo di visionarne uno. Hanno un peso irrisorio e una qualità video (la tecnologia si chiama E-link) straordinaria. Questi ne vendono uno che ti da le copertine dei libri caricati a colori... Mi chiedono se ne desidero uno... apro il mio marsupio e mostro il mio libro portatile, vero... di carta e inchiostro, del topo "Firmino" che qua negli USA nemmeno hanno..."No thanks"!
Sono un amante della tecnologia ma per il momento preferisco ancora il buon vecchio libro...


Ma...
Il 26 gennaio Apple presenterà alla stampa un nuovo e straordinario prodotto. Si dovrebbe chiamare ISlate e dicono che, come Iphone ha reinventato il telefono, questo rivoluzionerà il mondo dei media: libri, riviste, film, videogames, computer... tutto in 1. 

Qui mi fermo perchè si parla di Apple... ed è un'altra storia!!!



Auguro a tutti un 2010 sereno e pieno di soddisfazioni.
Alla prossima… Italo

>> Alcuni scatti 'Iphone' di NY e Washington...

Dic28

Le 'pillole' di Little Grains

Solitamente a fine anno racconto le impressioni rapportate ai 365 giorni appena trascorsi o quelle che hanno parzialmente caratterizzato il blog. Questa volta invece cambio rotta, punto dritto su Facebook. Non tanto perché è stato uno degli eventi dell’anno, ma per soffermarmi su una sua delle sue tante pagine, anzi su un profilo, quello di Martina “Little Grains”.

FB è lungimirante, mi suggerisce sempre l’aggiornamento del suo stato, quindi non faccio nemmeno lo sforzo di cercarlo, “Little Grains” compare e mi travasa sull’istante, attraverso i suoi concetti in pillole, un momento di buonumore. 

Si esprime quasi sempre in terza persona come a sottolineare che la prima a non prendersi troppo sul serio è proprio lei, invece mette in risalto la sua vera personalità: autoironicamente intelligente.

Credo di non essere il solo a stupirsi del suo incredibile umorismo. Ogni giorno sforna battute davvero stupefacenti, in una sola riga riesce a fare un concentrato di intelligenza, sarcasmo e cultura. Quello che traspare è un mondo visto con gli occhi di una giovane universitaria, che ama Bedonia, gli amici e la famiglia, anzi a dire il vero le famiglie sono due, la sua e quella dei Simpson, ma non solo, gli piace il cinema, la musica e la Nutella, con quest’ultima ha un vero e proprio rapporto di odio e amore.

Mi sono preso il tempo di sfogliare il suo profilo e di raccogliere un intero anno delle sue meravigliose ed esilaranti “pillole di saggezza”. 

Scaricate l’allegato, stampatelo e leggetelo con calma, vale quanto un buon libretto della Littizzetto o Geppy Cucciari…
 
Leggi le "pillole" di Martina...
Dic21

Le strade di ieri e le autostrade di oggi

Non c’è nessun dubbio, una delle soluzioni per sviluppare un territorio montano è senz’altro Internet. La rete però non arriva ovunque, anzi più le zone sono remote e più aumentano le difficoltà ad avere un collegamento veloce, il motivo è semplice: gli operatori nazionali non intendono investire per via degli alti costi e di un ritorno dell’investimento a lungo termine, in poche parole non conviene investire in queste zone. Per ovviare a questo inconveniente si è pensato di istituire un progetto di proprietà pubblica, ma con la gestione affidata ad una società privata, ovvero creare la Banda Larga Wi-FI, per i meno tecnologici si tratta di un collegamento veloce ad internet senza fili.  Nel caso che ci riguarda da vicino il Consorzio gestore del servizio è COM-UNICA ed ha sede a Borgotaro.

Questo è stato il tema discusso a Bedonia sabato scorso, poiché questo servizio sarà ora disponibile anche nell’area del capoluogo bedoniese. Ci tengo a precisare che in questo momento la zona interessata all’intervento è già coperta dalla tradizionale linea ADSL, sarà però un’altra possibilità per le zone più periferiche, non raggiunte dalla linea via cavo, o per quegli utenti a cui risulta un collegamento congestionato.

Dico la verità, mi sarebbe piaciuto ascoltare con più determinazione, attraverso i responsabili intervenuti, i tempi di copertura delle zone più decentrate, ad esempio l’alta Valtaro e l’alta Valceno, questa sì, sarebbe stata la vera notizia di rilievo. Voglio ritenerlo solo un primo passo verso la copertura di gran parte dei centri abitati montani, anche perché la necessità più ricorrente oggi non sono più le strade comunali bene asfaltate, bensì le infrastrutture informatiche, le vere autostrade dello sviluppo. Non c’è quindi dubbio alcuno che quest’opportunità messa a regime risulterebbe davvero oro colato per rilanciare un’economia locale già difficoltosa e per differenziare l’attività lavorativa futura.

Una puntura di saggezza e perspicacia è stata poi rilasciata dall’intervento del bardigiano Andrea Pontremoli, invitato dall’Amministrazione Comunale come autorevole figura internazionale in campo informatico. Ascoltare l’attuale Amministratore Delegato di Dallara Automobili, nonché ex A.D. di IBM Italia, è sempre un vero piacere. Le idee sviscerate riguardano sempre l’economia locale e il suo rilancio attraverso i mezzi che possediamo, quindi mettendo mano all’ingegno, alla buona volontà e alla lungimiranza, ovviamente relazionandoli all’impiego del web.
Sì, oltre ad ascoltarlo e compiacersi, bisognerebbe collaborare più attivamente con lui, anche perché persona disponibile e affezionata alle nostre valli, ma soprattutto senza i tanti sperimentati campanilismi.

>> Alcuni momenti della giornata di presentazione...

 

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