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Lug20 Attimi bedoniesi |
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Dal 20 Luglio al 25 Agosto, in collaborazione con il Comune di Bedonia e Immobiliare Valtaro, terrò una mostra fotografica dedicata ad alcune persone, anzi a dei bedoniesi ”doc”, che hanno caratterizzato il paese negli ultimi 30 anni. Una parte di loro è ormai scomparsa, ma grazie a dei pannelli fotografici in bianco e nero potranno nuovamente “rivivere”. Una particolare attenzione è stata riservata alla loro disposizione, infatti le fotografie le ho riposte nello stesso punto dove furono da me scattate anni addietro. La mostra è allestita tutta in esterno, ovvero lungo la centrale via Garibaldi e nelle vie limitrofe, dando così vita ad una “galleria” itinerante sui luoghi e sui volti cari alla nostra memoria, non solo carica di amorevoli visioni, ma che diventa, attimo dopo attimo, la cronaca sorprendente della vita di una intera comunità. >> Alcune delle foto esposte... |
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>>> La mostra vista da Valnostra... >>> La recensione del "Fungo" IGP... |
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Giu18 Piacevoli ma... |
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| C'è qualcosa di strano nelle piante grasse, non sono ancora riuscito a capire se mi piacciano, oppure no? Hanno un particolare equilibrio estetico, sembrano, e dico sembrano, morbide, quasi invitanti all'interno, un pò come dire… sugose, solari, benevole. Quasi sempre sono però ricoperte da impercettibili, ma pungenti, aculei. Spine quasi irriconoscibili da lontano, perchè creano un alone confuso, che può sembrare addirittura affascinante... forse la mia reticenza è solo invidia, forse vorrei assomigliare un pò a loro, avvicinabili solo da chi ha la pazienza di osservarne bene la superficie, tutta la superficie per poi cercare la via di accesso, quasi una di tattica di avvicinamento, come a voler mostrare un affettuoso interesse. Forse è questo, una sorta di prova da superare, sì, è come se dicessero: se mi osservi da tutti i lati e poi ti avvicini, forse, potrai sfiorarmi, sollevarmi e se riuscirai a guardarmi controluce le mie punte appariranno leggere, trasparenti... peccato che quando inizi a fidarti, a prendere confidenza, si possono mostrare per quelle che sono, pungenti. |
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Giu09 Postini a 4 ruote |
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Quando si dice essere ligi al dovere. Sì, questo è proprio il caso di dirlo! Sabato mattino, in pieno mercato settimanale, in isola pedonale, tra il classico trambusto che si crea tra bancarelle e persone, si faceva spazio imperterrita la Panda delle Poste. Avanzava proprio come se la via principale fosse deserta, dribblando ad ogni metro cose e persone, senza mostrare assolutamente attenzione a tutti quei visi stupiti che la stavano osservando e a tutti quegli imprechi mal celati, tant’è che il postino alla guida sembrava dicesse: “ma cosa volete da me, cosa c’è da guardare, mi hanno dato la macchina e io la uso”. Sì, in mezzo a quella bolgia umana procedeva imperturbabile perché doveva svolgere il suo lavoro, in altre parole consegnare lettere. Peccato che il ligio postino si fermasse proprio ad ogni metro (senza esagerare). Sì, saliva in macchina ed ogni numero civico scendeva per poi risalire e riscendere al successivo, lasciando ovviamente la macchina in moto. Il massimo dell’incredulità c’è stata quando, per non fare dieci metri a piedi, ha imboccato il vicolo di “Botti”: dieci minuti di manovre e retromarce, il tutto tra gli scancheramenti vari dei passanti. Eh sì, le Poste sono proprio cambiate, in che modo valutatelo voi… >> Alcune manovre in Via Garibaldi... |
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Giu07 Geni o Genio? |
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Io e li mio amico “Geom”, durante le nostre passeggiate della domenica pomeriggio, l’avevamo detto: “a durerà da Natele a San Stevi”. Questa premonizione l’avevamo fatta esattamente sette mesi fa e i fatti non ci hanno smentito. Ricostruiamo l’accaduto. Nell’inverno 2008 la diga di Borio era ceduta sotto la forza del fiume in piena, vista la veneranda età poteva anche essere probabile che accadesse. Nella primavera del 2009 è stata ricostruita, ma con un metodo diverso dal precedente, questa volta sfruttando una medologia moderna, ossia, quella di sbarrare il fiume accatastando con lo scavatore dei grossi massi. La precedente, ad onor di cronaca, era invece stata costruita a mano e con materiale povero, semplici traversine in legno e binari della ferrovia, con la sola differenza che la prima è durata quasi cinquant’anni, la seconda solo pochi mesi. Allora sì che erano dei geni. Adesso no, Genio Civile! >> Ad un anno di distanza... |
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Mag29 Vergognatevi! |
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Ai lettori che vivono con preoccupazione la crisi economica volevo segnalare un dramma nel dramma. Quello di Elisabetta Gregoraci, moglie di Flavio Briatore e mamma del di lui erede, Falco Nathan. "Al mio piccolo manca lo yacht", è il grido di dolore che la donna ha affidato a un settimanale. "Da quando siamo stati costretti ad abbandonare la barca, il bambino piange spesso, non è più sereno come prima". Segue un racconto dettagliato e crudele: dopo la nascita del pargolo, la famiglia Briatore è costretta ad accamparsi su uno yacht con 12 persone di equipaggio e 63 metri di parquet. Una sistemazione di fortuna, in attesa che finiscano i lavori della nuova abitazione, che sorgerà in località defilata: Montecarlo. Ma ecco sopraggiungere i finanzieri a sirene spiegate, con l'accusa di contrabbando e frode fiscale. I profughi dello yacht devono scendere a terra e riparare in un attico di Londra, dove il clima è meno mite e il pavimento neanche ondeggia. Siamo sicuri che milioni di donne si immedesimeranno nell'incubo della signora Briatore. È tale il terrore che i loro figli possano soffrire il trauma della perdita dello yacht che hanno preferito abituarli fin da subito a condizioni di vita meno precarie: una culla ricavata nella stanzetta della nonna. Da parte nostra, oltre a offrire al piccolo Falco Nathan la più incondizionata solidarietà per i decenni a venire, ci domandiamo se la sua mamma abbia una minima percezione della realtà che la circonda. di Massimo Gramellini, giornalista della STAMPA |
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Mag21 E' una questione di taglia... |
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Mi chiama e mi dice: - passa che sono arrivati dei jeans nuovi. - Lo prendo in parola e poco dopo lo raggiungo al negozio. Li guardo, mi piacciono e gli dico se li posso portare a casa per provarli. Come sempre gentilissimo e non fa problemi… cerca la mia taglia, poi li piega e me li mette in borsa con una raccomandazione: - ti ho sganciato il cartellino, lo tengo io nel caso me li riportassi, tu lo perderesti di sicuro. - Bene. Arrivo a casa, li provo ma noto subito che sono ben oltre misura, anzi andrebbero bene al povero Lavelli “bonanima”. Stamattina torno al negozio e gli dico: - Ma che taglia mi hai dato? - - La 36 perché questi vestono stretti - Ribatte sicuro di sè. Allora gli dico di farmi provare comunque la mia misura. Guarda, gira e rigira, ma il 33 non salta fuori e mi dice: - sai che non ce l’ho, l'ho finita… - Ma che strano! |
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Mag17 Barolo: un corpo e un'anima |
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Mio fratello non è nuovo a questi “doni”, in passato ci ha aveva già fatto degustare diverse vecchie annate, ma così longeve era la prima volta. Questa volta l’appuntamento era da Reghitto, a Ponteceno. Appena aperta la porta della trattoria siamo stati accolti dal buon odore degli “spinaroli”, appena raccolti e cucinati. Il menù come sempre superlativo: torta di patate, tagliatelle, tortelli, frittata, per poi terminare con uno zabaglione tiepido e appena “sbattuto”. Dopo aver gustato tutte queste prelibatezze di stagione e successivamente le quattro chiacchiere di rito abbiamo accolto l’ospite d’onore, il protagonista della serata, meritevole di tutta la nostra attenzione, la classe che rappresentava, il 1947 appunto, non era certo da trascurare, gli dovevamo rispetto e attenzione, proprio come se a raccontarsi fosse stato un nostro nonno. Se si pensa che mentre giaceva al buio della cantina, questo Barolo ha vissuto lo spopolamento delle nostre terre nel dopo guerra o la ricostruzione per chi ha scelto di rimanere; ha assistito al boom economico degli anni ‘50 e ’60, al consumismo dei decenni successivi; praticamente alla trasformazione di un’Italia contadina in un paese industrializzato e moderno. La bottiglia era la tipica borgognotta scura da 700 cl, tappo in sughero in mediocre stato, infatti durante l’estrazione si è spezzato, scoprendo però che non aveva influito sulla qualità del vino, l’etichetta era invece integra e ben leggibile l’insegnamento: “servire con delicatezza ed alla temperatura di 20-22 gradi”. Una volta aperta la bottiglia, scaraffato e filtrato il contenuto, ci ha colpito la sua limpidezza, più che un vino ricordava un cognac, tant’era la sua trasparenza. L’alcool era ancora ben presente, i sentori di caramello, liquirizia e mandorle invadevano piacevolmente il naso, in bocca incredibilmente soddisfacente e appagante. Una vera emozione! Come ha poi aggiunto Nicola: “il corpo è quasi andato... ma l'anima c'è ancora tutta”. >> la bottiglia e il contenuto... meglio di niente! |
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Mag12 Libri per il loro futuro |
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Questa mattina, Maria Pina, Nicola e Maria Pia, mi hanno invitato presso la scuola elementare di Bedonia per partecipare insieme ad altri amici e personalità ad una lodevole iniziativa, l’istituzione della biblioteca scolastica intitolata a Renato Cattaneo. Quella scuola fu inaugurata nel 1972, facevo la seconda elementare. Quanti anni che non entravo in quella che era stata anche la mia classe, sì, sono andato a dargli una sbirciatina. Quanti ricordi, tantissimi, dai compagni, alle maestre, ai bidelli, al segretario Oppici. Dopodichè sono sceso al piano terreno dove è stata inaugurata la biblioteca, dono della famiglia Cattaneo. Aldilà del nobile gesto mi ha fatto davvero piacere che questa biblioteca sia stata intitolata a Renato e che si trovi proprio all’interno della scuola, perché è anche grazie a lui se oggi il paese dispone di due moderni complessi scolastici (elementari e medie), frutto della sua lungimiranza, in quegli anni era appunto Sindaco del paese. L’inaugurazione di una biblioteca deve essere sempre considerata un evento, è la fucina del sapere, è il futuro di quei centoventi bambini che ho visto seduti a terra, taluni con la pelle di un altro colore o con il velo sui capelli, tutti attenti e speranzosi di apprendere il proprio domani. >> La nuova biblioteca... |
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Mag11 C’era una volta la capanna dello zio Tom |
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E un’altra schifezza se n’è andata. Bene! Era un pessimo “biglietto da visita” che dava il benvenuto, ormai da alcuni decenni, a coloro che entravano in paese, era infatti posizionato all’inizio del centro abitato bedoniese. Si trattava di una un’ampia baracca di legno in pessime condizioni di mantenimento. La proprietà era privata, ma non per questo motivo si doveva evitare un intervento pubblico, appunto per pubblica decenza. Un’idea: perché non collocare nell’area verde creatasi una scultura in pietra e un paio di panchine? Ad onor di cronaca c’è anche da elogiare il recente rimpiazzo della “selva oscura” con delle gradevoli aiuole fiorite di fronte la chiesa parrocchiale. “Forza e coraggio”, non perdiamoci d’animo, cose da fare ce ne sono ancora tante, senza dimenticare che il monumento al “sub comandante” di Piazza Micheli è ancora lì che freme… >> Le foto di com'era e com'è... |
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>>> Le selve oscure... |
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Mag05 Lettere dal manicomio |
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Oggi Simone Cristicchi si è fermato a Borgotaro, la sua serata mi ha lasciato un bellissimo ricordo. Considerando il tema trattato e il riscontro di pubblico che ha, posso dirlo, è veramente un uomo coraggioso. "Te lo sei mai chiesto quanto ci mette un bruco a diventare farfalla? Sono otto mesi precisi precisi! Otto mesi per trovare il coraggio o la vanità di metter su quelle ali e volare. Volare! Perchè di strisciare al bruco non va proprio giù. E poi? Poi ti ritrovi farfalla... Libera, almeno credi, di lasciarti andare. Sì, perchè in realtà il più flebile soffio basta, affinchè la tua rotta cambi. E tu ti limiti a fluttuare, accarezzata dalla corrente. Noi viviamo secondo l'idea che gli altri ci hanno dettato della vita, alla quale inconsapevolmente abbiamo aderito." Questa è la storia che Carlo raccontava a chiunque capitasse da quelle parti. Ti sentivi attraversare dai suoi occhi pieni di domande. Poi un giorno mi prese le mani e mi disse: "Vedi? Io ce l'ho le ali... e voglio andare dove mi pare, non sono mica stupido! Io ce l'ho il coraggio di vivere anche senza cercare un senso, di andare controvento, quando il vento vuole spingermi da un'altra parte. Così. Senza senso. Perchè dimmi, hai mai capito qual'è il senso di essere frafalla? Se ci mette otto mesi a venir fuori da quel bozzolo e tre giorni soltanto per morire?" Io quel giorno a Carlo una risposta non ho saputo darla, poi non l'ho più rivisto. "E' matto!" si diceva tra infermieri. L'hanno visto parlare nel vento e tentare di volar via dal quarto piano. "Dopo la sua morte mi sono interrogato a lungo adesso credo che il vero, unico senso della fragile esistenza di una farfalla sia il dono di un momento di stupore negli occhi di chi la guarda volteggiare." >> Un simpatico ricordo lasciato da Cristicchi... |
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Apr29 Venezia mi ricorda istintivamente Istanbul... |
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Sono tornato a Venezia. Che non tornavo in Piazza San Marco era da una gita in seconda media, un paio di anni luce fa. Ho così notato che gli anni passano, le generazioni si susseguono, ma la natura dei bambini non cambia. Mia nipote Camilla mi ha fatto sorridere, ha quasi la stessa età di quando andai io a Venezia, sì perché ho potuto notare che ciò che oggi mi appare kitsch allora era una meraviglia, infatti anche lei era attratta dalla palla di vetro con la neve che cade sulla laguna; dalle gondoline a mò di soprammobile; dal campanile che cambia colore con il tempo; dalla penna con dentro la gondola che galleggia; dagli animaletti in vetro di Murano… Quello che invece ha colpito me stavolta è stata Venezia di notte. Semplicemente meravigliosa. Passeggiare lungo i suoi canali, tra i sestieri, fra calli e ponticelli, senza la confusione dei tantissimi turisti, dona un senso di pace e malinconia. A mezzanotte è praticamente deserta. Solo qualche gondola fuoriesce all’improvviso, silenziosa come la coppietta che ha a bordo. Sì, è malinconica Venezia di notte, misteriosa e affascinante, proprio come una bella donna settecentesca, vestita di raso, imbellettata e dalla parrucca baldanzosa, che ti prende per mano e nel buio ti conduce tra le sue grazie. >> Venezia e ciò che la rende unica al mondo... |
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Apr20 Milano: concerto Baustelle |
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E così, finalmente, sono riuscito a godermi il concerto milanese dei Baustelle. Dico finalmente perché le premesse non erano delle più entusiasmanti, per la cronaca avevo sbagliato data, infatti la settimana scorsa ero rimasto a Milano un giorno in più perché in serata, ne ero convintissimo, doveva esserci il concerto… invece era il lunedì successivo. Sono ancora dispiaciuto per Ruggero per avergli fatto fare un viaggio a vuoto, anche se poi, alla fine, ha rimediato una cenetta di tutto rispetto. A ogni buon conto, ieri sera, prima di farmi salire in macchina, ha voluto vedere fisicamente i biglietti ed accertarsi di quanto indicato… “ok possiamo andare”, chiusa la capotte del suo bolide siamo partiti a rotta di collo verso l’Alcatraz… “Ruggero và pian”. Il concerto me lo sono proprio goduto, non vedevo l’ora di sentirli dal vivo, era la prima volta. Sono bravi, non c’è che dire, sanno comporre buona musica, scrivere testi veramente fuori dal comune e arrangiare con classe. I venti elementi dell’orchestra, tra musicisti e cori, hanno reso uno spettacolo appagante sotto ogni profilo, emozionanti gli archi e gli ottoni (in stile Morricone) che ogni tanto facevano capolino sopra agli accordi rock. Mio unico cruccio è stato non aver acquistato il loro ultimo CD “I mistici dell’occidente” (solo perché è uscito qualche giorno fa) per conoscere un po’ meglio i brani, quelli eseguiti degli album precedenti sono stati solo sei. Baustelle… siete grandi! Vi auguro tutto il successo che meritate… ad un’unica condizione: non cambiate registro, non conformatevi alla gran parte del ciarpame musicale italiano. >> Il concerto all'Alcatraz... |
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