(…ma qui scorre lento)

Mag12

Libri per il loro futuro

Questa mattina, Maria Pina, Nicola e Maria Pia, mi hanno invitato presso la scuola elementare di Bedonia per partecipare insieme ad altri amici e personalità ad una lodevole iniziativa, l’istituzione della biblioteca scolastica intitolata a Renato Cattaneo.
Quella scuola fu inaugurata nel 1972, facevo la seconda elementare. Quanti anni che non entravo in quella che era stata anche la mia classe, sì, sono andato a dargli una sbirciatina. Quanti ricordi, tantissimi, dai compagni, alle maestre, ai bidelli, al segretario Oppici.
Dopodichè sono sceso al piano terreno dove è stata inaugurata la biblioteca, dono della famiglia Cattaneo.
Aldilà del nobile gesto mi ha fatto davvero piacere che questa biblioteca sia stata intitolata a Renato e che si trovi proprio all’interno della scuola, perché è anche grazie a lui se oggi il paese dispone di due moderni complessi scolastici (elementari e medie), frutto della sua lungimiranza, in quegli anni era appunto Sindaco del paese.
L’inaugurazione di una biblioteca deve essere sempre considerata un evento, è la fucina del sapere, è il futuro di quei centoventi bambini che ho visto seduti a terra, taluni con la pelle di un altro colore o con il velo sui capelli, tutti attenti e speranzosi di apprendere il proprio domani.

>> La nuova biblioteca...

Mag11

C’era una volta la capanna dello zio Tom

E un’altra schifezza se n’è andata. Bene!
Era un pessimo “biglietto da visita” che dava il benvenuto, ormai da alcuni decenni, a coloro che entravano in paese, era infatti posizionato all’inizio del centro abitato bedoniese. Si trattava di una un’ampia baracca di legno in pessime condizioni di mantenimento. La proprietà era privata, ma non per questo motivo si doveva evitare un intervento pubblico, appunto per pubblica decenza.
Un’idea: perché non collocare nell’area verde creatasi una scultura in pietra e un paio di panchine?
Ad onor di cronaca c’è anche da elogiare il recente rimpiazzo della “selva oscura” con delle gradevoli aiuole fiorite di fronte la chiesa parrocchiale.
“Forza e coraggio”, non perdiamoci d’animo, cose da fare ce ne sono ancora tante, senza dimenticare che il monumento al “sub comandante” di Piazza Micheli è ancora lì che freme…

>> Le foto di com'era e com'è...

 
>>> Verba volant, scripta manent...
>>> Le selve oscure...
Mag05

Lettere dal manicomio

Oggi Simone Cristicchi si è fermato a Borgotaro, la sua serata mi ha lasciato un bellissimo ricordo. Considerando il tema trattato e il riscontro di pubblico che ha, posso dirlo, è veramente un uomo coraggioso.
 
"Te lo sei mai chiesto quanto ci mette un bruco a diventare farfalla? Sono otto mesi precisi precisi!
Otto mesi per trovare il coraggio o la vanità di metter su quelle ali e volare.
Volare! 
Perchè di strisciare al bruco non va proprio giù. 
E poi? Poi ti ritrovi farfalla... Libera, almeno credi, di lasciarti andare. Sì, perchè in realtà il più flebile soffio basta, affinchè la tua rotta cambi. E tu ti limiti a fluttuare, accarezzata dalla corrente. 

Noi viviamo secondo l'idea che gli altri ci hanno dettato della vita, alla quale inconsapevolmente abbiamo aderito." 

Questa è la storia che Carlo raccontava a chiunque capitasse da quelle parti. Ti sentivi attraversare dai suoi occhi pieni di domande. Poi un giorno mi prese le mani e mi disse: "Vedi? 
Io ce l'ho le ali... e voglio andare dove mi pare, non sono mica stupido! Io ce l'ho il coraggio di 
vivere anche senza cercare un senso, di andare controvento, quando il vento vuole spingermi 
da un'altra parte. Così. Senza senso. 
Perchè dimmi, hai mai capito qual'è il senso di essere frafalla? 
Se ci mette otto mesi a venir fuori da quel bozzolo e tre giorni soltanto per morire?" 


Io quel giorno a Carlo una risposta non ho saputo darla, poi non l'ho più rivisto. 
"E' matto!" si diceva tra infermieri. L'hanno visto parlare nel vento e tentare di volar via dal quarto piano.
"Dopo la sua morte mi sono interrogato a lungo adesso credo che il vero, unico senso della fragile esistenza di una farfalla sia il dono di un momento di stupore negli occhi di chi la guarda volteggiare."

>> Un simpatico ricordo lasciato da Cristicchi...

Apr29

Venezia mi ricorda istintivamente Istanbul...

Sono tornato a Venezia.
Che non tornavo in Piazza San Marco era da una gita in seconda media, un paio di anni luce fa. Ho così notato che gli anni passano, le generazioni si susseguono, ma la natura dei bambini non cambia. 
Mia nipote Camilla mi ha fatto sorridere, ha quasi la stessa età di quando andai io a Venezia, sì perché ho potuto notare che ciò che oggi mi appare kitsch allora era una meraviglia, infatti anche lei era attratta dalla palla di vetro con la neve che cade sulla laguna; dalle gondoline a mò di soprammobile; dal campanile che cambia colore con il tempo; dalla penna con dentro la gondola che galleggia; dagli animaletti in vetro di Murano…
Quello che invece ha colpito me stavolta è stata Venezia di notte. Semplicemente meravigliosa.

Passeggiare lungo i suoi canali, tra i sestieri, fra calli e ponticelli, senza la confusione dei tantissimi turisti, dona un senso di pace e malinconia. A mezzanotte è praticamente deserta. Solo qualche gondola fuoriesce all’improvviso, silenziosa come la coppietta che ha a bordo. 

Sì, è malinconica Venezia di notte, misteriosa e affascinante, proprio come una bella donna settecentesca, vestita di raso, imbellettata e dalla parrucca baldanzosa, che ti prende per mano e nel buio ti conduce tra le sue grazie.

>> Venezia e ciò che la rende unica al mondo...

Apr20

Milano: concerto Baustelle

E così, finalmente, sono riuscito a godermi il concerto milanese dei Baustelle. Dico finalmente perché le premesse non erano delle più entusiasmanti, per la cronaca avevo sbagliato data, infatti la settimana scorsa ero rimasto a Milano un giorno in più perché in serata, ne ero convintissimo, doveva esserci il concerto… invece era il lunedì successivo. Sono ancora dispiaciuto per Ruggero per avergli fatto fare un viaggio a vuoto, anche se poi, alla fine, ha rimediato una cenetta di tutto rispetto.
A ogni buon conto, ieri sera, prima di farmi salire in macchina, ha voluto vedere fisicamente i biglietti ed accertarsi di quanto indicato… “ok possiamo andare”, chiusa la capotte del suo bolide siamo partiti a rotta di collo verso l’Alcatraz…  “Ruggero và pian”.
Il concerto me lo sono proprio goduto, non vedevo l’ora di sentirli dal vivo, era la prima volta. Sono bravi, non c’è che dire, sanno comporre buona musica, scrivere testi veramente fuori dal comune e arrangiare con classe. I venti elementi dell’orchestra, tra musicisti e cori, hanno reso uno spettacolo appagante sotto ogni profilo, emozionanti gli archi e gli ottoni (in stile Morricone) che ogni tanto facevano capolino sopra agli accordi rock.
Mio unico cruccio è stato non aver acquistato il loro ultimo CD “I mistici dell’occidente” (solo perché è uscito qualche giorno fa) per conoscere un po’ meglio i brani, quelli eseguiti degli album precedenti sono stati solo sei.
Baustelle… siete grandi! Vi auguro tutto il successo che meritate… ad un’unica condizione: non cambiate registro, non conformatevi alla gran parte del ciarpame musicale italiano.

>> Il concerto all'Alcatraz...

Apr14

Tra veline, letterine e candeline

Su questa mia ultima due giorni milanese dovrei stendere un velo pietoso, come ben sa l’amico Ruggero, se non fosse stato per la piacevole serata trascorsa al compleanno di Domenico.
Anche quest’anno ha scelto di ritrovare amici e collaboratori, centocinquanta per la precisione, in un celebre locale, il “Nepentha”, in pratica un “monumento” storico di Milano. L’allestimento adottato per la serata era appunto un chiaro rimando al suo epico passato: "eh brava Grillo", la cena invece è stata curata dal nostro ristorante bedoniese "La Pergola"... si vedeva e si sentiva!

Ancor oggi, proprio come negli anni ‘60 e ’70, il “Nepentha” è uno dei night club meneghini più esclusivi. Negli anni 80, frequentato da modelle americane, vip e dal jet set, diventa il simbolo della dolce vita milanese, della Milano da bere. Le vicende legate al locale daranno poi spunto per film come “Sotto il vestito niente”, ispirato all’omicidio del play boy Francesco D’Alessio da parte della modella Terry Broome nell’84 (al Nepentha i due passarono la serata litigando prima dell’omicidio). Le mode di cui il Nepentha era il simbolo, invece, ispirarono Vanzina per “Yuppies”.
Il compleanno di Domenico Zambelli, come ho già detto altre volte, è sempre un’occasione speciale, un po’ fuori dagli schemi, una serata piacevolmente diversa. È un’occasione per conoscere da vicino quel mondo effimero dello spettacolo, fatto di partecipazioni a reality, copertine patinate e apparizioni televisive.
Alcune delle fotografie che seguiranno, grazie alla stima reciproca che lega Domenico ad Alfonso Signorini, le potrete anche trovare nel numero in edicola della rivista “CHI”, sì perché il settimanale ha voluto dedicare ben due pagine a questo evento mondano.
E chi se lo sarebbe mai immaginato che sarei diventato fotografo di gossip per una sera?

>> Alcuni momenti della serata e l'articolo su CHI...

Apr11

L'Olanda in 3D di Mesdag

È la seconda volta che visito l’Olanda e devo proprio dire che mi piace. Sì, mi piace per la sua gente, per la loro mentalità aperta (condivisibile o meno) e per la loro arte. Non a caso il mio pittore preferito è Jan Vermeer.
Questa volta, oltre ad Utrecht, ho visitato altre cittadine, arrivando così fino al Mare del Nord. Bellisimi gli antichi mulini a vento di Kinderdijk, malinconiche le sabbiose spiagge dell’Aja e, nonostante un ritardo stagionale di tre settimane, le emozionanti distese di fiori nei dintorni di Schiphol, ma ciò che più mi ha emozionato è stata la visione di un’opera d’arte unica al mondo.
Il “quadro” si trova al museo “Panorama Mesdag” dell’Aja, luogo dedicato al pittore olandese Hendrik Willem Mesdag. Mai visto una cosa simile prima d’ora, non la dimenticherò poiché emozionante, unica e stupefacente.

Si tratta di un dipinto circolare, realizzato nel 1881, con una circonferenza di 120 metri ed alto 14, praticamente è una tela avente una superficie di 1680 mq. Dal punto di osservazione, una torretta soprelevata, posta al centro della sala, si crea un’illusione che inganna l’osservatore. Un piano di terreno sabbioso, posto tra la torretta e la tela, rende l'illusione di trovarsi su una vera duna ad osservare un panorama a 360° e in tre dimensioni. Nulla è lasciato al caso, dalla luce del sole, accecante sul mare e debole alle spalle, dagli oggetti sparsi sulla spiaggia che creano un’inverosimile realtà, ai rumori di sottofondo come onde, uccelli, vento. Si ha veramente l’impressione di essere seduti su una vera duna di sabbia intenti a osservare un panorama con vista sul mare, sulle spiagge e sul villaggio di Scheveningen, così come apparivano nel 1881. Un effettivo salto nel passato.
Quando sono entrato, sbucando dalla torretta, guardandomi attorno, ho avuto la stessa sensazione di osservare un panorama risalente ad oltre un secolo fa, proprio come se avessi fatto capolino dentro ad un’altra dimensione del tempo. È un effetto 3D stupefacente, solo che è stato ideato nell’800.

> Altre immagini...


>> Le foto 'rubate' del panorama di Masdag...

Mar30

Houston abbiamo un problema

Non so se è la sfiga che mi segue o sono io che inseguo lei. Fatto è che quando viaggio qualcosa mi accade sempre. Certo, se facessi come mia nipote Barbara i rischi sarebbero ridotti al minimo, ma… 

Gennaio 2006, viaggio per lo Yucatan: si rompe l’aereo, dopo 26 ore di bivacco a Malpensa annullano il viaggio; Giugno 2006, in rotta per la Croazia: perdo il traghetto, ok colpa mia, ma anche loro potevano aspettarmi, per dieci minuti…; Febbraio 2007, destinazione Antigua & Barbuda: dopo 13 ore di attesa a Malpensa ci rispediscono a casa, volo rimandato al giorno dopo; Giugno 2007, non si vedeva un mare così da tempi memorabili, arrivato in Sardegna con 6 ore di ritardo e con lo stomaco in braccio; Giugno 2008, attraversata per la Corsica: il traghetto in manovra sbatte contro il pontile, sono poi partito, ma con un ritardo di 6 ore.
Ed eccoci a ieri, al 29 Marzo 2010, ritorno da Amsterdam con Alitalia: dopo circa 45 minuti di volo inizia a sentirsi un rumore sospetto e continuo, infatti il Comandante interviene e ci dice che faremo uno scalo d’emergenza a Francoforte: “per un guasto tecnico, ma non di rilievo”. Fatto è che sulla pista tedesca c’era un esercito di lampeggianti ad attenderci: vigili del fuoco, polizia e ambulanze, sì, proprio quelle robe da film.
Dopo circa 3 ore ci dicono che pernotteremo a Francoforte, ripartiremo al mattino successivo per Linate.
Siamo venuti poi a sapere che il “problemino” non era così tanto “ino”, c’era una perdita d’olio al motore sinistro, ragion per cui è stato spento in volo per non causare un eventuale incendio…. per fortuna che c’era l’altro, mi sono detto. 

Fatto importante è che ora mi state leggendo e che le girandole, a mò di mulini a vento, siano arrivate integre alle mie nipoti. Ohh, alla prossima…
 
No comment please!
Mar22

Liga Fan Club

Caro Luciano,
non so se mai leggerai questo mio post, ma 
ti volevo comunque informare che mia nipote, pur avendo raggiunto da tempo l’età della ragione, è tua irriducibile fan e per questo inizia ad impensierirmi. Per te sarà certamente una realtà oggettiva e comune, ma non vorrei che la sua prossima mossa sia il tipico colpo di testa… sai, ormai tiene famiglia. 

Da molti anni ti segue e la entusiasmi, credo persino che in qualche notte ti sogni pure. Superfluo dirti che possiede tutti i tuoi CD, DVD e libri. Passi per il calendario appeso in cucina, capisco l’iscrizione al “Liga Fan Club”, la mia accondiscendenza ad averla accompagnata a Genova, al Campo Volo, in Arena o a San Siro per i tuoi concerti, facendoti altresì presente che è un soggetto che già quando oltrepassa via Roma lo considera un bel viaggetto.
Fatta la dovuta premessa ti annuncio che tutto questo non bastava, ora c’è anche una traccia indelebile che vi lega, trenta parole in cui vi rispecchiate per lo stesso concetto, solo che fino a ieri le canticchiava sotto la doccia, da oggi invece…

>> siamo quelli che...

Mar11

La bufera

Si è sempre detto che Marzo dovrebbe essere pazzerello, ma a giudicare da questi ultimi due giorni si può dire che quest’anno sia pazzo furioso. Non mi ricordo un inizio di primavera simile a questo. Una bufera di neve della durata di trentasei ore, tanto da ricordare la Siberia.
Per vedere i risultati bastava fare due passi in campagna. I cumuli di neve, in alcuni posti alti fino a un metro, si plasmano fino a compiere vere e proprie forme rubate all’arte moderna, senza colori però, a dominare c’è solo il bianco. 

Oggi mi sono spinto fino al Passo del Centro Croci, con quell’albergo in disuso, tanto angosciante da ricordare quello del film Shining, dove il paesaggio rispecchiava a chiari segni quello artico. Il gelo si era impossessato di tutto: prati, tronchi, muri, tetti, segnaletica… ogni cosa era stata sinuosamente modellata dal vento. Uno scenario inconsueto, incantato.

>> Al Passo Cento Croci...

Mar09

Dai Paesi Bassi all'alta Valceno

Mi ricordo di lei, quando tre anni fa arrivò a Bedonia in cerca di un rustico, era una delle numerose persone olandesi che desideravano acquistare la seconda casa in Valtaro. 

Era una giornata d’inverno, con neve, vento e freddo, praticamente come quella di oggi, ma non per questo si scoraggiò nel cogliere la vera essenza dei nostri luoghi. 

Pauline aveva già individuato, per mezzo del sito internet, tre rustici di suo interesse. Prima di dirigersi verso l’ultima casa gli feci una premessa: è un paesino che si trova a 1000 metri d’altezza, è isolato e ci vivono stabilmente solo due persone (una di ottanta anni, l’altra centenaria), dista mezz’ora dai servizi del capoluogo e intorno ci sono solo prati e boschi. La sua risposta fu secca e risoluta “andiamo, è quello che cerco”. Dopo circa un paio d’ore mi diede l’approvazione e dopo circa un mese era proprietaria di una casa colonica a Costa d’Azzetta, in alta Valceno.
Ne parlo perché Pauline, insieme al suo compagno Ben, sì è integrata come non mai con il nostro territorio, le sue usanze e soprattutto con le persone che lo vivono, ma non solo, lo scorso anno ha ideato e stampato un depliant in quattro lingue (italiano, inglese, tedesco, olandese) dove illustra le bellezze naturali dell’alta Val Ceno, offrendo nel contempo ospitalità e disponibilità ad amici e turisti.
Nei giorni scorsi mi ha mandato alcune fotografie e sono state una successiva conferma delle virtù che ha Pauline nell’integrarsi con persone e luoghi così differenti dalla sua cultura.

> L'articolo sulla presentazione dei depliants ad Anzola...


>> Pauline a Costa d'Azzetta...

Mar01

Meglio tardi che mai

Sarà stato un mio personale chiodo fisso, ma quando ho visto che l’insegna “Locanda Mercato” è stata finalmente rimossa ho avuto un attimo di contentezza. 
Adesso lo posso dire: “L’era ura!”. Non per nulla, ma da quando l’albergo-bar ha chiuso i battenti sono passati oltre trent’anni.
Questa bruttura, posta nel centro storico, nella via principale, ha per anni guastato, fotograficamente parlando, lo skyline del paese, non c’era foto o cartolina che mostrasse in primo piano l’insegna pubblicitaria, facendo così rimanere in secondo piano il campanile, le belle facciate delle case, la strada in pietra.
So che la segnalazione al Comune di Bedonia era stata fatta più volte, ma sempre invano, le Amministrazioni si alternavano, ma lei rimaneva al suo posto, immobile, fedele alla sua "non funzione". Meglio tardi che mai.
Caro Granelli ti meriti un encomio!
 

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