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Mar31 Lassù qualcosa va |
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Non era proprio così. Ho dovuto ricredermi. Lassù qualcosa che funziona c’è. Dopo la tormentosa avventura dei giorni scorsi ho avuto un’altra occasione di volare, però in questa circostanza sono partito in perfetto orario (con Iberia), e tornato con addirittura cinque minuti d’anticipo (con Alitalia). Premetto che il volo era di “linea” e non un “charter”, però il viaggio è stato quello che un viaggiatore si aspetta: partire e tornare, senza tanti fronzoli. È molto facile “sparare contro” quando tutto va storto, un po’ più difficile è ricordasi di rendere noto quando le cose invece funzionano. La precisazione mi sembrava d’obbligo, ma soprattutto perché ormai giravano voci tra i miei amici che la causa dei ripetuti disguidi fosse da imputare solo a me. |
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Mar27 Com'è piccolo il mondo |
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Oggi pomeriggio ho chiamato Domenico, ho voluto raccontargli una cosa buffa (però la racconto anche a voi). La scorsa settimana ero in vacanza. È successo proprio all’ultimo giorno, qualche ora prima della partenza. Il cielo stava per cambiare colore, l’azzurro si trasformava in viola, e lentamente soccombeva al giallo e poi all’arancione. Il momento più bello della giornata. I tre libri che mi ero portato, la trilogia di Carlo Lucarelli dedicata al commissario De Luca, erano già chiusi in valigia. Però al mio fianco, riparata da una larga palma, c’era una curiosa libreria, di quelle senza un padrone, quattro assi e due sportelli, dipinti di blu e senza una serratura. I libri custoditi al suo interno appartenevano a chi li leggeva e per il tempo dovuto. Erano lasciati dai turisti in partenza per i turisti in arrivo. Una gran bella idea. Dopo averla aperta mi sono subito accorto che per me c’era poco: “The Pillars of the Earth”, “Blow Fly”, “The Green Mile”. Però, tra questi, ho intravisto due giornali italiani, un quotidiano e un settimanale. Gli ho presi entrambi ed ho iniziato a sfogliarli, senza interesse. Il “Corriere della Sera” era del 21 Dicembre 2007, mentre “CHI” dello scorso febbraio. Quando un giornale non è stato ancora letto è sempre “nuovo”. Sulla sinistra, a pagina nove del “Corriere”, distinguo subito una foto di Domenico Zambelli, e sotto un articolo, praticamente tutta la pagina, dove veniva proposta un’inchiesta dedicata alle nuove professioni, in questo caso erano stati intervistati gli assistenti di Simona Ventura, Zucchero e Roberto Cavalli. Naturalmente ho letto tutto d’un fiato il pezzo e giunto alla fine mi sono congratulato con un ghigno pieno di soddisfazione, visto che non ne sapevo niente, e in quel momento mi sarebbe piaciuto farlo vedere a Domenico. Poi ho ripiegato in due il quotidiano e ho aperto il settimanale… leggo alcune didascalie di fotografie: "Milano. Alcuni momenti del ricevimento di Segafredo (quello del caffè) e uno scorcio della cena servita dal Ristorante “La Pergola” di Bedonia PR". Poi giro due pagine e chi ti ritrovo: “Milano. Domenico Zambelli con lo stilista Carlo Pignatelli durante l'inaugurazione dello showroom”. Altra faccia stupita e soddisfatta. Quando si è lontani, in questo caso a novemila chilometri da casa, fa uno strano effetto leggere nomi di amici e quello del proprio paese su un giornale. Stupito avrei voluto alzarmi e dirlo a tutti, leggere quei giornali a voce alta, ma il giorno era ormai finito e la spiaggia praticamente deserta. L’ho fatto adesso, con lo stesso orgoglio e la stessa compiacenza. >> Altre foto |
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Mar19 Lassù qualcosa non va |
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Il minimo che vi aspettereste ora, dopo questa breve pausa, è un post dedicato alla mia vacanza. Leggere le impressioni che spingono a visitare un luogo nuovo o vedere spazi che possono avermi colpito. Nulla di tutto questo, volevo parlarvi del cielo, credo che lassù qualcosa sia fuori posto. Mi riferisco ai voli aerei. Sono convinto che mai come in questi ultimi tempi il caos che regna sopra le nostre teste sia giunto a livelli incredibili, da barzelletta. Infatti se io vi dicessi che tra l’andata e il ritorno (il volo doveva durare diciotto ore e la vacanza nove giorni), il ritardo accumulato in entrambe le tratte è stato di 70 ore (sono tre giorni), voi mi credereste? Non credo! Invece vi assicuro che è successo e tutto grazie alla “perfetta” organizzazione della compagnia Livingston. Eppure questo nome farebbe presagire un bel volo, da sogno, idealizzandolo proprio come quello dell’omonimo gabbiano, capace di farci sognare e più di tutto di far volare tra le nuvole i nostri liberi pensieri. Al contrario sono stati tre giorni di rinvii, supposizioni, incertezze e chi mi ne ha più ne metta. Ora non sto qui ad elencarvi le varie vicissitudini vissute, la vacanza alla fine l’ho fatta ugualmente, ma perché centinaia di passeggeri devono essere ripetutamente presi per il culo o considerati degli incapaci mentali per intraprendere lo stesso una vacanza tanto desiderata? Non è giusto, non sono circostanze che devono accadere in un paese civile. Certamente alla base di tutto ci sono sempre le strategie delle compagnie e gli immancabili contenimenti dei costi, sono loro che alla fine comandano in queste situazioni, non certo gli stati d’animo vissuti dagli spossati passeggeri. A questo punto è giusta una considerazione e faccio un esempio: vi pare obiettivo pagare 8 Euro per far avvolgere la valigia nella pellicola e 28 Euro il biglietto per visitare una qualsiasi capitale europea? Ammettiamolo, lassù c’è davvero qualcosa che non va! P.s. > Purtroppo non è la prima volta... |
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Mar08 Giornata in rosa |
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Quanto segue avrei dovuto pubblicarlo il mese scorso, nella giornata di San Valentino, ma in quei giorni il mio computer era “chiuso per febbre”… quaranta o giù di lì. Lo faccio ora, con piacere, in occasione di questa giornata “rosa”, altra circostanza più che appropriata all’ascolto di versi poetici, in fondo è sempre la donna al centro delle nostre quotidiane attenzioni. In questo caso sono quelle di Max che con le sue arti poetiche ci diletta sempre più spesso. Ora vi lascio in sua compagnia, devo andare, anche perché qui la primavera tarda ad arrivare. LA SCALATA Come vetta ardita mi attrai. La tua schietta bellezza promette il ristoro di una fresca sorgente. Il tuo richiamo è costante: ti vedo con gli occhi chiusi, ti sento nel rumore, ti avverto nella solitudine. La tua vita padrona della mia. Ostinato, continuo a scalare il desiderio, sostenuto da un solido filo invisibile. Il pericolo, la voglia di conquistarti mi nutrono e mi danno energia. Esausto, mi fermo ad ogni pianoro che la vita mi offre, ma non trovo pace. Bramo appigli azzardati, da cui scivolo, cado e ricado sospeso solo all’incorruttibile desiderio di te. UN LAMPO Lampo affascinante a lungo mi attrai: irraggiungibile. Come un fulmine al petto fai esplodere i miei sensi. Mi travolgi in una tempesta di emozioni, profumi, sapori: esaltati, ineffabili. Ogni attimo ha il gusto dell’eternità, ma come tormenta passi e lasci, indelebili, solo i solchi delle tue carezze. Sento, lontano, il fragore della tua passione. Ti cerco, ti rivedo: si aprono baratri che mi danno vertigini, e mentre ti allontani, cado nei tuoi occhi senza fine. Max |
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Mar03 No Alice? No party! |
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Quando ho attivato la mia prima linea Internet era il 1997 e la velocità di collegamento era di 28 KB, praticamente una lumaca, solo in seguito siamo tutti passati a 56 KB. Nel 2000 o giù di lì è arrivata la linea ISDN, con quei 128 KB sembrava di aver fatto passi da giganti. Poi, finalmente, nel 2004 è arrivata lei, l’ammaliante “Alice”, ovvero la tanta agognata linea ADSL a 2 Mega (pari a 2.000 KB), ora dicono che sia a 4 Mega (ovviamente lo dice la Telecom in bolletta). Per noi “internettiani” sembrerebbe tutto oro colato. Ma non è così. Magari! Purtroppo c’è sempre di mezzo la parolina magica dei contratti, in questo caso: “fino a”. In sostanza Telecom sostiene che il collegamento è attivato “fino a” 2 Mega, ciò vuol dire che se abbiamo anche solo 28 KB il servizio è comunque e contrattualmente garantito. Tutto questo per ribadire che è da giorni che il mio computer è collegato alla rete ad una velocità media di 50 KB, esattamente agli stessi livelli di dieci anni fa. Ovviamente ho chiamato il 187, ma anche loro confermano che ci sono problemi alle centraline locali, ma che il servizio è comunque garantito (come avevo preannunciato prima). Cosa faccio, disdico Telecom e cambio gestore? Le centraline anteguerra di Borgotaro sarebbero sempre le stesse e il problema non verrebbe in ogni modo risolto. Maledetto monopolio. È triste rilevare una condizione come quella che stiamo subendo in Italia, anche perché così facendo stanno bloccando la crescita di un intero Paese. Stessa sorte la subiscono quelle zone dove per Telecom non è remunerativo allacciare la banda larga perché soggette ad investimenti troppo gravosi rispetto al numero dei possibili utenti. Non sarebbe stato forse meglio mantenere un controllo statale della Società e continuare ad investire in tecnologia ovunque? La domanda che mi pongo, a questo punto, è la più banale possibile: Telecom insegue solo la crescita delle nuove utenze e bistratta i clienti già fidelizzati? Certo, perché così evita di migliorare il servizio, ma nel contempo non investe un sacco di soldi, sì perché quelli devono servire per pagare gli spot “fiume” del buon Abatantuono e a distribuire dividendi agli azionisti a fine anno. E noi? Semplicissimo… ce la prendiamo in quel posto. Come sempre! P.s Per fortuna che in Valtaro e Valceno sta risolvendo il problema la società “Comunica”, la banda larga arriverà ovunque perché senza fili e con costi convenienti. > Per saperne di più... |
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Feb26 Le parole non sono di carta |
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Chi di noi, almeno una volta nella vita, non ha pensato di scrivere una poesia? Sono sicuro che questa ispirazione può essere venuta a tutti. Credo però di immaginare che fine facciano poi quei versi tanto agognati: giacciono piegati in due in fondo a un cassetto o vengono immediatamente appallottolati dentro un cestino. Forse perché pensiamo che i poeti non esistono più, che sono una razza estinta da tempo? No! Per fortuna c’è ancora chi prende in mano carta e penna e compone versi in cui credere e andarne orgogliosamente fieri. È ciò che ho pensato ieri sera chiudendo il libro di poesie scritto da una stimata e cara amica. Ida Albianti, la “Prof”, ha infatti da poco pubblicato con Battei la sua prima raccolta di poesie. Tra quelle righe ho ritrovato “vitali” i suoi ricordi d’infanzia, gli affetti più cari, l’amore per la propria Valceno, la dolcezza di gesti o consuetudini dissolte nel tempo. Basterebbe solo leggere il titolo, “Le parole non sono di carta”, per comprendere quali siano i sentimenti che Ida ha umilmente racchiuso tra quelle cento pagine. Se anche voi, come è capitato a me, non leggete da tempo un libro di poesie questa è l’occasione buona per farlo... è pure facile: IBS.IT |
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Feb22 Ma le stronze van di moda? |
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Mi spiegate perché noi italiani dobbiamo sempre dire di sì, pure agli stronzi? E visto che ci siete datemi anche un valido motivo del perché dobbiamo sempre averli tra le palle. Mi riferisco a quella sciagurata direttrice di Vogue-America. Questa sorta di Crudelia De Mond, arriva a Milano, detta legge per tre giorni, e poi se ne ritorna a New York per un altro anno. Ultimamente è sempre anticipata da fax scarni, cinque righe al massimo, dove dice che il Dollaro rispetto all’Euro è ormai troppo basso, i costi per rimanere in Italia (cinque giorni) sono troppo alti, e che la Camera della Moda dovrebbe perciò ridurre le giornate delle sfilate al minino essenziale, e ovviamente organizzarle meglio, attualmente c’è troppa confusione… Lei conoscerà sicuramente come girerà il mondo, almeno finché trova chi le da ragione, anzi si prostra come Giorgio Armani, Dolce & Gabbana e Prada, però un po’ di dignità non guasterebbe. Proprio noi, primi al mondo con il nostro “italian style”, ci dobbiamo far mettere i piedi in testa dagli americani, proprio da loro che non hanno nemmeno uno stilista tutto intero da poter esibire. Per fortuna però c’è qualcuno che non si abbassa a baciare dove cammina “a Parigi le sfilate hanno i loro tempi e i loro ritmi, da sempre”, se pur con il loro "charme" gliel’hanno fatto sapere. Ehh come rimpiango il povero Totò, almeno lui la risposta l’avrebbe già pronta: “Signora Wintour… ma mi faccia il piacere… se ne vada…”. |
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Feb20 Gli immortali |
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Quando la solita televisione insignificante sa trasformarsi in un’insolita televisione propositiva allora sì che è un piacere guardarla. Mi riferisco al programma trasmesso qualche sera fa su Rai Uno, alla fiction dedicata a Michelangelo Merisi, in arte “Caravaggio”. L'arte che entra nella vita quotidiana, finalmente. Dopo aver letto di lui libri e monografie, aver visitato mostre, sono riuscito a dare una sbirciatina dentro la sua “vita vissuta”… piacevolissima sensazione. Questo tocco di realtà è potuto accadere anche grazie alla maestria del fotografo Vittorio Storaro, vero mago ad “imprigionare” la luce dentro la macchina da presa. Considerando ciò che ha prodotto nella sua breve vita mi sono nuovamente reso conto che Caravaggio fondamentalmente non è morto. Lui rivive ogni qualvolta ne esaltiamo le sue qualità o ci blocchiamo inebetiti di fronte ad una sua tela. Sono passati oltre quattro secoli, ma la sua fama e la sua superiorità è rimasta intatta come se fosse un nostro contemporaneo. Infatti ancora oggi è impossibile non perdersi dentro a quei fasci di luce e nelle zone d’ombra, impossibile non rimanere impressionati dagli sguardi, dalle smorfie e dai gesti delle sue eroine, impossibile non rimane increduli di fronte ad un cestino di frutta fresca o ai riflessi di una brillante armatura. Tutti dettagli che fanno di Michelangelo Merisi da Caravaggio un’ineguagliabile genio. |
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Feb17 Quaranta o giù di lì |
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Mi ero sbagliato, carnevale non era proprio finito, un po’ della sua energia mi era rimasta dentro, forse un po’ troppa: il termometro ha subito segnato rosso: 40. Sono stati dieci lunghi giorni di passione. Ma la peste non era stata debellata? E’ stato un periodo in cui i pensieri facevano fatica a prendere forma, giorni dove il nulla l’ha fatta da padrone e le parole che avevo davanti erano sempre le stesse: Tachipirina, Aulin, Lisomucil, Paracodina. La mia mente era tutta per loro, nessun’altra espressione faceva capolino in me. Tuttavia ci sono stati momenti in cui la noia veniva sopraffatta dal continuo squillo del telefono di casa, però erano sempre gli stessi, i seccanti, meccanici e monotoni suggerimenti di Vodafone, Tele 2, Sky e di quello stramaledetto “Conte Piccolomini”, riuscirebbe a snervare persino l’esercito della salvezza. Per fortuna avevo una buona dose di antibiotici in corpo, sono sopravvissuto pure a lui. Poi si ripresentava puntuale l’apatia, tutto ciò che solitamente amo veniva sopraffatto: niente film, niente musica, niente libri, così mi ritrovavo a camminare attorno al divano come un’anima in pena. Sono stato persino lontano da questo luogo d’introspezione dove amo rifugiarmi, dove solitamente racchiudo i miei ricordi, il mio stato d’animo e le mie emozioni. |
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Feb06 Merculedì sghirotü |
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Sono sfiancato, ma è finito, anche la voce sta per ritornare. Ho riportato in soffitta vestiti, gonne, parrucche e tutti quegli accorgimenti che danno vitalità ai giorni del carnevale. Adesso, con tutta calma, ripenso a quanto è successo durante la lunga “settimana grassa”. Tra peripezie e risate non dimenticherò neppure la giornata vissuta ieri pomeriggio a Bedonia. Ne ho avuto la conferma, è stata un’impeccabile organizzazione: migliaia le persone presenti e una grande qualità artistica nell’allestimento del paese, dei carri e di ogni singolo costume. E poi, attorno a quel falò che “bruciava la vecchia”, tantissima allegria, semplicissima da scorgere su quei visi dai colori vivaci ed espressivi, infatti per alcuni è stato inevitabile “fermarli” e portarmeli a casa. Li sto guardando nuovamente ora, uno ad uno, sono tutti un piacevole ricordo da ripercorre in questa calma nottata dedicata al riposo... “merculedì sghirotü, tutti i vecci i van de trotü, i se creidena de në a balë, ma l’è feniü carnevë”. >> Altre foto |
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Gen31 Il giovedì grasso |
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La staffetta di carnevale inizia il giovedì grasso. Appuntamento a casa di Maurino, stesura dell'itinerario da seguire, eventuali esclusioni di quei macachi che si fanno smascherare dopo mezzo secondo e conferma della regola fondamentale della missione: divisione in parti uguali dell'intero “raccolto”. Alle due si parte per le Moline, Ronconovo e Pansamora una soffiata ci ha detto che la zona non è ancora stata visitata dalla concorrenza. Praticamente siamo dentro una vera e propria storia di spionaggio. Ma per Carnevale si fa questo ed altro…. L'iter del buon sabbione ha così inizio. Tanto per iniziare suona il campanello e non deve assolutamente rispondere al… -Chi è? - - ... ... ... ... ... ... ... ... ... - - Chi è? - Di nuovo tutto tace. - Ma chi è? - gracchia un citofono spazientito. La scena muta prosegue fino a quando la signora non scende in strada e apre la porta per svelare il mistero. - Ah siete voi, ma che belle mascherine, me lo dite chi siete? - Silenzio. Teniamo duro fino a costringerla a dire la parola chiave: - Se mi dite chi siete, vi do cinquecento lire. - Iniziano le consultazioni a segni e le occhiate di consenso oltre le maschere. Un po' a malincuore, ma non tanto, decidiamo di alzare le autorevoli sembianze di Breznev, Carter e Andreotti e mostriamo tre sorrisi compiaciuti. La scena si ripete per tutta la giornata sicuri dell'infallibile metodo: - O la borsa o il silenzio! - A sera, a conti fatti, la giornata si presenta abbastanza buona: quattromila lire, tre dozzine di uova "di giornata", due pacchetti di caramelle frizzanti, un trancio di canestrello e una manciata di cioccolatini svizzeri a testa. La cuccagna però non dura molto. Passati i primi giorni dove si è ben accetti, i seguenti si presentano come delle perdite di tempo. Se suoni il campanello e non rispondi, nessuno si presenta più ad aprirti. Solo in certi casi qualcuno risponde: - In questa casa non ci abita nessuno! – proprio come nella favola di Pinocchio! Ma costoro non la passeranno liscia. Al calar della sera basterà passare da Modesto a comprare una fila di mortaretti, infilarli nel citofono, suonare, accendere la miccia e al... - Chi è? - - Tra ta ta paaan... ... ... Adesso sì che siamo pari! |
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Gen29 Quasi tutto |
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| Il casale era bellissimo, sul cucuzzolo. Diversi ettari di terreno intorno e una vista meravigliosa. Dai grandi finestroni, il fiume riluceva là in fondo. La cucina in muratura, ipertecnologica; soggiorno con caminetto, grandi divani bianchi, TV al plasma e home theatre, poi cuscini, tende, ricordi esotici, quadri e infine una “pleistescion” spossata. Al piano di sopra tre camere da letto, una con il letto a baldacchino. Bagni? due, uno con idromassaggio e l’altro con cabina doccia. Poi di sotto: taverna con grill e forno a legna; cantina neanche a dirlo con grandi etichette; nel garage auto, tricicli, biciclette e moto. C’era persino la videosorveglianza, gli irrigatori a tempo, la parabola di SKY, la sauna al centro del boschetto; la filodiffusione camuffata tra glicini e gelsomini. Poi c’erano i cani, i gatti e i padroni di casa, ma di un libro neanche l’ombra. |
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