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Gen27 Un po' di rumore |
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Mai più avrei immaginato che la foto che ho fatto venerdì pomeriggio, una multa sul parabrezza di un’auto, potesse provocare così tanto “rumore”. Invece lo ha fatto e questa volta non per nulla. Si è trattato della dimostrazione palese che il ventilato periodo di “comprensione”, anticipato dall’amministrazione comunale per questa rivoluzione tutta dipinta di blu, non è stato salvaguardato, le multe per omesso pagamento sono scattate immediatamente. Proprio nella giornata di venerdì erano state diffuse a mezzo stampa le regole per informare e facilitare i cittadini su quello che sarebbe stato il nuovo piano di sosta a Borgotaro. Si parlava anche del periodo di “tolleranza” di due settimane, tanto per abituare i cittadini a questo sconvolgimento d’abitudini. Dopodichè il portale Valtaro.it ha subito aggiornato il sito pubblicando la mia “testimonianza” e Video Taro ho aperto il TG serale con un servizio, di ben 10 minuti, dedicato proprio a questo mancato impegno. Il Sindaco ha fornito ragioni, difese e comprensioni, ma non gli è stato facile giustificare quei “36 Euro” trattenuti da un tergicristallo e appioppati a tradimento. |
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Gen25 Nel blu dipinto di blu |
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Poco importa se il paese di Borgotaro conta settemila anime (7092 per la precisione) e se il traffico, quello vero, non sappia nemmeno cosa sia, infatti non esistono semafori e tanto meno rotonde o se il paese abbia ottenuto il certificato ISO 14001 per la qualità delle risorse ambientali o abbia voluto contrassegnarsi con lo slogan di “Città Slow”. E poco importa se il centro storico fosse già tutto disciplinato dal disco orario, e che a vegliare sulla nostre “brave maniere” ci fossero già cinque irreprensibili “sceriffi urbani” e importa ancora meno se non ci sono parcheggi veri e propri, intendo liberi, agibili e pratici. Fatta la dovuta premessa, ecco la realtà e vi anticipo che non è uno scherzo di carnevale. A dispetto dei miei ammiccanti presupposti ieri Borgotaro è diventata una vera e propria città. Infatti da 24 ore non è più quel paesino turistico dell’Appennino parmense, ora potrebbe essere un sobborgo o un quartiere di una qualsiasi città, domenica e festivi compresi! La ragione di questo repentino cambiamento va attribuita ad una vera e propria stravaganza comunale: sono arrivate le righe blu, i parchimetri e i volontari del traffico. Tre gran brutte parole per quella che era una zona ancora "inviadiabile" come la nostra. P.s. Dimenticavo... fate attenzione, è “tolleranza zero”, infatti una multa da 36 Euro è stata elevata oggi alle 14.35 da due già indaffarate ausiliarie, una leggeva e l'altra scriveva. > Per saperne di più... |
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Gen19 Quattro passi |
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Non sembrava nemmeno sabato 19 gennaio. Pareva un giorno di primavera. Primo cartello a destra e poi avanti. Avanti, dentro il bosco, fino alla radura, lassù. Il sole era dalla mia parte e il cielo anche, erano come piacciono a me; lo Zuccone di fronte con la sua perenne aureola bianca; il paese di Cavignaga là sotto, i camini sbuffavano come ciminiere; sopra la Luna bianca, accesa in un cielo terso; un cane che forse gli abbaiava contro; sul fianco un ruscello rinvigorito dalla neve che si scioglieva lenta; sull'altro uno scricciolo fuori stagione saltellava con la coda lunga e sottile; davanti ciuffi di vischio verde in contrasto con l'azzurro; da quella parte, appese e solitarie, alcune mele superstiti; sotto un cespuglio dalle bacche rosse, i “bucca-brugnö”; sopra un aereo solitario lasciava una candida scia: da un oblò vedranno il mare, dall'altro me; da dentro usciva un sorriso alle battute di Gianni “de Meregasso”, oggi se n'è andato; tra le dita il fumo di un Senese ritrovato; poi, a tratti, il silenzio, assoluto; subito dopo i galli, quelli di Vernenghi, lanciavano il segnale che si stava facendo sera. Eppure, da quell'erba piegata e secca, per mezz'ora, non mi sono nemmeno alzato. >> Altre foto |
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Gen18 Libertà ce n'é anche troppa! |
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In un certo senso mi andrò a ricollegare a quanto ho (e abbiamo) espresso nel precedente post dedicato al Papa e a La Sapienza. Se n’è parlato molto di questa “cosa” tutta italiana, i vostri interessanti commenti, esposti in maniera pacata ed intelligente, ne sono una conferma. La colpa o il merito di quanto accaduto è stato ormai chiarito. La lettera dei sessantasette professori e consegnata al Rettore era stata scritta a novembre, ma il suo effetto lo ha avuto solo qualche giorno fa, dopo che era stata pubblicata su “Il Manifesto”. Questo quotidiano, organo del partito di Rifondazione Comunista (credo), e amico fedele di no-global, gay, trans e lesbiche (indubitabile), ha fatto da cassa di risonanza a quello che doveva essere uno “stop” al Papa all’Università. Come ben sapete ci sono riusciti. Ma ecco che arrivo al punto, a uno dei punti, al perché di tanta avversione verso il Papa da parte della frangia estrema della sinistra. Basta vedere cosa si aprirà questa sera a Roma… il Giubileo Gay, ovvero: “Un anno giubilare, di gioia, un anno gay”, è questo lo slogan della manifestazione organizzata presso la discoteca capitolina “Muccassassina”, culla e patria dell’ “Onorevole Drag Queen” Vladimir Luxuria. Per chi non avesse idea in cosa consistesse questo loro “giubilo”, lo prego di cercare in rete perché potrebbe anche non credermi se dico che vi sarà l’apertura della “Porta Frocia”, con tanto di martello rosa battuto dal Presidente del “Circolo di cultura omosessuale”, la “Frocessione” con le “Camerlenghe” impersonate da un paio di “drag queen”, ecc, ecc… Per ideare e organizzare un simile evento, atto a sbeffeggiare anche tutti coloro che si sentono cristiani, bisogna aver molto coraggio e soprattutto nutrire molto odio verso una persona, in questo caso sappiamo chi, e questo lo potrei anche comprendere, ma perché devono fare i buffoni adottando termini religiosi come “Anno Santo, Porta Santa e Giubileo”? Di libertà non ce n’é mai abbastanza, ma di buon senso invece ce ne vorrebbe di più, ma molto di più, a “belle carrettate” direbbero alla “Pieve”. |
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Gen15 Ma c'è la libertà di parola? |
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E così dopo il putiferio creato dalla Campania sommersa di rifiuti ci rifacciamo un altro bel giretto del mondo con quanto successo oggi a Roma: il Papa Benedetto XVI ha rinunciato ad intervenire all’Università “La Sapienza”, nonostante invitato all’apertura dell’anno accademico. Penso che un fatto simile si commenti da solo. Anzi saranno in molti a commentarci. Se ora stiamo vivendo in un mondo dove i giusti e i disprezzati sono solo i gay, i trans e i no-global, questi ultimi tutti figli di papà, allora posso tranquillamente dire: “sono arrivato, fatemi scendere”. Non sapete quanto sarei curioso di poter ascoltare, se una qualsiasi Università avesse rifiutato una lezione di Grillini o di Vladimir Luxuria, quali sarebbero stati i cori e le alzate di scudi contro le minoranze e le discriminazioni a danno di questi presunti “diversi”… apriti cielo. Però quando si tratta di tappare la bocca alla più alta carica spirituale del mondo, nonchè ex professore universitario, allora tutto è lecito e legittimato. Ma la libertà di espressione, comunque la sia pensi o la si creda, non andrebbe vista da entrambe le parti? No, non ci siamo. Anche se il mio stupore è più rivolto verso quei sessantasette, cosiddetti, professori che ad un pugno di studenti sovversivi che si ritengono detentori della verità. Io non voglio essere un professore e tanto meno sono un ex studente universitario, ma ho ben chiaro quanto disse Voltaire più di due secoli fa: “Disapprovo quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire”. |
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Gen14 “Caro amico ti scrivo” |
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così mi distraggo un po', l’anno vecchio è finito ormai, ma qualcosa ancora qui non va…” Nel 2008 vorrei poche cose, pochi desideri, scriverò i più spontanei, tra questi troveranno spazio anche alcune meritorie cazzate, se però si esaudissero ugualmente non sarebbe male. Tutta una favola? Speriamo di no! Vorrei che la bolletta del cellulare si dimezzasse veramente come dicono le pubblicità; avere la forza di cambiare le cose che posso cambiare e la pazienza di accettare le cose impossibili; che venisse un colpo secco allo scoiattolo “scorreggione” della Air Action Vigorsol; che la destra o la sinistra governasse seriamente questo paese visto che ci stanno passando davanti i “fanalini di coda”; che mi passasse la cervicale perché di questo passo mi ritroverò con la sciarpa al collo anche ad agosto; che gli stipendi dei dipendenti siano commisurati al costo della vita “il mercato è già paralizzato”; che le persone la smettessero di parlare al cinema così potrei tornarci più frequentemente; non ascoltare mai più notizie di attentati assurdi e di morti ancor più inammissibili; che i padroni dei cani fossero ricoperti da ciò che non raccolgono per strada; che i miei amici la smettessero di fumare o almeno ci provassero; che venisse una bella nevicata da far invidia a quella del 1985; riuscire a dire sempre, non quasi sempre, quello che penso; che tutti i telegiornali non si trasformassero lentamente in tanti “Studio Aperto”; che la gente la smettesse di gettare carte, bottiglie e frigoriferi lungo le strade; che tirassero fuori l’alternativa al petrolio, sai come cambierebbe il mondo; che Beppe Grillo tenesse duro ancora un po’ e continuasse a scoperchiare ancora un po’ di pentole; cambiare anche la marca del dentifricio e dello shampoo visto che sono riuscito a sostituire quella del deodorante dopo 23 anni; che i cinesi non si impadronissero della nostra vita, cibo e tradizioni comprese; riuscire finalmente a capire perché scrivo dentro a questo blog; che prendesse l'avvio questo benedetto “WI-MAX” e mandare finalmente a fanculo la Telecom; che il libro “La Casta” servisse davvero a qualcosa visto che i diretti interessati lo ignorano come se non fosse mai stato scritto; e che “possano scomparire, senza tanti disturbi, i troppo furbi e i cretini di ogni età”. |
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Gen11 Vedi Napoli e poi muori |
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Esco un attimo da queste quattro mura: “vedi Napoli e poi muori”, dice una famosa frase. Della città partenopea ho un ricordo memorabile, impossibile da dimenticare. Nonostante siano passati quindici anni da quel mio soggiorno, conservo ancora dentro di me i suoi profumi, le sue bellezze e la sua gente. Invece quello che gli sta accadendo in questi giorni mi fa incazzare. Non voglio fare di tutte le erbe un fascio, ma la questione è un’altra, adesso Napoli fa schifo. Ancor di più della città mi schifano i politici, dal Presidente Bassolino al Sindaco Iervolino. Sarà questo “olino” ad accomunarli e ad essere incapaci di risolvere un problema noto da decenni? Se io fossi in loro avrei già cambiato stato non città, sarei volato dall’altra parte della Terra, in un luogo dove nessuno mi conosce, con la possibilità di incrociare normalmente gli sguardi dei passanti. Invece no, la loro faccia di tolla (e la coscienza), rimane indenne da ogni scalfittura morale. Il mondo intero guarda e commenta (l’Italia) le centinaia di roghi lungo le strade, le montagne di sacchi neri davanti a portoni e negozi, le gente che prende a botte la Polizia, che distrugge le auto dei Carabinieri, che scaglia pietre sui Vigili del Fuoco e che sputa sull’Esercito impegnato questa volta in un guerra tutta italiana. Mi vergogno di essere italiano. Non so di chi sia la colpa, politici, camorra o dei semplici cittadini, ma quello che so è che ogni città ha i suoi problemi di smaltimento, come tutti i paesi del mondo, ma non vedo un motivo valido del perché siano gli altri a gravarsi (Emilia Romagna e Sardegna) di ciò che gli altri non vogliono, a nessun prezzo. |
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Gen08 Compleanno con sorpresa |
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Anche Nicola è arrivato a compiere i fatidici quarant’anni (o 41?). Questo suo traguardo biologico lo ha festeggiato oggi a pranzo, tra amici. Per fare due risate e stare un po’ insieme ha scelto come locale il “Borgo Antico” a Borgotaro. Lì ci ha fatto degustare, oltre che un buon Franciacorta (bè uno per modo di dire) dei tortelli da favola: pasta giallo uovo con all’interno un delicato ripieno di ricotta ed erbette. Con l’occasione ha naturalmente ricevuto dei regali, ma credo che uno di questi non lo dimenticherà tanto facilmente. Protagonisti dell’insolito omaggio sono stati BillyG e Roby B, i due bedoniesi più stanziali che si conoscano sulla faccia della terra, anzi posso affermare con certezza che l’ultima volta che hanno attraversato Via Nazionale si poteva ancora vedere il Castello cinto da mura… praticamente risaliamo alla notte dei tempi. E così, dopo questa scena al limite della credulità per chi li conosce bene, lo stupore non poteva certo finire. Nicola ha rinnovato un ulteriore incontro in serata con altri amici presso il Bar Magri. Nulla di anomalo se il bar in questione non fosse a Borgotaro e all’appuntamento si presentasse nuovamente uno dei due “iper stanziali”. Cari i miei due amici, e posso tranquillamente far da portavoce a Nicola, volevo dirvi che oggi è stato un vero piacere vedervi in “terra straniera”, per lo meno adesso mi crederete quando vi racconto che in Via Nazionale non c’è nulla di più o di meno che in Via Garibaldi. A presto allora… anzi ho già fatto mettere in fresco una buona bottiglia al Bar Firenze. >> Altre foto |
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Gen06 Le Bef da Bof |
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Non potevo ignorarle, sempre Befane sono! Anche quest’anno, come da tradizione, le “befane” sono tornate a riunirsi. Il locale che di rito le ospita, l’ “Ustaría dal M'rcà”, ovvero “Bof”, era degno della loro presenza: scope, cappelli da fattucchiera e manifesti appesi inneggianti pregi e difetti delle partecipanti, una trentina di ragazze. L’occasione è servita a dare sfogo a chiacchiere d’ogni tipo, lasciate in sospeso durante l’anno, per poi riprendersi scherzosamente l’una con l’altra per tutta la serata. Ad accendere il “fiammifero”, incendiando così il libero pensiero, è stata la poesia di Giuseppina e recitata dalla Befana uscente Carmen. Quando poi anche l’ultima gola si è seccata sono giunte all’inevitabile momento del passaggio di consegne: Daria, mi raccomando, cerca di essere all’altezza, da te si aspettano grandi cose. Di far le Befane ci siam stancate, da questo momento farem le fate e poiché siam tutte ragazze carine, abbiam deciso di far le Fatine. Non più nasi adunchi, scarponi e scialletti, peluria sul labbro, rughe e fazzoletti; da oggi ecco qui tante belle “fighette” che stringono in mano le loro bacchette. Vestiti di stelle, cappelli col velo, voliamo si in alto, a toccare il cielo; con mosse leziose e graziose smorfiette noi siamo le Fate, belle, perfette. Con grande distacco guardiamo giù, il mondo, normale banale mediocre, rotondo; noi invece, le Fate, passiam aver tutto. Vogliam ciò che è bello, e nulla di brutto. Scopare, pulire, lavare e stirare, la casa, il lavoro, è una noia mortale. Noi Fate siam fatte per essere amate, effimere, splendide, da sempre adorate. Che bello ogni tanto cambiar un po’ pelle, sognar di volare e toccare le stelle; usar come Fate la nostra bacchetta per vivere un giorno una vita perfetta. Ma poi, care amiche, si torna giù in terra, ed è tutti i giorni una piccola guerra; i figli, la casa, i mariti, il lavoro, non resta a sto punto che intonare un bel coro: “Che Fate, Fatine, stelline e lustrini. Noi siamo più adatte a far dei casini. E allora ben vengan peletti e sottane, noi siamo le mitiche, per sempre, Befane”. >> Altre foto |
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Gen03 La neve di notte |
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Trenta centimetri, per ora. Lungo le strade, sotto le neve, c’ero io senza ombrello, Marcella con il berretto di lana inzuppato, due tipi in una macchina rossa e lo spartineve con le luci gialle. Nessun’altro. Lo faccio da sempre e l’ho fatto anche stasera. Tutt’intorno solo finestre illuminate, alberelli che si accendo e si spengono e un gran silenzio. Camminare di notte, quando nevica, è bellissimo. Ne percepisci l’intensità quando la vedi cadere fitta attraverso l’alone dei lampioni, non t’arrabbi nemmeno se ti capita di cadere, ti stupisce quando al ritorno non ritrovi già più i tuoi passi, l’avverti quando ti colpisce la faccia e poi giù nel collo, ne senti il fruscio leggero e incessante quando rimbalza secca sulle spalle. Inoltre, se ti fermi per qualche attimo a respirare, puoi sentire anche il profumo. È questa la neve, di notte. |
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Dic22 Tra molti sguardi |
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Dieci minuti fa ero a Palazzo Imbriani, c’è in corso un'altra bella mostra di pittura… “eh bravo Renzo”. Due le pittrici, due gli stili. Due storie diverse da raccontare. Diverse sono anche le loro origini: Patricia Solari francese, mentre Mariliza Da Silva brasiliana. In entrambi i loro quadri si leggono storie distinte, anche se ad unirle ci sono molti spaccati di realtà legate a Paesi lontani, ognuno con le sue problematiche. Alcuni di loro li ho “portati” con me. Patricia è stata capace di rappresentare uno sguardo di ragazza, due occhi chiari e profondi, legati a quel mondo che gli sta intorno, magari per farlo comprendere, raccontano la dura realtà dell’Afghanistan. Quelli di Mariliza sono tutti a tinte forti e calde, poi, in alcune sue rappresentazioni, le più che mi sono piaciute, traccia nudi di donna, spesso aggrovigliati tra loro, con mani maschili che si allungano desiderose, con alle spalle sguardi forti, evidenti, inequivocabili: “in alcuni momenti è stato come spiare dentro ad un bordello attraverso una porta socchiusa”. |
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Dic21 Ma che freddo c'è? |
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Non è necessario basarsi sulla data del 21 dicembre per avere la conferma che il “Generale Inverno” la sua battaglia l’abbia già iniziata. Per dargli il saluto, comunque lo si accolga, ci affidiamo ancora alle parole del nostro Max. BRRRRRR… Sembra che l’inverno abbia deciso di annunciarsi di colpo, senza equivoci. Il freddo, aiutato dal vento, supera vestiti di colpo inadeguati, ed arriva dritto fino alle ossa, beffandosi di un sole luminoso e impotente. Per strada c’è poca gente: un fumatore si stringe nelle spalle sulla porta di un bar; donne e uomini a testa bassa si muovono rapidi ed infilano senza indugi i portoni delle case. Gli alberi, quasi nudi, sembrano sfidare il freddo. I rami, percossi da soffi gelidi, mostrano una corteccia scura in contrasto con brandelli di lussureggianti foglie autunnali. Brrrrr… che freddo! Benvenuto inverno. |
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