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Nov11 San Martino |
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L'11 novembre, giorno di San Martino, un tempo rappresentava per i contadini la scadenza del rapporto di lavoro, un consuntivo sull’ultima annata agricola e l'eventuale rinnovo del contratto d’affitto. Da qui anche la definizione del “fare San Martino”. Ogni anno, in questa giornata, è per me inevitabile pensare ad un avvenimento, nonostante siano passati cinque anni da quando accadde. Credo sia una sorta di ricorrenza personale o meglio un’associazione di idee ormai comprovata. Accadeva al “Mulino dell’Aglio” ed era la fine di un’epoca. Egidio concludeva il suo rapporto lavorativo riconsegnando la proprietà, o meglio il mulino, ai legittimi proprietari. Ricordo che ciò che mi colpì fu la puntualità del gesto e la data canonica per compierlo, se pur non scritta, andò tutto secondo le regole dell’onorabilità e delle usanze “Ah le tradizioni…!”. Lui, che al tempo aveva ottanta anni, riuscì a rispettare quel giorno nonostante il rapporto locativo continuasse ininterrottamente da sessantasette anni, iniziò infatti a macinar farina che ne aveva tredici. Da allora macinava, rigorosamente con le macine di pietra girate dalla forza dell’acqua, e poi rivendeva, spesso sotto costo, solo tre tipi di farina: bianca, gialla e di castagne. Sono certo che ancora oggi, visto che il buon Egidio gode di ottima salute, sia per lui un giorno che nessuno avrà bisogno di ricordargli. P.s. Al momento quel luogo appare irriconoscibile se non per il nome che ha mantenuto, infatti i fabbricati sono stati ristrutturati e la proprietà trasformata in un ottimo ristorante con agriturismo, Fabio e Michela ne sono gli attuali gestori. > > Il Mulino dell'Aglio oggi... >> Altre foto |
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Nov08 Tra i vialetti di Bosso |
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Non ci vado il 2 novembre. Non ci sono mai andato. Mi va di andarci quando ne ho voglia. L’ho fatto oggi. Il lungo viale di Tuje profumava di resina e d’autunno, le foglie del parco del seminario frullavano lente verso terra, agli alberi del Marazzano erano rimasti i pennacchi accesi di giallo e di rosso, mentre il sole basso non riusciva più a scaldare l’aria. In quel tratto di strada c’è sempre vento, passa sotto la giacca, ti ghiaccia la faccia. Quando ho oltrepassato l’enorme cancello sembrava appena terminato il “festival”. Mazzi e vasi di fiori ovunque, certi enormi, oltre il necessario, si impadronivano persino dei vialetti, alcuni rovesciati dal vento qua e là, ormai nessuno li avrebbe più raddrizzati. Il profumo di quel fiore evocativo era ancora intenso, sovrastava a quello persistente delle siepi di Bosso, peccato, è sempre lui che ti avverte che stai entrando in un mondo strappato alla realtà. Non c'era anima viva. Con il silenzio i ricordi. |
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Nov04 Laura non c'è |
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“Cioccolataro” folleggiava tra le vie di Bedonia e ci tirava per la gola tutti quanti. Ero lì anche perchè aspettavo di ritirare l’attestato di partecipazione al concorso fotografico “Cioccoclick”, una delle tante iniziative dedicate a “quell’oscuro oggetto del desiderio” che è il cioccolato. È stato in quel momento che il mio amico “Murphy” mi ha tirato per la giacchetta, voleva dirmi che era arrivato. Stavo dicendo a Silvia e Paola che la fotografia che ha vinto non mi soddisfaceva, nel senso che accostare il cioccolato ad un piede, con tanto di scarpa usata e pezzetti di cioccolato incastrati nel tacco e nella suola, mi sembrava un accoppiamento svincolato al tema di fondo. Il titolo “Eccessivo” ne descriveva comunque l’oggettività. In compenso la stessa autrice aveva presentato altre foto, secondo il mio parere, più attinenti all’argomento, “Divino” ne era un chiaro esempio, ma in tutte le sue immagini c'era un misto tra originalità, ricerca e professionalità. Poi è giunto il momento della foto di gruppo, ed è lì che ho capito che quel mio giudizio non si era limitato a noi tre, al nostro fianco c’era Laura Giaretta da Genova, autrice della miglior fotografia, pensavo non fosse lì, invece c'era. Rendermene conto e rimanerci male è stato un tutt’uno. Mi è dispiaciuto soprattutto perché anch’io partecipavo al concorso, e poteva apparire solamente una critica gratuita, un giudizio da “sconfitto”, mentre voleva essere solo una mia osservazione. I casi erano due: fregarsene e far finta di niente, tanto chi l’avrebbe mai più rivista, o fare pubblica ammenda della mia figuraccia. In seguito abbiamo valutato anche un terzo caso: lei non ha ascoltato e così tutto si accomoda. Avrete già capito che ho preferito avvalermi della seconda soluzione. Aldilà di tutto non sono come sia realmente andata a finire, quello che è certo è che ora mi sento meglio. > Accadeva un anno fa… >> Altre foto |
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Nov01 Tra mare e terra |
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Questo giorno dovrei segnarlo sul calendario. Però lo annoterò qui. Da sempre, praticamente da quando sono nato, tranne qualche eccezione tipo la “festa della trota” a Bedonia, il pesce l’ho sempre ripudiato, tant’è che quando mi capita di passare davanti ad una pescheria trattengo persino il respiro. Oggi però ho voluto osare. Niente frutti di mare o sushi ovviamente, sono passato dove “l’acqua era più bassa”: risotto all’aragosta e branzino al forno. Per molti sarà cosa banale, io lo paragonerei ad un salto nel vuoto. Con questo non mi ritengo convertito, posso solo dire che il “mare” non fa per me, preferisco di gran lunga la “terra”, mi sento tuttavia di poter azzardare un bis. |
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Ott29 Giorni di contrasto |
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Con la domenica passa quasi inosservato. È il cambio dell’ora. Ma è con oggi che mi accorgo veramente che l’inverno é arrivato, non tanto per il freddo, quanto per il buio. Ho notato che alle 17 il sole era praticamente già a cavallo del monte Penna. Le giornate sono sempre più corte, mentre le ombre si allungano a dismisura. Subito dopo si sono accese le luci nelle strade e dietro alle finestre delle case… lì è sempre bello sbirciarci dentro, si scorgono spaccati di vita famigliare rubati alla routine. Nonostante tutto, questo è un momento lontano dal conquistarmi. Questi primi giorni di “contrasto” ti fanno sfuggire i pensieri e portano via le giornate come foglie secche. |
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Ott28 Un po' di rosso |
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Questa mattina è stata la mia ventesima donazione di sangue. Adesso mi sento meglio. Non perché donare faccia bene al fisico, ma perchè è una sorta di sollievo per lo spirito, un soffio vitale. Dopo ci si sente più o meno come aver confessato al prete chissà quale colpa. È una parte di me, quattro etti per la precisione, che esce per aiutare altre persone. In quel momento, proprio mentre guardi l’ago nel braccio, hai la sensazione che ti stia uscendo anche un pizzico di spontanea solidarietà. Fino ad una decina d’anni fa pensavo che donare il sangue fosse un optional, erano solo le paure a bloccarmi: l’ago, il foro, il colore del sangue… senza pensare che andavano solamente affrontate e superate. Ora temo di più il momento di strappare il cerotto post donazione che farmi bucare la vena. Inoltre ad essere donatori c’è un ulteriore beneficio, questa volta sì fisico, ti consente di conoscere il proprio stato di salute e di controllarti periodicamente i valori del sangue. Se poi mi dicono “complimenti, ha le analisi di un ventenne”, allora il beneficio va oltre lo spirito, arriva al settimo cielo... bè almeno qualcosa di quand’ero ventenne è rimasto. |
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Ott25 I suoi primi 40 anni |
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Devo dire che mi sono divertito. È stata una serata un po’ diversa, diversa dal solito Bar Lucia, tanto quello è sempre lì, non scappa. Sono andato a Milano per festeggiare il compleanno di Roberto “Derrick”. È lì che ha scelto di dare il benvenuto ai suoi primi quarant’anni. Eravamo una trentina, i suoi amici. La serata l’ha voluta far organizzare a Domenico Zambelli… quale ideatore migliore? Infatti tutto è andato per il verso giusto. Abbiamo iniziato con una cena al ristorante "Giannino", luogo tipico milanese, ma anche prescelto dalla squadra del Milan per le loro serate libere. Considerato che i miei amici (Roby compreso) sono in gran parte milanisti, non c’era posto migliore, infatti hanno avuto modo di complimentarsi (povero lui) anche con l’attuale capitano Ambrosini (così ho anche saputo che esiste). Ma Domenico non si è limitato a questo, per dare un po’ di movimento alla serata ha voluto invitare alla cena una decina di altri suoi amici, tra cui Ana Laura Ribas ed altre “starlette” del momento, ma di quest’ultime non chiedetemi il nome, farei brutta figura. Accese le candeline, tagliata la torta (buonissima…) e brindato all’occasione ci siamo trasferiti in Corso Como alla discoteca Hollywood, lì alcuni ci hanno fatto pure mattino. Durante la baldoria, tra un risotto, un Franciacorta e buona musica, ho anche scattato qualche foto per ricordare ciò che resta di una bella serata. Grazie ancora Derrick. Ehh non pensarci... quaranta non sono poi la fine del mondo, te lo dice uno che li ha già festeggiati. >> Altre foto |
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Ott22 Il buon giorno si vede dal mattino |
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Pur non essendo mattino presto non si vede ancora l’azzurro, però la foschia lentamente svanisce, il sole s’affaccia a fatica, poi esce e si mostra attraverso il giallo delle foglie. Un cappuccino tiepido e senza schiuma. Sorseggiato piano. Accompagnato da un pezzo di focaccia tiepida. Nella sala a fianco i pensionati leggono il giornale, solitamente al mio arrivo sono all’ultimo foglio. Dopo lo ripiegano a metà ed escono. Adesso si possono spostare in quella porzione di sole comparsa laggiù in fondo. Discutono di quello che hanno appena letto, strofinandosi le mani intirizzite, inseguendo lentamente quella calda fascia di luce. Sembrano tante meridiane umane. I miei gomiti sono ancora appoggiati al bancone del bar, sostengono quell’ultimo sorso. Dall’altra parte c’è Marika che continua a “disegnare” la schiuma di cappuccini e caffè, poi ti guarda e sorride compiaciuta. Gesti piacevoli e divertenti per iniziare un nuovo giorno, poi mi giro e mi c’incammino dentro. “Ciao e grazie”. Basta davvero poco a far iniziare bene una giornata. |
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Ott18 Miss Prestolibri - Il seguito |
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È già arrivato. Puntuale come un “orologio svizzero”. Si tratta del libro che ho richiesto in prestito, solo qualche giorno fa, a Franca, ovvero a Miss Prestolibri. Mi ha fatto anche piacere scoprire che, il giorno successivo al mio scritto, è stata ospite di Maurizio Costanzo nel suo nuovo programma “Stella” in onda su SKY, l’argomento era naturalmente il suo blog e la sua insolita iniziativa di Librinprestito.it. Sono convinto, e glielo auguro di cuore, che se persevererà, come credo, in questa sua bellissima idea, altri media si occuperanno di lei e magari un giorno… “I libri che perdevano le parole” di Tullio Dobner è ora qui sul mio tavolo e mi sta suggerendo quanto sto per scrivere. Prima ho aperto la busta gialla e l’ho sfogliato attentamente, ero curioso di sapere cosa conteneva, le aspettative non sono state disilluse. C’era qualcosa che raccontava degli altri. Tra le pagine ho trovato diversi pensieri personali, postille al racconto, due segnalibri, una bustina profumata al “Tè Bianco”, alcuni foglietti incollati alle copertine, un timbro a chiare lettere “IN PRESTITO”, un “post it” giallo per rammentarmi la data di restituzione ed infine le istruzioni all’uso fissate da una stellina d’oro: “Ti auguro di trascorre in sua compagnia momenti intensi e meravigliosi. Ricorda che un libro è fatto di carta e che la carta è fatta per scriverci sopra. Non dimenticare infine che un libro lontano da casa per più di un mese inizia a soffrire”.
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Ott16 Tra un libro e l'altro |
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Sylvia mi ha rubato un sogno. No, non è vero. Sylvia ha realizzato un mio desiderio. Non è vero nemmeno questo. Sylvia ha concretizzato quello che avrei sognato di fare. Ecco, questo è corretto. Sylvia ha aperto una libreria. Credo di non sbagliare a pensare che non sarebbe stata solo una mia aspirazione. Essere avvolto, circondato, chiuso tra quei libri per intere giornate. Dev’essere davvero affascinante. L’ho sempre immaginato come un locale dalla luce soffusa, dagli scaffali in legno che rivestono intere pareti e ricurvi dal peso, pregno dell’odore di carta e d’inchiostro, con il libraio che ti consiglia un autore mentre ti esamina attraverso gli occhiali sulla punta del naso, come un posto dove è obbligatorio salutare all’ingresso e all’uscita. Una sorta di luogo sacro. E poi vivere per un terzo della giornata tra parole, storie e ragionamenti di altri, che aspettano solo di farsi tuoi, non sarebbe incantevole? Penso anche ai tempi morti, a quelli che possono esserci in un negozio di un piccolo paese com’è questo, a quei momenti solitamente tediosi, pesanti da far trascorre, là dentro sarebbe tutto risolto, la compagnia è assicurata. Persino in inverno, quando le persone per strada le riesci a contare e ti passano davanti imbacuccate e con passo deciso, talmente veloci che non si degnano nemmeno di uno sguardo alla vetrina. Tutto si mostrerebbe meno grave, persino la vita apparirebbe più semplice. Sì, forse anche più serena. >> BORGOLIBRI |
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Ott11 Miss Prestolibri |
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Non credo di esagerare nel dire che questa è l’idea più fantastica che ho scoperto da quando navigo in internet, è dal 1997, quindi dieci anni. Si tratta di un blog e l’ho trovato oggi, casualmente, l’autrice aveva pubblicato una sua foto sul sito www.thereadersproject.com di cui via parlai qualche mese fa e dove anch’io invio qualche mio scatto. Il sito si chiama LIBRINPRESTITO.IT e l’ideatrice è Franca Berbenni. C’è voluto poco a capire qual’era la sua particolarità: presta libri, a tutti, gratuitamente e a sue spese. Le regole, solo due: la prima è di impegnarsi a restituire il libro entro un mese e mezzo; la seconda, ed è questa la vera finalità, di fare in modo che il libro, tornando nelle sue mani, sappia raccontargli del tempo passato in quelle degli altri attraverso osservazioni, avvenimenti, fotografie, postille, oggetti. Già li posso immaginare quegli ottocento libri della sua biblioteca, ormai veri e propri ricettacoli, ognuno a trasmettere qualcosa, ognuno a raccontare del lettore precedente. Sono pagine che vengono aperte, sfogliate, scritte, disegnate, marchiate, ma non solo, vengono lasciati dentro messaggi, storielle, segnalibri, foglie ingiallite, biglietti aerei, fiori di campo, ritagli di giornale. Un po' di noi. Ma non sarà geniale? >> LIBRINPRESTITO… |
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Ott09 Una faccenda all'italiana |
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| Mi ricordo come se fosse ieri, invece sono passati 10 anni. Quella volta ero in casa ed erano quasi le nove. Mi stavo vestendo per uscire. La televisione era accesa, ma parlava ai muri. Nell’altra stanza arrivava un tono di voce dialettale intramezzata da lunghi silenzi, la cadenza veneta e quelle pause prolungate erano indicazioni che non appartenevano alla solita “televisione”. L’ho raggiunta, volevo capire cos’era quella roba lì. Sono rimasto in piedi per alcuni minuti, con la camicia sbottonata, la cerniera dei jeans aperta e senza scarpe, poi mi sono seduto, come calamitato da quella persona che comunicava una tragedia. Nessuno sapeva cos’era e che c’era quel programma: un documentario di Quark, un film drammatico o un dramma teatrale? Solo dopo avrei saputo che era Marco Paolini e solo dopo mi resi conto della vera catastrofe che era accaduta il 9 ottobre 1963, fino ad allora la conoscevo come il crollo del diga del Vajont, nulla di più, in fondo non ero nemmeno nato. Ricordo bene quella sera, ascoltavo parole chiare, dirette, senza fronzoli. Accuse, scuse, suggestioni, tutto in diretta. Da quel teatro naturale che era la diga, tutta illuminata di blu, senza tante scenografie, solo con una lavagna nera che riportava date, numeri e schizzi, tutto scritto a chiare lettere con il gesso, come per non farti perdere nulla, per far comprendere a tutti quali erano le vere responsabilità legate a quei 2000 morti. Per oltre due ore e mezzo, fino alle 22.39, ora di quel disastro, sono rimasto seduto su quel divano, ancora con le braghe in mano e gli occhi fissi al teleschermo. Sbalordito e commosso, sia dalla potenza rituale di quell’attore, sia da quella “verità”, tutta italiana, offuscata sino a quel momento. Ancora oggi, ogni qualvolta rivedo il DVD, come stasera, mi viene la pelle d’oca. |
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