(…ma qui scorre lento)

Ago27

I mitici 7

A contarli mi verrebbe subito da pensare al mitico film “I magnifici 7”, io invece li chiamerei “I mitici 7”. Ci vuole davvero poco ad immaginare la scena che ho visto oggi e riportarla agli anni ottanta, il risultato sarebbe davvero lo stesso... o quasi. A tornare indietro nel tempo però si fa presto, basta chiudere gli occhi. Quante volte l’ho vista, anzi li ho visti a chiacchierare così, al Groppo, disposti a semicerchio, ognuno a dire la sua, ad analizzare i punti di vista, senza premura, tra amici, tra coetanei, tra bedoniesi. Però, a dire il vero, nella fotografia che ho scattato oggi qualcosa mancava: Filippo in attesa del salto dalla roccia e Giorgetto che richiama l’attenzione degli “spiaggianti” prima del tuffo; il Caio con le sue scarpe da ginnastica appese al portapacchi del furgone Bedford; “Bagaro” che prende il sole in mutande con il Garelli parcheggiato sotto la pianta e Giorgio Mocellin a torso nudo “guardingo” sul sasso vicino al capanno del bar…

>> Altre foto

Ago24

Oltre il cielo

Esco sul terrazzo per distendermi, qualcosa troverò. C’è un grande alone in cielo dove s’intravede un rimasuglio di Luna. Anche se è offuscata è sufficiente a rendere nitido l’orizzonte. Spostandosi gli passano davanti nuvole grasse e veloci, grigie e dai contorni bianchi. Mi piacerebbe andare oltre, più in là delle nuvole, oltre la Luna, fino alle stelle, anche più in là di queste parole, però mi conviene aspettare ancora un po’. Google ha lanciato proprio oggi un nuovo programma chiamato "Google Sky". Si tratta di un telescopio virtuale che usa lo stesso principio del servizio di mappatura satellitare, già in uso con Google Earth, e sarà indirizzato a chi vuole scrutare il cielo dalla stanza di casa. Funzionerà come un gigantesco telescopio e ci permetterà di navigare nello spazio e avvicinarci ad oltre 100 milioni di stelle e 200 milioni di galassie. Non è il massimo?
Ago21

Al Groppo

Il Groppo è un’ansa del fiume Taro dove è possibile fare il bagno stando insieme o ancor meglio dove poter “staccare la spina” per qualche ora.
Lino, l’ormai consolidato “sindaco” del Groppo, si è subito accorto della mia presenza, nonostante non frequentassi quel luogo da alcuni anni. Come un bravo padrone di casa mi ha dato il benvenuto. Dopo avermi squadrato, per essere sicuro di non aver sbagliato persona, mi ha raggiunto per compiacersi della mia ricomparsa “ah Luigi sei tu, sei tornato, è dall’estate del 2000 che non venivi…”, per confermarmi che in quegli anni nulla era cambiato (nemmeno la sua premurosa attenzione), e per ribadirmi che i ragazzi di Tornolo avevano migliorato la spiaggia, il bar, il parcheggio. Aveva ragione. Dopodiché mi ha raccontato che ha frequentato il Groppo per tutto l’inverno, complici le miti temperature, e di averlo riscoperto e apprezzato anche nei mesi invernali “vedi su quel sasso là e con lo stereo appoggiato su quell’altro…”.
Un uomo certamente originale, ma è stato bello scoprire che qualcuno, per giunta l’unico che mi chiama con il nome di battesimo, ti osserva nonostante i nostri incontri si conteggiano per mezzo di lustri.
Ago13

Gli Elfi del Monte Penna

Vi siete mai chiesti perché gli Elfi abbiano scelto di andare a vivere nei boschi?
Il bosco è un luogo magico, affascinante ed incantevole. È un luogo incantato, prediletto dalle favole, unico per viverle. Lì tutto è possibile, eppure ci andiamo così poco, magari una volta l’anno per qualche pic-nic, dimenticandoci che il bosco va anche oltre alla radura, là dove si fa fitto e tutto prende forma, anche l’immaginario. Lì tutto può apparire e con la stessa rapidità scomparire.
Tutto questo l'ho colto “sopra il sentiero di aghi di pino” che raggiunge la "Nave", che poi sale al Pennino, tra robusti faggi e incantevoli visioni, tra queste ne ho osservata anche un’altra, quasi al limite dell’incredibile, adottata da uno degli Elfi per preservare le gomme della sua auto.
Ahh dimenticavo, l’Elfo era genovese.
Ago12

san Lorenzo: 2 giorni dopo

Altro pensiero notturno. Altra considerazione che cade come una stella: veloce, silenziosa, indefinibile. Cerco di scorgerne altre, questa dovrebbe essere la serata adatta. Ho voglia di pensare alla notizia che ho ascoltato in TV: nello spazio c’è stato un grande “botto”, forse il più grande di tutti i tempi, lo scontro tra quattro galassie. Miliardi di stelle schizzate via come granelli di sabbia. Non è stato il titolo d’apertura del TG, bensì l’ultimo, l’avvenimento è accaduto cinque miliardi di anni fa. Una notizia forse troppo vecchia per esaltarne l’evento? Per me è stata invece affascinante, ma come faccio a razionalizzare quel momento, da dove inizio, quali grandezze devo prendere in esame? No, non ce la faccio. Non mi rimane che guardare quel lampione, seguire con lo sguardo le falene che ci girano attorno, lente e silenziose, come i miei tanti forse e i miei tanti chissà.

>> Un anno fa…
Ago08

Risvegli

Francamente non so dove sto andando, ma neanche me ne frega.
Da qualche mattina quando mi sveglio cerco di assaporare la giornata. Rimango lì, ad occhi chiusi ancora per un po’. Adesso mi sembra di sentire qualcuno aggiungere: perché non è già sufficiente il tempo che dormi? Battute a parte, in quei pochi minuti ascolto i rumori famigliari della strada, a quello che ho vissuto in quella casa, penso a quello che mi potrà accadere nelle ore successive. Credo sia la bella stagione che mi suggerisce di affrontare la giornata sotto un altro aspetto, nonostante non sappia ancora cosa mi potrà riservare il tragitto quotidiano.
Ciò nonostante sono consapevole di essere fortunato, basta guardarsi attorno per averne immediatamente la conferma, e di vivere una vita come più mi piace. So anche che non la cambierei con nessun’altra, nemmeno se mi dicessero che potrei avere la meglio sui sogni, sono sicuro che in quel modo mi annoierei, non avrei nemmeno la speranza di vederne alcuni realizzati, e non potrei neanche rivivere quel bel momento dedicato al risveglio, proprio così come lo assaporo ora.
Ago06

Al Ristorante

Un sempliciotto di Bologna ha vinto un viaggio in Francia, ma non conosce una parola di francese. Chiede un consiglio ad un amico colto su come può muoversi in Francia. L'amico dice che il francese è molto semplice come lingua perché assomiglia molto al bolognese, basta aggiungere la parola AVEC alle frasi (che significa con). Gli spiega: "Per esempio vai al bar e chiedi: "A vrev un cafè avec la panna", vedrai che tutti ti capiranno e non avrai problemi.
Arrivato in Francia, il bolognese entra in un ristorante e prova ad ordinare: "Bonsoire monsieur, ch'esche vu vulè?" gli chiede il cameriere, "A vreva dal tajadeli avec dal ragu" risponde il bolognese. Il cameriere appunta e poco dopo gli arriva un bel piatto di tagliatelle fumanti con il ragù. "Ades na bela bisteca avec dal pateghein fretti" e poco dopo gli viene portata una bistecca con patate fritte. "Ades un cafè avec dal zocher" e cosi via. Tutto gli viene consegnato senza nessun malinteso. Il bolognese, tutto soddisfatto di se stesso, chiede il conto e si lascia scappare una frase del tipo: "Haio magnà propri ben!" e il cameriere gli risponde: "A ringrazia che so'd Casalech, altrimenti AVEC le caz cat magnevi”.
Ago03

Parole di notte

In queste ultime notti ho guardato alcuni vecchi film di Michelangelo Antonioni, praticamente per la prima volta. Non è facile vederli, specialmente in TV, allora ho approfittato della rassegna “post mortem”. Ieri sera è stata la volta del film “La notte”. Dei tre visti è quello che ho preferito, complici la magia che sa trasmettere il bianco e nero e la bella colonna sonora del Maestro Giorgio Gaslini. Malgrado l’orario non fosse privo di difficoltà, è finito alle due passate, ce l’ho fatta, questo l’ho visto finire. Ne è valsa la pena. Per l’occasione ho lasciato le finestre aperte, le tende si gonfiavano di vento, l'intenzione era sentire la notte. Sfiorarla. La volevo complice del momento, forse per l'omonimia. Però con lei sono entrate anche parole che facevano rumore, quasi indigeste per l’ora tarda, si amalgamavano alla voce di Mastroianni, della Vitti, quasi a voler confondermi “la notte”.
Ago01

WANTED

Scartabellando tra le varie scartoffie che metto da parte, sempre troppe, oggi ne ho ritrovata una divertente, non la ricordavo nemmeno più. Mi ha fatto piacere rileggerla e nel contempo ho ripercorso momenti vissuti nel 1989. Era stata scritta con una “Olivetti - Lettera 32”, sul retro di un listino prezzi, da una delle tre nostre amiche: le sorelle Perego da Casarza Ligure. Ricordo che gran parte di quell’inverno lo passammo a casa mia, in solaio, anche se farebbe più figo chiamarlo mansarda, ad ascoltare musica, guardare film e sparare cazzate con Silvano, Marco, Domenico e Zeffiro.
Una di quelle tante stupidaggini, per combinazione, è stata anche messa “nero su bianco” da Germana, molto probabilmente in un momento di estraneità dal gruppo, i film solitamente in visione non erano dei più dinamici, anche se non a livello della “Corazzata Potionkin”, ma è in quel momento di estraneità che ha tracciato un profilo su ognuno dei presenti. Sono passati quasi vent’anni. Da allora, delle tre sorelle, ne abbiamo perso le tracce…

CRISTINA PEREGO / ANNI 23

Quasi laureata (meno due). Alta (abbastanza), riccia artificiale, occhi neri, un po’ sovrappeso. Per Informazioni telefonare, ore serali e nel fine settimana al presente numero di casa +++++. Gli altri giorni è a fare il suo dovere di buona studentessa a Milano. Astenersi male intenzionati e ragazzi sotto il metro e ottanta.

MARIA PEREGO / ANNI 25

Quasi laureata (meno dieci?). Alta come sopra, bionda (sopra ci siamo dimenticati il colore dei capelli, che sono castano rossiccio), occhini verdi (dicono che sappia sbattere benissimo le ciglia), oggettivamente non sovrappeso. Per informazioni telefonare ore serali (il pomeriggio studia in una mansarda ed è meglio non disturbare, deve fare due rampe di scale tutte le volte, poverina, e rischia di cadere) allo stesso numero indicato sopra in quanto è la sorella della fessa di prima.
Astenersi bene intenzionati e ragazzi con Q.I. al di sopra dello 02, non li reggerebbe. Più esauriti sono meglio è.

GERMANA PEREGO / ANNI **

Quasi laureata. È sufficiente, le informazioni sono momentaneamente di proprietà privata. In caso di emergenza rivolgersi a Stefano, per gli amici Garaffa.

MARCO BERNABO'/ ANNI 25

Universitario fallito, agente di commercio. Alto è alto, capelli neri e ricci (naturali), occhi grigi. Astenersi ragazze che promettono di venire a a trovarlo da Milano e poi gli fanno il bidone (sembra un duro ma ha il cuore tenere e fragile). Tutte le altre vanno bene: è di bocca buona. L’estate scorsa perse la testa per la ricciolona (vedi sopra), poi a conoscenza avvenuta gli mancò il coraggio e la lasciò preda di un commerciante di tessuti, per giunta ebreo, ma vero uomo.

GG / ANNI 24

Racconta palle, anche se non tanto bene. Fidanzato con Giovanna di Borgotaro, ci aspettiamo almeno un bel cesto di frutta e verdura ogni Natale e Pasqua. Basta sono stufa. Auguri!
Lug30

Gare de Buddha Bar

Questa volta non è stata una sconosciuta a farmi ballare, ma il poliedrico artista francese, creatore dei locali parigini come il Buddha Bar e il Nirvana Lounge, “monsieur” Claude Challe.
In una bella serata, avvolto per un paio d’ore nella musica che più mi piace, sulla spiaggia ricostruita, sì anche quella, del Fidenza Village. A piedi nudi, sulla sabbia, in mezzo a tante candele accese. Il ritmo della musica “Chill Out” e “Lounge” ti entrava dalle orecchie e ti restava dentro, rimanendoci, sentendola battere. Nonostante tutto è un sottofondo rilassante, ricco di atmosfere policrome, dove la mente può viaggiare in un solitario volo o a farti comunicare con gli amici in tutta tranquillità. Una sonorità morbida, suadente, mai aggressiva, fatta da un ritmo cadenzato, ma mai agitato. Il DJ Claude Challe è stato il primo a riuscire nell’intento di far conoscere musiche singolari, esotiche, raffinate e di grande atmosfera, ma poco note al grande pubblico. Anche giovedì notte è riuscito a infondere tutta quella carica ritmica che racchiude nelle sue famose compilations del Buddha Bar e che poi ti rilascia nuovamente mentre stai guidando, leggendo, scrivendo.

Per chi ama le raffinate atmosfere orientali può bussare alla porta del Buddha Bar, farsi un giretto tra le sue stanze e ascoltarsi un po’ di buona Lounge Music, lì la musica non finisce mai. Ahh dimenticavo, accendete le casse… >> Buddha Bar
Lug26

Milonga Station

Ci sono tante cose che vorrei fare nella vita, tra le tante sono sicuro che quella che non riuscirò mai a fare è ballare, il Tango. Questo mio convincimento non deriva dal problema di apprendere la tecnica o di saper memorizzare i passi, ma dalla certezza di possedere la negazione per il ballo.
Il pensiero mi è sorto qualche sera fa, mentre ascoltavo un bellissimo concerto dedicato alla musica e alla cultura argentina, svoltosi a Bedonia, nella piazzetta a fianco la chiesa. Seduto là, in mezzo a tanti altri, seguivo le note e l’atmosfera affascinante creata dai “Briareo”; grazie a loro ho ripercorso il desiderio che avrei voluto si realizzasse: saper ballare il Tango.
Per un attimo sono riuscito a farlo.
Chiudendo gli occhi.
È lì che mi sono girato per invitare la sconosciuta seduta al mio fianco, proprio là, al centro della piazzetta. È stata lei a far strada tra la gente, senza fare domande. Solo quando ci siamo trovati uno di fronte all’altra ci siamo guardati negli occhi. Un impercettibile cenno di assenso, di intesa, e il ballo ha avuto inizio.
La portavo con un’indefinibile padronanza, la tenevo per la vita, per le spalle, sfiorandole il viso. Incrociavo i suoi occhi ogni qualvolta incontravo le sue gambe, intrecciavo le caviglie, per sollevarla, per renderla l’eroina del momento. Le fronti si toccavano, le guance vicinissime, il suo respiro nell’orecchio. Anch’io respiravo con calma, mi facevo forza, sapevo di potercela fare, sentivo di avere gli sguardi addosso, capivo che era giunto il momento di far vedere cosa sapevo fare. Lei mi rendeva più lento, sentivo la sua mano sudata, i suoi capelli sfiorarmi il viso, la sua volontà di assecondarmi.
Poi la musica è finita. Sorridendomi mi ha salutato. Credo volesse dirmi: bene, molto bene. Tenendola ancora per un dito le ho ricambiato il sorriso. Ero compiaciuto, appagato, soddisfatto.
Il Tango non è un ballo qualunque, è un ritmo, una musica fatta per la notte. A Milonga Station lo si può ballare mentalmente, anche se non si è capaci, persino ad occhi chiusi.

> Briareo: abbracci di musica e poesia.
Lug24

La finestra sulla Notte - 2 -

È ormai da molto tempo che non piove. Questa percezione l’ho avuta anche domenica sera, guardando in su, attraverso la “finestra sulla notte”. Sul vetro non c’erano gocce a rigarlo, a corrersi dietro, non potevo seguirle mentre si accostavano per fondersi, separarsi per sempre o mentre si canticchiavano "ricominciamo".
Si vedevano invece molte stelle. Anche loro si impossessano dello sguardo come tutto quello che ci attrae, però in quel momento le vedevo lontane, troppo lontane per contare su di loro. Non potevo uscire in giardino e lasciare che mi piovessero addosso, bagnandomi il viso, i capelli, la camicia, rinfrescandomi. Però, un attimo prima di chiuderla, ne ho vista una graffiare il cielo, accendersi come un fiammifero e spegnersi dentro una nuvola.

>> La finestra sulla notte - 1 -
 

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