(…ma qui scorre lento)

Mag28

Per non restare a guardare

Con queste ultime elezioni emerge un dato certo, non la vittoria della destra o della sinistra, bensì il calo netto dei votanti. Questa disaffezione alla politica va ricercata nei politici e nel loro modo di gestirsi, ed è proprio in questi giorni che se ne comprendono gli effetti.
Lo scenario che emerge dal libro "La casta", scritto dai giornalisti Rizzo e Stella, è demoralizzante e al tempo stesso sorprendente. Si tratta di un dettagliato resoconto interamente dedicato agli sprechi generati dalla politica italiana e ai privilegi di chi ci gravita attorno. Se avete intenzione di leggerlo prendetevi prima qualche goccia di Lexotan, vi servirà per tenere a bada i nervi.
Credo che questa indagine sulla spesa politica, stavolta messa “nero su bianco”, non sia passata inosservata ai cittadini, le TV e i giornali, se pur sottovoce, hanno iniziato a parlarne. Ognuno di noi ha sempre sospettato che nel mondo politico si nascondessero spese ingiustificate, favoritismi e privilegi scandalosi, ma quello che ne esce va oltre a un’ammissibile decenza, è un quadro terribile di un Paese che non conosce il senso della misura e del buon senso. Potrà sembrare un discorso demagogico, ma credo che il non parlarne sia peggiore.
E' inutile stare a discutere su come rendere la “nave” su cui viaggiamo più economica ed efficiente, risparmiando sul carburante o togliendo l'aria condizionata, quando poi si scopre che il comandante pretende una divisa con i bottoni d'oro.
Nel frattempo nessuno si appella al cambiamento, né Berlusconi e né Prodi, tanto meno Diliberto e neppure il solito disubbidiente Caruso. Guarda caso questa situazione sta bene a tutti.
Sono convinto che questa battaglia contro gli sprechi, i privilegi e le costose inefficienze del clientelismo della politica, non possa essere condotta solo da una manciata di giornalisti coraggiosi. Forse l'opinione pubblica, la società civile, potrebbe contribuire a creare il clima giusto per il cambiamento. Alcune regole di comportamento possono realisticamente essere cambiate solo da dentro, dall'interno della politica stessa. Impresa, in questo caso, probabilmente impossibile.
È per questo motivo che non posso restarmene in silenzio e a guardare cosa accade con la mano sulla fronte, faccio quello che posso e con i mezzi di cui dispongo.
Scusate questa parentesi politica, qui “dentro” c’entra come i cavoli a merenda, ma dovevo pur sfogarmi.

P.s.
Ora vi cito solo alcuni esempi, veramente pochi rispetto al gran numero di casi sollevati, e ditemi voi se è plausibile e giusto sostenerli se raffrontati con le normali regole di vita: pensione dopo 35 mesi in Parlamento; avere un ufficio dedicato agli oggetto rubati all’interno del Senato per poi essere automaticamente rimborsati; stipendiare il medico della Camera con 252.000 Euro/anno (ne sono appena stati licenziati due con una liquidazione pari a 5 anni di stipendio, quindi con 1.250.000 Euro a testa); su 654 portaborse 605 sono pagati in nero; pagare una bolletta dell’acqua 400.000 Euro/anno per il consumo del solo Senato (pari a 925 litri/giorno per ogni Senatore); mangiare al ristorante di Camera e Senato con 6 Euro a pasto ed avere 3 cuochi e 7 camerieri ogni 10 eletti; palazzi parlamentari presi in affitto a 5.500 Euro a metro quadrato (a mq. non al mese); rimborsi elettorali 180 volte più alti delle spese sostenute; trovare aerei di stato che volano 37 ore al giorno; “consolare” i candidati trombati con 5 buste paga; in Sicilia assumere 8.000 persone in un solo giorno tra cui 11 portantini per ogni autolettiga; Province che continuano ad aumentare nonostante da decenni siano considerate inutili con un aumento spropositato di amministratori; godere gratuitamente (ma questo sarebbe il male minore) di telefono cellulare, tribuna d'onore negli stadi, tessera del cinema e teatro, tessera autobus-metropolitana, francobolli, viaggi aereo nazionali, viaggi in treno e autostrade, corso lingua straniera, piscine e palestre, cliniche specialistiche, rimborso spese mediche, assicurazioni infortuni e caso morte, ecc, ecc, ecc, ecc….
Mag25

Anna e Marco

Essere il confidente di due amici, anzi diciamo pure di due “innamorati”, risulta essere un’ardua impresa, lo immaginerete anche voi, ma se le parti in causa hanno entrambe nove anni, come la mettiamo?
Tutto è iniziato qualche sera fa, trovandomi a cena tra amici. È lì che ho incontrato la cauta confidenza di Marco, innamorato da un paio d'anni di Anna, senza che ci fosse però la certezza di essere corrisposto. Rammentate la famosa frase “è la mia morosa ma lei non lo sa”? Ecco, eravamo a questo punto! Comunque, dopo avermi illustrato minuziosamente la situazione, Marco mi ha chiesto di indagare se questo suo “amore” fosse ricambiato e in quale misura. Fatte le dovute considerazioni mi sono prudentemente avvicinato all’amata e ho iniziato a lanciare qualche “sassolino”, prontamente riscosso per mezzo di risposte concrete e per niente timorose.
Era corrisposto. Bene, mi sarà tutto più facile, ho pensato.
Per quasi un’ora ho scagliato frecce di “Cupido” ai lati opposti del soggiorno, con precisazioni, indicazioni, giuramenti, dichiarazioni, ammissioni, messaggi, concessioni, affermazioni e poi ripicche femminili, dispetti maschili e chi più ne ha ne metta…
Quando ormai si stava facendo tardi Marco ha perso un po’ la pazienza dicendomi che era fin dalla “seconda” che gli aveva fatto capire che l’amava, ma fino ad ora non era successo ancora niente. E così Anna, vistasi alle strette, non ha tardato a fornirmi il suo punto di vista, sicuro e conciso: “Adesso è troppo presto, se qualcosa dovrà accadere, succederà in quarta!”.
La faccenda era davvero seria e risoluta. Marco, dopo questo ultimo responso, si era però messo il cuore in pace, fondamentalmente era solamente una questione di tempo.
E così, dopo che entrambi mi hanno fatto giurare e spergiurare di mantenere il segreto su quanto appreso (logicamente i due nomi utilizzati sono di fantasia), mi hanno salutato con un bacio, soddisfatti e con un gran sorriso.
Però il giorno dopo ricevo la telefonata del papà di Marco, che, incuriosito da quella strana chiacchierata a tre, mi chiede quale fosse stato l’argomento visto che al mattino, durante la colazione, Marco gli avrebbe domandato: “papi, ma quanto manca alla quarta”, e lui, stupito dalla strana domanda, gliene chiede il motivo: “perché mi piace la storia e in quarta si studiano gli egizi…”.
Mag22

La Sconosciuta

È appena finito.
Ho spento il DVD e acceso il PC.
“La sconosciuta”, ultima opera di Giuseppe Tornatore, mi ha soddisfatto per quel che può soddisfare un film, un bel film giallo. Emozionante, mai privo di originalità, sempre avvincente, per due ore consecutive. Chiari rimandi a Hitchcock, Leone, Tarantino, poi la musica di Morricone ha fatto il resto. Da vedere!
Non aggiungo altro, andare oltre sarebbe un peccato per chi non l’avesse ancora visto.
E pensare che questa pellicola ha ottenuto le stesse candidature con “Il Caimano” nel prestigioso concorso “Nastro d’argento 2007”… bhooo!


P.s.
Ho evitato intenzionalmente di scrivere il nome del “regista girotondino” perchè il risultato sarebbe praticamente identico all’effetto che ha sulla Marcuzzi il "Bifidus Actif Essensis"… e a quest’ora della notte non è certo quello che desidero.
Mag18

Ci riuscirò ancora?

La fiumana di visite generata da Valtaro.it sta scemando. L’idea di Mauro di invitare a visitare questo sito è stata accolta pienamente. Grazie a tutti, davvero.
E così, dopo una settimana di flussi intensi, fatta da centinaia di visite incuriosite, di complimenti autentici e di mail simpaticissime, siamo tornati i soliti “quattro gatti” di sempre, alla consuetudine quotidiana. Ciò nonostante continuerò a scorgere le cose dalla mia angolazione, raccontandovi, come prima, quello che i miei occhi riescono a vedere, le mie orecchie a sentire, il mio cuore a reagire. Praticamente andrò avanti a parlarvi di tutte quelle realtà che fanno stare bene, che mi fanno riflettere, che poi non sono altro che istanti fatti di sguardi, sorrisi, lamenti, visioni, respiri, profumi, passioni, sogni, in altre parole la normalità assoluta, ma che alla fine è la più divertente.
E adesso una sfida: riuscirò mai un giorno a far raggiungere nuovamente a questo blog le 1.000 visite giornaliere senza mai mettere in mostra un bel paio di tette?
Mag15

Ricordi in Bianco e Nero

Ho rivisto una persona che da lungo tempo non vedevo. Ricordo che era il 1984. Poco dopo si sposò e sparì nel vento.
Nel vederla è stato inevitabile riportare il pensiero a quel tempo, ad un momento, rimasto impresso nelle mente di uno sbarbatello.
Era pomeriggio, stavo andando a Parma, quando il treno si fermò sul “ponte di ferro” per cedere una precedenza. Sotto di noi c’era una “UNO” con dentro due ragazzi aggrovigliati, ma riconoscibili, che amoreggiavano. Dentro a quella macchina, su quei ribaltabili scuri, spiccava solamente una mutandina bianca perché il resto non c’era più.
Alla sera, tornato a casa, raccontai subito agli amici quanto avevo visto. La conoscevamo tutti, si diceva fosse una “santarella”.
Sono passati ventitre anni. L’ho rivista domenica, davanti alla chiesa parrocchiale. Il marito al suo fianco. Era seduta su uno dei due leoni di marmo posti davanti al sagrato, su quello dal viso guardingo. Nel contempo un colpo di vento gli ha fatto svolazzare ampiamente la gonna di organza, poi, con gesto elegante, l’ha riportata al sicuro tra le gambe. Nel guardarla mi sono accorto che non era cambiata, nemmeno nei gesti, è rimasta bionda e magra, proprio come a quel tempo, all'infuori di un unico cambiamento, il colore: questa volta erano nere. E poi si dice il caso…
Mag11

Ma quanti siete?

Confermiamolo pure, questa è stata una giornata “affollatissima”. Questo “luogo” non era abituato a certi numeri, fino ad ora si era sempre mosso in “punta di piedi”, ma oggi, grazie a Valtaro.it, ci siamo ritrovati qui in centinaia, in sostanza un migliaio di nuovi ospiti in sole 24 ore. Sono realmente compiaciuto… e quando mai accadrà più? Mi sembra d’obbligo ringraziare Mauro per aver considerato di recensire il blog e soprattutto per averne colto decisamente lo spirito per cui è stato ideato. Ringrazio anche le molte persone, per lo più bedoniesi, che mi hanno scritto riscoprendosi principalmente nel racconto “Esvaso70”.
Ora non mi rimane che continuare a raccontarvi la mia quotidianità, che è anche la vostra, attraverso “parole” e “attimi” che noi tutti abbiamo sott’occhio, ogni giorno, da sempre. Se lo vorrete la ritroverete, proprio qui.
Mag07

L'arte del Tempo

Negli ultimi tempi, le foto che riservo alla “ruggine”, l’arte espressiva del tempo, continuano ad aumentare e siete sempre più a chiedermi la ragione di questo mio singolare interesse. Confesso che fino ad ora non mi ero mai posto la domanda, tuttavia la motivazione potrebbe racchiudersi nel suo caratteristico colore che affascina o di una mia particolare attenzione riservata alle cose dimenticate.
O che sia inconsciamente uno sguardo un po’ più ravvicinato al pianeta Marte?
Fantasia a parte credo che questo “ossido scarlatto” mi richiami a sé perché rappresenta la consapevolezza dello scorrere del tempo, una sorta di cicatrice del passato. Solitamente un oggetto arrugginito non attira su di sé lo sguardo di nessuno, eppure se gli si presta attenzione ha così tanto da raccontare. E poi la ruggine e il sangue non hanno lo stesso colore, lo stesso odore e lo stesso sapore? Il decadimento può essere anche sinonimo di rinascita! Per te invece è solo una sostanza colorata, rappresenta il degrado o semplicemente un attacco alla normalità? Sono davvero curioso…
Apr30

In Provenza

Mi è bastata una manciata di giorni per capire perchè questa terra sia riuscita a rapire per lungo tempo pittori come Matisse, Cezanne, Monet, Renoir, Van Gogh, Chagall, Mirò, Modigliani. Prima di visitarla l’avevo rappresentata nella mente per mezzo delle loro tele ed è esattamente così che l’ho scoperta: affascinante, colorata e profumata. Sì, è proprio il luogo ideale per appagare i cinque sensi: l’infinità di fiori colorati accarezzano la vista; i vini profumati e i piatti aromatici gratificano lo spirito; il vento tiepido ti fa toccare il mare anche dove non c’è e ti fa ascoltare un concerto smisurato di rane che accompagnano la notte.
In mezzo a quella gente gioviale, tra quelle case con i tetti che ridono, con quella virgola luminosa nel cielo, ho ritrovato un mondo antico, quasi scomparso, caratterizzato da piacevoli visioni: i davanzali mostrano con orgoglio le vivaci fioriture, mentre le persiane sorreggono mazzi di lavanda, rosmarino o aglio; le numerose gallerie d’arte richiamano curiosi e appassionati con quadri dai colori tipicamente provenzali: viola, giallo, verde; i variopinti banchetti dei fruttivendoli riportano ancora i prezzi scritti con il gesso sulla lavagna e le “creperie” diffondono nell’aria golosi profumi di zucchero. È lì che i colori si mescolano e ricordano ovunque la tavolozza degli artisti.

> Il viaggio del 2007...

>
Il viaggio del 2008...
Apr16

Google Smile

Sono stato un paio di giorni a casa, febbricitante. Il tempo in questi casi è ostico. Una noia mortale, ma obbligata. Nonostante qualche linea di febbre ho deciso di andarmene un po’ a passeggio, anzi di volare qua e là sul globo terrestre. È bello guardare il mondo dall’alto. Sono andato in Egitto, sopra le piramidi; poi a New York, dentro a Ground Zero; a Istanbul, su lo stretto sul Bosforo; nell’isola di Barbados, sulla spiaggia bianca di St. James; persino a Napoli, a sbirciare tra le vetrate della Galleria Umberto I.
Poi, come Lassie, sono tornato a casa, a Bedonia. Ho notato che quando è stata fotografata era estate: il Groppo mostrava i primi bagnanti, ed era di sabato, giorno di mercato. “Stringendo” ho cercato la chiesa parrocchiale, l’ombra del campanile, quindi casa mia. Soffermandomi lì sopra, con questa visione inusuale, ho rivisto la mia infanzia. È stato come accendere un proiettore “superotto”... in quel fascio di luce scorrevano immagini ancora nitide, mancava solo il suo classico ronzio. Laggiù, in quel piccolo giardino fiorito, c’ero io che giocherellavo con Miao, la mia nipotina Barbara che si divertiva con i “pentolini” e Ida che ci faceva ridere a crepapelle; ho persino rivisto mani conosciute, una mi allungava pane e nutella, l’altra era intenta a potare le rose. Sorrisi senza tempo.
Apr11

Esvaso compie un anno

11 Aprile 2006: dentro a quale dedalo sarei precipitato l’ho sempre ignorato. Aldilà dell’apparenza pressappochista esattamente 1 anno fa iniziava l'avventura di questo blog.
I preparativi erano già avviati da qualche mese, Steve, il mio insostituibile “braccio destro”, ne sa veramente qualcosa, oltre a sopportarmi ha saputo trasferire sul web tutte le mie idee, i tentativi, i colori e le funzioni per creare Esvaso.it, vale a dire un’estensione dei miei occhi, delle mie orecchie, dei miei pensieri. Grazie Steve!
In queste 4 stagioni ho visto, ho ascoltato e ho esposto quanto la vita di tutti i giorni mi esibiva in una piccola realtà come quella in cui vivo. In questi 12 mesi ho cercato di sottrarre alla routine, per mezzo di immagini o parole, quella parte piacevole di giornata, forse banale, per poi condividerla in serata con voi. In queste 52 settimane, se pur attraverso le loro argomentazioni ricondotte nei commenti, ho conosciuto diverse persone che hanno un modo fantastico di frapporsi tra la mie e le loro personali visioni. In questi 365 giorni si è creata una piccola community di amici, con cui parlo, discuto, cazzeggio, ehh mi distraggo. Persone che mi piacciono perché sanno ragionare, incastrarsi come tasselli in episodi a loro sconosciuti, ma più di ogni altra cosa far sorridere. È in questa occasione che ringrazio per la loro perseveranza a seguirmi (forse dovrei chiamarla stabilità mentale): Butterfly Green, Ciaosonorita, Pippi70, Trilussa, Avril, JPC, Eleffe, Lulù, J&B, Soloperunavolta, Camilita, Angel, Bludinottechealbeggia e Vita. Ovviamente vi sono anche molti altri, chiamiamoli di “passaggio”, a cui esprimo la mia gratitudine per aver contribuito a fare di questo blog una sorta di diario multipensiero. Le quaranta visite di media quotidiane sono per me una piacevole testimonianza: Alain, Francy, Mary, Elena, Erika, Linuccia, Miky, Mauro, Eleonora, Manu, Alcione, Katia, Chicchi, Delia, Coccoby… non vi ho dimenticato, quando vi incontro o vi sento mi accorgo che mi guardate spesso. E lo stimolo per continuare quest’avventura mi viene proprio da voi tutti, ogni visita, ogni commento che lasciate o che lascerete in futuro è per me un segno di stima. In fondo ognuno di noi desidera comunicare, condividere, partecipare. È stato realizzato un desiderio, ben oltre le mie aspettative. Dopo aver scritto queste parole mi ritrovo ad associarle ad un concetto tratto dal libro “Non ti muovere” di Margaret Mazzantini: la mia vita è stata tutta così, piena di piccoli segni che mi sono venuti a cercare.
Apr06

Sole d'Agosto

Doveva essere mattino presto. Fuori diluviava. Il vento sibilava e la pioggia batteva.
Dopo aver aperto brevemente gli occhi gli ho richiusi. Li ho riaperti in campagna.
Loro erano già lì, come se mi aspettassero, all’ombra di un salice.
Faceva un gran caldo, era piena estate. Quel casale di pietra doveva essere molto vecchio, il portone principale mostrava dei chiodi in ferro, ribattuti e fatti a mano. L’ingresso era preceduto da vialetti in sassolini bianchi, rumorosi ai passi. Quando Andrea arrivò mise la moto sul cavalletto, si guardò intorno e non fece in tempo a suonare il campanello. Giulia lo vide, sorridendo gli andò incontro. Lei indossava un abito smanicato e leggero, lungo fino ai piedi, cremisi con fiorellini bianchi. Capelli neri, “divisi” a metà, fin sopra le spalle. Gli fece strada e lui la seguì, in silenzio, fino all’interno. Da dietro notò le ossa sporgenti delle spalle. Era passato un po’ di tempo dall’ultima volta che si erano incontrati.
Gli interni erano ristrutturati con accurate finiture: muri bianchi, finestre in ferro, senza lampadari, tende di lino gonfiate dal vento. Gil Evans in sottofondo. Dentro la “cornice” della grande finestra si vedeva il giardino e un salice verdissimo. Lei lo fece accomodare in una grande stanza, essenziale e luminosa. Là dentro c’era un letto appena rifatto, liscio e con lenzuola arancioni. Si sedette, stropicciandolo. Giulia non entrò. Dalla soglia disse solo “rinfrescati, sarai accaldato”. Lui si girò istintivamente verso il bagno, ma quando si rigirò lei non c’era più.
Siamo già alle solite… pensò piano.
Uscì dalla stanza con un accappatoio bianco e con aria distesa. Cercava di orientarsi, girò per i corridoi, stranito, non incontrò nessuno. Scese al piano di sotto. Una teiera brontolava sul gas acceso. Era la cucina. Ci passò attraverso ritrovandosi in giardino. Lì sentì i sassi scottare.
Ritrovò Giulia sottobraccio ad una signora con i capelli bianchi, ben curata e vestita elegantemente. Sulla camicetta blu spiccava un cammeo. Capì che tra loro c'era intesa. Senza lasciare quel braccio lo presentò, sorridendo disse il suo nome di battesimo: “Andrea”, dopodiché proseguirono lentamente per il vialetto di sassolini bianchi.
Andrea ritornò sui suoi passi, verso la stanza che gli era stata assegnata. La pala del ventilatore a soffitto roteava tagliando l’aria, da quanto girava sembrava staccarsi da un momento all’altro. Ora indossava una maglietta bianca e dei pantaloncini corti. I piedi rimasero nudi. In quel momento era solo e spaesato.
Giulia non tardò ad arrivare… si sedette sul letto accavallando le gambe. È da quel momento che iniziò a parlare. Gli raccontò l’ultimo periodo della sua vita. In silenzio l’ascoltò, senza fare domande. Quasi scusandosi gli disse che ora stava con Paolo e che non poteva baciarlo. Lui sempre in silenzio intese, senza fare domande.
Dopodiché si alzò di scatto, disse che doveva fare una telefonata urgente… sparì di nuovo.
Sempre alle solite, non c’è rimedio… pensò piano.
Andrea, in quel silenzio, ricevette a sua volta una telefonata sul cellulare, rispose “proprio non posso, ora sono impegnato, magari domani”. Ritornò in giardino, faceva caldo, cercò l’ombra, la trovò sotto al salice. Voleva fumare, ma non aveva nulla con sé. Con una mano si aggrappò ai rami cadenti del salice. Inquieto.
Sudata e trafelata… ritornò. Come se non avesse mai interrotto il discorso lo riprese: “sì c’è Paolo, ma sai che sono istintiva, avevo voglia di vederti e allora l’ho fatto…”. Lo guardò negli occhi e gli strinse un braccio. Lui voleva replicare, capire, ma non riuscì a parlare. Lei continuò dicendogli che quella casa era bella, avevo tutto ciò che voleva, ci stava benissimo, ma che doveva lasciarla, non la sentiva sua. Andrea continuava a non capire. Non si stupì. Giulia la conosceva bene.
Faceva molto caldo. Sole d’Agosto. Con il pollice gli asciugò una goccia di sudore sul labbro superiore. Gli rimase un po’ di rossetto sul dito. Non si pulì. Capì che quel gesto le fece piacere, l’aveva notato dagli occhi, allora lo allungò spostandogli i capelli dalla fronte, altri dietro all’orecchio. Erano uno di fronte all’altro. In piedi. Due lunghe ombre sul prato. Le mani di Andrea erano strette ai polsi di Giulia. Forse riuscì persino a sentire quel battito ansioso. Con gli occhi socchiusi e in punta di piedi le si avvicinò al viso, piano gli disse “adesso c’è Paolo…”, anche lui stava per aggiungere qualcosa… lei gli posò la mano sulla bocca. Poco dopo, su quella strada, vicino a quel salice, passarono due ombre e una motocicletta.
Doveva essere mattino presto. Fuori diluviava. Il vento sibilava e la pioggia batteva.
Apr04

Chocolat

No, non gli ho mai assaggiati. La mia permanenza fu di soli cinque giorni, però di Napoli ricordo ancora tutto, profumi, caratteri e visi, ma anche la bontà dei babà al rhum e dei bignè della pasticceria “Gambrinus”, però i cioccolatini di “Gay Odin” no, non me li hanno fatti conoscere, tanto meno assaggiare... come mai?
 

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