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Nov22 Un po' artista e un po' poeta |
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Neive. Nelle Langhe. E' qui che mi soffermo. In una casa di campagna portata via da un quadro di Monet. Non è stata la prima volta. In quella vecchia distilleria di grappa c'ero già stato in più occasioni. Oggi però si respirava un'altra aria. Aleggiava un senso di trapasso: credo la fine di un'epoca. L'ho visto per pochi minuti, era lì, sorretto da un paio di suoi devoti collaboratori, in quel cortile un po' naif, tra quei muri anneriti dai vapori e dal tempo. Sì, nonostante quegli ottant'anni gli pesassero come un macigno, era ancora lì, attorniato da vecchie fotografie che lo ritraggono con noti ammiratori, tra bozze di sue etichette, diplomi di benemerenza, articoli di giornali, quadri ad olio, tra infiniti sguardi di civette in terra cotta. Ciò che resta di quel passato rimane all’aria aperta, riparato solo da una tettoia di lamiera, ad affermare che quelle sue nostalgie appartengono anche un po’ a tutti noi. In quell'antico opificio di Neive, Romano Levi ci vive da sempre e prima di lui il papà che gli tramandò l'arte della distillazione. Da lì non si è mai mosso, ha tutto il necessario per vivere: l'antiquata distilleria delle vinacce, lo studiolo per disegnare a mano le sue prestigiose etichette, la cucina e la camera da letto. Unica modifica nei tempi è l'etichetta che non è più disegnata a mano, era un pezzo unico, da qualche mese è stata sostituita con quella originaria, stampata, che ideò il padre Serafino. Ricordo quando al cancello c'erano file di persone, in gran parte tedesche, svizzere e americane, che premevano per ottenere una sua bottiglia e poi scattare una fotografia con l'artefice di quella grappa così esclusiva. Anche oggi c'è un andirivieni di genti, anche se ad accoglierli c'è il “fattore”, il suo braccio destro, e non è più la stessa cosa, in quel quadro manca il soggetto, il volto, l’anima. Mi è dispiaciuto davvero vedere quel luogo talmente intriso di passione e di storia in un così triste decadimento, ma non avrebbe nessun senso una continuità, l'originalità era racchiusa in quell'uomo un po' artista e un po' poeta. Mi dispiace anche immaginare che le ragnatele del suo studio, le “tende del tempo” come le chiama lui, verranno rimosse prima o poi da quelle finestre, trasparenze che per un'intera vita gli hanno mostrato l'ispirazione per disegni e dediche da riportare su migliaia di bottiglie, a questo punto sparse in tutto il mondo e ormai trasformate in ricercati oggetti di culto. |
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Nov19 Istanbul o giù di lì |
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Una festa di classe. Tra amici. Spesso capita di incontrarne alcuni che non vedi da anni. Quando accade è un vero piacere poter rivedere quei vecchi compagni. Parlare dei tempi indietro, di cosa si faceva o non si faceva quando eravamo più giovani. A raccontare certi episodi oggi si prova persino imbarazzo, sembra che appartengano ad altri, invece sono nostri e sono ancora ben saldi dentro di noi. Poi, piano piano, si arriva ai giorni nostri, alla quotidianità. La mia vicina di posto intravede la collana che porto al collo. Senza indugiare mi chiede quando sono andato ad Istanbul. Non ha dubbi. So che me lo domanda con interesse perché la mamma è turca. Mi fa parlare, raccontare scrupolosamente, vuole sentire i particolari di quel soggiorno. Non potevo raccontarle storie, mentirle... immagino che la città del Sultano Solimano la conosca come le sue tasche. Allora sono ancor più minuzioso, tento di farle cogliere tutte quelle sensazioni che lo scorso anno misi da parte. Volevo non essere da meno. Desideravo condividere le impressioni su quell’avamposto orientale. E così, dopo molti cenni di assenso, sorrisi, quesiti, mi dice che anche lei è stata ad Istanbul, però una sola volta. Sì, quando aveva nove anni e solo per uno scalo, non era nemmeno scesa dall’aereo. |
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Nov17 Persistenza ad oltranza |
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Non è possibile! Siamo quasi a dicembre e sono ancora in giro!! No, non è proprio possibile!!! Certe ti si attaccano addosso per scaldarsi, altre le vedi lì stordite dal freddo. Entrano in casa attratte dal calore, restano immobili, impassibili anche per ore sul vetro della finestra o sullo schermo acceso della TV. Si accontentano anche di una piccola striscia di sole. Sì, nonostante l’estate sia già volata lontana, queste stramaledettissime ronzano ancora. Poi si alzano in volo, ma è un volo lento. Però rompono i coglioni ugualmente, di giorno e di notte, sì, quando le senti fastidiose attorno all’orecchio finchè la pazienza si perde dentro al buio della stanza. Che bello sarebbe il mondo senza le mosche. |
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Nov16 Don Chisciotte |
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L’inverno ci ha raggiunto definitivamente. L’autunno sta ormai portando a termine la sua mansione: le foglie sono già cadute a terra, “cotte” dalle prime gelate mattutine, e i monti tutti in giro sembrano immensi cuscini color cenere. Questo grigiore ci obbliga a forzare la fantasia e dar modo al celeste del cielo di espandersi per neutralizzare quest’immagine inclemente. Sarà forse stato per questo motivo che quando mi è comparso davanti un immenso campo verde, disseminato di strane e curiose "creature”, è accaduto l'inevitabile: l’immaginazione l’ha fatta da padrona. Per qualche attimo mi sono identificato nel personaggio cavalleresco di “Don Chisciotte”. Così, davanti a quella scena, quasi irreale, fondendo l’illusione nella realtà, ci è mancato poco che anch’io scambiassi i mulini a vento per enormi giganti, una mandria di mucche per un esercito, una stalla per un castello, una signora per una principessa prigioniera e degli spaventapasseri per temibili guerrieri. Ma di quel momento, la sola cosa reale, è stata vedere il contadino che mi veniva incontro, con passo deciso e sguardo autorevole, additandomi di essere sulla sua proprietà e colpevole di aver sfidato i suoi singolari e temerari marchingegni. A tal punto non mi rimaneva altro che risalire immediatamente sul mio “ronzino” e ritornare immediatamente sui miei passi. |
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Nov12 Valentina e il suo barattolo |
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Cercavo un film. Ho suonato alla porta di Arturo… a quale se no? Già sulle scale si avvertiva il classico odore di smalto e acquaragia. Istintivamente ho pensato che stesse dipingendo una nuova tela, ma questi quadri emanano un altro profumo, certamente più grasso ed ingentilito da quello di olio di lino. Dopo essere entrato in casa ho capito il motivo: Valentina stava verniciando. Era là, addosso ad un tavolino, con un grosso barattolo di smalto in mano, nell’altra stringeva il pennello all’altezza del viso. In quel momento stava scostando il busto per capire se ci fosse bisogno di un’altra passata. - Ciao… non posso muovermi, devo finire, si sta facendo sera, e poi mi si secca il colore… Sua figlia, da quel che ho potuto notare, aveva deciso di cambiare colore a tutto, ma proprio a tutto. Arturo, un po’ esasperato, mi spiega che da un paio di giorni sta pitturando tutto quello che gli passa per la mente, vale a dire che rendeva candidi tutti gli oggetti a tinte forti della casa. Poi mi ha mostrato quanto aveva già fatto, praticamente in quella stanza era già tutto bianco: la lampada alogena, la poltrona, il mobile della TV, la libreria, un tavolino, i termosifoni… Poi c’era lui, Red, un grosso gatto dal pelo rossastro. Era appisolato sul tappeto persiano come se nulla intorno a lui stesse accadendo. Istintivamente avrei voluto suggerirgli: mio caro Red, tanto che sei ancora in tempo, ti conviene cambiar aria… |
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Nov07 Dolce sogno |
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La fabbrica di cioccolato. Pur non avendo visto il film (per ora) o letto il libro (per ora) domenica scorsa ho rivissuto un pezzetto di quella storia. In un paese, nel mio paese. A Bedonia, tutto, ma proprio tutto, come d’incanto, si era trasformato in cioccolato: le tegole dei tetti, le facciate delle case, le strade, il campanile. Ounque guardassi il cacao aveva preso il sopravvento. Ma cos’è successo e quando? Tutto dev’essere accaduto in un battibaleno, nel passaggio tra la notte e il giorno. Quell’alba doveva far posto, tra le case, tra quelle strade, alla “festa del cioccolato”. Per i più golosi un vero delirio, per i “costantemente a dieta” un incubo, per gli amanti della favole un sogno ad occhi aperti. Per tutta la giornata ho visto centinaia di persone chine sulle bancarelle mentre facevano cadere la scelta su quella pralina, quel gianduiotto o quella tavoletta. Altrettanti bambini dai visi gioiosi avvicinarsi alle pasticcerie creando grossi aloni sulle vetrine. Il comune denominatore era valido per chiunque: erano felici e spensierati. La forza del cioccolato! Ma, a fine giornata, il risultato di quella splendida festa era sotto gli occhi di tutti: gran parte delle case erano senza tegole; i muri sfregati da lingue ingorde; le strade non erano più percorribili in quanto spizzicate e ridotte ad un colabrodo; il campanile mordicchiato oltre la metà, si erano mangiati persino la banderuola segnavento posta sulla cima e raffigurante Sant’Antonino… il paese sembrava ridotto a pezzi, come reduce da un forte terremoto o di un bombardamento. Molti degli abitanti pensavano già a come porre rimedio a quella catastrofe causata dal passaggio di quell’esercito d’ingordi. Ma, in quella stessa nottata, nel passaggio tra la notte il giorno, come d’incanto, tutto ritornò come prima: le tegole erano ridiventate rosse, le facciate delle case gialle, le strade grigie e sulla cima del campanile il “cavallino con Sant’Antonino” marcava nuovamente il soffio di un debole vento proveniente da est. |
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Nov03 Oltre l'invisibile |
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Anche se bassa, la luce è accesa, però mi piacerebbe essere al buio. Scrivere al buio. E’ bello rimanere al buio. Non odio il buio. Anzi mi attrae. Il buio lo trovo denso, chiuso e totale. A volte ne ho persino la percezione e quando avviene è per me l’oscurità più nera che abbia mai visto. Cieca. Lì mi sembra di restare senza fiato. Nemmeno facendoti stringere forte gli occhi riusciresti ad immaginare il nero che vedo. Nessuna luce, nessuna traccia, neppure i contorni delle cose che dopo un po’ si intravedono, sempre nel buio, come ombre in rilievo. E’ un’oscurità piena, senza sfumature, compatta come la pece, così avvolgente e così assoluta. Il buio riesce persino ad inghiottire i rumori, fortunatamente anche i ronzii. Tutto è assorbito e inghiottito dal silenzio più cupo. Non la musica, no, quella no. Tanto meno questa di Enigma. Questi suoni traspaiono e si arricchiscono di infinite sfumature, altrimenti impalpabili nella luce: "Beyond the invisible". Così il buio quando c’è me lo sento anche addosso. Mi sento schiacciato come da una sensazione di smarrimento, ma capisco che è solamente una sensazione. In quell’occasione mi verrebbe da allungare le braccia, annaspare in quel vuoto denso come il petrolio, ma capisco che è la solita sensazione, e allora lo sento nel naso, nella gola, nelle orecchie, ma nel cuore, fortunatamente, non lo riconosco. > Il video del brano Beyond the invisible... ... |
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Nov02 Il Generale Inverno |
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| Ci siamo. In punta di piedi e con il viso quasi coperto da un berretto di lana bianca grossolana è arrivato. Non ci sono più dubbi: naso rosso ed aguzzo, un ampio cappotto verdastro col bavero alzato, una lunga sciarpa grigia attorno al collo, due grandi mani che si possono intuire dai guanti di pelle nera, e passo lento ma deciso. E' lui. E’ il Generale Inverno. Ma la sua venuta l’avevamo già intuita. I suoi emissari, stormi di cornacchie nere come la pece, già da qualche tempo gracchiavano energicamente contro al cielo ed altri suoi fedelissimi avevano spogliato gli alberi dai loro verdi vestiti. Il suo smisurato potere lo si poteva anche scorgere al mattino sui prati, resi bianchi e scintillati dal suo gelido alito, e il suo candido ed ampio mantello lo si poteva individuare disteso sulle cime dei monti più alti. Del suo arrivo ne ha parlato anche il telegiornale della sera, il servizio ci mostrava un’abbondante nevicata, quelle dai fiocchi grandi come fazzoletti, che aveva già ricoperto un bosco di pini del nord. Ci ha preso tutti alla sprovvista, come sempre, ma non c’è da meravigliarsi, è sempre stata una delle sue tattiche meglio riuscite. Solo qualche giorno fa il sole riusciva ancora a tenerlo a bada, ma ora è debole, spossato, manca di energia. Lo si può anche intendere guardando le persone lungo le strade o nelle piazze, si fermano a dialogare solo se sono inondate dai suoi raggi, e se lo scambio di idee va per le lunghe, si spostano piano piano, seguendo quel fascio di luce come un soffio vitale. Alla sua forza dovremo sottostare fino a quando i primi fiori azzurri bucheranno la sua corazza e un caldo bacio primaverile gli ammalierà il cuore. |
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Ott26 Passione e sentimento |
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E’ l’ambiente circostante che me lo permette, vivo costantemente in mezzo ai profumi. Ogni stagione ne ha uno. Il profumo di pioggia e fiori in primavera; d’erba tagliata e poi di fieno in estate; di foglie secche e caldarroste in autunno; di neve e di muschio durante l’inverno. Abitare in un piccolo centro come Bedonia t’impone di vivere in modo diverso che in città, qui si può stare più tempo all'aria aperta e condividere con la natura i suoi ritmi, sentendoti spesso volte felice e, perché no, fortunato. I profumi sono pregni anche di ricordi, forse sono questi i più belli. Tutti i profumi in genere sono molto evocativi, ogni qualvolta riconosco un profumo lo associo immediatamente a quella persona o a quel luogo. Anche quando ti rimane su una mano, consegnato attraverso un saluto, da forma ad infiniti flashback che si rimandano nel tempo. Mai i ricordi possono essere tanti, mia nonna per esempio, usava sempre la stessa acqua di colonia francese, tutto di lei era intriso di quel profumo: la camera da letto, l’armadio, i vestiti… quando mi è capitato di risentirlo, a distanza di molti anni… ho avuto l’istinto di girarmi. Ricordo anche quando tempo fa trovai nel bagno di una casa in vendita una bottiglietta quasi asciutta di Brillantina Linetti, dopo aver svitato il tappo ho ripercorso in un minuto anni e anni d’infanzia, in quel periodo la usava mio padre… mi ha permesso di vedere dove il buio era spesso come la pece. Mi piacciono talmente i profumi che non li uso mai, tranne qualche volta in estate, lì mi piace “indossare” qualche goccia di Calyx. |
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Ott22 Un'altra occasione perduta |
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Questa sera ho sentito Barbara al telefono, era da tempo che non accadeva, ci siamo persino detti se abitiamo agli opposti della galassia... “Distanze” a parte è sempre un vero piacere ritrovarsi a sorridere, spesso per particolari assolutamente insignificanti, ma sono questi gli aspetti più belli dell'amicizia. Il pendolo di casa sua segnava puntuale la nostra chiacchierata, andata avanti fino a che abbiamo parlato di un libro che lesse tempo fa. Mi stava consigliando l'acquisto, ma in quel momento non si ricordava il titolo esatto, gli ho chiesto di andare a prenderlo, mi ha detto che non poteva perché nello studio c'era un angelo che dormiva. Lì per lì non ho riflettuto su questo particolare. Gli ho solo detto che non importava, che non era urgente e di comunicarmelo poi con un sms. “Ciao... a presto”. Nella penombra della stanza vedo il display spegnersi. Dopo aver premuto il tasto rosso, in quei brevi istanti di silenzio, ripassano alla mente le frasi dette e ascoltate precedentemente, credo accada per conservarle più a lungo nel tempo. È in uno di questi momenti che mi è sorto un dubbio: “un angelo dorme nella camera a fianco...” ma suo figlio non si chiama così... un angelo, non me ne aveva mai parlato...? Premo il tasto verde due volte, devo levarmi la curiosità. Ancor prima che lei mi dicesse “dimmi... chettisei dimenticato?”, gli pongo il quesito, lei subito capisce e sorridendo mi spiega. “Porca vacca” avevo frainteso, non era un angelo, ma Angelo, un suo zio americano. Ascoltare quella realtà è stata una vera delusione. Un'altra occasione perduta, poteva essere la volta buona visto che da molti anni mi pongo sempre la solita domanda: ma gli angeli, quando vanno a dormire, si toglieranno le ali? |
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Ott20 Colori pastello |
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Novembre. Autunno inoltrato. Le nostre vallate cambiano di tonalità, da un verde acceso si passa lentamente al giallo pallido, per arrivare poi al grigio-verde dei tronchi nudi. La natura, prima di giungere a questa “morte apparente”, lancia nell’aria il suo ultimo “respiro”, a poco a poco tutto cambia, e ciò che ci circonda ha un aspetto gioioso e sfolgorante, fatto di tantissimi colori e infinite gradazioni. Chi ha l'opportunità di percorrere in macchina le nostre vallate non può che esserne distratto, affascinato, in questa stagione sono realmente attraenti, dietro ad ogni curva c'è un paesaggio diverso, una luce diversa, sensazioni davvero originali, da perdercisi dentro. Chi ha invece la fortuna di poterle osservare passeggiando non può che rimanerne incantato, la moltitudine di sfumature prende il sopravvento su tutto. Sono contrasti di colore fatti di cielo, sole e ombre. Larghi spazi, frammenti, impressioni. Richiamano alla mente quadri già visti, molti di questi scenari riportano a quelli che ispirarono, o meglio "impressionarono", Monet o Renoir nelle loro rappresentazioni provenzali. Ma ritorniamo con i piedi per terra, nella nostra terra. Senza dubbio è meglio “afferrare” queste percezioni lasciando la macchina il più lontano possibile. Solo così si possono meglio osservare le foglie che cadono e quelle che ciondolano; quelle gialle, verdi e rossastre; quante già secche e quante ancora vitali, anche se ormai la gran parte non è più sugli alberi. La loro consistenza regala un soffice tappeto su cui camminare, come tante squame abbandonate a terra. Sembra che il sole abbia perso la sua “pelle” estiva, le sue scaglie dorate giacciono inermi sotto ai piedi. E’ il sacrificio che ogni anno, in autunno, si ripete. |
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Ott18 Il rumore d'autunno |
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Da qualche mattina, quando esco di casa, ci sbatto contro. E’ un muro gelido. Nonostante ci sia il cielo terso, di un azzurro inspiegabile da quanto è azzurro, la temperatura è pungente, 3/4 gradi. Le macchine a bordo strada sono ricoperte di rugiada, alcune hanno dei ghirigori tracciati da un piccolo dito. Camminando vado incontro all’Autunno, sembra di essere davanti ad un immenso semaforo: rosso, giallo, verde. E poi lo senti. Sento i passi schiacciare le foglie, le stesse che invadono sentieri, strade e viali, con quel loro rumore inconfondibile, il rumore d’autunno. Alcune sono di tiglio, smuovendole rilasciano un profumo delicato, questo mi riporta con la mente alle prime settimane di luglio, quando la pianta è al culmine della fioritura. Il profumo di tiglio è una delle mie fragranze preferite. Mi fa viaggiare con la mente, mi riporta bambino. Allora quel profumo significava l’arrivo delle giostre. La gioia di tutti i bambini. La sagra della“Madonna di San Marco”. A pensarci adesso sembra così lontana. Ma non voglio affrontare i mesi che verranno ricordando la bella stagione. Voglio prendere di petto l’autunno e poi l’inverno, affrontarli, e nel possibile farli scivolare via in maniera indolore. Odio il freddo! Li vivrò attraverso queste giornate fatte di nuvole bianche, scrosci d’acqua e un sole pallido. |
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