(…ma qui scorre lento)

Dic10

Viaggio sentimentale nell'Italia dei vini

Dire che ogni volta che ritorno in Piemonte, anzi nelle Langhe, mi si apre il cuore. È una terra che mi riporta al passato, alla prima passione, a quella per il vino. Sì nel 1976, all’età di undici anni, provai a mettere in pratica la tecnica della fermentazione dell’uva e trasformarla così in alcool. In quella precoce impresa, a dir la verità, non ero solo, avevo un assistente, l’amico Paolo. Lo chiamammo “Frambos 1976”, di quel “rosso” ne conservo ancora una bottiglia.
Erano i tempi che seguivo con passione i consigli, anzi gli ammonimenti, che decantava con estrema passione il più grande enologo, o storico del vino, del novecento: Luigi Veronelli. 
Ricordo che attraverso il programma RAI “Viaggio sentimentale nell’Italia dei vini” e nella rivista mensile “Civiltà del bere”, persisteva a far capire all’Italia quali erano le potenzialità di questo settore e che non si trattava quindi di una semplice bevanda da pasto.
Era il 1979 e lì parlava direttamente ai piccoli vignaiuoli, andandoli a scovare nelle campagne nebbiose più remote, cercando di farli emergere puntando sulla qualità e non sulla quantità, di diradare quindi le uve, di battersi per ottenere la denominazione d’origine della loro zona, di abbandonare la damigiana o il fiasco e puntare alla bottiglia, si liberassero una volta per tutte da insensati complessi d’inferiorità nei confronti della Francia e facessero risaltare appieno tutte le loro enormi potenzialità. Sì, era un grande personaggio e soprattutto non era “addestrato” da nessuna “guida” di settore, era tutelato invece dalla sola passione, in quello che faceva e diceva ci metteva cuore e cervello.
Se oggi ci sono produttori noti in tutto il mondo credo sia anche merito suo, ma non solo, se oggi beviamo eccellenti vini italiani credo sia anche per merito suo. 
Un esempio su tutti, i Barbaresco di Piero Busso, piccolo produttore di Neive, motivato dalla sola passione per il buon vino e non dalle mode. Una persona schietta e saggia, con le scarpe sporche di fango, i pantaloni a coste di velluto e le mani callose. Da quindici anni a questa parte l’ho sempre visto incondizionato da riconoscimenti, premi e “bicchieri” che nel frattempo aveva messo da parte. Piero continua per la sua strada, quella che lui ritiene giusta, sì, è proprio come l’avrebbe voluto il buon “Gino”.
 
> Immagini tra le nebbie delle Langhe...

>> Il racconto del Frambos 76...
Dic01

Ilda Orsi - La mia valle

Ilda mi è venuta incontro con il sorriso e il suo libro in una mano: “Finalmente ci sono riuscita”. Era da qualche tempo che mi annunciava questa sua intenzione di raccogliere in un volume i suoi pensieri di bedoniese e le sue testimonianze storiche relative alla Resistenza (Ilda è nata a Monti nel 1924).
Domenica c’era un tempo da lupi, il caminetto era accesso, così ne ho approfittato per iniziare subito a leggerlo. Il libro è formato da circa sessanta pagine, ma già dalla prima mi ha dato da pensare. Quel capitolo s’intitola “Bedonia”. Mi ha fatto riflettere perché Ilda parla di Bedonia, del suo paese, in maniera semplice ed entusiastica, non è critica, vede e accetta il suo paese per quello che è, per ciò che gli offre e gli ha offerto.
La lezione che mi ha dato, pur trattandosi di sole venti righe, è stata esemplare e non la dimenticherò. Noi tutti dovremmo imparare a criticare meno e ragionare così, a compiacersi di quello che abbiamo, vivendolo per quello che è, senza sbandierare a destra, a sinistra e a tutti le difficoltà che possono contraddistinguere un paesino di tremila anime. A chi non piacerebbe abitare in un paese funzionante e senza problemi? Però, siamo sicuri che esiste?
Sì, cara Ilda, credo sia proprio questo il miglior punto di partenza per rendere migliore la nostra Bedonia. Bisogna apprezzare quello che si ha fin tanto che si ha.

Bedonia


All'ingresso del paese la grande stele in pietra arenaria; un grande biglietto da visita per il centro storico e per la nostra pietra arenaria famosa nel mondo.
Di pietra arenaria è lastricato il centro storico, come della stessa pietra sono le numerose statue che ornano le piazze di Bedonia. Scolpite da scultori venuti da tutto il mondo grazie al concorso indetto dal nostro Comune.
Bedonia, merito delle Amministrazioni che si sono succedute, è diventata perla della montagna; abbiamo una bella chiesa di recente restaurata, una Casa di Cura all'avanguardia, edifici scolastici in sicurezza e dotati di tutti i servizi, la Casa del Volontariato con tanti soci sempre pronti ad ogni evenienza, il Centro Sociale dove gli anziani possono conversare, giocare, organizzare cene, serate e gite sociali, il Centro Sportivo con piscina, campo da tennis e di calcio, di fianco il camping, l'Asilo che grazie alla Fondazione Cariparma sta per essere rimesso a nuovo. L' "Asilo" che per i bedoniesi è un pezzo di cuore non solo perla cura ai piccoli, ma anche per aver preparato tante giovani alla società.
E poi il fiore all'occhiello la nostra Banda Musicale che grazie all'estro e alla tenacia del maestro Cacchioli, all'impegno dei nostri ragazzi e dei Presidenti, ha raggiunto altissimi livelli di esecuzione ed è chiamata ad esibirsi non solo in Italia, ma anche in alcuni Paesi Europei.
Sul Colle di San Marco la Grande Basilica, meta di tanti Pellegrinaggi e di gran culto per la sua Madonna, eretta anche con i contributi dei nostri emigranti. Promotore della raccolta dei fondi Monsignor Renato Costa che, novello Scalabrini, ha visitato tutti gli Stati dove risiedono i nostri emigranti portando notizie della loro gente e dei loro paesi di origine parlando con loro nella lingua che i nostri emigrati solo conoscevano: il dialetto. Ancor oggi quando un emigrante ritorna per qualsiasi problema cerca Don Costa.
Bedonia, la bellezza dei monti che circondano la valle, i paesi incastonati alla falde con i loro Oratori, piccoli gioielli ancor poco valorizzati.
Un grazie di cuore ad Arturo Curà che ha fermato nell'immagine la loro bellezza, la poca gente rimasta, arroccata lassù fra i piccoli campi ricavati con tanti muri a secco che ancora, come loro, resistono all'incuria del tempo.
Cara nostra gente parca, umile e cordiale più di stirpe Ligure che Emiliana.
La vallata è stata culla della resistenza e per questo Bedonia è stata decorata con Medaglia d'Argento.
Bedonia, detta la piccola Svizzera italiana.


>> Ilda Orsi durante uno dei 'Firossi' al Cinema Orfeo...

Nov24

Nel giallo dipinto di giallo

I colori dell'estate sono spariti. In una delle ultime giornate autunnali, prima che cadessero le foglie, mi sono divertito a ritrarre alcuni angoli dei paesi in cui vivo. Un’originale visione, non c’è che dire.
Così, tutti vestiti di giallo, si possono osservare per un breve periodo, una settimana al massimo. I colori che contrasto con il cielo azzurro sono potenti. Persino i famigliari viali che circondano il centro abitato sembravano essere differenti, quasi inverosimili.
 Le strade alberate di Bedonia e i Giardini 4 Novembre a Borgotaro apparivano come tanti sfondi usciti da enormi quadri a tinte forti.
È un paesaggio che è mutato piano piano: prima le foglie sugli alberi erano di un verde travolgente, poi gialle, poi rosse, e adesso a terra di un verde privo di vita. 
Sì, mi consolerò guardando questi colori spenti, toccando la morbidezza del muschio sugli alberi, liberando la pioggia che entrerà nelle scarpe, respirando quest'aria di novembre che sa di foglie secche, castagne marroni e zucche gialle.

>> I viali bedoniesi e i Giardini a Borgotaro...

Nov18

Cioccolataro 'The Original'

La giornata dedicata al cioccolato è stata vissuta interamente con la sensazione di avere la “Spada di Damocle” che pendeva sulla testa, non c’è stato un solo momento di speranza che il tempo potesse migliorare, gli occhi di tutti noi erano di continuo rivolti verso il cielo. Invece tutto è andato per il meglio. La sesta edizione di Cioccolataro è riuscita ed anche alla grande, veramente tante le persone giunte a Bedonia per addolcirsi occhi e palato.
Quest’anno sono tornati, proprio come nella prima edizione, i maestri cioccolatieri, la loro partecipazione ha fatto la differenza, la qualità dei prodotti preparati era davvero eccelsa, anche sotto l’aspetto visivo. Purtroppo alcuni di loro hanno dato forfait il giorno prima, probabilmente scoraggiati dalle previsioni meteo, non credo però che avrebbero rinunciato se avessero versato anticipatamente la quota di partecipazione, ma “sbagliando s’impara”.
Anche il concorso fotografico “Cioccoclick” ha dato ottimi risultati, la qualità delle quaranta fotografie presentate era davvero ammirevole. L’edizione di quest’anno è stata vinta, per la seconda volta consecutiva, da Alessandra Bassoni di Albareto con la bella fotografia “Chi è il più dolce del reame?”.
Simpatico il messaggio che mi ha poi inviato Alessandra in serata: “Il vostro Sindaco è di Albareto, il concorso lo vincono sempre quelli Albareto… pian piano vi stiamo colonizzando”. Poco dopo gli ho risposto “Eh sì cara Ale, è una cruda verità!”.

>> Alcuni momenti di Cioccolataro e le foto vincitrici...

Nov16

Il CIF tra passato e futuro

Per passare una mezz’ora fuori dall’ordinario non è necessario andare chissà dove, basta fare due passi, arrivare al Serpaglio ed entrare nella proprietà conosciuta ai bedoniesi come CIF. Ogni volta che ci vado provo una piacevole emozione, è un luogo magico e unico. Basta oltrepassare il cancello per essere ribaltati in un altro mondo. Quella domenica c’era anche un po’ di vento e passare sotto a quella “pioggia” di foglie sembrava di scorgere  da un momento all’altro “Alice nel Paese delle Meraviglie”, il grande castagno bucato davanti a me poteva esserne la prova certa.
Lì ho pensato a come dar vita nuovamente ad un luogo così meraviglioso, praticamente è una delle poche zone rimaste indenni da i vari sfaceli edilizi bedoniesi.
Camminando tra castagni, tigli e pini, ho pensato alla possibilità di riportare in vita quel luogo, quindi alla ristrutturazione conservativa del grande palazzo, utilizzato negli anni 50/60 come colonia estiva femminile (da qui il none CIF: Centro Italiano Femminile), della chiesetta e degli altri tre fabbricati colonici, un tempo utilizzati dal mezzadro del fondo agricolo. In pratica tutti edifici inutilizzati da una quarantina d’anni e ormai sull’orlo della decadenza (la proprietà è della Fondazione Bellentani).
Perchè allora non tentare la possibilità di ridargli la sua funzione originaria, vale a dire come struttura ricettiva a fini turistici?
La fattibilità non sarebbe nemmeno assurda, basterebbe vagliare un paio di possibilità. Anche perchè una scelta è ormai inevitabile, il tempo non ha concesso sconti, anzi gli spray lasciati sui muri da alcuni imbecilli sollecitano un’attenta valutazione dell’area, prima che sia, ancora una volta, troppo tardi.

>> Come si presenta oggi...

 
>>> Il CIF rivive una volta l'anno, l'otto settembre...
Nov09

The Wall

Per un ragazzo di vent’anni, ascoltare oggi, la rievocazione del crollo del muro di Berlino, è come se a me ragazzo avessero parlato di guerra e partigiani. Una vicenda lontana, staccata dalla realtà. Effettivamente pensare ad un muro che separava una capitale e due nazioni europee, ed ancora presente nel 1989, sembra davvero incredibile.
Quella data la ricordo benissimo. I telegiornali non parlavano d’altro, l’impero dell’Europa dell’est si sgretolava di giorno in giorno, fino a che non diffusero la notizia dell’apertura del confine tra Germania Ovest e Germania Est. Il muro perdeva pezzi, cadeva sotto i colpi di piccone di cittadini liberi, con lui si disintegrava l’ideologia comunista e la contrapposizione storica tra Stati Uniti e Russia.
A Berlino, per motivi di lavoro, ci andai più volte nell’inverno del 1990, e ricordo che mi rimase impresso l’aspetto delle due città. Bastava fare un centinaio di metri a piedi per vivere in due realtà totalmente differenti. Nella parte ovest vetrine ammalianti, case e palazzi ristrutturati, Mercedes e BMW, strade illuminate a giorno; nel lato est si potevano ancora osservare negozi scarni e bui, palazzoni sgangherati, enormi e tutti uguali, mentre per le strade, rischiarate da lampioni malinconici, solo Trabant dai colori pastello.
Oggi tutto è cambiato, Berlino è tornata la capitale di un tempo, una città moderna e simbolo della rinascita post comunista. 
Di quel muro ne posseggo un pezzetto, lo staccai e lo portai a casa come testimonianza reale di un periodo storico. È là, sulla libreria, ogni tanto lo prendo in mano e soppesandolo penso a quello che ha simboleggiato per milioni di persone, per quasi trent’anni.

>> Alcune immagini del muro di Berlino...

 
>>> Pink Floyd: The Wall Live at Berlin 1990...
Nov05

3, 2, 1… Forumvaltaro

Si parte. C’è da dire che per un varo che si rispetti ci vorrebbe, proprio come nel video qui a fianco, il Capovaro, la Contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare e un Arcivescovo con tanto di anello pastorale. Niente di tutto questo, partiamo in sordina. Al massimo ci sarà una bottiglia di Champagne, anzi di buon Franciacorta.
Dico la verità, farei ancora in tempo a ributtar giù l’ancora e valutare ancora un po’ se intraprendere o no questo nuovo avventuroso viaggio. Persino i bollettini nautici, divulgati da esperti navigatori, seguiti da quelli bonari degli amici, mi consigliano di cuore di non salpare. Per carattere non mi arrendo alle prime avvisaglie e se proprio dovrò ritornare a riva lo farò in piena tempesta, quando avrò tentato il tutto e per tutto pur di sopravvivere... a me stesso e soprattutto agli altri.
L'idea di far nascere un Forum, particolarmente dedicato alle nostre vallate, nasce originariamente dal mio sito Esvaso.it. Potrei persino riconoscerlo come "figlio adottivo" del citato blog. L’esigenza di allargare la famiglia e creare una "piazza" dove si possa proporre, discutere, migliorare la vita di tutti i giorni, è proprio motivata dalla mancanza di uno spazio appropriato alla situazione in cui viviamo, ovvero uno spazio web comune dove si può intervenire, proporre e confrontarsi in maniera civile e corretta, senza rancori o pettegolezzi da parrucchiera. Come ho già detto, questa esperienza non avrà vita facile, anzi, tutt’altro... ma in ogni caso ora la "piazza" esiste o per lo meno ho fatto in modo che ci possa essere, a voi farla sopravvivere.
Ah dimenticavo… benvenuti a bordo!
 
> FORUMVALTARO.IT
Nov02

I tempi che cambiano

Da bambino ci andavo in bicicletta e di solito con la canna di bambù appoggiata sul manubrio. Alla cascata di Borio ci sono ritornato. Sono passati oltre trent’anni.
Mi sembra ieri quando mi fermavo a guardare a bocca aperta Claudio Martini che si tuffava coraggiosamente a testa in giù dalla cascata e altrettanto reale la leggenda narrata che nel sovrastante “lago dei cinque metri” nemmeno il temerario Filippo riuscì mai a toccare il fondo.
Ricordo anche che poi i tempi cambiarono, la cuccagna era finita, da lì a poco tutti smettemmo di andare in quel punto a fare il bagno o a pescare, la “ceramica” era ormai entrata a regime e i liquidi che scaricavano in quel tratto di fiume trasformavano l’acqua in mille colori: “a Maurino gli sono venute tutte le bolle e i cavedani che ha pescato Ottardo sono gialli”.
Da allora sono passati tre decenni, ed ora, grazie alla tecnologia, il fiume è tornato pulito, però i motivi che creano problemi sono sempre gli stessi, i tempi che cambiano.
 
P.s.
Dopo l’ultima piena del fiume Taro la cascata era scomparsa. Nella scorsa primavera è stata ricostruita. Guardandola mi è anche sorto un presentimento: la precedente è durata diversi decenni, nonostante fosse stata costruita con le traversine in legno e binari della ferrovia, quest’ultima, sebbene il fiume sia ridotto praticamente a un rigagnolo, lo dubito.

>> La diga di Borio e i dintorni...

Ott29

Dai che si parte!

Saranno perlomeno vent’anni e più, metà della mia vita, che sento parlare del bisogno di realizzare mappe e sentieri dei nostri monti. La realtà è sempre stata sotto gli occhi di tutti, molti l’hanno spalleggiata, ma senza mai nulla di concreto, altrettanti ne hanno bistrattata la realizzazione per il timore di pronunciare il nome di Dio invano, ovvero la parola “parco”, sospettando che magari potesse essere la stessa cosa.
E così, dopo vari decenni, scopriamo (finalmente) che la gallina dalle uova d’oro non rappresenta piastrelle o motorini, ma bensì i nostri immutati boschi, corsi d’acqua e mulattiere.
Ho fatto questa premessa perché venerdì scorso ho partecipato al convegno, promosso dall’Assessorato al Turismo e Cultura del Comune di Bedonia, dove il tema incentrato riguardava proprio questo annoso argomento. Oltre ad aver sentito entusiastiche parole sulla prossima fattibilità, sono rimasto colpito dalla numerosissima presenza di persone e politici provenienti dall’intera valle, a dimostrazione che potrebbero essere davvero maturi i tempi di realizzo. Ho inoltre appreso che, in aggiunta alla prossima realizzazione della cartina sentieristica, verrà istituito un corso per “Guida Ambientale Escursionistica", attestato che permetterà di accompagnare, in piena regola, i turisti rurali a visitare i luoghi di interesse naturalistico e ambientale. Pensavate forse che le sorprese fossero finite qui? No, poiché l’avveniristico rifugio realizzato sul Monte Penna, sì proprio la “cattedrale nel deserto” (tant’è che solo per allacciarlo all’acquedotto sarebbero serviti 60.000 Euro), sarà perlomeno ultimato (e anche ristabilito dai danni vandalici) e affidato alla gestione del CAI di Parma.
Che sia la volta buona? Lo spero davvero, per l’intera valle.

>> Immagini del convegno e del nuovo rifugio Monte Penna...

Ott26

I servizi fanno acqua?

Caro Stefano,
non so se ti può consolare, ma non sei l’unica persona che si scontra quotidianamente con quell’incredibile burocrazia che aleggia tra gli uffici di Montagna 2000, talmente assurda da richiamare alla memoria quella arcinota dei ministeri romani.
Leggo che la tua disapprovazione è stata recapitata, oltre che alla dirigenza dell’Azienda, a tutti i Comuni aderenti, agli organi locali e provinciali della carta stampata, televisioni e portali internet.
Ne dubito, ma speriamo serva a migliorare qualcosa.

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La lettera inviata a Montagna 2000
 
Mio Padre Bruno Bruschi, residente a Bedonia in località Cà Marsocco 24; al medesimo indirizzo ha la residenza anche mia Madre Lina. Presso tale abitazione, mio padre era titolare del contratto di fornitura dell’acqua, lo stesso muore il 3 novembre 2008.
Arriva la bolletta “2/2009” che riporta la dicitura “DOMESTICO NON RESIDENTI”.

Cosa significa?
Significa che Montagna 2000, senza aver inviato alcun avviso, procede d’ufficio a cambiare le caratteristiche dell’Utenza.
Ripeto: da quando alla prima bolletta successiva alla dipartita del mio Genitore, sottolineo senza nulla comunicare agli interessati, si procede drasticamente a cambiare le caratteristiche dell’Utenza?
La cosiddetta “maggior tutela” a garanzia del Cliente?

La cosa NON finisce qui. Mia Madre s’interessa allora per regolarizzare la situazione. Un semplice Subentro Diretto:
· della Moglie dell’ex Titolare della stessa Utenza

· già comunque residente presso lo stesso indirizzo.
Tra bolli, oneri, spese e quant’altro, il tutto viene a costare la bellezza di quasi 70 Euro !!!

Se questo è un servizio?!
Pensavo che Montagna 2000 avesse la missione di valorizzare e salvaguardare il patrimonio idrico della montagna. Sembra invece sia nata l’ennesima macchina burocratica del tutto autoreferenziale e poco o nulla orientata al servizio nei confronti del cittadino! 

Considerazioni
 
La lettera che avete letto l’ho scritta circa un mese fa a Montagna 2000 per evidenziare quello che, secondo me, ritengo un disservizio dell’Azienda e credevo:
... credevo che si potesse ancora contare sulle semplici regole del buon vivere civile: a fronte di una segnalazione fosse buona norma fornire una risposta !
... credevo che ci fosse ancora una parvenza di etica e deontologia professionale: trasparenza, chiarezza, disponibilità dovrebbero essere le qualità inossidabili nell’espletamento di ogni attività...
... credevo che essere occupati in un azienda pubblica, fosse uno stimolo in più per fare il proprio dovere con grande spirito di responsabilità, non dimenticando che una tale azienda fornisce un servizio alla collettività, in questo caso parliamo dell’erogazione di un bene primario quale l’acqua potabile, e NON produce beni voluttuari che chi vuole compra e chi non vuole ne fa tranquillamente a meno.
 
Stefano Bruschi
 
P.s.
Un solo cenno di risposta ed interessamento mi è giunto dal Sindaco di Bedonia, Carlo Berni.
Ott21

Alice lo sa

Ieri sono passato in ufficio da Mauro per fare due chiacchiere sulla mia nuova idea e nello stesso tempo prenotare uno spazio pubblicitario su Valtaro.it. La ragione è semplice, metterlo al corrente sulla mia prossima pubblicazione di un nuovo Forum dedicato alla Valtaro.
La notizia non l’ha colto di sorpresa, anzi, poteva anche aspettarsela, poiché erano un paio di mesi che suggeriva al responsabile del sito “Alicenonlosa” di cambiare “registro” sulla gestione del proprio Forum: troppi attacchi, troppe provocazioni o rancori personali, il tutto nell’anonimato più totale. Le sue esortazioni, dopo che per mesi sono state inascoltate, hanno subito dato buoni frutti, sono bastate poche ore per far apparire sul sito un nuovo argomento: “Come migliorare il Forum di Alice?”, dove si chiede appunto la collaborazione di tutti i lettori per rendere più soddisfacente lo spazio a loro dedicato.
Questo repentino cambio di rotta francamente mi rincuora (a sostegno che la pluralità paga sempre) e già intuisco che i venti che spirano su questa mia nuova iniziativa non possono che essere di buon auspicio, anche perché il comune denominatore sarà uno solo: scrivere per proporre e confrontarsi in maniera civile e corretta. Ne approfitto per anticipare anche quello che sarà lo slogan che caratterizzerà il nuovo sito Forumvaltaro.it: “Non parlare se ritieni di non migliorare il silenzio”.
Ott19

Cioccoclick

Il 15 Novembre si svolgerà, come ormai consuetudine, la quinta edizione di Cioccolataro, la kermesse bedoniese dedicata interamente a quel fantastico mondo che è il cioccolato. All’interno di questa dolce celebrazione si svolgerà anche il concorso fotografico “Cioccoclick”, proprio indirizzato al fantastico frutto del desiderio. I temi per rappresentarlo sono di fatto infiniti e il contesto è talmente ampio da spronare anche la fantasia dei meno ingegnosi.
Voglio lanciare una sorta di appello perché lo scorso anno non vi erano molti partecipanti, meno di una decina, quindi richiamo fantasia e bravura di amiche e amici appassionati di fotografia… mi raccomando partecipate, più saremo e più il concorso si farà appassionante.
Mi rivolgo particolarmente a Valeria, Luigi (smetti di fare solo il giurato), Valerio, Giulia, Michele, Marika, Emanuele, Eleonora, Francesca, Niki, Guido e Rita, Laura (di Carrara), Fiascotti, Sandra, Antonella, Laura (di Genova e vincitrice della prima edizione), Alessandra (vincitrice della seconda), Maria Vittoria, Fausto (hai pure la Canon nuova)… la vostra fantasia la conosco abbastanza bene, quindi andate subito a rifornirvi di barrette di cioccolato, cioccolatini e praline. Ragazzi, non trascurate il lato positivo di questo “cioccolatoso” pretesto, finito il momento di ritrarlo rimane sempre quello più atteso, mangiarselo.
 
Il regolamento del Concorso... (In formato Word)
 

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