Al rientro dal mio viaggio in Giordania scarico finalmente tutte le mie foto e naturalmente non posso dimenticarmi di inviarne qualcuna al mio amico Esvaso, che mi invita a provare a raccontare quello che resta, oltre le foto, di questo viaggio e pertanto eccomi qui.
La Giordania è sicuramente famosa più per Petra che per altre città o luoghi altrettanto belli e ricchi di storia quali Gerasa, Madaba, Amman, la valle del Giordano ed il Mar Morto, ma di questo viaggio porterò sempre con me il ricordo della sua gente, non solo perchè culturalmente molto differenti dalla mia realtà, ma perchè sempre molto cordiali e disponibili, mai invandenti con il turista ed allo stesso modo molto curiosi.
Mi è capitato di incontrare parecchi gruppi di ragazzine in gita scolastica, molto simpatiche e molto allegre, curiose e divertite domandano 'come ti chiami e di dove sei', poi sorridono e ridendo fra di loro divertite si lasciano fotografare più che volentieri.
Non so, una sensazione strana, mi sono sentita scrutata da tutti quegli occhi scuri e profondi, quasi venissi da un altro pianeta. Nonostante l'ubicazione geografica di questo paese non ho mai avvertito il timore nel vagare per le sue strade e tra i suoi abitanti o nei vari mercati della capitale Amman.
E poi che dire del mio primo incontro con il deserto, il 'Wadi Rum', ho passato lì una giornata intera ed ho assistito su un'altura, nel silenzio assoluto, ad uno dei tramonti più belli che mi sia mai capito di vedere.
Un'espressione di colori, che nel giro di un quarto d'ora è passata dal giallo, all'arancio, al rosa e via via è andata sfumandosi in un cielo stellato. Meraviglie della natura che rasserenano l'animo. Per finire in bellezza Petra, un'opera della natura e dell'uomo maestosamente fusa insieme. A mio parere merita una visita una volta nella vita.
Personalmente quello che più mi rimane adosso dei miei viaggi in terre vicine o lontano che siano sono i suoi profumi ed i suoi sapori, oltre naturalmente a tutte quelle immagini che non sono riuscita ad immortalare attraverso il mio obiettivo, ma che rimangono impresse nei miei occhi, nella mia mente e racchiuse tra i miei ricordi. Grazie Esvaso per avermi ospitata. Sandra
Oggi pomeriggio nella mia contrada c'era uno strano fermento, insolito sia per l'ora che per l'apparente mancanza di causa, normalmente c'è calma piatta (ad esclusione di qualche sabato notte). Ad ogni finestra c'era una donna affacciata al davanzale che, con sguardo accorto, scrutava la via un pò a destra e un pò a sinistra; altre erano sulla soglia d'ingresso e alcune ne approfittavano per dare un'ultima 'lustrata' al portone; un paio erano invece intente a scopare frettolosamente strada e marciapiede. Sono salito in casa e anch'io mi sono affacciato alla finestra, ero veramente curioso di capire cosa stesse accadendo.
Subito dopo sento la Ida che chiede alla sua dirimpettaia:
- Carla, sai qualcosa, l'hai visto?
- No, eppure sono le quattro e ancora non si vede.
Poi dal fondo della via sento altre voci femminili che si scambiano pareri:
- Eh Anna... domenica ha detto che sarebbe passato oggi?
- Sì sì ha detto che veniva oggi... mà, ne capissu...
- Io mi ricordo che l'anno scorso è passato subito dopo pranzo
- E' vero ehh Caterina? sì, io gli ho fatto anche il caffè.
- Io invece gli avevo fatto la torta di patate, aveva finito tardi e si era fermato a cena.
Passati dieci minuti, dal portico laggiù in fondo, è sbucato Don Giovanni con al fianco due chierichetti...
'Ma certo', mi sono detto 'oggi è il giorno che passa il prete a benedire le case, come ho fatto a non capirlo subito'.
Camminando in via XXII Luglio mi sono imbattuto in una coppia di cari amici. Era qualche anno che non li incontravo. Era l'orario di apertura dei negozi e mi hanno invitato a seguirli per parlare con più calma. Roberto e Ilaria conducono una bottega d'antiquariato. Prima di entrare lui fa un gesto al barista di fronte, più tardi arrivano tre tazzine... ad un tratto tutto sembrava più amichevole, come se quei tre anni di 'distacco' fossero diventati una quisquilia.
Loro su un divano Luigi Filippo, io comodo su una poltrona Barocca, ovviamente attento a non macchiarla di caffè. Si parla di più e del meno, di amici comuni, dei momenti trascorsi, di lavoro. Mi spiegano che in questi ultimi mesi la loro attività ha preso una piega inconsueta, gran parte delle persone entrano non per acquistare, ma per vendere. Passa un quarto d'ora e il campanello della porta strimpella, entra una signora anziana e distinta: cappello sghimbescio con la piuma, grossi occhiali rotondi, cappotto lungo fino alla zampa di elefante dei pantaloni.
La donna mi ricordava tanto l'iconografia dell'Oriana Fallaci.
- Buona sera signora, desidera?
- Avrei un lampadario Liberty da vendere, ho qui la Polaroid.
- Signora ma manca un paralume, così potrebbe valere 70 Euro.
- E' sicuro, non di più?
- Se avrà una richiesta la chiamerò. Mi lasci il nome e il recapito.
- Olga Rampolli (il nome è di fantasia). Lei è giovane, ma sa, qui a Parma mi conoscono un pò tutti, sono stata una cantante di prosa. Tenga la fotografia allora aspetto una sua chiamata, buona sera e grazie.
Così mi spiegano questa strana circostanza, ribadendomi che ci sono sempre più persone che hanno difficoltà ad arrivare alla fine del mese, molte di queste anziane. Non sono contenti di questa triste realtà, e ancor più amareggiati quando sono costretti a comunicare che l'oggetto non ha poi quel gran valore, molti sono persuasi di possedere chissà quale cimelio.
Al mio fianco una specchiera dorata restituiva un raggio di sole al pavimento in legno. Osservando la fascia di luce consideravo se sia davvero questa la triste realtà, lo 'specchio dei tempi'.
Per mia ferma volontà non mi sono addentrato nella politica se non in rarissimi avvenimenti. Non credo che questo spazio sia la sede più opportuna e il motivo è uno solo, vorrei che il blog continuasse ad essere un attimo di pace in un mondo di confusione. Farò persino finta di non aver visto la scorsa trasmissione 'AnnoZero' e non aver sentito le ultime dottrine di Travaglio e di quel saccente, maleducato, nonchè arrogante di un certo Arch. Fuksas. Ciò nonostante c'è sempre un però.
Il però di questa notte mi esce spontaneo e fresco di giornata, da dieci minuti ho finito di leggere alcuni blog. Molti post sono datati 15 o 16 aprile, i giorni dopo le elezioni. Anche chi solitamente non parla di politica si lascia andare e si sfoga. Quasi tutti si chiedono il motivo della disfatta di quella sinistra estrema e poi preoccupati, anzi preoccupatissimi già sentenziano quello che sarà il futuro prossimo.
Ad ogni buon conto nessuno di questi accenna però ad uno dei veri argomenti del tracollo. Manco uno si chiede se la colpa vada ricercata in tutti quei NO che hanno caratterizzato gli ultimi anni di vita politica: NO alla TAV; NO al Papa all'Università; NO ai termovalorizzatori; NO al MOSE; NO al ponte sullo stretto; NO all'ampliamento della base di Aviano; NO al nucleare; NO all'espulsione dei delinquenti poi ci sarebbero anche dei SI discutibili, ma volutamente li sorvolo.
Adesso, detto questo, non mi piacerebbe essere definito di parte, sono semplicemente un cittadino deluso sia dalla sinistra che dalla destra, non sono un incensatore di Berlusconi e tanto meno un denigratore di Veltroni, ma uno che mal sopporta gli estremismi, qualunque essi siano, questo sì.
Mi piacerebbe soltanto vedere un'Italia che ragiona, che affronta i problemi per quelli che sono, che capisca finalmente che era solo una manciata di persone a dire sempre 'NO' e che non poteva erigersi a decretare, a nome dell'intero Paese, ciò che era bene o ciò che era male.
Molto spesso faccio riferimento ai ricordi, alle belle sorprese che la memoria riserva, a quella straordinaria facoltà di far rivivere ciò che ormai è affidato al passato.
Ma oggi hanno ancora valore i ricordi? Spero di sì. Per me sono tutto! Senza di loro non potrei vivere nemmeno un giorno, un minuto, un attimo.
Più o meno ognuno di noi ha perso una persona cara, famigliare o amico che sia, e nel tempo la sua figura tende a scolorire, perlomeno ad affievolirsi. Io, contrariamente, tendo a colorarla, a farla rivivere. Niente medium o sedute spiritiche ci mancherebbe altro. Lo faccio in ogni modo possibile, basta un momento, un oggetto o una frase. Però non sempre riesco ad esternare il frutto della memoria e le sensazioni che traggo raramente le condivido o ancor peggio le scrivo, farlo sembra quasi irrispettoso, spesso le affido ai gesti.
Qualche settimana fa ho comprato una decina di giacinti per piantarli in giardino. Tra qualche giorno saranno in fiore e poi mi chinerò ad annusarli. Sì, la conseguenza sarà equivalente alla 'macchina del tempo'.
Di case ne vedo parecchie, praticamente ogni giorno. Molte di queste sono disabitate, spesso da molti anni, lo si capisce immediatamente, oltrepassata la porta è l'aria dell'abbandono che ti accoglie. Non sono le ragnatele a confermarlo quanto i calendari appesi alle pareti e gli orologi fermi: 'case senza tempo'. Guardandomi intorno vengono all'occhio molti oggetti legati ai ricordi d'infanzia, a vederli lì, come se aspettassero di essere ancora usati, mi fanno sorridere dentro, hanno persino la capacità di far rivivere persone che da tempo non ci sono più: la brillantina Linetti appoggiata sul lavandino del bagno; i fiammiferi 'da cucina' sopra al fornello con sotto la bombola del gas e la TV coperta dal telo 'copritelevisione' (allora era ancora considerata un elettrodomestico).
Quando c'è l'opportunità di entrare in queste case accade spesso di poter 'ascoltare' la loro storia, sono poi gli stessi oggetti impolverati, le tendine scostate alle finestre, la biancheria che esce dai comò, i quadri sghimbesci appesi ai muri che la raccontano.
Quella di oggi mi ha rivelato che è stata l'ultima casa di Bedonia dove c'è nato un bambino, era il 1975 a Ponteceno, da quel momento in poi sarebbero tutti nati a Borgotaro, all'ospedale. Quella bambina la chiamarono Uria, un nome, non a caso, fuori dal tempo, proprio come i ricordi conservati dentro a quelle stanze.
Sì, sono daltonico, ma mai avrei pensato che tale affermazione potesse suscitare attenzione o interesse.
Posso immaginare che questa 'anomalia' possa apparire come un fatto curioso e difficile da capire, l'argomento non è tra quelli molto comprensibili e credo sia proprio per questo motivo che desti così tanta curiosità, in ogni caso, per chi non lo sapesse, la causa è genetica e prettamente maschile.
Tutto è successo quando frequentavo le scuole elementari o meglio è lì che ho scoperto di esserlo. Stavo facendo il classico disegno a pastelli sull'album 'Giotto', quando la maestra Maura alle mie spalle mi chiese: 'perchè colori di verde il sole e di grigio le persone?'. Ricordo benissimo che non seppi cosa rispondere, per me quei colori erano giallo e rosa.
C'è però da dire che questa mancanza cromatica non mi ha mai creato grossi problemi, tranne in qualche episodio dove sorgeva evidente che nella mia vista c'era qualcosa che non andava 'ma come blu, guarda che è viola'. Aldilà di questo aspetto spiritoso il mio non è un 'mondo decolorato', ho solamente la percezione di qualche tonalità di colori in meno rispetto ad un'altra persona, infatti i colori primari, quelli accesi come giallo, rosso, blu li distinguo benissimo, il problema si presenta quando ho davanti le derivazioni tipo i verdi, i marroni, i rosa o i viola, sfumature che non riesco bene ad attribuire all'effettiva tonalità, ad esempio certi gialli li confondo con il verde, il rosa con il grigio oppure il marrone con un rosso scarlatto ecco, questi sono i tipici casi dove la faccenda si complica e quando accade sono io a cambiare un pò colore.
Come sono entrato sono uscito. La mostra su Andy Warhol non mi ha lasciato dentro nulla. Anzi, ho avuto un'ulteriore conferma che gli americani 'vendono' ciò che hanno, per noi Mr Warhol sarebbe stato un bravo grafico, certamente capace, ma nulla di più. Di sicuro non avrebbe goduto di nessuna ribalta planetaria.
Isolare qualche sua opera policroma come Marylin, Mao o i barattoli della 'Campbell's Soup' può apparire certamente una novità per agli anni sessanta, ma passare oggi davanti a decine di serigrafie (fatte in serie), a bozzetti, a fotografie, a copertine di LP o a riviste americane si ha la stessa sensazione di sfogliare un suo catalogo, non c'è nulla di personale che te lo faccia 'toccare', sono tutte opere "fredde", senza l'anima dell'autore, tranne che per una sua tela effettivamente piacevole: "Autoritratto con televisore - 1959".
Dopo circa mezz'ora ho fatto 'dietro front', lasciandomi così alle spalle quella bella dose di "pop art". Fortunatamente per guadagnare l'uscita si passa attraverso la meravigliosa collezione permanente della Fondazione Magnani Rocca, lungo i corridoi mi sono imbattuto in Tiziano, Van Dick, Lippi e Il Ghirlandaio, 'salutandoli' mi hanno rassicurato.
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magnanirocca.it/warhol
Dal quell'Aprile 2006 sono passati due anni. A questo punto una rinfrescata al blog era necessaria.
Apparentemente non vi sembrerà cambiato di un granchè, ma vi assicuro che a questo 'restyling' ci abbiamo dedicato molto tempo assieme al 'numero uno' Steve, per una nottata a settimana, dallo scorso settembre. Oltre alla grafica è stato perfezionato il software per una migliore navigabilità, sono stati aggiunti gli argomenti dei post (a breve), il motore di ricerca interno e i Feed RSS per poter essere aggiornati sull'andamento del blog.
Pur essendo daltonico ho cercato di scegliere anche colori 'caldi', nonostante questa mia 'imperfezione' mi impedisca di vedere le cose nel verso giusto, infatti ero spesso rimproverato di utilizzare 'troppo nero'. Per quanto riguarda i contenuti invece non cambierà nulla, scriverò come sempre ciò che mi va, e continuerò a farlo senza tentare di ottenere commenti più o meno gratificanti, continuerò a parlare di sensazioni quotidiane, di ciò che si comprende dai viaggi, delle più piccole emozioni, spesso molto personali, insomma seguiterò a dare un senso al mondo che mi e ci circonda.
Adesso vorrei ringraziarvi uno ad uno (credetemi siete diventati davvero tanti), soprattutto per la vostra perseveranza di leggere e guardare ciò che mi passa quotidianamente per la testa, cazzate comprese, auspicando che questo spazio possa e debba continuare ad essere anche terreno di un confronto quotidiano.
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2006... la partenza
> 2007... dopo un anno
Non era proprio così. Ho dovuto ricredermi.
Lassù qualcosa che funziona c'è.
Dopo la tormentosa avventura dei giorni scorsi ho avuto un'altra occasione di volare, però in questa circostanza sono partito in perfetto orario (con Iberia), e tornato con addirittura cinque minuti d'anticipo (con Alitalia).
Premetto che il volo era di 'linea' e non un 'charter', però il viaggio è stato quello che un viaggiatore si aspetta: partire e tornare, senza tanti fronzoli.
E' molto facile 'sparare contro' quando tutto va storto, un pò più difficile è ricordasi di rendere noto quando le cose invece funzionano.
La precisazione mi sembrava d'obbligo, ma soprattutto perchè ormai giravano voci tra i miei amici che la causa dei ripetuti disguidi fosse da imputare solo a me.

Oggi pomeriggio ho chiamato Domenico, ho voluto raccontargli una cosa buffa (però la racconto anche a voi). La scorsa settimana ero in vacanza. E' successo proprio all'ultimo giorno, qualche ora prima della partenza. Il cielo stava per cambiare colore, l'azzurro si trasformava in viola, e lentamente soccombeva al giallo e poi all'arancione. Il momento più bello della giornata.
I tre libri che mi ero portato, la trilogia di Carlo Lucarelli dedicata al commissario De Luca, erano già chiusi in valigia. Però al mio fianco, riparata da una larga palma, c'era una curiosa libreria, di quelle senza un padrone, quattro assi e due sportelli, dipinti di blu e senza una serratura. I libri custoditi al suo interno appartenevano a chi li leggeva e per il tempo dovuto. Erano lasciati dai turisti in partenza per i turisti in arrivo. Una gran bella idea.
Dopo averla aperta mi sono subito accorto che per me c'era poco: 'The Pillars of the Earth', 'Blow Fly', 'The Green Mile'. Però, tra questi, ho intravisto due giornali italiani, un quotidiano e un settimanale. Gli ho presi entrambi ed ho iniziato a sfogliarli, senza interesse. Il 'Corriere della Sera' era del 21 Dicembre 2007, mentre 'CHI' dello scorso febbraio.
Quando un giornale non è stato ancora letto è sempre 'nuovo'.
Sulla sinistra, a pagina nove del 'Corriere', distinguo subito una foto di Domenico Zambelli, e sotto un articolo, praticamente tutta la pagina, dove veniva proposta un'inchiesta dedicata alle nuove professioni, in questo caso erano stati intervistati gli assistenti di Simona Ventura, Zucchero e Roberto Cavalli. Naturalmente ho letto tutto d'un fiato il pezzo e giunto alla fine mi sono congratulato con un ghigno pieno di soddisfazione, visto che non ne sapevo niente, e in quel momento mi sarebbe piaciuto farlo vedere a Domenico. Poi ho ripiegato in due il quotidiano e ho aperto il settimanale leggo alcune didascalie di fotografie:
"Milano. Alcuni momenti del ricevimento di Segafredo (quello del caffè) e uno scorcio della cena servita dal Ristorante 'La Pergola' di Bedonia PR".
Poi giro due pagine e chi ti ritrovo:
'Milano. Domenico Zambelli con lo stilista Carlo Pignatelli durante l'inaugurazione dello showroom'.
Altra faccia stupita e soddisfatta.
Quando si è lontani, in questo caso a novemila chilometri da casa, fa uno strano effetto leggere nomi di amici e quello del proprio paese su un giornale. Stupito avrei voluto alzarmi e dirlo a tutti, leggere quei giornali a voce alta, ma il giorno era ormai finito e la spiaggia praticamente deserta.
L'ho fatto adesso, con lo stesso orgoglio e la stessa compiacenza.
Il minimo che vi aspettereste ora, dopo questa breve pausa, è un post dedicato alla mia vacanza. Leggere le impressioni che spingono a visitare un luogo nuovo o vedere spazi che possono avermi colpito. Nulla di tutto questo, volevo parlarvi del cielo, credo che lassù qualcosa sia fuori posto.
Mi riferisco ai voli aerei. Sono convinto che mai come in questi ultimi tempi il caos che regna sopra le nostre teste sia giunto a livelli incredibili, da barzelletta.
Infatti se io vi dicessi che tra l'andata e il ritorno (il volo doveva durare diciotto ore e la vacanza nove giorni), il ritardo accumulato in entrambe le tratte è stato di 70 ore (sono tre giorni), voi mi credereste? Non credo! Invece vi assicuro che è successo e tutto grazie alla 'perfetta' organizzazione della compagnia Livingston.
Eppure questo nome farebbe presagire un bel volo, da sogno, idealizzandolo proprio come quello dell'omonimo gabbiano, capace di farci sognare e più di tutto di far volare tra le nuvole i nostri liberi pensieri.
Al contrario sono stati tre giorni di rinvii, supposizioni, incertezze e chi più ne ha più ne metta.
Ora non sto qui ad elencarvi le varie vicissitudini vissute, la vacanza alla fine l'ho fatta ugualmente, ma perchè centinaia di passeggeri devono essere ripetutamente presi per il culo o considerati degli incapaci mentali per intraprendere lo stesso una vacanza tanto desiderata?
Non è giusto, non sono circostanze che devono accadere in un paese civile.
Certamente alla base di tutto ci sono sempre le strategie delle compagnie e gli immancabili contenimenti dei costi, sono loro che alla fine comandano in queste situazioni, non certo gli stati d'animo vissuti dagli spossati passeggeri.
A questo punto è giusta una considerazione e faccio un esempio: vi pare obiettivo pagare 8 Euro per far avvolgere la valigia nella pellicola e 28 Euro il biglietto per visitare una qualsiasi capitale europea?
Ammettiamolo, lassù c'è davvero qualcosa che non va!
P.s.
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Purtroppo non è la prima volta...
Quanto segue avrei dovuto pubblicarlo il mese scorso, nella giornata di San Valentino, ma in quei giorni il mio computer era 'chiuso per febbre' quaranta o giù di lì. Lo faccio ora, con piacere, in occasione di questa giornata 'rosa', altra circostanza più che appropriata all'ascolto di versi poetici, in fondo è sempre la donna al centro delle nostre quotidiane attenzioni. In questo caso sono quelle di Max che con le sue arti poetiche ci diletta sempre più spesso.
Ora vi lascio in sua compagnia, devo andare, anche perchè qui la primavera tarda ad arrivare.
LA SCALATA
Come vetta ardita mi attrai.
La tua schietta bellezza promette il ristoro di una fresca sorgente.
Il tuo richiamo è costante: ti vedo con gli occhi chiusi, ti sento nel rumore, ti avverto nella solitudine.
La tua vita padrona della mia.
Ostinato, continuo a scalare il desiderio, sostenuto da un solido filo invisibile.
Il pericolo, la voglia di conquistarti mi nutrono e mi danno energia.
Esausto, mi fermo ad ogni pianoro che la vita mi offre, ma non trovo pace.
Bramo appigli azzardati, da cui scivolo, cado e ricado sospeso solo all'incorruttibile desiderio di te.
UN LAMPO
Lampo affascinante a lungo mi attrai: irraggiungibile.
Come un fulmine al petto fai esplodere i miei sensi.
Mi travolgi in una tempesta di emozioni, profumi, sapori: esaltati, ineffabili.
Ogni attimo ha il gusto dell'eternità, ma come tormenta passi e lasci, indelebili, solo i solchi delle tue carezze.
Sento, lontano, il fragore della tua passione.
Ti cerco, ti rivedo: si aprono baratri che mi danno vertigini, e mentre ti allontani, cado nei tuoi occhi senza fine.
Max

Quando ho attivato la mia prima linea Internet era il 1997 e la velocità di collegamento era di 28 KB, praticamente una lumaca, solo in seguito siamo tutti passati a 56 KB. Nel 2000 o giù di lì è arrivata la linea ISDN, con quei 128 KB sembrava di aver fatto passi da giganti. Poi, finalmente, nel 2004 è arrivata lei, l'ammaliante 'Alice', ovvero la tanta agognata linea ADSL a 2 Mega (pari a 2.000 KB), ora dicono che sia a 4 Mega (ovviamente lo dice la Telecom in bolletta).
Per noi 'internettiani' sembrerebbe tutto oro colato. Ma non è così. Magari!
Purtroppo c'è sempre di mezzo la parolina magica dei contratti, in questo caso: 'fino a'. In sostanza Telecom sostiene che il collegamento è attivato 'fino a' 2 Mega, ciò vuol dire che se abbiamo anche solo 28 KB il servizio è comunque e contrattualmente garantito. Tutto questo per ribadire che è da giorni che il mio computer è collegato alla rete ad una velocità media di 50 KB, esattamente agli stessi livelli di dieci anni fa. Ovviamente ho chiamato il 187, ma anche loro confermano che ci sono problemi alle centraline locali, ma che il servizio è comunque garantito (come avevo preannunciato prima).
Cosa faccio, disdico Telecom e cambio gestore? Le centraline anteguerra di Borgotaro sarebbero sempre le stesse e il problema non verrebbe in ogni modo risolto. Maledetto monopolio.
E' triste rilevare una condizione come quella che stiamo subendo in Italia, anche perchè così facendo stanno bloccando la crescita di un intero Paese. Stessa sorte la subiscono quelle zone dove per Telecom non è remunerativo allacciare la banda larga perchè soggette ad investimenti troppo gravosi rispetto al numero dei possibili utenti.
Non sarebbe stato forse meglio mantenere un controllo statale della Società e continuare ad investire in tecnologia ovunque?
La domanda che mi pongo, a questo punto, è la più banale possibile: Telecom insegue solo la crescita delle nuove utenze e bistratta i clienti già fidelizzati? Certo, perchè così evita di migliorare il servizio, ma nel contempo non investe un sacco di soldi, sì perchè quelli devono servire per pagare gli spot 'fiume' del buon Abatantuono e a distribuire dividendi agli azionisti a fine anno.
E noi? Semplicissimo ce la prendiamo in quel posto. Come sempre!
P.s Per fortuna che in Valtaro e Valceno sta risolvendo il problema la società 'Comunica', la banda larga arriverà ovunque perchè senza fili e con costi convenienti.
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Per saperne di più...
Chi di noi, almeno una volta nella vita, non ha pensato di scrivere una poesia?
Sono sicuro che questa ispirazione può essere venuta a tutti. Credo però di immaginare che fine facciano poi quei versi tanto agognati: giacciono piegati in due in fondo a un cassetto o vengono immediatamente appallottolati dentro un cestino.
Forse perchè pensiamo che i poeti non esistono più, che sono una razza estinta da tempo?
No! Per fortuna c'è ancora chi prende in mano carta e penna e compone versi in cui credere e andarne orgogliosamente fieri.
E' ciò che ho pensato ieri sera chiudendo il libro di poesie scritto da una stimata e cara amica. Ida Albianti, la 'Prof', ha infatti da poco pubblicato con Battei la sua prima raccolta di poesie. Tra quelle righe ho ritrovato 'vitali' i suoi ricordi d'infanzia, gli affetti più cari, l'amore per la propria Valceno, la dolcezza di gesti o consuetudini dissolte nel tempo.
Basterebbe solo leggere il titolo, 'Le parole non sono di carta', per comprendere quali siano i sentimenti che Ida ha umilmente racchiuso tra quelle cento pagine.
Se anche voi, come è capitato a me, non leggete da tempo un libro di poesie questa è l'occasione buona per farlo... è pure facile: IBS.IT