Devo dire che mi sono divertito. E' stata una serata un pò diversa, diversa dal solito Bar Lucia, tanto quello è sempre lì, non scappa. Sono andato a Milano per festeggiare il compleanno di Roberto 'Derrick'. E' lì che ha scelto di dare il benvenuto ai suoi primi quarant'anni. Eravamo una trentina, i suoi amici. La serata l'ha voluta far organizzare a Domenico Zambelli quale ideatore migliore? Infatti tutto è andato per il verso giusto. Abbiamo iniziato con una cena al ristorante
"Giannino", luogo tipico milanese, ma anche prescelto dalla squadra del Milan per le loro serate libere. Considerato che i miei amici (Roby compreso) sono in gran parte milanisti, non c'era posto migliore, infatti hanno avuto modo di complimentarsi (povero lui) anche con l'attuale capitano Ambrosini (così ho anche saputo che esiste). Ma Domenico non si è limitato a questo, per dare un pò di movimento alla serata ha voluto invitare alla cena una decina di altri suoi amici, tra cui Ana Laura Ribas ed altre 'starlette' del momento, ma di quest'ultime non chiedetemi il nome, farei brutta figura. Accese le candeline, tagliata la torta (buonissima) e brindato all'occasione ci siamo trasferiti in Corso Como alla discoteca
Hollywood, lì alcuni ci hanno fatto pure mattino. Durante la baldoria, tra un risotto, un Franciacorta e buona musica, ho anche scattato qualche foto per ricordare ciò che resta di una bella serata.
Grazie ancora Derrick. Ehh non pensarci... quaranta non sono poi la fine del mondo, te lo dice uno che li ha già festeggiati.
Pur non essendo mattino presto non si vede ancora l'azzurro, però la foschia lentamente svanisce, il sole s'affaccia a fatica, poi esce e si mostra attraverso il giallo delle foglie.
Un cappuccino tiepido e senza schiuma. Sorseggiato piano. Accompagnato da un pezzo di focaccia tiepida. Nella sala a fianco i pensionati leggono il giornale, solitamente al mio arrivo sono all'ultimo foglio. Dopo lo ripiegano a metà ed escono. Adesso si possono spostare in quella porzione di sole comparsa laggiù in fondo. Discutono di quello che hanno appena letto, strofinandosi le mani intirizzite, inseguendo lentamente quella calda fascia di luce. Sembrano tante meridiane umane.
I miei gomiti sono ancora appoggiati al bancone del bar, sostengono quell'ultimo sorso. Dall'altra parte c'è Marika che continua a 'disegnare' la schiuma di cappuccini e caffè, poi ti guarda e sorride compiaciuta. Gesti piacevoli e divertenti per iniziare un nuovo giorno, poi mi giro e mi c'incammino dentro. 'Ciao e grazie'.
Basta davvero poco a far iniziare bene una giornata.
E' già arrivato. Puntuale come un 'orologio svizzero'. Si tratta del libro che ho richiesto in prestito, solo qualche giorno fa, a Franca, ovvero a Miss Prestolibri.
Mi ha fatto anche piacere scoprire che, il giorno successivo al mio scritto, è stata ospite di Maurizio Costanzo nel suo nuovo programma 'Stella' in onda su SKY, l'argomento era naturalmente il suo blog e la sua insolita iniziativa di
Librinprestito.it. Sono convinto, e glielo auguro di cuore, che se persevererà, come credo, in questa sua bellissima idea, altri media si occuperanno di lei e magari un giorno 'I libri che perdevano le parole' di Tullio Dobner è ora qui sul mio tavolo e mi sta suggerendo quanto sto per scrivere. Prima ho aperto la busta gialla e l'ho sfogliato attentamente, ero curioso di sapere cosa conteneva, le aspettative non sono state disilluse. C'era qualcosa che raccontava degli altri. Tra le pagine ho trovato diversi pensieri personali, postille al racconto, due segnalibri, una bustina profumata al 'Tè Bianco', alcuni foglietti incollati alle copertine, un timbro a chiare lettere 'IN PRESTITO', un 'post it' giallo per rammentarmi la data di restituzione ed infine le istruzioni all'uso fissate da una stellina d'oro:
'Ti auguro di trascorre in sua compagnia momenti intensi e meravigliosi. Ricorda che un libro è fatto di carta e che la carta è fatta per scriverci sopra. Non dimenticare infine che un libro lontano da casa per più di un mese inizia a soffrire'.
Sylvia mi ha rubato un sogno. No, non è vero. Sylvia ha realizzato un mio desiderio. Non è vero nemmeno questo. Sylvia ha concretizzato quello che avrei sognato di fare. Ecco, questo è corretto. Sylvia ha aperto una libreria.
Credo di non sbagliare a pensare che non sarebbe stata solo una mia aspirazione.
Essere avvolto, circondato, chiuso tra quei libri per intere giornate. Dev'essere davvero affascinante. L'ho sempre immaginato come un locale dalla luce soffusa, dagli scaffali in legno che rivestono intere pareti e ricurvi dal peso, pregno dell'odore di carta e d'inchiostro, con il libraio che ti consiglia un autore mentre ti esamina attraverso gli occhiali sulla punta del naso, come un posto dove è obbligatorio salutare all'ingresso e all'uscita. Una sorta di luogo sacro. E poi vivere per un terzo della giornata tra parole, storie e ragionamenti di altri, che aspettano solo di farsi tuoi, non sarebbe incantevole? Penso anche ai tempi morti, a quelli che possono esserci in un negozio di un piccolo paese com'è questo, a quei momenti solitamente tediosi, pesanti da far trascorre, là dentro sarebbe tutto risolto, la compagnia è assicurata. Persino in inverno, quando le persone per strada le riesci a contare e ti passano davanti imbacuccate e con passo deciso, talmente veloci che non si degnano nemmeno di uno sguardo alla vetrina. Tutto si mostrerebbe meno grave, persino la vita apparirebbe più semplice.
Sì, forse anche più serena.
>> BORGOLIBRI
Non credo di esagerare nel dire che questa è l'idea più fantastica che ho scoperto da quando navigo in internet, è dal 1997, quindi dieci anni. Si tratta di un blog e l'ho trovato oggi, casualmente, l'autrice aveva pubblicato una sua foto sul sito
www.thereadersproject.com di cui vi parlai qualche mese fa e dove anch'io invio qualche mio scatto. Il sito si chiama
LIBRINPRESTITO.IT e l'ideatrice è Franca Berbenni. C'è voluto poco a capire qual'era la sua particolarità: presta libri, a tutti, gratuitamente e a sue spese. Le regole, solo due: la prima è di impegnarsi a restituire il libro entro un mese e mezzo; la seconda, ed è questa la vera finalità, di fare in modo che il libro, tornando nelle sue mani, sappia raccontargli del tempo passato in quelle degli altri attraverso osservazioni, avvenimenti, fotografie, postille, oggetti. Già li posso immaginare quegli ottocento libri della sua biblioteca, ormai veri e propri ricettacoli, ognuno a trasmettere qualcosa, ognuno a raccontare del lettore precedente. Sono pagine che vengono aperte, sfogliate, scritte, disegnate, marchiate, ma non solo, vengono lasciati dentro messaggi, storielle, segnalibri, foglie ingiallite, biglietti aerei, fiori di campo, ritagli di giornale. Un po' di noi.
Ma non sarà geniale?
>> LIBRINPRESTITO
Mi ricordo come se fosse ieri, invece sono passati 10 anni. Quella volta ero in casa ed erano quasi le nove. Mi stavo vestendo per uscire. La televisione era accesa, ma parlava ai muri. Nell’altra stanza arrivava un tono di voce dialettale intramezzata da lunghi silenzi, la cadenza veneta e quelle pause prolungate erano indicazioni che non appartenevano alla solita “televisione”. L’ho raggiunta, volevo capire cos’era quella roba lì. Sono rimasto in piedi per alcuni minuti, con la camicia sbottonata, la cerniera dei jeans aperta e senza scarpe, poi mi sono seduto, come calamitato da quella persona che comunicava una tragedia.
Nessuno sapeva cos’era e che c’era quel programma: un documentario di Quark, un film drammatico o un dramma teatrale? Solo dopo avrei saputo che era Marco Paolini e solo dopo mi resi conto della vera catastrofe che era accaduta il
9 ottobre 1963, fino ad allora la conoscevo come il crollo del diga del Vajont, nulla di più, in fondo non ero nemmeno nato.
Ricordo bene quella sera, ascoltavo parole chiare, dirette, senza fronzoli. Accuse, scuse, suggestioni, tutto in diretta. Da quel teatro naturale che era la diga, tutta illuminata di blu, senza tante scenografie, solo con una lavagna nera che riportava date, numeri e schizzi, tutto scritto a chiare lettere con il gesso, come per non farti perdere nulla, per far comprendere a tutti quali erano le vere responsabilità legate a quei 2000 morti.
Per oltre due ore e mezzo, fino alle 22.39, ora di quel disastro, sono rimasto seduto su quel divano, ancora con le braghe in mano e gli occhi fissi al teleschermo. Sbalordito e commosso, sia dalla potenza rituale di quell’attore, sia da quella “verità”, tutta italiana, offuscata sino a quel momento. Ancora oggi, ogni qualvolta rivedo il DVD, come stasera, mi viene la pelle d’oca.
Qualche minuto fa ero sul sito di IBS e stavo cercando qualche libro da ordinare. Poi non l'ho fatto, mi sono ricordato che nei prossimi giorni a Borgotaro aprirà una libreria. Finalmente! Credo proprio che il piacere di acquistarli lì sia differente: il profumo di libri, gli scaffali tematici ricurvi, i buoni consigli del libraio...
Tuttavia mi ero lasciato trasportare da titoli e autori, finchè non mi sono ritrovato tra le opere di Umberto Eco. E' stato inevitabile dare un'occhiata ai commenti lasciati dai lettori e fondamentale leggere quelli dedicati al 'Nome della Rosa'. E' uno dei miei libri preferiti. E così sono arrivato alle impressioni di 'Mawi', lasciate il 9 gennaio 2007. Adesso ditemi voi, aldilà del suo giudizio, se si può scrivere una recensione letteraria a modo SMS:
Le prime 100 pagine sn state un vero strazio! più di una volta ho pensato di mollare ttt tenendo conto sprttt del fatto ke la lettura di quel libro nn era un impegno scolastico, ma, subito dopo il secondo omicidio, nn sn + riuscita a metterlo giù. Ho passato a leggere un intero finesettimana e sn rimasta profondamente affascinata da questo intrigato giallo storico. Peccato x le frasi in latino saltate a pie' pari, eccetto l'ultima. Il film nn regge sicuramente xò il confronto: nn solo ha stravolto completamente la storia x renderla + vivace x uno skermo, ma nn ha neanke dato la risposta ad alcuni enigmi facendo prevalere la parte sentimentale. Inoltre posso capire ke molti preferiscano una storia d'amore cn una bella ragazza a degli inciuci tra monaci, ma nn si può fare un lavoro del genere a questo povero libro! Infatti nonostante ttt, questo resta sicuramente uno dei più completi libri ke abbia mai letto.
Dopo circa un anno è riapparso in TV. Mi mancava. E' lo spot della lavatrice Aqualtis di Ariston. Uno dei più belli e creativi che ricordo. Un mondo sommerso fatto di pesci, coralli, conchiglie, meduse, ma che non sono altro che calzini, camicie, sciarpe, reggiseni.
Il tutto addolcito dalla musica incantevole di Vangelis e cantata da Enya (Ask the Mountain). Poi un bambino che guarda incantato l'oblò della lavatrice anzichè la televisione, attratto da quel mondo fantastico, ma tutto da lavare.
E' uno di quei casi dove gli spot sono frutto della fantasia, proprio come un cartone animato. Vuoi vedere che adesso fanno delle lavatrici che oltre a non far perdere il colore ai panni, a ridurre i consumi, ti raccontano anche le favole? E basta un solo pulsante...
Anche quest'anno abbiamo fatto la festa di classe.
C'erano quelli che riappaiono per poi scomparire;
quelli che rimangono sempre gli eterni ventenni;
quelli che ti fanno sempre morire dal ridere;
quelli che ritrovano proprio ì vecchi modi di dire;
quelli che arrivano 'leccati come cresimanti';
quelli che parlano di un loro coetaneo che non c'è più;
quelli che ripensano alle ricette della mamma;
quelli che hanno mangiato da far paura;
quelli che 'erano anni che non mangiavo così male';
quelli che erano insopportabili e non sono cambiati;
quelli che mostrano orgogliosi la foto dei bambini;
quelli che scambiano sguardi eloquenti;
quelli che rivedono il primo amore, quello che lei non lo sapeva;
quelli che si pentono di averlo sposato;
quelli che mantengono la linea come ai tempi della scuola;
quelli che ricordano il loro primo bacio nella discoteca che non c'è più;
quelli che sono pettinati come lo erano in prima media;
quelli che si siedono ancora vicino allo stesso compagno di banco;
quelli che rimpiangono i luoghi d'infanzia ormai scomparsi;
quelli che si sono fatti e si fanno ancora un 'culo grosso così';
quelli che non vedono l'ora di organizzare un'altra cena;
quelli che non vedono l'ora che finisca;
quelli che devono baciare tutti, ma proprio tutti, prima dell'arrivederci;
quelli che poi scriveranno per non dimenticarci.
Ma si può? Siamo nel terzo millennio ed esistono ancora luoghi soggiogati da sanguinari Dittatori che se ne fottono del loro popolo. Ovviamente mi sto riferendo a ciò che sta accadendo in questi giorni nel Myanmar, ex Birmania. Centinaia di migliaia di persone, tra monaci buddisti e civili, manifestano a 'mani nude' contro i 45 anni di regime militare del Paese.
Attraverso internet si viene anche a sapere che i soldati stanno facendo irruzione nei monasteri portando via i monaci sui camion, mentre nei villaggi la popolazione è ormai ridotta alla fame (la figlia del dittatore, forte del suo titolo, si è da poco sposata con un abito stracarico di diamanti).
In risposta, dopo le ovvie esortazioni ad abbandonare la rivolta, oggi i militari hanno indetto il coprifuoco ed hanno iniziato a sparare sulla folla che si ribellava: una decina i morti, tra cui un giornalista. Questo è tutto dire. Alcune organizzazioni umanitarie, non certo russe o cinesi, infatti i due Paesi hanno votato contro la mozione dell'ONU ad applicare sanzioni, fanno sapere che il regime dispone già di migliaia di tuniche arancioni ed ha ordinato ad altrettanti soldati di raparsi a zero: il sospetto è che vogliano infiltrarli al solo scopo di provocare e giustificare l'intervento dell'esercito.
Cortei scanditi da canti e preghiere che si sovrappongono a soprusi e spari criminali, anzi bastardi!
Ma chi l'ha detto che l'estate è finita?
Anche nello scorso weekend il sole è riuscito a scaldarmi lo spirito. Infatti domenica pomeriggio ho fatto un salto al Groppo, tanto per non perdere l'abitudine, forse per scaramanzia o per non darla subito vinta all'autunno.
Una decina di persone erano distese sui sassi come lucertole al sole. L'acqua del laghetto era però praticamente immobile, nessuno aveva il coraggio di tuffarsi o di fare una semplice nuotata. 'Pazienza', mi sono detto, 'questa volta non avrò fotografie di qualche ardito bagnante' (vedi post precedente). Ho provato allora a chiedere ad un paio di amici se fossero disposti a 'sacrificarsi' per la causa. Nulla di fatto. C'era chi aveva un terribile mal di schiena, chi non se la sentiva di essere un temerario e chi mi dava del pazzo per una simile richiesta "qui il bagno è già difficile farlo ad agosto".
Ho deciso allora di rivolgere l'obiettivo verso l'unica cosa degna di nota, praticamente un sasso verticale, curiosamente in bilico. Poi, dopo qualche 'click', mi è apparsa sul monitor della digitale un'imprevedibile, nonchè coraggiosa Sirena, proprio la stessa che 5 minuti prima mi aveva dato del folle.
Ehh sì, per la giusta causa si può fare anche questo...
22 settembre. Ci siamo, è finita. Siamo precipitati nell'equinozio d'autunno. Anche se questa data è solo astronomica non significa che possiamo illuderci. L'estate, se pur duratura, è solo un ricordo. Basta uscire di casa la mattina per comprenderlo: 10 gradi quando va bene. Quando senti quell'aria sul viso speri di essere ancora a letto e far sì che sia solo un sogno, anzi un incubo, invece no, è la realtà. La rugiada sulle macchine, sull'erba, tra le prime foglie cadute ne è la triste conferma. Per non parlare poi di quelli che sono già stati segregati in casa con tanto d'influenza. E così, a poco a poco, le abitudini cambiano: la maniche si abbassano, i pantaloni ridiventano lunghi, tornano le calze e le scarpe prendono il posto dei sandali. Come direbbero i nostri due esperti 'gestori': non lamentiamoci troppo, in fondo sono tre mesi che il sole la fa da padrone.
Infatti non mi lamento, e me ne guardo bene, soprattutto alla facciaccia di quelli che detestano il caldo (ohh se ce nè), anche perchè sabato 15 settembre si è potuto fare tranquillamente il bagno al Groppo, anzi, vista l'eccezionale temperatura, anche un doppio bagno, ma non solo, il giorno dopo addirittura indenni ai soliti malanni di stagione.
Giulia e brava Giulia. Prendo spunto dalla canzone di Vasco Rossi per parlare di lei, di Giulia. Poco importa se siamo parenti, amici o solo conoscenti. Giulia è la figlia di Remo.
Suo padre è stato un amico, un grande amico, secondariamente il mio 'maestro' di fotografia.
E' lui che mi 'tenne per mano', dodicenne, mentre movevo i primi passi con una 'Praktica' in mano. E' solo grazie a lui se oggi riesco a scrutare un muro di sassi, una scia di un aereo in cielo, una goccia che cade da una foglia, a vedere il mondo dal basso o dall'alto, la ruggine che si mangia il ferro, un viso che guarda nel vuoto, la luce tenue del tramonto, a fermare la Luna mentre se la svigna dentro la notte, a sbirciare dietro ai vetri, a capire il perenne conflitto tra l'ombra e la luce, a girarmi indietro e a guardare meglio.
Ancora oggi, dopo trent'anni, prima che l'otturatore faccia 'click', non sottovaluto i suoi suggerimenti, le sue ispirazioni, la sua capacità. La sua passione. Senza dubbio è questa che più ha fatto presa in me. Solitamente le mie manie, le mie tante manie, durano alla fine poche stagioni.
Ecco il motivo, per tutti questi motivi, che mi va di parlare di Giulia: delle sue visioni, dei propri scatti, dei suoi attimi.
Dopo aver lasciato la tranquilla isola di Porquerolles, ho proseguito la vacanza in altri luoghi della Costa Azzurra, tra questi Saint Tropez e Cannes, l'antitesi per definizione. Ci tengo a chiarire per la pura curiosità di visitarli, mi dispiaceva conoscerli solo attraverso la loro fama di paesi anticonformisti, per non dire snob.
Ecco, è lì che ho potuto osservare la vera essenza del tipo snob. Sono stati sufficienti un paio di giorni per vedere scene inusuali ai comuni mortali, almeno lo erano per me.
Il vero viveur si fa condurre in spiaggia in elicottero e si stende al sole con 'nonchalance', come se fosse al Groppo; gli Yacht non si contano e sono grandi come i traghetti per andare all'isola d'Elba, con tanto di personale di bordo vestito in abbinamento al colore del panfilo, tra questi anche un equipaggio scozzese, ovviamente in rigoroso kilt, per non parlare poi di com'erano agghindati quelli dell'esagerato 'My little Violet'. Ma anche il più modesto edonista, privo di yacht o elicottero, ma pur sempre con il Tuareg, in spiaggia deve comunque sostenere un certo portamento, ha l'obbligo di avere al suo fianco una fresca bottiglia di 'Pouilly Fume' e una giovane ragazza, meglio se bionda e con le tette rifatte; indispensabile l'orologio, il bracciale e gli occhiali delle solite famose marche, ma queste, in confronto al resto, sono solo minuzie. Dopodichè ci sono le persone che vanno su e giù per i 'boulevard', è una scorreria continua di Porsche, Ferrari, Bentley, poi ci sono quelle che passeggiano all'infinito sulla 'croisette', anche loro stravaganti, in particolare le donne, portano turbanti e cappelli da mille e una notte, alcuni grandi come ombrelloni.
E' senza dubbio un mondo originale e caratteristico, quasi irreale, a suo modo fiabesco, in ogni caso mi ha fatto piacere scoprirlo di persona e non viverlo solo attraverso il cinema o i giornali patinati.
Conchiglie non ce n'erano. C'erano i sassi. Tanti sassi. Diversi dai soliti. Colorati e lisci, piccoli e dalla forma ovale. A vederli sul bagnasciuga, in contrasto con la sabbia finissima e scura, sembravano tanti 'bon bon': confetti, giuggiole, mentine di zucchero, un po' come se li avessero abbandonati sulla spiaggia Hansel e Gretel. Anche la sabbia non era come tante altre sabbie, era scura, mescolata con una specie di 'polvere di stelle', tanta da farla luccicare e dargli la parvenza da pozione miracolosa. In realtà un qualcosa di fiabesco c'era, infatti l'attracco all'isola era permesso solo ai pedoni, davvero strano di questi tempi. C'era persino il divieto di fumare, non in bar o ristoranti, ma sull'intera isola. Nessuna macchina, nessun motorino, solo biciclette e persone che camminavano in mezzo a un frastuono di cicale canterine e grilli enormi, tanto grandi che quando ti attraversavano la strada d'istinto ti fermavi per farli passare. Sono stati giorni indubbiamente un pò diversi e rilassanti. Poi, quando è stato il momento di riprendere il battello, lasciandomi alle spalle un mare azzurro cristallino, branchi di pesci cerulei e una pineta verde verdissima, la prima cosa che ho pensato è stata che ci sarei tornato, magari con i miei amici, ma poi ho abbandonato subito l'idea, a pensarci bene non era luogo ideale per le mie care amicizie: lì non c'è casino, si va solo a piedi o in bici e non si fuma! >
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