Dopo la piena
 

Effetti di un maggio anomalo



Cioccolataro & Cioccoclick

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Cioccolataro & Cioccoclick Eccoci a celebrare l’ottava edizione della kermesse bedoniese “Cioccolataro”, soprattutto dopo essere stata graziata da un tempo che nemmeno le più rosee previsioni lo davano in “miglioramento”. Invece l’abbiamo scampata.
Tutto è andato per il meglio, tuttavia le persone giunte a Bedonia, per addolcirsi occhi e palato, sono state sufficienti per salvare una festa preparata da mesi e che ha coinvolto risorse economiche, speranze e mano d’opera, soprattutto di volontariato.
Anche quest’anno il “Deus ex machina” dell’evento è stato Marco Mariani, supportato da Marco Biolzi, dall’Amministrazione Comunale e dal Centro Commerciale Naturale, questo coordinato da un’altra energica persona, sotto ogni profilo: Katia Sbarbori.
Tante le iniziative messe in campo: il teatro della Compagnia “Teatralmente laboratori teatrali” che ha inscenato lo spettacolo fiabesco: “La Fabbrica del cioccolato”; gli studenti IPSIA che hanno realizzato una macchina dolciaria, mentre quelli del Corso Alberghiero hanno fatto rivivere la loro “Cucina dal vivo”; il concorso “ChocoTorte”, dedicato alla preparazione di torte dolci casalinghe e vinto da Barbara Cadamuro; le fiabe raffigurate dalla scuola materna “Bellentani”, ed infine il concorso fotografico Cioccoclick con sessantasette opere in concorso, di cui la metà provenienti da tutto il territorio nazionale. Questa sesta edizione è stata così coronata:

Finalisti e premiati

Per il sentimento e il calore trasmesso, l’originalità della composizione e la costruzione della scena:
1° con 82 voti: “P.s. I Love You” di Giulia Rossi di Compiano
Per l’originalità dell’idea, la composizione e la tecnica di ripresa:
2° con 87 voti: “Allungo la mano sul gusto”  di Fausto Bianchinotti” di Borgotaro
Per l’originalità della composizione e la tecnica di ripresa:
3° con 80 voti: “Atelier per golosi” di Cristina Maestri di Albareto

Menzioni speciali per il punteggio raggiunto e la qualità dell’opera.

4° con 79 voti: “Cioccolato dall’inizio alla fine” di Mario Pierro di Gorizia
5° con 77 voti: “CiocHorror” di Italo Ravenna di Borgotaro
6° con 74 voti: “L’autunno in bianco” di Marika Bernabò di Bedonia

Un sentito ringraziamento va a Christian Squeri per aver messo gentilmente a disposizione i locali della mostra fotografica; ai ragazzi/e del Foto Club Valtaro per l'aiuto nell'allestimento; alla Giuria fotografica composta da Elisa Adorni, Giacomo Cella, Valeria Danzi, Matteo Mariani, Katia Sbarbori; per la preziosa collaborazione ad Ada Vassallo, Don Giovanni e ai ragazzi dell'ufficio turistico Stefania, Evelina, Mattia e Alessandro coordinati da Mariapia Cattaneo.

Tenco a tempo di Tango

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E dire che ho fatto solo 200 metri di strada. È questa la distanza che separa casa mia dall’Auditorium Mosconi.
“Tenco a tempo di Tango” è stato uno spettacolo teatrale inaspettato, eppure ha girato in lungo in largo i festival più importanti: da Borgio Verezzi, al Teatro Parioli di Roma, dal Festival di Ravello a Buenos Aires. Stasera era a Borgotaro.
Musical scritto dal mitico Carlo Lucarelli, con in scena tre attori, che erano anche cantanti e musicisti, i quali sono riusciti a trasformare, come per magia, anzi per bravura, un palcoscenico privo di scene in una fumosa locanda di Buenos Aires. È bastata una vecchia radio, un tavolino con due sedie e un pianoforte per farci immergere nell’atmosfera dell’Argentina anni ’60.
Un commissario (Adolfo Margiotta) spedito laggiù dall’Italia per indagare sulla morte di Luigi Tenco o per capire meglio l’accaduto: “Perché si è ucciso, colpa del Festival o di cos’altro ancora?”. La cantante e cameriera di quel locale (Mascia Foschi), accompagnata dal maestro al pianoforte (Alessandro Nidi), ha interpretato magnificamente le più belle canzoni di Tenco, il tutto tra intrecci polizieschi e la fusione di quelle parole nelle sensuali note del tango.
Una miscela di passioni, in questo caso tra il teatro e la musica, difficile da incontrare… e dire che ho fatto solo 200 metri di strada.
Tenco a tempo di Tango

Dimmi chi erano i Beatles

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Dimmi chi erano i Beatles Cinquant’anni fa usciva il primo 45 giri dei Beatles: "Love me do". Fu una data importante per il mondo musicale, ci penso spesso.
Sì, ci penso, perché quando erano all’apice del loro successo io nascevo, quindi, per questioni anagrafiche, non ho potuto vivere la rivoluzione musicale e culturale che provocarono, in pratica non riesco bene a comprendere cos’era la musica prima dell’avvento di questo magico quartetto di Liverpool.
Spesso mi domando come abbiano potuto, in soli sette anni, con tredici album, segnare un prima e un dopo nel panorama musicale, sì perchè poi nulla fu più come prima.
E chi avrebbe potuto immaginare che io, pur essendo allora in fasce, sarei stato qui, in questa notte di Novembre del 2012, a parlare ancora di quel fenomeno che scombussolò il mondo?
Il motivo è più che valido, per cui ho chiesto aiuto ad Arturo Curà, lui, oltre ad averli vissuti, li ha anche ampiamente suonati e cantati, era il tempo del gruppo “I Dinosauri”.
La domanda che gli ho posto è stata una sola, semplice e diretta: “Arturo, dimmi chi erano i Beatles”.
 
La tua domanda mi crea qualche imbarazzo poiché sul celebre quartetto vocale/strumentale è stato detto tutto ma proprio tutto.
Come hanno fatto i quattro di Liverpool, buoni cantanti e discreti musicisti, a piazzarsi nel punto più alto della musica pop, producendo in pochi anni una quantità di invenzioni, suoni, testi rocamboleschi, impasti vocali accattivanti che pescavano dal blues, dal rock and roll, dalle ballate nordiche, da alcuni mottetti gregoriani, dalle suggestive atmosfere indiane per regalarci ogni volta il nuovo miracolo?
E’ indubbio che furono rivoluzionari questi Beatles ma con qualche diversità dai “gruppi rivoluzionari” che stavano sorgendo in quell’Inghilterra contro vento con le minigonne da vertigine, le modelle già anoressiche, i capelli sempre più lunghi, le droghe e le nuove “Bands” estreme e fracassone…. con i “Rolling Stones”, altro gruppo esplosivo lanciato come contraltare alla Beatlemania e, su su, fino ad arrivare ai  “Woo”, quelli che in scena
spaccavano chitarre e amplificatori.
A proposito, è indispensabile vedere o rivedere il capolavoro cinematografico di Antonioni  “Blow up” che raccontò mirabilmente quegli anni di innovazioni ribollenti.
La “rivoluzione” dei quattro giovanissimi Baronetti che incantarono perfino la Regina d’Inghilterra era più dolce, delicata, armonica, molto ironica, persino sentimentale, spesso carnevalesca; un’assoluta novità che abbracciava tutti e che sgorgava in maniera così magica da spargere ovunque il grande sogno per un mondo fantasioso e libero.
I quattro Illusionisti di Liverpool con leggerezza estrema siglarono un’epoca colma di grandi speranze, la fratellanza universale... “Imagine”... non più guerre… “All you need is love!”, inventarono navi speciali su cui partire per conoscere il mondo nuovo, quello della fantasia libera colma di fiori: “Magical Mistery Tour”, “Sergent Peppars Lonly Hearts Club Band” e lo strabiliante “Yellow Submarine” film a cartoni animati.
Navi che partono per non fare più ritorno, raccontandoci favole e personaggi e producendo sensazioni sempre nuove e diverse tra loro attraverso canzoni che ancora oggi hanno una potenza espressiva che ha del miracoloso.
Fu una autentica magia musicale la “breve vita” di questi quattro ragazzi che, come già detto, analizzati uno alla volta, non erano mostri ma insieme, vocalmente, strumentalmente, poeticamente e attorialmente, ebbero la capacità inarrivabile di produrre capolavori riveriti e riconosciuti anche dai grandi autori della musica cosiddetta “colta”.
Questi erano i Beatles. Una meravigliosa meteora che a 50 anni di distanza attraversa i cieli di chi ogni tanto ha ancora la voglia e la possibilità di fare bei sogni non solo “musicali”.

Un solo Comune in Valtaro: c'è chi dice no

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Un solo Comune in Valtaro: c\'è chi dice no Si sa, il ferro bisogna batterlo quando è caldo.
Devo obbligatoriamente tornare sull'argomento del Comune Unico della Valtaro, il riscontro è stato talmente sentito che non posso sottrarmi a un'analisi su ciò che ha suscitato.
La partecipazione è sotto gli occhi di tutti, il blog è stato molto frequentato e commentato, oltre al riscontro incisivo dovuto al "passaparola" registrato su Facebook.
Tra questi non c’erano coloro che la pensavano diversamente o che avevano dubbi sull'unione a cinque, il timore era di non essere compresi dalla stragrande maggioranza di chi la pensava in altro modo e quindi non se la sono sentiti di scrivere la propria opinione, però me lo hanno manifestato tramite mail, telefono o di persona.
Quando si deve affronatre una scelta, importante e radicale come questa, è giusto e corretto che sia perlomeno condivisa dalla maggioranza della cittadinanza.
Ecco il motivo di ritornare sull'argomento, proprio per dar voce a chi la pensa in altro modo o vorrebbe a sua volta dare consigli di fattibilità.
 
Il timore più ricorrente sarebbe la futura supremazia di Borgotaro a discapito degli altri 4 Comuni più piccoli, praticamente il Sindaco sarebbe sempre un borgotarese, il numero dei suoi abitanti lo avvantaggerebbe numericamente, da qui la preoccupazione di Albareto, Bedonia, Compiano e Tornolo di diventare “Frazione” a tutti gli effetti.
 
In molti si chiedono:
- Quando ci sarà da aggiustare la strada di Grondana o Momarola, verrà fatta prima o dopo di quella di Valdena?
- I servizi principali saranno ulteriormente dislocati a Borgotaro?
- Gli sforzi economici e strategici fino ad ora attuati nei singoli comuni saranno stati vani?
- I finanziamenti saranno equamente distribuiti tra i cinque?
- Non sarebbe più condivisibile la scelta di creare invece due grandi Comuni: uno con Borgotaro e Albareto e un altro tra Compiano, Tornolo e Bedonia?
- I dipendenti in esubero sarebbero licenziati o si attenderebbe a mano a mano il pensionamento?
- La sede principale del nuovo Comune ricadrà, come pare ovvio, su Borgotaro?
 
A questo proposito ricordo che il Comune di Borgotaro non possiede un Municipio di proprietà (è in affitto), quindi si potrebbero vendere le due sedi e le altre proprietà della nostra Comunità Montana, nel 2013 sarà dismessa per Legge e dirottare gli introiti per realizzarne un nuovo fabbricato. La sede centrale del Comune Unico della Valtaro verrebbe dislocata così al centro del nuovo territorio costituito, contando che tale possibilità gode di finanziamento di Regione, Governo e Comunità Europea. Questo è comunque un argomento che si potrà valutare strada facendo.
 
Tornando invece al concreto… in poche parole è sorto il forte dubbio, aldilà del campanilismo, che Borgotaro cresca ulteriormente e si consolidi, mentre gli altri quattro vadano incontro a morte certa o mal che vada rimangano agonizzanti.
 
La soluzione è una sola, proprio come ho già anticipato, trovarsi e parlarne tutti assieme, favorevoli, contrari e incerti… e se si vuole iniziare da qui la porta è sempre aperta.

Un solo Comune in Valtaro: questione di sopravvivenza

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Un solo Comune in Valtaro: questione di sopravvivenza Care signore e cari signori,
questa non è più una scelta rimandabile, ogni nostro Comune è sempre più sulle spine dal punto di vista economico-amministrativo, non ci sono più soldi, nemmeno quelli per i servizi elementari, quelli basilari per la conservazione della popolazione residente. I nostri Comuni, per far fronte alle spese correnti, anziché riconoscere il bisogno del taglio dei costi, stanno persino svendendo il nostro principale patrimonio, quello dell’ambiente, allo sfruttamento di terzi, è questa la scusante: “Non ci sono soldi”.
Ci stiamo vendendo la ruota di scorta per comprarci la benzina! Andremo molto lontano?

Non dobbiamo più nasconderci dietro un dito o affidarci alla scusante del detto popolare che dice:
“Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”, no, ora non si può più, dobbiamo solo scegliere il “fare”. Basterebbe seguire la logica, quella più elementare, quella del buon senso.
Allora facciamolo o comunque proviamoci… che almeno non si dica: “Nessuno l’ha proposto”.

Dal 2013 ci sarà comunque una sollecitazione governativa a raggruppare i Comuni al disotto dei 5.000 abitanti, motivo valido per non farci trovare impreparati. Una volta tanto anticipiamo i tempi. È arrivato davvero il momento di fondere i nostri cinque comuni in una sola grande realtà. Borgo Val di Taro, Bedonia, Albareto, Tornolo e Compiano sopravviveranno se daranno vita a un solo grande Comune, quello della Valtaro.

Un solo dato, la fusione potrebbe comportare un risparmio di circa 350.000 Euro, cifra estrapolata da una recente tesi di laurea di Michele Sartori, disponibile poi ad illustrala anche pubblicamente.
Il nuovo Comune, pur mantenendo i Municipi sul territorio per i servizi, dovrebbe avere un Sindaco, un’anagrafe, un ufficio tecnico, un piano unico di investimenti, programmazione e unificazione dei servizi.
Il peso che un Comune di 15.000 abitanti avrà verso le istituzioni centrali sarà ben diverso da quello di Tornolo o Compiano che arrivano a mille anime. Ne approfitto per ricordare che quello di Valmozzola di anime ne ha 585 e se volesse unirsi…

Dai nostri politici locali non arriva nessun segnale sull’argomento, ognuno guarda alla propria seggiola, alla propria realtà, invece è arrivato il momento di centrare l’obiettivo, di superare campanilismi, pregiudizi, dubbi, energie per il nostro bene comune, in altre parole è ora di concretizzare il Comune Unico della Valtaro. I servizi pubblici come ospedale, stazione ferroviaria o scuole non sono borgotaresi, ma sono già di tutti, li sentiamo di tutti. È solo una questione di mentalità da adeguare ai tempi che cambiano.

Per raggiungere l’obiettivo dobbiamo partire dal basso, dai semplici cittadini. Saremo noi, questa volta, a sollecitare il mutamento, costituiamo un Comitato per renderci “visibili”, per far sentire le nostre ragioni, che solitamente sono in contrasto con i poteri della politica. Non rimandiamo più, troviamoci subito, nel mese di Novembre e gettiamo le basi per creare uno statuto condiviso il più ampiamente possibile, dove a simboleggiare i singoli Comuni ci saranno dei rappresentanti, ad esempio 5 per ogni realtà.

La mia idea è quella di coinvolgere tutta la popolazione, le associazioni di volontariato, le forze politiche, di qualsiasi colore, tutti i consiglieri dei nostri Comuni perché si facciano portavoce di questo nuovo “vento” nei consigli comunali, ma soprattutto coinvolgere la nostra gente di cultura, di espressione libera, moderna, quella che vede “oltre”, illuminata appunto. Dovrà essere una grande sollecitazione civica congiunta.
Daremo così vita a una sorta di manifesto dove saranno indicati, nome dopo nome, nero su bianco, tutti coloro che non credono più alle favole, ma alla realtà.

Se pensi che un “Comune Unico in Valtaro” possa essere una strada da percorrere… batti un colpo e lascia il tuo nome/cognome sul blog, puoi farlo anche senza un commento, le idee verranno poi, ne sono sicuro.
 
Non si combatte per vincere una battaglia, le battaglie si fanno per la causa!

Cose mai viste

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Cose mai viste Personalmente è stata una piacevole sorpresa e non ho dubbi a credere che la sarà anche per molti altri.
Non ero proprio a conoscenza di questi cinque rari video-documenti, tutti tratti dell’archivio storico dell'Istituto Luce e girati a Borgotaro, Bedonia, Tornolo, Berceto tra il 1931 e il 1952.
- Il filmato più bello in assoluto è quello che si riferisce a Borgotaro. La ripresa risale all’Agosto del 1931 (un vero peccato che non ci sia l’audio) e mostra le fasi precedenti e successive al cantiere ferroviario del “Ponte di ferro” di San Rocco sulla linea “Roma-Spezia”. 
Nella sequenza si può vedere l’ultimo treno transitato sul ponte, il successivo intervento di operai e tecnici addetti al nuovo ponte, anzi al suo spostamento e il primo treno che vi transiterà. Nel giorno dell’inaugurazione, con tanto di volo di colombe, era presente la banda locale con un sacerdote in testa al gruppo che suonava la tromba.
- Un altro filmato rivolto a Borgotaro è quello che il Cine-Giornale del 1934 dedica alla raccolta e alla lavorazione del fungo porcino borgotarese, qui l’audio è presente ed è in perfetto stile “Ventennio”.
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Nel 1935, nella vicina Tornolo, più precisamente sulle sponde del fiume Taro, sono state girate alcune fasi di un'esercitazione militare del “Reggimento Cavalleggeri Guide” con il supporto di reparti blindati, motorizzati e a cavallo.

- Il quarto filmato è stato invece ripreso a Berceto nel 1937, lungo i tornanti del Passo della Cisa, dove si possono vedere alcune fasi della famosa gara automobilistica “Parma-Poggio”.

- A Bedonia è stato invece dedicato un video, tratto dalla rubrica “Settimana Incom” del 1952, dove si mostra il discorso tenuto nella Piazza del Municipio dall’Onorevole Enrico Mattei, fondatore del gruppo ENI-AGIP. Ricordo che questa influente personalità si recò a Bedonia per l’amicizia con l’ex Sindaco Gianni Moglia, meglio conosciuto con il soprannome di “Scarpa”.
Sono certo che lo storico Giacomo Bernardi per Borgotaro e altri appassionati di storia locale per gli altri paesi citati, ci offriranno altri spunti e preziose informazioni sulle riprese qui sotto indicate. Nel frattempo vi auguro una buona visione...

ADESSO !

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Sabato sono voluto andare a Parma per toccare con mano il fenomeno Renzi. 
Un comizio politico mi mancava e allora ho pensato bene di rimediare anche a questa carenza. Sono andato al Cinema Astra per la sua tappa parmense.
Ad accoglierlo sulla porta è andato Matteo Daffadà, consigliere comunale a Borgotaro, mentre a presentarlo al pubblico è stato il consigliere regionale Gabriele Ferrari, referente provinciale della campagna per queste primarie. 

Devo dire la verità, non me ne sono pentito. Il fatto anomalo è che ad ascoltare un classico politico dopo dieci minuti inizi a guardarti intorno per vedere se sei il solo a sbadigliare, con Matteo Renzi perlomeno non mi sono per niente annoiato.

È evidente che sia un grande comunicatore, che sappia usare bene la leva del marketing e della comunicazione, fatto è che è impossibile dargli torto, perlomeno sulle dieci mosse indicate per cambiare l’Italia: meritocrazia, clientelismo, vitalizi, gestione dei fondi europei, fisco, innovazione digitale, patrimonio artistico... infine non poteva certo mancare anche un sguardo a quella classe politica fiera di far parte della nomenKlatura partitica, ma che per la gente comune è ormai diventata sinonimo di spregio.
Renzi, aldilà che possa piacere o meno, ne parla, è consapevole della deriva del nostro paese, dei problemi che lo affliggono da decenni, poi quel che sarà lo vedremo.
So benissimo quanto sia difficile attuare tutto ciò, ma se riuscirà a far conoscere i suoi intenti, il suo modo di far politica e a uscire vincitore dalla sfida non potrò che esserne compiaciuto, magari sarà anche una cantonata, ma in un paese con le pezze al culo quale siamo, un po’ di speranza e di ottimismo ci vogliono, anzi desiderarli è diventato quasi un dovere. L’ho già detto altre volte, fare peggio di quanto è stato fatto fino ad ora è praticamente impossibile.
Allora avanti, subito. Adesso!

ADESSO !

Cronaca di una tragedia annunciata

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Cronaca di una tragedia annunciata Gentile signor Sindaco,
mi permetto di segnalarLe 
qualche considerazione dopo l’ennesima “strisciata” a cui ho assistito lunedì scorso, avvenuta per non investire un ragazzino sulle strisce pedonali e dove il poveretto si è beccato un ceffone sul collo dalla mamma, anche se questo andava dato a chi è rimasto seduto impassibile in macchina.

Via Piave è una delle strade principali d’acceso al paese di Borgotaro, ciò vuol dire che è molto e costantemente trafficata. E' la via che costeggia i giardini pubblici, quella della palestra, dell’Auditorium della musica, delle scuole elementari, scuola materna e asilo nido. 
Nonostante queste particolarità, nemmeno un deterrente è utilizzato: nessun cartello stradale in prossimità delle scuole che indichi di fare attenzione (ce n'è uno ma posto all'ingresso del paese e in curva), nessun dosso artificiale, nessun vigile nelle ore dell’uscita scolastica (prima c’era), nessun dissuasore elettronico di velocità, mancanza di strisce pedonali in rilievo e/o colorate... c'è solo un cartello che indica il controllo elettronico della velocità (da anni non ci vedo un autovelox), ma sembra che ci sia su scritto: “C H I S S E N E F R E G A”.
 


Proprio in questi giorni a Bedonia, sono stati apposti due dossi artificiali, in via Divisione Julia e Via Roma (S.P. 523), oltre al rilevatore di velocità che già esisteva, stessa scelta di rilevare la velocità all’ingresso del centro urbano è stata adottata a Bardi.

Ma torniamo qui. Se non fosse perché la percorro più volte al giorno potrebbe apparire una strada come tante. Invece non la è. Ogni tanto sparisce un albero e non si vedono sostituzioni, ormai all’appello ne mancano 19; i due marciapiedi non sono mai stati terminati e sono ormai ridotti come un colabrodo, oltretutto quando piove o nevica La sfido a passare di lì senza essere lavato da capo a piedi dalle auto in transito (il fondo stradale ha un lungo solco nell’asfalto che fa da invaso). È vero, qualcosa è stato fatto, lo scorso anno hanno cambiato l’illuminazione pubblica, sì perché questa via, fino ad allora, era anche buia come la notte. 



Questi sono aspetti che possono apparire secondari, in pratica rispecchiano le casse dei Comuni in questi tempi, la sicurezza invece deve essere considerata primaria e non può avere scusanti. Provi a passarci un paio di volte e si renderà conto a quale velocità la percorrono un gran numero di auto, moto, autobus e camion 24 ore su 24.

In questo rettilineo di circa 500 metri succede di tutto. Quante volte ho assistito a tremende frenate davanti a un pedone che attraversa le strisce pedonali, quante volte a sorpassi demenziali, quante volte ho mandato a quel paese degli automobilisti che sfrecciano a 80 km all’ora, quante volte ho visto finire nel fosso le macchine nella curva del ponticello?
Ora non mi resta che immaginare a come potrebbe andare a finire... che tutte le iniziative del caso si metterebbero in pratica il giorno dopo la disgrazia, con la solita solerzia e nei criteri qui annunciati.



P.s.
Io ho appena “toccato ferro”, ma nel frattempo fatelo anche voi, in ogni caso depositerò la presente all'Ufficio Protocollo del Comune di Borgotaro.

Il Principe Nero del bosco

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Il Principe Nero del bosco Facendo due chiacchiere con il Sindaco di Bardi, Beppe Conti, il discorso è finito sui nostri tartufi.

Per chi non lo sapesse il tartufo non nasce solo in Piemonte, Umbria o Toscana, bensì anche nel nostro Appennino, sia in quello Est che in Valceno.

Localmente sono ormai anni che c’è la pratica di raccogliere il tartufo nero, anzi gli appassionati si fanno sempre più numerosi, specialmente se il cane s’imbatte in quello bianco... certo, se pur in quantità ridotte, ma nel bardigiano si può trovare anche questa qualità.

La passione del tartufo in Valceno non è oggi quantitativamente rilevante, nel senso che non fa ancora numeri da creare turismo, se però ci fosse la giusta promozione la realtà cambierebbe.

Una domanda: perché la Valtaro è contraddistinta dal fungo porcino IGP e la Valceno non la può essere con il tartufo nero? Borgotaro e la Valtaro sono riusciti a creare il mito di “Sua Maestà il Porcino”, non vedo quindi il motivo per non tentare con una sorta di “Principe Nero”. 


 
Questo quesito se l’è posto anche il Sindaco Conti, tant’è che è dal lontano 2004, quand’era Consigliere Provinciale, che tenta di fare inserire il tartufo nei “Settori produttivi a valenza locale del programma di sviluppo rurale della provincia”, ma senza nessun riuscita. Qualche mese fa ha ripresentato l’interpellanza e questa volta la risposta l’ha avuta:

“Si precisa che il previsto inserimento del tartufo della Valceno fra i settori produttivi a valenza locale, aveva esclusivamente un valore simbolico senza alcuna ricaduta sulle imprese del territorio della Valceno; non esiste infatti in tutta la provincia la filiera del tartufo”.

A una simile risposta ci sarebbe da conferirgli un “Oscar” all’indolenza o all’inerzia. 

Se nulla esiste perché la Provincia patrocina la Fiera Nazionale del Tartufo di Fragno a Calestano (vedi foto) ?
Mi sa che le amministrazioni o enti pubblici sono le prime a non credere o a far finta di non credere, magari per il colore politico dell’amministrazione richiedente, che ogni nostra peculiarità, specialmente agricola, potrebbe essere una risorsa indispensabile per sbarcare il lunario, pensiamo solo alla ristorazione che ritorno immediato ne avrebbe. Ormai lo ripeto da anni: “Si sta combattendo una guerra tra poveriii… ”.

Dalla Polaroid a Instagram

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Instagram l’ho scoperta sabato pomeriggio e mi ha subito conquistato. Amore a prima vista. 
Si tratta di una semplice ma geniale applicazione per gli Smartphone, dove, in sostanza, si scatta una fotografia e si decide quale effetto/filtro donargli, il tutto in perfetto stile Polaroid.
Non ho mai posseduto una macchina istantanea, ma l’effetto che dava mi aveva sempre affascinato: un click e la foto compariva piano piano. Era la creazione immediata di attimo indelebile, senza lunghe attese, senza pretese di qualità, ma con un suo fascino.
 Un tocco di magia.
Ora ho la possibilità di avere una “Polaroid” sempre con me senza possederla fisicamente. La fotografia abbinata ai telefoni cellulari è più che funzionale, è uno strumento di memoria permanente che ci portiamo comodamente in tasca, che si utilizza all’occorrenza, proprio per non perdere “attimi preziosi” e non più ripetibili.

Essendo appunto una funzione semplice e veloce ho pensato di creare una nuova sezione fotografica nel blog, oltre a quella di “Attimi quotidiani” e di aggiornarla frequentemente. 
Da questa sera “My Instagram” sarà un raccoglitore di immagini istantanee carpite alla nostra quotidianità.
Dalla Polaroid a Instagram

Una giornata a Campovolo

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Una giornata a Campovolo Altra musica, altra storia. E' vero, sono passate tre settimane, ma per chi conosce bene la nostra Valeria non si stupirà più di tanto. Devo dire che rispetto ad altre occasioni è stata velocissima, forse perché da me spronata, fatto è che sono “già” disponibili foto e resoconto dell’evento musicale “Italia loves Emilia”, a cui ha partecipato. Oltre alle sue fotografie della giornata ci sono anche quelle di Luca Brunetti e Andrea Modenese, anche loro amici/fotografi di Fiorella Mannoia proprio come la nostra Valeria.
 
Campovolo… chi non ne ha sentito parlare? 
È stato un evento più unico che raro, 150.000 persone si sono riunite per sostenere l'Emilia per il post terremoto e per dare una mano a chi è in difficoltà. Tra loro c’ero anch’io.

L’iniziativa musicale ha coinvolto quattordici artisti: Biagio Antonacci, Claudio Baglioni, Elisa, Tiziano Ferro, Giorgia, Jovanotti, Ligabue, Litfiba, Fiorella Mannoia, Negramaro, Nomadi, Laura Pausini, Renato Zero e Zucchero. 

Sette ore immobili sotto un sole cocente, con gli amici a chiacchierare e a ricordare, cercando di non bere troppo perché i bagni chimici erano lontani e per quanto sembri incredibile era facile perdersi, calcolando che i cellulari erano fuori uso dato l’affollamento.

Poi con la sera il sole si è spento, ma con lei si sono accese le luci ed è partita la magia della musica, quelle 150.000 voci che cantavano insieme, quelle 300.000 mani che battevano insieme, come fosse un tutt'uno. 

Quella che avevo intorno era una marea umana che guardava i big della musica italiana, li ascoltava, li sosteneva e quelle 150.000 persone sono molte di più' di come le immaginavo, avevano una forma, una sostanza, uno scopo.

Quella notte non l’ho ancora dimenticata, non riesco ridurla a singole emozioni, a immagini o suoni. Ma la vera storia di quella notte è iniziata dopo il concerto, forse ne fa anche parte, ed è stata quella di una folla che procedeva spingendo, non c'era abbastanza visuale per capire dove stavamo andando, c’era solo la schiena di chi ci sta davanti, alla fine mi sono lasciata trascinare…
Campovolo… una bellissima giornata, un gran bel concerto, un nobile scopo.

Valeria Danzi

Fusione/Unione dei Comuni in Valtaro: la storia

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In questo spazio sono raccolti tutti i link dei post, commenti dei lettori, fotografie dei convegni, articoli di giornali e video di telegiornali sulla vicenda: "Fusione/Unione dei Comuni in Valtaro", iniziativa partita proprio da questo Blog il 29 Ottobre 2012.
Fusione/Unione dei Comuni in Valtaro: la storia

La battaglia di Legnano (e di Parma)

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La battaglia di Legnano (e di Parma) Alla fine ci vuole sempre qualcuno che mi sproni. Mi viene persino il dubbio di essere un po' pigro.

Emanuele mi fa salire in vetta e Ugo a cercar funghi, anche se a dire il vero Ruggero non è ancora riuscito portarmi ad ascoltare i suoi prediletti Above & Beyond, ma si sa, a tutto c’è un limite.

Marco, il nostro Tenore della Corale Lirica Valtaro, mi ha invece proposto di assistere a un’opera. L’ho preso subito in parola e, in men che non si dica, mi sono ritrovato al Teatro Regio per “La Battaglia di Legnano”, opera semisconosciuta di Giuseppe Verdi.
E' stata la mia prima volta all’opera. 


Lì per lì ero un po' titubante, sono tutt'altro che un melomane, ed essere “svezzato” con un’opera che non è di frequente programmazione e che nessuna delle sue arie è popolare al grande pubblico, è stato un po’ come voler scalare il Monte Bianco dopo essere sceso dal Pelpi. La metafora ci sta tutta, credetemi
. Il risultato è stato però piacevolissimo, ne sono rimasto più che entusiasta, così come lo è stato l’esigentissimo pubblico del teatro parmigiano. No, dai loggioni solo applausi e nessun fischio. Per fortuna.
 
Questo Festival Verdi è stato il primo della “nuova era” di Parma e i risultati erano evidenti: problemi nel consiglio di amministrazione (uscita di Camera di Commercio e Fondazioni delle locali banche), perdita di alcuni partner finanziari (Mediaset), pubblicità ridottissima (solo manifesti), taglio dei cachet degli artisti (accolti e condivisi), dimezzamento delle opere (da quattro a due), destituzione dell’orchestra stabile del Teatro Regio (privata) per usufruire di quella regionale “Arturo Toscanini” (pubblica). 

Capisco che organizzare questo Festival, con le casse comunali che piangono miseria, non dev’essere stato facile, soprattutto se i vecchi politici, quelli messi nei punti chiave delle istituzioni, adesso fanno sentire il loro peso mettendosi di traverso alla nuova amministrazione, ad ogni modo c’è sempre la famosa soluzione:
“A mali estremi, estremi rimedi”. 

Mi è proprio sembrato che i veri Barbarossa da sconfiggere oggi a Parma e non a Legnano fossero ben altri.

Cioccoclick 2012

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Ci risiamo. Ancora una volta ci si deve sporcare le mani per poi leccarsi il dito, passarsi la lingua tra le labbra... solo pochi sgoloseranno soltanto.
Tutto questo “duro lavoro” è necessario per partecipare al concorso fotografico Cioccoclick e i veterani ormai già lo sanno.
So anche che non è facile, tant’è che in questi sette anni ho visto anche dei “cervelli fumare”, ma alla fine tutto andava oltre le attese, le opere presentate erano in ugual misura eccellenti e la qualità delle immagini, nonché l’originalità delle idee, hanno sempre stupito la giuria e il pubblico.

Non mi stancherò mai di stuzzicare l’immaginazione di amiche e amici appassionati di fotografia, tant’è che anche stasera sono qui a chiedergli di farsi provocare da quel fantastico frutto del desiderio dal nome Cacao. 


Faccio appello a chi da sempre ha partecipato, ai membri del Foto Club Valtaro e alle nuove leve che quotidianamente osservo per mezzo delle loro pubblicazioni su Facebook:
Silvia Stocchino, Marika “Maki” Foschi, Andrea Delgrosso, Nikoljana Nano, Valentina Pellecchia, Irina Camerzan, William Manfredi, Martina Bertacchi, Michela Dellapina, Giacomo Cella, Vanessa Molinari, Enrica Scarpenti, Ilaria Zazzali, Fabio Marchini, Italo Ravenna, Diego Giacopazzi, Paola Salvanelli, Clio Costella, Silvia Daffadà... solo per citarne alcuni.

Mi raccomando partecipate, più foto ci saranno e più il concorso si farà appassionante... e poi al 31 Ottobre, termine ultimo per la consegna, c’è ancora un po’ di tempo!

Le foto verranno poi esposte e premiate nel corso della manifestazione di Cioccolataro che si svolgerà a Bedonia sabato 10 e domenica 11 Novembre.
Cioccoclick 2012

I sassi di Bössi

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A Bössi, come lo chiamano in dialetto, non c’è neanche più l’acqua che scorre dalla fontana al centro del paese. Quiete assoluta. La strada ghiaiata che attraversa il bosco e giunge nel borgo sembra rappresentare la porta d’accesso a un altro mondo.


Davvero curioso che un paesino così, nemmeno tanto decentrato dal capoluogo di Bedonia, dista soli 6 km, abbia subito un simile spopolamento. 

Oggi a chiamarlo paese ci vuole una bella fantasia, però anni addietro lo era: una ventina di case per circa ottanta abitanti. C’erano anche una decina di bambini che scorrazzavano per la strada per raggiungere la scuola di Roncole, gli animali da cortile che girellavano nelle aie e le mucche al pascolo nei prati. 

L’ultimo abitante è scomparso nel 2001 e si chiamava Bruno Agazzi, era anche uno degli ultimi maniscalchi della valle. Da quel momento la boscaglia si sta piano piano riconquistando ciò che era suo: “Bosco eri e bosco ritornerai”. Dalle finestre si affacciano i rami degli alberi, gran parte delle case hanno il cielo per tetto, le porte non servono più al loro naturale scopo e i comignoli son diventati nidi per uccelli.

Le poche case rimaste integre t’invitano a entrare, non l’ho fatto, anche se non c’era bisogno di bussare, però dai vetri s’intravedono ancora segni di una vita recente… una sospensione del tempo, una vera illusione.  


L’ultima volta che ci andai era il 1988, malridotto, ma una parvenza di paese la manteneva ancora. Quel giorno scattai delle foto all’amica Giovanna, così oggi ho voluto riguardare proprio quella casa, quel balcone, quella scala… più nulla, tutto quello che si poteva asportare è stato rubato: scalini, davanzali, architravi. Il tempo ha fatto poi il resto.


Ora a regnare a Bozzi non c’è che desolazione, abbandono, tristezza, nemmeno più speranza.
I sassi di Bössi

Timeline


Cronaca di una tragedia annunciata
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