Superbi, opportunisti, arroganti, privilegiati, sfrontati, esosi, vergognosi e pure ladri. Sono questi gli aggettivi con cui sono identificati oggi i nostri governanti, ma nonostante ne siamo tutti consapevoli ce ne restiamo lì a guardare, impassibili, con la convinzione che tanto passerà, che tutto migliorerà.
Sarà… ma così in basso non ci siamo mai caduti, nemmeno ai tempi della prima repubblica.
Alla luce dei nuovi scandali sembra persino di rivivere gli ultimi anni della caduta dell’impero romano, dove tutto era permesso e il lassismo era all’ordine del giorno. Ad ascoltare un TG in questi momenti si ha l’impressione di essere tornati all’epoca di Romolo Augusto, anche se, ne sono convinto, il livello di corruzione e disonestà, di sollazzi e sperpero di denaro pubblico da parte di questa gentucola farebbe impallidire persino quei signori dell’antica Roma.
Poi ci furono le invasioni barbariche e la storia cambiò e di brutto.
È questo che auspico, la calata verso la capitale del popolo italiano, incazzato come un drago che sputa fuoco, per segnare la fine di questa classe politica. La misura è ormai colma, hanno superato ogni lecita scusante, sono persino arrivati a taroccare le cifre delle fatture, robe da miserabili.
A questo punto se ci sarà da imbastire una rivoluzione per fare piazza pulita facciamola e se c’è da partire io vengo, sarò il primo a brandire in aria un bastone poiché la nostra remissività non la meritano più.
Stasera avrò esagerato?
La ex Edilcuoghi, in quarant’anni di attività, ha rappresentato la sicurezza economica per l’intera vallata, molte delle famiglie di Bedonia e Borgotaro hanno avuto almeno un componente che ha lavorato direttamente o indirettamente per questa azienda. Ora le voci che si susseguono sulle sorti delle due ceramiche valtaresi sono molte e non sono nemmeno tanto di corridoio o da bar. Per far sì che le voci rimangano tali basterebbero risposte chiare e nella vita di quei lavoratori ci sarebbero dieci punti interrogativi in meno.
• È vero che il capannone/stabilimento di Borgotaro è stato offerto al miglior offerente?• È vero che l’operazione di Borgotaro è stata solamente un’acquisizione di marchio con investimenti ostentati per tenere calme le maestranze?• È vero che la cassa integrazione che terminerà a dicembre sarà il primo passo per la dismissione dello stabilimento di Borgotaro?• È vero che la conclusione della cassa integrazione a Bedonia, che avverrà a novembre, rappresenterà la morte definitiva della ex Edilcuoghi?• È vero che la sorte degli operai di Borgotaro sarà simile a quella di Bedonia?• È vero che una linea di produzione di Borgotaro è già in funzione in Turchia?• È vero che manterranno lo stabilimento di Modena a uso stoccaggio per usufruire del marchio “Made in Italy” ?• È vero che bisognerà solo credere alle intuizioni dei dipendenti/fornitori e non più alle parole di chi tira i fili dell’operazione?• È vero che politici e sindacati presenti in valle si limitano a spostare le agonie delle famiglie solo per prendere tempo?• È vero che politici e sindacati hanno sempre garantito la non chiusura di Bedonia e sull’esito positivo ottenuto a Borgotaro?A onor di cronaca ricordo che qualcuno è stato
premiato anticipatamente con la medaglia d’oro per il buon fine dell’operazione, in ogni caso tra qualche mese tutto verrà a galla, tanto vale sputare l’osso. Subito però!

È un blog, ma è anche una sorta di diario, dove quotidianamente annoto ciò che mi accade, per questa ragione non posso sorvolare su questa bellissima giornata.
Alla fine anch’io mi sono fatto contagiare dalla febbre del fungo, in fondo vivo nella sua Capitale.
Ugo è riuscito a convincermi e mi ha preso sotto il suo braccio esperto, anzi proprio per mano e mi ha accompagnato nel bosco a cercar funghi... e che funghi!
Meglio tardi che mai... posso dirlo perchè è stata davvero la mia prima volta!
Finalmente ho capito cosa spinge le persone a svegliarsi all’alba, a saltare giornate di lavoro, a viaggiare in auto ore e ore, a pagare un biglietto e alla fine percorrere chilometri su e giù per i boschi: la sfida.
Sì perché quello stramaledetto Porcino fa di tutto per non farsi trovare, s’infila nei posti più impensati: dietro a un sasso, tra i ciuffi d’erba, sotto le foglie, dentro le radici, in fondo al canalone, mai comunque in bella vista.
È proprio una sorta di caccia, solo che è giocata ad armi pari e questo aspetto mi piace.
Ovviamente non ho potuto sottrarmi alle usanze che convengono alla buona norma di cercatore di funghi, in altre parole al tipico abbigliamento da parata, tant’è che non ho voluto essere da meno: berretto con incastonata penna di fagiano, camicia di flanella a quadrettoni, pantaloni di fustagno, scarponi da Alpino con galosce, bastone di nocciolo intagliato, cesta approvata dal Consorzio IGP, siero antivipera, carte topografiche, giberna militare contenente i viveri per la giornata e cellulare con fotocamera per immortalare sul posto il bottino conquistato.
A dir la verità due mancanze le ho però commesse, mi scusino i professionisti del ramo. Prima di tutto sono partito alle due, ma del pomeriggio; la seconda è di non aver rispettato l’iter una volta giunto a valle, ovvero mostrare orgogliosamente i cestini di funghi e fare la tappa obbligata al Bar Firenze la quale comporta: parcheggio selvaggio nel posto riservato ai disabili, apertura del portellone posteriore, attesa che tutti gli avventori del bar escano per “venire a me” e relativo depistaggio sadico sul luogo di raccolta.
Una vera vita da rospi quella del fungaiolo, non credevo!
Ogni vecchia fotografia ha sempre una storia da raccontare. Anche questa scattata a Scopolo nell’estate del 1958 ne ha una e potrebbe essere tranquillamente inserita in uno dei tanti film del neorealismo italiano.
Tutto inizia con il ritorno al paesello d’origine dell’oriundo "Gianin dì Gai" (Gianni dei Galli), uno dei tre fratelli Taravella emigrati a inizio secolo con la famiglia, destinazione New York dove aprì con la moglie, una certa Mendogni di Masanti, una drogheria.
Per festeggiare il suo rimpatrio vacanziero, dopo un mese di baldoria e prima di ripartire, volle riunire tutti i sui conoscenti presso la trattoria Pambianchi, l’invito fu esteso al Sindaco di Bedonia Gianni Moglia, all’assessore di Scopolo Lino Chiappa, al capo degli operai comunali Ugo Medioli, oltre al parroco Don Vittorino Cuppola che per l’occasione ufficiò anche una messa. Per non farsi mancare nulla volle anche la banda, ma quella di Bedonia era stata nel frattempo sciolta, allora chiamò quella di Borgotaro che si esibì davanti al sagrato della chiesa.
Quel pomeriggio giunse in paese un ambulante proveniente da Cavignaga, Mister Taravella lo notò e pensò bene di comprargli tutto il carico di frutta e verdura per donarlo agli abitanti di Scopolo. Tra quei beneficiari c’era anche un bambinetto, a lui toccò una banana. Il giovane Emilio, fiero e soddisfatto di quel suo “bottino”, era la prima volta che ne vedeva una, scappò a casa per gustarsela in santa pace… non si sa se per fame, per gioia o per la non conoscenza di quel frutto esotico, ma di quella banana si mangiò pure la buccia.
Eh sì, fu una giornata indimenticabile, proprio per tutti, anche se a quel punto mancava solo una cosa, una fotografia da poter incorniciare.

Gentilissima Signora Parma,
ci scusi, ma Sua figlia prediletta Pilotta che fine ha fatto?
Siamo forse noi che abbiamo sbagliato ad aver infilato il parcheggio Toschi, anziché lasciare l'auto in uno scambiatore di periferia cittadina?
Mi scusi ancora Signora Parma, ma questi sono stati i nostri primi logici pensieri, in un normale pomeriggio di fine estate essendo costretti a oltrepassare il "guado" meno rischioso per poter raggiungere il centro cittadino.
Ma certo Signora Parma, forse Lei non se ne sarà accorta, ma quello che doveva essere il Suo “Salotto buono” si è trasformato in una "Savana" piena di rischi, tutto questo alla luce del sole, non osiamo pensare ai pericoli al calar della notte.
Senta Signora Parma, Le confidiamo che ci siamo rimasti imbarazzati, sgomenti ed avviliti transitando sotto gli archi di Piazzale della Pace. Siamo coscienti di vivere ormai in una società multietnica ma non Le sembra oltraggioso, nei confronti dei suoi cittadini e dei turisti, consentire che alcuni suoi ospiti possano liberamente dedicarsi al commercio illegale (di tutto e di più) anche in pieno giorno?
E poi Signora Parma, comprendiamo che si parli di società tollerante, ma pure qui rileviamo che Lei faccia abuso del termine, lasciando che alcuni suoi ospiti extracomunitari si possano vistosamente ubriacare o lordare il prato e inveire sui passanti maschili o importunare quelli femminili.
La prego Signora Parma, non risponda che nella Savana tutto è permesso perché vige la legge del più forte?
Ora ci dovrà perdonare Signora Parma, ma non riusciamo a salutare come vorremmo la sua prediletta Pilotta, abbiamo entrambe le mani in tasca, una sul telefono e una sul portafogli. Ci scusi davvero, ma a questo punto dobbiamo proprio allungare il passo e poi premere sull’acceleratore.
Con la dovuta considerazione, due suoi cari amici.

Oh ma sto Matteo Renzi quanto casino sta facendo?
Lo fa soprattutto all’interno del suo partito, ma le conseguenze si avvertono anche fuori, tant’è che in molti si chiedono se sia di sinistra o di destra. Dubbio lecito, sì perché quando parla sembra rivolgersi alla sinistra, ma a dargli ascolto sembra ci sia la destra.
Ma chi è allora quel Renzi che si nasconde dietro a quella faccia da chierichetto?
Io non lo so, non sono un amante della politica, nemmeno a tempo perso, quindi mi posso limitare a trarre qualche conclusione personale, tra l’altro anche simpatica, sulle sue idee di “Rottamatore”.
Come si fa a non condividere il suo pensiero di mandare in pensione (e che pensione) le vecchie glorie che fanno i burattinai del nostro Paese da venticinque anni o più?
Come si fa a non assecondarlo quando le canta ai due tiratori scelti conosciuti col nome di Rosy Bindi e Massimo D’Alema? Proprio loro che alzano la cresta come galli da combattimento nonostante si avvalgano della deroga al loro stesso statuto, proprio a quella norma che impedisce di candidarsi per più di tre legislature, mentre loro sono alla sesta?
Eh sì, la tentazione di sostenere Renzi alle primarie, anche per il solo gusto di spedire a casa Bersani, Veltroni, Parisi, Marini, Franceschini, Follini, ecc. ecc… è davvero stuzzicante e quello che sta dietro a Renzi è una forte voglia di cambiamento generalizzato.
A questo punto si può sollevare l’obiezione di guardare in casa mia, solo che mica son messo meglio, anzi direi peggio, quindi dove, cosa e chi guardo se non vedo nulla?
Perciò tra quelli che si sono venduti per quattro soldi e un giovane innovatore che sceglie di scontrarsi a viso aperto scelgo quest’ultimo, senza dubbi, almeno lo fa con coraggio e non da codardo, lo dice lui stesso: “Meglio essere arroganti che vigliacchi”.
Anche per questo sono dell’idea di lasciarlo provare, poi come andrà a finire si vedrà, tanto più in basso di così non ci possiamo andare...
Lo ripeto, come ho scritto su Facebook ieri sera: “Se Renzi andrà alle primarie (sempre se le faranno) entrerò in una sede del PD per votare... giuro!
Alla fine la Giuseppina ha tirato giù la saracinesca. Era da un paio d’anni che mi ripeteva: “Son straca”, lo diceva sempre, questa volta però è stata di parola. Venerdì è stato davvero il suo ultimo giorno di lavoro. In quella piccola cucina, tra un forno elettrico e il tavolino delle torte, ci ha passato ben trentasette anni, gli avevano ceduto il passo Tina e Liseo.
Mi dispiacerà non incontrarla più come prima, mi piacevano quelle quattro chiacchiere che scambiavo con lei, in vero dialetto bedoniese, in fondo è una Lagasi, una "Falampa", una del sasso.
Me ne andavo lì il sabato, tre pezzi di torta, una birra e via… all’una e mezzo ero già fuori, ma quel quarto d’ora era davvero piacevole, mi raccontava di tutto, specialmente i vecchi aneddoti legati a Bedonia, ma si parlava anche dei problemi quotidiani: le troppe tasse, il mutuo da pagare e i tempi che cambiano.
Mi mancheranno quei tre pezzi di torta, specialmente il quarto che tentava sempre di regalarmi perché motivato dal detto: “Recordete ch'u sacu vödu u ne sta in pé”.
Era uno dei pochi posti dove si potevano trovare costantemente solo piatti bedoniesi, specialmente le nostre famose torte: patate, zucca e riso, cipolle, erbette, “Remes-ciòn”, “Pesè” e “Castagnassu”, in particolar modo la “Büsèca”, li vedevo in quanti partivano dalla Liguria per venirla a mangiare.
Cara Giuseppina: "Stamme bèn e adesa gödetela in po”...
Da quando ho scoperto che stanno trasmettendo il passato televisivo di Videotaro mi diventa difficile cambiar canale.
Per chi ancora non lo sapesse sul canale 611 stanno andando in onda gli albori della nostra emittente locale, la nostra storia. Sono immagini indimenticabili, un “Amarcord” in grado di mostrarci un passato che a guardarlo oggi sembra lontano anni luce, ma in sostanza rappresenta la scansione di ciò che accadeva venticinque anni fa in Valtaro e Valceno.
C’è anche un aspetto malinconico in questa carrellata televisiva, ed è quello rappresentato da una triste realtà, moltissime delle persone riprese sono nel frattempo scomparse.
In questo momento sono in onda i notiziari del 1986 e 1987, dove Carlo Brugnoli, Emanuela Notari e Gabriella Olari illustrano professionalmente servizi giornalistici realizzati da Renato Delchiappo, Camillo Delmaestro o dai
giovanissimi “inviati” Marco Moglia, Aldo Boraschi, Italo Ravenna e Kathya Scagliola, ma sarà anche possibile rivedere interviste, inchieste o riflessioni di Arturo Curà, in particolar modo il programma: “Cosa c’è che non va”, un’anticipazione di quelli che diventarono negli anni ‘90 i suoi pungenti “Viaggi”.
In questa nuova televisione locale c’erano inoltre diverse rubriche: l’angolo degli auguri; lo spazio dedicato al cinema, seguito da Roberta Maggioni, l’attuale conduttrice del notiziario; una molto innovativa dedicata alla moda e curata da Domenico Zambelli; il calcio con le interviste di Sandro Santini; "Non solo basket " con Monica Pellerano, il tutto coordinato dal tecnico tuttofare Ezio Maggi.
Ora non rimane che citare Claudio Bertani, il “Deus ex machina” dell’emittente, oggi come allora la dirige con professionalità e competenza, non voglio invece immaginare quante seccature si è beccato in questi anni per quel servizio trasmesso o mai andato in onda, ma si sa, ogni passione ha il suo prezzo, nel vero senso della parola.
Sì, a riguardarla oggi sembrava, se pur "fatta in casa”, un’emittente con racchiusa dentro tanta passione e che andava incontro a ciò che i telespettatori volevano realmente vedere, ascoltare o conoscere.

A mezzogiorno il termometro della farmacia Raggi segnava già 37 gradi (ad onor di cronaca sballa sempre di un paio di gradi) e nello stesso momento, aldilà della piazza, i menatori di polenta e i friggitori di trote erano già all’opera.
Sono 58 anni che il rituale della Sagra della Trota si ripete, ma credo che mai come quest’anno sia stato così difficoltoso affrontare paioli, padelle e cabarè.
Lungo le vie del paese il pensiero era unico e ricorrente, non tanto per darsi appuntamento per il pranzo o la cena in piazza, ma per solidarietà verso tutti i volontari che si stavano dando da fare per cucinarci e servire la prelibata trota Fario della Val Gelana.
L’anticiclone “Lucifero”, il settimo e ultimo di questa torrida estate, era ben visibile anche sui volti dei cinquanta giovani camerieri, provati da sudore, fatica e dalla solita infinita pazienza.
Ad ogni modo è stata un’edizione perfetta sotto ogni profilo: organizzazione, tempi e presenze… “Complimenti”.
P.s.
Anche quest’anno mancava lo stendardo originale della “Sagra della Trota”, che da sempre ha dominato i giganteschi padelloni. Un vero peccato averlo perduto, ma perché rassegnarsi e non farlo rifare? Non credo sia una gran spesa realizzarlo, dopodiché si potrebbe appendere in una stanza del Comune di Bedonia e lì custodirlo proprio come una reliquia.
Di musica in questi due giorni tinti di “Rosa” ne è stata suonata tanta, in quarantott'ore si sono alternati una decina di band musicali, oltre alle esibizione di diversi DJ, dei balli latino-americani o degli artisti del Cirque du Soleil.
Sì tantissima musica, forse anche troppa, tant’è che i gruppi posizionati nella piazza del Municipio sono stati penalizzati dal pubblico perché decentrati rispetto al nucleo della festa, tutta concentrata tra Piazza Plebiscito e via Aldo Moro, se quella zona fosse stata interessata con un altro genere musicale, ad esempio con il ballo liscio, si sarebbe potuta ugualmente riempire.
Non me ne vogliano gli amici dei bravi Sixty Nine, Arenaria, The Band o dei Metronotte, ma credo che il vero pezzo forte della festa sia stato il concerto di sabato sera degli “Extra”, una band che riunisce straordinariamente cinque bravissimi cantanti/strumentisti di indiscusso talento.
Un vero peccato non aver promosso questo evento con il giusto peso e riconoscimento, chi erano effettivamente gli elementi del gruppo è stato reso noto solo un paio di giorni prima.
Sì perché quando si parla della chitarra di Ricky Portera, della voce di Bernardo Lanzetti, della batteria di Vanni Comotti, del basso di Andrea Anzaldi o delle tastiere di Enrico Bianchi, si parla dei componenti di band che hanno fanno la storia della musica italiana: Stadio, PFM, Equipe84, Formula 3, Gens.
Di questa inattesa esibizione se n’è parlato molto, per giorni, sì perché tutti sono riusciti a cogliere che quelle note erano suonate da gente con le “palle”, da veri professionisti del palcoscenico, ed ascoltare canzoni di Lucio Dalla, di cui Ricky Portera è stato chitarrista per oltre trenta anni, degli Stadio, di Fabrizio De Andrè (con gli arrangiamenti della PFM) e della PFM stessa, in particolar modo il pezzo “Maestro della voce”, è stato veramente entusiasmante, anzi da vera pelle d’oca!Le serate delle “Notti Rosa” a Bedonia sono ormai identificate, insieme al “Carnevale Estivo” di Borgotaro, come gli eventi culminanti dell’estate valtarese. L’edizione di quest’anno non ha tradito le aspettative, anzi gli organizzatori hanno rinforzato ulteriormente la qualità e l’organizzazione della festa, sia sotto l’aspetto culinario che musicale.
Un gran bel lavoro di gruppo, complimenti a tutti!

Per rendersi conto di quante persone stiano aderendo alle escursioni organizzate sui nostri monti, promosse dalle Guide Ambientali Escursionistiche della Valtaro e Valceno "GAE", bisogna solo partecipare ad una di esse.
Domenica ho così scelto l’itinerario guidato da Emanuele Mazzadi: Ciappa Liscia e Valle Tribolata… ancora una volta è stato convincente ed è riuscito a buttarmi giù dal letto e per l’ennesima volta non posso che essergli riconoscente per avermi fatto conoscere luoghi sconosciuti ed incredibili, pur essendo ad un “tiro di schioppo” da casa.
Proprio Emanuele, durante la passeggiata, mi riferiva delle grandi soddisfazioni che stanno riscuotendo le guide negli ultimi mesi, nel senso che si vede sempre più interesse verso lo “sfruttamento” turistico delle nostre montagne, tant’è che i numeri parlano da soli, nelle ultime cinque escursioni estive hanno partecipato circa 150 persone (90% non locali) e molte di queste hanno soggiornato in valle durante il weekend. Questo risultato fa sì che il progetto iniziale, quello di realizzare le cartine escursionistiche e di abbinare i soggiorni per i turisti, stia piano piano prendendo piede.
La Ciapa Liscia e la Valle Tribolata.
Uno dei luoghi più emozionanti del nostro Appennino, al confine fra l’Emilia e la Liguria (comuni di Ferriere e Santo Stefano D’Aveto), luoghi teatro di antichi commerci e contrabbandi di merci, percorsi oggi denominati “Vie del Sale”. Partendo dal Passo del Crociglia ci si avvia lungo un dolce crinale, sino a giungere, attraverso maestose faggete, ai piedi della Ciapa Liscia (1682 metri slm), una parete rocciosa unica per forma e maestosità, dove è possibile scorgere le tracce dell’erosione glaciale e sorgenti perenni. Ai piedi della parete c’è la “Valle Tribolata”, uno splendido sito contornato da camini eruttivi basaltici pietrificati.

Ad andare a cena a casa di amici nella "contrada" c’è sempre da guadagnarci, sotto ogni aspetto. In attesa della tazzina di caffè, dopo un Cacio bavarese e una Malvasia di Lipari, raggiunge il tavolo una vecchia scatola di latta piena di visi, pose e sorrisi.
Quelle vecchie fotografie si sono frapposte tra noi, intimamente, spostandoci piano piano negli anni cinquanta. Tutte immagini bellissime, perfette sotto ogni profilo.
Una di quelle mi è rimasta a lungo tra le dita, non riuscivo a rimetterla tra le altre. Era una coppia di giovani in posa, alle spalle s'intravedeva una delle ville Liberty di Via Roma: lui con la divisa militare e lo sguardo rassegnato, lei con un foulard di seta annodato ad una timida espressione. Sul retro erano invece riportate le parole di quel Tenente, scriveva da Roma alla sua amata bedoniese, forse per l'ultima volta.
Non c’è dubbio, era un periodo dove le parole erano ancora una certezza e dove per farti percepire autentiche emozioni bastavano davvero due righe. Quelle stesse parole, scritte elegantemente con inchiostro nero sul retro dei loro volti, ho voluto trascriverle:
Licinia, nell'impossibilità di dedicarti tutta la mia vita, ti dedico, o Anima cara, questo ricordo e tanti pensieri. E quando un altro sentimento più grande ti apporterà la felicità che meriti, guarda questa immagine e rivolgi un pensiero a chi te ne ha dedicati tanti.

Capita spesso quando si parla o si racconta un aneddoto, che il nome di Carpano ci finisca in mezzo. È successo anche ieri sera, ad una cena tra amici, ricordavamo quando era andato per funghi sul Monte Penna e si era perso.
Carpano Carpani era uno dei tanti componenti della storica famiglia bedoniese dei Carpani, la prima a entrare nel business dei trasporti locali per mezzo delle corriere, poi l’attività venne assorbita negli anni settanta dalla parmigiana TEP. Carpano allora si mise in proprio, mantenendo una corriera gran turismo per gite e lunghi viaggi, dopodiché passò all’attività di taxista.
Ma questo non è quanto vorrei raccontare di lui. Come dicevo il suo nome si ricorda spesso, nonostante sia scomparso da ormai una ventina d’anni. Era proprio un uomo deciso, di poche parole e fiero delle proprie azioni. Anche il fisico non era da meno, era il vero omone, proprio di quelli “ben piantati per terra”, tant’è che ancora oggi è usato bonariamente come unità di misura di riferimento: è alto come Carpano; è il doppio di Carpano; è la metà di Carpano; grande e grosso come Carpano; è forte come Carpano ed infine, non poteva mancare: "L'ha detto Carpano".
Memorabile la storia, ma a questo punto potrebbe anche essere una leggenda, di quando andò per funghi e si perse nel bosco. Incredibile ma vero… uno come lui che si perde? Eppure quel giorno non fece ritorno a casa, si perse davvero nella foresta del Monte Penna.
Quella notte imperversava un temporale da paura, così la Croce Rossa e il gruppo Alpini organizzarono subito le ricerche, credo che sia stata anche l’ultima volta che a Bedonia rintoccò la campana a martello.
Una decina di persone partirono nottetempo alla ricerca del nostro fungaiolo, ma di lui non si ebbe traccia fino al giorno dopo, a pomeriggio inoltrato. Lo trovarono infatti che gironzolava ancora nei boschi, pacifico e soddisfatto del proprio “bottino”, proprio come se niente fosse successo. Nulla era valso spiegargli che il paese era preoccupatissimo per la sua sorte e che erano ormai venti ore che i volontari lo cercavano.
Fu così che il nostro Carpano, piuttosto di ammettere che si era perso e di essere stato ritrovato, disse fieramente ai primi che gli andarono incontro: “ E cusse fei chì ? ”…
Ehh sì, quando si dice un uomo tutto d’un pezzo!
L'ultima "fissa" era stata quella per i Baustelle, adesso ho conosciuto loro. Non so come i Controtempo siano finiti a Bedonia, quello che invece so è che mi ha fatto veramente piacere ascoltarli.
Che è una band con una marcia in più l’ho sentito subito e da lontano, nonostante le deboli note che mi arrivavano a intermittenza e in versione “Unplugged”. Poi mi seduto e ho ascoltato il concerto in occasione dell’iniziativa benefica pro terremoto: “Bedonia per Cavezzo”, raccogliendo tra l’altro la ragguardevole cifra di 2.516,23 Euro.
Già dal primo ascolto si differenziano e ti stimolano a seguirli. Suonano un rock italiano, fortemente influenzato dalla loro orgine emiliana, infatti ci trovo un pizzico di Luna Pop, tre gocce di Ligabue e una spruzzatina di Rio... fatto è che il risultato finale è piacevolissimo.
Ripensandoci ora sono contento di aver stretto la mano a Marco Spaggiari per dirgli: “Sieti proprio bravi, complimenti”.
Alla fine del concerto ho acquistato il loro CD: “In tutti i giorni eroi” e da una ventina di giorni non faccio altro che ascoltarlo.
Sono dodici pezzi, uno più bello dell’altro, i testi sono scritti da loro e parlano di storie vissute tutti i giorni, quelle legate ai ricordi, all'amicizia e alle forti passioni, ai valori della vita: “Ogni vita è un po’ come un libro e la vita di ognuno è il più grande romanzo che si possa scrivere o leggere, perché la vita di ognuno è un po’ come l’impresa di un eroe, la cui missione è vivere, senza lasciarsi sfuggire nemmeno una pagina”.

Alla fine ce l’abbiamo fatta. Finalmente Bedonia avrà la sua biblioteca e il Circolo di lettura. Tutto era partito un paio di anni fa, da un argomento di Forum Valtaro, dove Marco rimarcava l’assenza di una vera biblioteca pubblica.
A dire la verità una parvenza di raccolta di libri ci sarebbe anche stata (circa 2000), solo che nei decenni è stata totalmente ignorata, con il risultato di essere ormai obsoleta.
In questi due anni però non ci siamo persi d’animo, ci siamo ritrovati alla sera per molte volte, ognuno con le sue idee e le proprie esperienze, da lì si è poi consolidata la disponibilità del Comune a darci in carico la gestione degli attuali libri in modo di fare una selezione valida al nobile scopo, nel frattempo ci è stata offerta la fruibilità dei locali per organizzare la biblioteca vera e propria (Ufficio Turistico e una stanza del Centro Civico Peschiera), fino ad arrivare a oggi con la fondazione del “Circolo di Lettura Primo Lagasi”.
Il nome è ricaduto sul Senatore Lagasi per due motivi, prima di tutto per essere stato uno stimato cittadino bedoniese e per il merito di aver lasciato una preziosa testimonianza con il suo libro: “Il mio Paese”.
Ora ci ritroviamo già con una decina di soci, tutti attivi e volenterosi di vedere realizzata quella che era considerata, ormai da troppo tempo, una vera e propria chimera.
La prima iniziativa che ci sentiamo di lanciare è quella di coinvolgere tutta la cittadinanza con la proposta: “
Regalati un libro”, pertanto ci sarà la possibilità di donare dei libri, nuovi o usati, e iniziare così ad arricchire e modernizzare quella che diventerà la biblioteca del paese, quindi la biblioteca di noi tutti. Vi invitiamo inoltre a personalizzare il libro donato apponendo la propria firma e un’eventuale dedica ai futuri lettori.
Ne approfitto per ringraziare le persone che fino ad ora hanno reso possibile lo sviluppo di questo progetto con un atteggiamento responsabile e gratuito: Alberto Chiappari (Presidente), Camila Parada, Lorella Aviano, Stefania Marchini, Fabiola Bellomi, Margherita Caramatti, Maria Pia Cattaneo, Gian Paolo Serpagli, in particolare il Dott. Giuseppe Esposito per aver contribuito a realizzare l’angolo di lettura dedicato ai bambini e denominato "Nati per leggere", i ragazzi dell’Ufficio Turistico per la disponibilità offerta e il gentilissimo Claudio Agazzi con la società Layout Advertising per aver realizzato e donato il logo del Circolo.
L’Ufficio Turistico in Via Garibaldi è a disposizione per altri dettagli o per accogliere le vostre donazioni.
La mente è come un paracadute, se non si apre non serve a niente. Albert
Einstein