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  • 22
    Feb

    Tè, caffè e biscotti… tra libri e parole

    Si respirava l’aria dei tempi passati, quando ci si ritrovava al circolo per ascoltare la radio, a parlare di Giovanni Verga o a leggere romanzi d’appendice, il tutto accompagnato da una buona tazza di thè o di caffè. È proprio così che si presentava la biblioteca domenica pomeriggio: un posto fuori dal comune. 
    Un’atmosfera piacevole e rilassata, accompagnata da luci basse, candele aromatiche e tavolini approntati per l’evento: “Tè, caffè e biscotti… tra libri e parole”. Un luogo dell’anima che profumava di spezie e libri, un posto dove le parole incontravano le emozioni.  
     
    Bedonia però non è nuova a queste iniziative, il Senatore Primo Lagasi, nel suo libro “Il mio paese”, narra che, da fine ‘800, esisteva un circolo culturale denominato “Circolo Pelpi”. Nell’elegante “Palazzina Rossi”, i Bedoniesi si riunivano e accoglievano i personaggi illustri, i villeggianti e gli ufficiali di artiglieria che si recavano in quegli anni a Bedonia per le esercitazioni. È in questo locale che Lagasi e i Bedoniesi, il 26 marzo 1930, ascoltarono alla radio il riuscito esperimento di Guglielmo Marconi che accese da Genova l’illuminazione del municipio di Sidney tramite le onde elettriche.

    Ma torniamo a noi, al nostro “Caffè letterario”, a quella brillante idea nata dal locale Circolo di Lettura Primo Lagasi, all’incontro sapientemente condotto da Giuliana Anelli, figura perfettamente calata in quel contesto letterario, e al talento narrativo degli attori delle due compagnie teatrali bedoniesi: Alberto e Emanuele Chiappari, Federico Rolleri, Mattia Tonon e Luca Sedini. 
    Gli appassionati del genere letterario, se mai fosse ripresentato l’incontro, non se lo lasceranno certamente sfuggire… nelle due piacevoli ore non ho visto nessuno dei presenti alzarsi dal tavolo o guardare l’orologio per tornare a casa prima.

  • 19
    Feb

    La nuova stagione

    Vorrei analizzare gli eventi che hanno caratterizzato la nostra comunità negli scorsi mesi.
    Le grandi questioni sul tappeto sono certamente quella ambientale e la difesa di sevizi sanitari essenziali per un territorio con caratteristiche montane. Un primo dato di grandissimo rilievo è la partecipazione popolare che ha visto in particolare l'impegno sereno e motivato delle donne, in primis mamme.

    Dunque il risveglio prezioso di un senso di cittadinanza attiva e di responsabilità verso il futuro dei nostri figli e delle future generazioni. Il tema dell'ambiente, in particolare della sua qualità, è argomento cogente, intorno al quale è assolutamente legittimo, che i cittadini esprimano la propria opinione, le proprie perplessità, e pongano legittime domande poste con correttezza e documentazione.

    I responsabili della cosa pubblica devono rispettare tali comportamenti in quanto fisiologico funzionamento della democrazia. Difronte al disagio fisico segnalato in questi mesi da tanti cittadini e da intense testimonianze scritte, il compito istituzionale delle autorità competenti deve essere quello di certificare nella chiarezza e trasparenza, l'esatta situazione della qualità dell'aria che è la fonte di ogni vita. E il fatto che il problema tocchi soprattutto le persone più fragili e sensibili medicalmente, è un motivo in più per monitorare con estrema professionalità, quotidianamente, i dati relativi alla qualità dell'aria. Avranno i cittadini il diritto sacrosanto di avere delle risposte precise e soprattutto documentate scientificamente?

    Oggi la tecnologia dispone di conoscenze e strumenti perchè il diritto al lavoro e al prioritario diritto alla salute possano convivere, eliminando magari, quelle parti dei cicli produttivi "a rischio" ambientale. A preoccuparci è il futuro della nostra valle e ci chiediamo se i fragili equilibri che la caratterizzano possano resistere a tale impatto. Dunque una nuova stagione. Una comunità è viva se ha cura di se stessa, se ciascuno si assume la responsabilità dell'altro.

    Quella fragile tenda delle mamme che resiste alla pioggia, alla neve, al vento come concreto richiamo alle istituzioni a garantire servizi sanitari dignitosi e indispensabili in una realtà montana come la nostra, è davvero il segno che stiamo vivendo la novità di una nuova stagione.
    Certamente ci sono criteri per stabilire quali servizi sanitari debbano sopravvivere nei diversi territori, ma non va dimenticato che le nostre terre di montagna hanno esigenze particolari per la posizione isolata e lontana di tante frazioni, per l'invecchiamento della popolazione, per una viabilità problematica, per la marginalità geografica dei nostri paesi. Forse vogliamo ancora una volta creare disuguaglianza?