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  • 23
    Mar

    Una sera con il Mago Zurlì

    Era già tardi quel giorno, ma con la luce dell’estate ero ancora in tempo. Tornai a trovarlo perché il casale acquistato qualche anno prima voleva rivenderlo. Ne parlammo nella penombra del soggiorno, davanti alle finestre aperte sui boschi della Val Baganza. Cino Tortorella aveva acquistato una proprietà a Pagazzano, a pochi chilometri da Berceto. In pratica la casa dove trascorse per cinque anni le vacanze con la sua famiglia.

    Fu quella l’unica sera in cui ebbi modo di fare una chiacchierata con lui, a differenza delle altre due o tre volte orientate esclusivamente all’acquisto della proprietà.
    Era solo e forse quella chiacchierata con uno “sconosciuto” cadeva a pennello. Si coglieva comunque il fatto che gli piaceva starsene appartato, tra amici, a casa sua. Chiaramente mi raccontò del suo passato televisivo, dalla sua prima popolarità alla recente diatriba con l’Antoniano di Bologna. Mi disse anche che si imbarazzava ogni volta che veniva riconosciuto e sommerso di complimenti, specialmente nei ristoranti che frequentava abitualmente per passione culinaria… negli ultimi anni c’era anche Facebook a testimoniare questo suo debole per la tavola.

    Una personalità complessa e riservata la sua, subito evidente, che lasciava poco spazio all’ironia e alla confidenza, forse per proteggersi da quel mondo effimero al quale apparteneva. Un tratto caratteriale difficile da supporre, specialmente se lo rammentiamo con indosso basco piumato, mantello turchese e bacchetta magica del Mago Zurlì. Chi non ricorda l’allegro personaggio che gli diede popolarità nella trasmissione “Zecchino d’oro”, concorso canoro per bambini che ideò e condusse per cinquantuno anni consecutivi, tanto da finire iscritto nel Guinness dei Primati? 

    Prima di salutarci mi volle regalare il libro “Carosello” con allegato il DVD delle storiche pubblicità: "Tenga, dentro ci sono anche i caroselli che registrai negli anni ’70, tra cui quello famoso che senz’altro ricorderà: « Ai bambini buoni... la dolce Euchessina »...".

  • 21
    Mar

    Monologo radical chic

    La signora sfila dal pacchetto una Chesterfield e va dritta al motivo dell’incontro: vendere, non vendere o aspettare? La villa su cui deve decidere è quella delle vacanze, ma non la “seconda casa” e forse nemmeno la terza o la quarta: mare, montagna, lago e chissà quale altra ancora.
    Il viso imbellettato e la fronte liscia raccontano un po’ della sua vita, comprensibilmente agiata nonostante la fotografia del marito che stringe la mano a Berlinguer e un grande quadro nel salotto con un Che Guevara dall’aria agguerrita e rivoluzionaria.
    Una signora radical-chic, che mi ricorda tanto quella di una bella canzone: “Ai vecchi tempi eri parte del jet set / facevi festa coi re, con le vedettes / da Capri a Londra, da Nizza a Chamonix / spruzzata di Chanelle, vestita Givenchy”.
    Una circostanza curiosa: quella appunto di chi si trova a parlare bene, ma razzolare male.
     
    Si sieda… favorisce un caffè o un cognac? Sia così gentile da informare questi gentilissimi signori che ho parecchi problemi con le mie figlie, non vorremmo più vendere la casa, almeno per ora.
    Come Le dicevo telefonicamente, desiderano tanto un punto d’appoggio per i loro figli, cinque ragazzi dai 22 ai 10 anni: sono tutti cresciuti andando l’estate in questo mare e non vogliono rinunciarci, nonostante Milano non sia dietro l’angolo.
    Mi spiace, ma le cose non sempre sono semplici. Se avessi modo di trovare quanto chiedono figlie e nipoti sarei felicissima di vendere a breve, ma sembra proprio che a Porto Venere non esista NULLA di decente in vendita! E poi, mica posso esporre i miei nipoti allo struscio dei turisti.
     
    Io chiedo solamente di rimandare il tutto, pur restando convinta che la destinazione finale della vendita sia comunque a favore dei signori che desiderano acquistare, soprattutto perché ci paiono le persone perfette per apprezzare una casa come la nostra, arredata da uno scenografo che ha lavorato con Fellini e intrisa di storia (mi aspettavo un riferimento a qualche personaggio dell’800, invece la signora indica la berretta del “Che”): Vede quei quadri e le fotografie? Sa, io ho fatto il Sessantotto!
     
    A proposito di storia… Le devo premettere che la nostra famiglia ha un passato assai complicato per le questioni abitative: per motivi di lavoro abbiamo vissuto a Milano in piazza Cordusio nell’attico di Palazzo "Serbelloni", poi a Roma al Colle Oppio sempre attico, nuovamente Milano in via Solferino ancora attico… un’ala di un castello visconteo del 1200 ereditato dalla mia famiglia; che i genitori di mio marito erano proprietari di palazzo Lobbiam a Rapallo e abbiamo un grande appartamento a Palazzo "Mazzanti Viendalmare" a Venezia, proprio davanti alla chiesa di San Lorenzo. Siamo quindi abbastanza pratici in vicende di case e a questo si aggiunga il fatto che in famiglia siamo tutti giornalisti in testate nazionali, quindi selettivi rispetto al modo di vivere.
     
    Dimenticavo di dirLe che io ho al mio attivo 7 romanzi, 4 raccolte di poesie, che mia figlia Allegra ha pubblicato 18 libri per ragazzi e Isabella 4 sul mare. Consideri poi che il nipote maggiore è al terzo anno di medicina, la seconda a filosofia, che mio figlio con la moglie hanno fatto il giro del mondo in barca a vela con a bordo i due bambini. Insomma, per noi è difficile, dopo ben cinquant’anni, lasciare definitivamente il mare di Porto Venere, dove siamo sbarcati quando ancora si scendeva dal Bracco perché non c’era autostrada: al tempo avevamo una casa in via del Molo, sempre vista mare.
     
    Le ho fatto questo lungo racconto perché Lei per primo, poi i signori acquirenti, abbiate a comprendere la più che sensata richiesta di avere a nostra disposizione un lasso di tempo maggiore, poiché la decisione di lasciare la casa è motivata dalla dolorosissima perdita di quel caro uomo che l’aveva voluta, restaurata e abitata, mentre i nipoti crescevano e i ricordi addolcivano la vita.
    Spero sia tutto chiaro e confido in Lei. La saluto caramente, e perdoni se L'ho tediata con questa mia storia un poco buffa.”.

    Nomi e palazzi li ho adattati, ma il resto è tutto vero. Giuro!