(…ma qui scorre lento)

Feb06

La macchina non fa il fotografo

Chi l’ha detto che possedendo una macchina fotografica compatta, per capirci sono quelle piccole e semplici da usare, non si può fare una bella fotografia?
Vi assicuro che questa convinzione non è altro che una gran bella baggianata! Al massimo si ottiene un’immagine meno definita, ma l’analogia tra “buona qualità = bella immagine” è tutta da dimostrare, anzi...
La prova di quanto detto è la nostra brava Martina Bertacchi (17 anni), passata ad una macchina reflex solo ultimamente, eppure al tempo ci aveva stupiti; anche Silvia Stocchino (16 anni) possiede una semplice Fuji, però riesce ugualmente a sorprendermi quando pubblica le sue foto su Facebook.
Questo per dire che ritengo la macchina fotografica compatta un ottimo inizio per cominciare a fotografare, soprattutto per conoscere la composizione dell'immagine, se poi arriveranno le soddisfazioni allora è giusto salire di grado, in tutti i sensi, anche economicamente.
L’esempio pratico sono le fotografie del giovanissimo Diego Giacopazzi (17 anni), ricordo quando lo scorso agosto le vidi esposte a Montegroppo, mi colpirono subito e m’informai per conoscere l’autore, volevo fargli i complimenti. Dopo qualche giorno gli chiesi di portarmene una copia perché avrei voluto usarlo come “cavia”, proprio per dimostrare ai diffidenti che le foto sono fatte dal fotografo e non dalla macchina fotografica.
Un altro piccolo segreto che spesso ci appaga dello scatto è averne sempre una con sé: la macchina fotografica deve essere considerata come le mutande... bisogna sempre averle addosso.

>> Le foto di Diego Giacopazzi...

Gen31

Aspettando Buran

Fuori cade la neve e intanto la radio rammenta continuamente che il temibile vento urale Buran è ormai alle porte. 
A sentire loro sembra di rivivere il film catastrofico “The day after tomorrow”. Dicono che andremo incontro a una situazione analoga a quella del 1985… venti gradi sotto zero! Mà… sarà!
Dopo un paio di mesi incredibili, tra temperature primaverili e lo sbocciare di fiori impensabili per questa stagione, dove l’inverno sembrava già essere cosa passata, arrivano i “Giorni della merla” a sconquassarci il lieto vivere e a ricordarci che: "Fervè l'è cürtu, ma l'è pezzu ch'in Türcu".

Questa notte avrei voluto scrivere di Diego e delle sue fotografie, ma guardando fuori dalla finestra l’argomento non trova spazio su questo foglio, bianco pure lui. 
La mente e lo sguardo sono occupati altrove, c’è da scrutare quel pino maestoso là fuori, seguire i fari delle sporadiche auto che ci passano sotto, osservare i lampioni che fanno gli spioni e confermano che ora è fitta, secca, costante.
La notte è ancora lunga. L'attesa del piacere è essa stessa il piacere.
Gen28

Terremoti in Valtaro, dal 1545 ad oggi

Quando certe notizie le ascolti in televisione o le leggi sui giornali hanno un effetto, quando invece siamo noi a fare la notizia, allora la realtà cambia… e di parecchio.

Il terremoto di oggi ci ha sconquassato tutti, per davvero e in tutti i sensi. Nemmeno gli anziani ricordano una simile scossa: 5,4 di magnitudo della Scala Richter, con epicentro nel parmense, a un tiro di schioppo da noi, tra le località di Berceto e Corniglio.
 Per fortuna è avvenuto ad una profondità di 60 km, quindi i danni sono stati pressoché nulli, solo tanta paura e altrettanta confusione, sì perché a simili eventi non ci eravamo proprio abituati.

Se però andiamo a cercare qualche dato storico vediamo che la zona della Valtaro non è nuova a questi fenomeni, infatti ho trovato un documento dell’Istituto di Geofisica e Vulcanologia che definisce l’evento di oggi “gemello” con uno precedentemente avvenuto il 25 Ottobre 1972, con un’intensità di 4,8 di magnitudo, con epicentro a circa 13 km a ovest dell'evento di oggi e ad una  profondità di 76 km.

Ma se andiamo indietro nel tempo, di terremoti di questa intensità, ne possiamo trovare anche altri, ad esempio a Borgotaro il 9 Giugno 1545 ne avvenne uno di magnitudo 5,33; in Valtaro il 28 Novembre 1849 di 5,03; a Bedonia il 28 Ottobre 1927 di 5,13 (vedi foto allegate); a Borgotaro il 13 Giugno 1934 di 5,22; il 9 Novembre 1983 nel parmense di 5,10. 

Una particolarità, in tutti questi casi il sisma si è generato ad una profondità media di 60 km, pertanto i danni non sono mai stati di entità rilevante.
Prendiamola così…

>> le foto delle tendopoli allestite a Bedonia in occasione del sisma del 1927...

 
 
>> Il sito dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia con la lista delle scosse...
Gen27

Per non dimenticare, mai

Auschwitz, il luogo simbolo della follia umana, dell'abisso. 

Con Giulia ne abbiamo parlato recentemente, lei stessa mi ha rammentato di quel suo viaggio in Polonia e così è venuta qua, nel “Giorno della memoria”, a raccontarlo anche a noi. 

Un viaggio visto con gli occhi delle nuove generazioni, ma con lo stesso denominatore comune: non dimenticare e riflettere su quello che è stato.  

  
Lo scorso anno avevo aderito all’iniziativa della mia scuola: “Viaggio della memoria”. 
Siccome certi argomenti non perdono mai d’interesse, eccomi qui a raccontare quella che fu la mia esperienza ad Aushwitz.
Ogni piccolo episodio, anche quello più insignificante, assume un grande valore. Mi sento veramente abbattuta ma appagata, quello che ho vissuto è sicuramente unico e irripetibile.
 Dentro di me c’è un grande desiderio di parlare, di raccontare tutto a ruota libera.

Accendo il computer, carico le foto che scattai e inizio a farle scorrere, mi soffermo su ognuna e dentro di me la commento...
 Ci sono le foto dei miei compagni di viaggio, così preziosi e simpatici, della mia accompagnatrice molto presente, ma non invadente, infine le immagini dei campi di concentramento.
 Queste ultime sono tantissime, ho cercato di cogliere ogni particolare e quello che racchiudono può essere definito con un unico aggettivo: “Orrore”.

Durante tutta la visita il mio pensiero è stato uno: come può una sola persona ideare tutto questo e tanti uomini seguirlo in questa ideologia? 
Inoltre, durante il mio viaggio in treno, ho pensato alle condizioni in cui hanno viaggiato i deportati, patendo la fame, il freddo, la sete, la paura… e quanto il mio viaggio, con la stessa destinazione, sia stato invece agiato.
Mentre visitavo il campo, attraverso le descrizioni della guida, riuscivo a immaginare le scene come se mi scorresse davanti agli occhi un film. Vedevo le immagini dell’appello, dei bambini strappati dalle braccia delle loro madri, delle famiglie divise subito all’arrivo, i lavori forzati, gli stenti, la paura nei loro occhi, ma anche il grande desiderio di sopravvivenza per rivedere le loro famiglie e ritornare alla propria casa.
Nel campo di Aushwitz non è tanto la struttura esterna a lasciare scossi, ma pensare a quanto poteva accadere all’interno e mai una persona poteva pensare a un semplice villaggio. 
La visita all’interno dei block è veramente agghiacciante, si vedono le camere a gas, i forni crematori e il museo dove si possono osservare le prove tangibili delle brutalità subite dai deportati, ci sono infatti le bacheche contenenti le protesi di coloro che avevano una menomazione fisica, quelle dei capelli, in gran parte appartenute a donne e bambini, poi quelle delle valigie, degli abiti, dei giochi dei bambini e degli occhiali... 
La cosa che si percepisce, visitando questo luogo, è l’umiliazione subita, queste persone erano costrette a spogliarsi davanti a tutti, ad essere marchiati, diventare dei numeri e perdere così la loro identità, la loro dignità di esseri umani.

In questo viaggio ho avuto l’onore di ascoltare le sorelle Bucci, deportate all’età di 4 e 6 anni, Antonio Cesari, deportato all’età di 19 anni e infine Marcello Martini, deportato all’età di 14 anni. Tutti bambini che hanno dovuto crescere troppo in fretta, abbandonando la loro infanzia, i loro giochi, la loro famiglia per imparare “la vita in un campo di concentramento” e la sopravvivenza in esso.

Da questa esperienza sono tornata arricchita. Ora ho il desiderio di portare testimonianza di tutto questo, proprio come lessi nella poesia di Primo Levi:
Visitatore, osserva le vestigia di questo campo e medita: da qualunque paese tu venga, tu non sei un estraneo. Fa che il tuo viaggio non sia stato inutile e non sia stata inutile la nostra morte. Per te e per i tuoi figli, le ceneri di Oswiecim valgano di ammonimento, fa che il frutto orrendo dell’odio di cui hai visto qui le tracce non dia nuovo seme né domani né mai.”.
 
Giulia Rossi

>> Le foto del campo di Aushwitz e della città di Cracovia...

 
 
>> Il ricordo dello scorso anno: 'La memoria del tempo'...

 

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