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  • Ugo Tagliavini "Steckli"

    La dolcezza a Borgotaro ha solo un nome: Steckli o meglio Tagliavini. Le medaglie, da sempre, si conquistano sul campo e Ugo Tagliavini “Onelio”, non è stato da meno. Persona d’altri tempi, corretta fino all’osso, di una gentilezza autentica e non per dovere. Tutti pregi che contraddistinguono il bottegaio di una volta sopravvissuto ai tempi. Dietro a quel bancone, a pesare spezie o a impacchettare bignè, cannoli, morette e diplomatiche, ce ne ha passati sessanta dei suoi novant’anni. Una mancanza che si farà sentire, non solo in paese.

    Quella della Drogheria-Pasticceria Steckli è una storia lunga, che inizia nei primi anni del novecento, quando una famiglia svizzera oltrepassò le Alpi per aprire un’attività a Borgotaro e proseguire in terra valtarese le proprie tradizioni. È loro la ricetta originale dei famosissimi “Amor”: una crema da “mille e una notte”, stretta tra due wafer a forma quadra. Oggi divenuto il simbolo di Borgotaro oltre al Porcino.
    Negli anni ’50, la moglie di Ugo, la signora Maria Zecca, fu assunta in laboratorio e lì ebbe modo di imparare il mestiere più dolce del mondo: torte nuziali di croccante, spongate, torroni e pasticcini erano il pane quotidiano. Fino a quando, nel 1958, gli “Svizzeri” decisero di cedere il passo e la famiglia Tagliavini subentrò all’attività.

    Da allora non hanno mai variato o personalizzato quanto gli era stato insegnato, una scelta vincente che ancora oggi contraddistingue la pasticceria per la qualità dei prodotti preparati ogni mattina all’alba. Anche la bottega, con i suoi profumi e i suoi aromi, è rimasta “congelata” nel tempo: la bilancia Berkel, la collezione dei liquori resi famosi da Carosello, i grandi vasi di vetro (con il coperchio d’alluminio) con dentro spumini, savoiardi, amaretti, caramelle, cioccolatini e confetti oppure quelli più piccoli con le spezie per le massaie.
    Oggi, a portare avanti le tradizioni, ma senza far rimpiangere il passato, ci sono Giovanni e Paola, eredi non solo di un nome altisonante, ma testimoni del tempo.

13 Commenti

  • Fabio

    15/02/2017

    Come sempre Gigi, molto attento a dar voce a tradizioni e semplici gesti.. Quasi con nota di malinconia per cose che apparivano normali o scontate... Affinché non rimangano solo poche le voci verso queste tradizioni... o ancora trovarsi a scrivere cera una volta... mi auguro che sempre più persone di appassionino a le antiche e semplici tradizioni affinché non si crei solo un ricordo ma un eccellenza, che oggi giorno viene sempre più ricercata da fette della popolazione il cui animo si eleva a premiare chi si propone genuino... Anche nell'innovazione senza però stravolgere... Strizzo l'occhio e incrocio le dita nella speranza che tutti quelli che invece si ostinano a distruggere si informino e traggano delle conclusioni illuminate, su cosa vuol dire amministrare un patrimonio pubblico... Con possibilità di trasformarsi in eccellenza.. Sarebbe un gesto d 'onore soprattutto per le generazioni future...

  • Dolores

    16/02/2017

    Concordo con Fabio...le tradizioni vanno ricordate, tramandate, rispettate...

    Nei miei ricordi a Scopolo, nell'alta Val Ceno, ho anch'io 'a mè 'butèga' che aveva di tutto: "dàre stringhe au risu, dai vèideri ai dadi, dai ciòdi e u lùstru pre scarpe, ai didà, dai curnetti àra conserva"....quella di Pambianchi.
    Avevano cominciato Pinèn coa Majetten.na, che pesava minuziosamente la merce coi suoi pesi nella bilancia a due piatti e chiudeva un occhio segnando la spesa dei più umili, nel suo quadernetto... Mentre lui, più allegro e burlone, faceva anche parte (insieme al mio bis-nonno materno, Pinòn), di un gruppo di famosi norcini, chiamati per questo anche in Lombardia dalla ditta Negroni. Poi fu la volta del figlio Drèa e Gina che 'mandavano avanti' anche l'osteria e trattoria dove offrivano anche i loro salumi conosciuti non solo nei dintorni e il vino del loro pergolato. Poi è stata la volta di Giuseppe e Clara. Tradizione tramandata da padre in figlio, in un ambiente familiare e disponibile ad ogni richiesta anche di aiuto..... Spingendo la porta d'entrata, un campanello segnalava la presenza e subito venivi avvolto dal profumo dell'ambiente: un misto di odori e fragranze, di forme e colori e la rossa affettatrice Berkel, cominciava ad affettare a 'cuppa e a pansetta'....
    Ora in quella grande casa col pergolato nella piazzetta fiorita, l'emporietto non esiste più, ma rimane a ricordo indelebile del passato, una luvèra appesa al muro con la cassetta della posta e 'u bronzèn' che suona ad ogni presenza che entra e l'accoglienza affettuosa che non è cambiata col tempo....

  • Massimo

    16/02/2017

    Chi non è cresciuto con un Amor di Steckli nella vita?? Ci mancherà la gentilezza di Ugo, grazie per lo splendido sorriso ogni volta che venivamo da lei

  • Rosanna

    16/02/2017

    Molto speciale aggiungo i figli lo sono anke loro sempre sorridenti e instancabili e Maria dolce mite sempre pronta ad aiutare cuore grande ♡♡♡

  • Andrea S.

    16/02/2017

    Lo ricorderò sempre.... Fin da bambino la mia nonna mi portava da te per mangiare i mitici amor.....ciao esempio di professionalità di umanità e di semplicità...un abbraccio enorme alla famiglia...

  • Angela

    16/02/2017

    Mio nonno il lunedì era solito andare a Borgotaro (abitava a Bertorella dove c'ero sempre anch'io) e mi chiedeva sempre "cosa ti porto?" la risposta era sempre la stessa "il cannoncino di Steckli".
    Onelio è stato il vero esempio di come si dovrebbe essere dietro un bancone! sempre gentile, educato e con un sorriso per tutti. E questo esempio lo ha trasmesso ai figli.

  • Maria

    16/02/2017

    Un signore e che amor.

  • Dolores

    16/02/2017

    Non ho avuto l'onore di aver conosciuto Steckli, o forse non ricordo, perchè le mie 'gite' a Borgotaro erano molto limitate da piccola, ma mi unisco a voi nel salutarlo e nel rimpiangerlo, perchè il passato è nel nostro cuore.

  • Pia Moro

    16/02/2017

    Ogni volta che venivo a Borgotaro i primi accuisti erano i favolosi dolci della pasticceria "dau svisseru"..... Poi ho trovato il suo torrone a San Francisco nel negozio Ferrari Delicatessen.... Il torrone piu' buono che ho mangiato!!!

  • Giuseppe Busi

    17/02/2017

    Lo ricordo e se non sbaglio dicevano "dagli Svizzeri". Tutto questo perchè mia nonna era di Rovinaglia e mia mamma ha abitato in San Rocco.... sono mezzo del burgu!

  • Maggetti

    17/02/2017

    BRAVO Gigi... Fai sempre degli OTTIMI servizi... Durante i miei giri in Val Taro anni fa sono entrato in questa pasticceria e ho mangiato due paste quadrate ( non mi ricordo più come si chiamavano ) erano BUONISSIME !!!!
    Il negozio in via Principale era ORDINATO... BEN CURATO... e mi ricordo la gentilezza dei proprietari. Complimenti... si diceva.. dagli Svizzeri come ha detto giustamente l'Alpino Busi. Io sono di Bedonia e mio padre era Alpino della JULIA... Campagna di Russia...
    W GLI ALPINI ...ONORE AGLI ALPINI.

  • Vittorio Martellotti

    17/02/2017

    Complimenti Gigi, mentre leggo le tue righe, mi sembra di ritornare in negozio quando da piccolo dopo la messa della domenica in S. Antonino era tappa d'obbligo il cabaret di paste degli "svizzeri"

  • Beppe

    20/02/2017

    Un altro pezzo di storia borgotarese ci saluta silenziosamente e se ne va...
    Pian piano la vita ci sottrae le persone a noi care,
    inizialmente il loro vuoto ci pare incolmabile.
    Saranno il ricordo di molti e le testimonianze di chi li ebbe a conoscere in vita
    a dare la forza di proseguire.
    Per questo sicuramente Paola e Giovanni sapranno come comportarsi domani,
    anche se la tristezza ed il vuoto di questi primi giorni li starà avvilendo
    la mamma Maria e "da lassù" il babbo Onelio sapranno loro dar forza e coraggio...

 

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