
Caro Remo,
non credo che un post a te dedicato possa in qualche modo sorprenderti, frequentando il blog e il forum potevi anche immaginartelo, come ben sai scrivo spesso quello che penso, quindi prima o poi l’attenzione sarebbe ricaduta anche su di te. Dopo Ruggero, Mirio, Enrico e Manfredo, solo per citare i miei ultimi “personaggi”, potevi forse mancare tu tra queste mie righe?
Eh sì, stanotte voglio proprio parlare di te perché ti stimo come persona e soprattutto per il fatto che sempre più spesso mi chiedono: “ma chi è quel Remo Ponzini che scrive su i tuoi siti?”.
È una domanda lecita, che farei anch’io se non ti conoscessi. Sì, perché leggendo i tuoi scritti (in un italiano perfetto) si denota un carattere affabile, cordiale, gentile, accomodante, riflessivo, educato, mai retorico e, in odor di gentil sesso, di una galanteria appassionante per non dire ammaliante, tutti attributi che oggi, purtroppo,
sono andati perduti come lacrime nella pioggia.Non è per nulla scontato chiedersi il motivo o affermare che il modo di porsi verso gli altri è cambiato, sì, anche nella scrittura. Oggi si abbrevia tutto, le consonanti sono superflue così come la punteggiatura che è praticamente scomparsa, dopodiché basta leggere qualche riga su Facebook per rendersi conto che tra le nuove generazioni il verbo avere è ignorato diffusamente. Sono convinto che oggi scrivere non sia più considerato un valore, bensì uno sforzo, tanto da ritenerlo persino superfluo, tant’è che la maggior parte delle persone rinuncia a scrivere perché timorose di non esserne capaci o per non essere capite, io sono dell’idea che vale sempre la pena tentare (ne hai l'esempio…).
Un altro fattore che fa riflettere sono le basi scolastiche, quelle di qualche decina d’anni fa rispetto alle attuali. Un esempio pratico? Tu hai studiato a Bedonia e so con certezza che in Seminario si studiava per apprendere, per l’arricchimento del bagaglio culturale e non solo per accaparrarsi un bel voto sulla pagella. Quell’eccellente risultato si nota ancora oggi, nonostante il tuo lungo lavoro da bancario non ti abbia permesso di restare a stretto contatto con lingua italiana, questo per dire che quando le fondamenta sono solide anche i muri di sostegno reggono nel tempo.
Oggi invece, sempre più spesso, si legge che molti laureati non riescono a superare nemmeno un concorso da vigile urbano, così vengono rispediti a casa, non per la severità della commissione, ma per gli errori grammaticali, la scarsa conoscenza della cultura generale e per carenza nelle materie che avrebbero dovuto imparare alle scuole elementari o medie.
Sì, concludo, hai ragione, ci anche insegnato a non essere logorroici o ridondanti.
Come vedi sei riuscito a farmi unire l’utile al dilettevole. Ehh sì, leggendoti c’è solo da imparare.