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  • Un oscar all'Anna della Pergola

    L’atmosfera che prevaleva era davvero conviviale, complice un cielo fiabesco che regnava sopra a quel “serpentone” al centro della via: blu-permanente ad est per passare ad un blu-cobalto verso il tramonto, e a dar man forte a quel clima familiare ci ha poi pensato la luce giallo-cromo dei lampioni accessi, a quel punto c’erano tutti i presupposti per far rivivere, se pur in mezzo ad una strada, un’intima cenetta a lume di candela.
    Nella serata di martedì 22 luglio si è svolta la prima edizione de “Via Garibaldi in festa”. L’idea è venuta ad alcuni commercianti e così, in “quattro e quatr’otto”, tutti (o quasi tutti), i possessori d’attività commerciali o di semplici uffici che si sviluppano lungo il corso principale bedoniese, si sono ritrovati seduti ad un tavolo lungo ben sessanta metri, centoventi invece le persone che hanno aderito all’iniziativa.
    Lungo la via, tra persone e villeggianti che passeggiavano, per di più dribblando camerieri improvvisati, molti si chiedevano cosa stesse succedendo, altri ammiravano incuriositi i piatti fumanti, i restanti si fermavano a reclamare chiarimenti a quei commensali inventati al momento: “eh cose fei, n’avrei miga vinsu a Sisal?”, tra loro sedevano anche il Sindaco ed alcuni Assessori dell’Amministrazione bedoniese.
    A metà serata c’è poi stato un inaspettato momento, la testimonianza tramite la consegna di un “oscar alla carriera” <<All’unica nata e vissuta in via Garibaldi>>, all’ormai ottantenne Anna Serpagli, bedoniese DOC, meglio conosciuta come “Annetta della Pergola”, già cuoca e titolare insieme alle due figlie del ristorante “La Pergola”, locale gestito dalla stessa famiglia da molte generazioni. E’ stata una bella sorpresa per tutti, ma per lei molto di più. Non si trattava di una recensione da parte di una famosa testata giornalistica, neppure di una “stella” aggiunta in una guida, tanto meno di un “fungo d’oro” come miglior ristorante, di premi ne aveva già messi insieme abbastanza, era solo un riconoscimento semplice e sincero, di gente comune, di suoi dirimpettai, ad una persona che ha lavorato per settant’anni in modo corretto e professionale, ma sopratutto con passione, e ciò che marcava il suo viso in quel momento è stata la sua spontanea risposta.

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