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  • Da dietro i vetri

    Quando vedo Luca uscire di casa al mattino presto, un attimo prima che si spengano i lampioni.
    Quando il buio è ancora attaccato sui muri.
    Quando il cielo è ancora blu-notte.
    Quando il camion dell'immondizia sparge luci gialle tutt'intorno.
    Quando il giorno si appoggerà sui rami degli alberi.
    Quando lo vedo 'fumare' senza la sigaretta in mano.
    Quando lo guardo sedersi dentro la macchina, accendere il motore, disappannare i vetri.
    Quando immagino che quell'aria fredda, quella che esce dalle bocchette, lo colpirà sul viso.
    Quando lo sento pensare 'ma al posto del motore cosa c'è, un frullatore per tritare il ghiaccio?'.
    Sì è tornato il freddo, questa mattina prima dell'alba l'ho notato, senza dover uscire, l'ho osservato da dietro i vetri della finestra del bagno, non capita spesso, solo quando alla sera bevi birra e quel 'doversi alzare" prima del dovuto si fa sempre di più, sempre di più, improrogabile...

7 Commenti

  • ciaosonorita

    13/03/2007

    43 anni,
    43 anni di lavoro riconosciuti ai fini pensionistici....
    Inizia a 9 anni andando in giro per i dintorni a lavorare nei campi. Ricorda ancora le notti sotto le stelle e il lavoro iniziato alle 4 del mattino con le resdore che cercavano di darti il meno possibile da mangiare...Ma non ti piace e passi presto a fare strade, trasportare ghiaia....le patenti la tua passione, le hai prese tutte, persino il patentino per poter trasportare persone su un mezzo pubblico....20 anni in giro per l'Italia a cercare di estrarre dal sottosuolo metano e petrolio. 11 li ho vissuti anche io con te.... altri 21 a gestire un piazzale a caricare conteiners per tutto il mondo a guidare qualunque mezzo abbia un motore e ruote.... Sveglia all'alba e ritorno al tramonto..... fino a 6 anni fa ti ho sentivo tutte le mattine uscire quando il fiato fa le nuvolette; quando i lampioni gettano la loro livida luce sul selciato, quando il motore diesel del furgoncino col quale passere a prendere colleghe per la città e portarle al lavoro dove l'autobus ancora non ha linea si blocca per il freddo e devi smontare tutto per liberare il filtro.
    Mai un lamento, mai uno sbufffo, qualche nervosismo mal celato e qualche raro scatto, ma non riesco ancora a capire come.....come si fa a far fronte alla vita come hai saputo fare tu sempre.... tu che sei mio padre e che in qualche modo resti per me un adorato sconosciuto.

  • Esvaso

    13/03/2007

    Ciaosonorita,
    è bellissimo quanto hai scritto, veramente, credo sia un trofeo ineguagliabile per tuo padre, un'altra tappa vittoriosa nella corsa della vita.
    Stampalo e faglielo leggere, non rimandare, fallo subito, per lui sarà molto di più che un riconoscimento, sarà la conferma di leggere nero su bianco la stima di sua figlia.

  • Elena Dal Ben

    13/03/2007

    IL CORAGGIO

    Il coraggio di capire le proprie emozioni, di viverle fino in fondo.
    Il coraggio di prendere uno scalpello per fare a pezzi tutto cià che avevamo costruito fino a quel momento.
    Il coraggio di alzarsi ancora, di ridere, di piangere.
    Il coraggio di scoprire che l'onestà con noi stessi ci aiuterà a capire.

  • Don Fausto

    15/03/2007

    Leggendo queste righe devo ammettere che mi hanno colpito, mi hanno fatto pensare alle scelte della vita, a quelle predilezioni lavorative che possono modificarla, aggravarla o amarla.
    Ho anche pensato alla mia di scelta, a quella sorta di lavoro, perdonatemi il termine ma non mi sembra il più adatto, che ho intrapreso una ventina d'anni fa.
    Non vorrei tuttavia essere equivocato: è uno dei 'lavori' tanto belli, quanto difficili, di quelli che pretendono sacrifici, di quelli che ti impongono a cambiare totalmente la tua vita, di quelli che ti fanno vedere grandi appagamenti ed altrettanti bocconi amari.
    Molto spesso si dice del mio 'lavoro' che sia una predilezione, una passione, una chiamata. Magari è vero ma spesso chi lo pensa ha un accento quasi di compassione, che non condivido molto.
    Il mio 'lavoro' è diverso da altri unicamente perchè puoi agire in soli due casi: il primo è che tu lo abbia scelto; il secondo è che sia stato lui ha sceglierti.
    Dal mio punto di vista credo più nella prima ipotesi, ma anche la seconda non mi sento di escluderla.

  • ciaosonorita

    15/03/2007

    Gentile Don Fausto,
    a volte il "destino" segue strani percorsi per permetterti di porre le domande che ti assillano alla persona giusta....
    Prendo per assodato che lei sia un vero Don in senso Cristiano...e approfitto qui per chiederle lumi. Da sempre rifletto sul senso della "chiamata"...che non sfocia necessariamente nel consacrare la propria vita, ma puà anche solo essere rendersi conto delle doti che ti sono state date e metterle al servizio... Cmq in queste settimane ho pensato molte volte a quello di cui ha parlato lei nel suo commento e sono andata anche oltre. Dove finisce il Don e comincia l'uomo?!?!? E' possibile che varcare la soglia della Chiesa corrisponda a "mettere in gioco la propria professionalità" e non possa essere "condividere la propria umanità"? In parte mi rendo conto da sola che cià non sia sempre possibile tenuto conto delle finalità ultime del Sacerdozio...anche io a scuola posso essere "essere umano" solo in parte e devo anche essere "veicolo", ma non si rischia di ....mi conceda un modo di dire inadatto, ma esplicativo.... predicare bene e razzolare male?!?! Io ho sempre pensato che questo faccia perdere credibilità...Io a livello umano comprendo appieno timori, titubanze ecc del mio Don, ma perchè poi lui, che sa che lo conosco e so, deve "vendersi" diversamente?!?!? E' qualcosa che mi ha sempre reso dubbiosa e un po' polemica verso l'Istituto Ecclesiastico...Al mio Don rimango affezionata anche se ormai da anni da lontano....
    Grazie, scusate l'O.T.
    Rita

  • butterfly green

    17/03/2007

    ...chi sarà Luca?
    Come avrà dormito stanotte e cosa avrà sognato, sempre che se lo ricordi?
    Quale sarà stato il suo primo pensiero guardandosi allo specchio?
    La mattina gli piacerebbe incontrare qualcuno solo per augurargli buongiorno, od un silenzio prolungato allunga il suo risveglio?
    Dove andrà, quanto dura il suo tragitto? Si fermerà al bar a fare colazione, od ha già bevuto un caffè al volo prima di uscire?
    C'è qualcuno che lo aspetta per proseguire insieme a lui o gli fa compagnia solo un pà di musica?
    A che ora rientrerà stasera? Riuscirà a fermarsi a bere con gli amici un bicchiere di vino?
    E chissà se troverà il suo posto libero sotto casa?
    Una volta arrivato suonerà il campanello o aprirà con le chiavi?
    Avrà noleggiato un film o prima di addormentsarsi, legge qualche pagina di un libro impolverato sul suo comodino?
    E' buffo pensare che Lui probabilmente a quest'ora è gia sotto le coperte ed io ancora qui a farmi diecimila domande...Grazie Esvaso, perchè sei anche questo...

  • Giovanna

    17/03/2007

    Anche a me piace tantissimo sbirciare, quando tutti ancora dormono, dietro ai vetri. Guardo le foglie che cadono, quando è autunno; l'acqua che batte, quando piove; il sole nascere, quando è l'alba; le cartacce rotolare, quando c'è vento. E mi piace osservare le persone che corrono con le mani in testa nel vano tentativo di non bagnarsi i vestiti e ricordare i miei brividi di freddo per quelle volte che sono stata io stessa colta per strada da un acquazzone.... ora sto sorridendo, asciutta.

 

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