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  • 14
    Feb

    La famiglia Vassallo

    Il pretesto per parlare della famiglia Vassallo è partito da quella tabella rinvenuta in solaio: “Scuola di taglio-Ada Vassallo”, ma non solo, lo ritengo anche un gesto doveroso verso delle persone che ancora oggi sono ricordate dai Bedoniesi con rispetto ed affetto. Per ricostruire il passato vado a trovare Maria Pina e chiedo cosa ricorda di loro: “Famiglia interessante, sicuramente fuori dagli schemi”. Così, senza bisogno di trovare il bandolo della matassa, inizia dal capofamiglia Prof. Bruno Vassallo, originario di Genova e che giunse a Bedonia durante la guerra come “sfollato”, insieme alla sorella Renata e alla mamma Allegra Peruzzi. Qualche tempo dopo conobbe Anna Mazzocchi, facente parte di una distinta famiglia originaria della Valceno, e dal loro matrimonio nacquero due figli: Mario e Ada.  

    Bruno era una persona assai fine, riservata, educata e schiva; ha quasi sempre vissuto appartato e dedito alla famiglia e all’insegnamento del disegno. Erano gli anni ’50, e nell’ampia "casa Mazzocchi” di via Trieste era abitudine organizzare ricevimenti culturali (in estate anche nel giardino retrostante) in cui si discuteva di politica, religione e letteratura, magari inframmezzati da qualche momento musicale a cura delle figlie, ben sei sorelle Mazzocchi: Andreina, Maria, Anna, Tina, Alda e Laura. Bellissimi momenti, che oggi si chiamerebbero “salotti letterari”. Come si sarà capito, in famiglia la cultura veniva prima di tutto: Bruno era laureato in disegno (suo il logo della Sagra della Trota, in allegato), Mario suonava il pianoforte e insegnò musica, mentre Ada si laureò in lettere. Tutti e tre insegnarono presso le scuole medie, Bruno ne fu anche Preside.

    Posso ora aggiungere ricordi miei personali, poiché c’è una rappresentante di questa originale famiglia che ho avuto la possibilità di conoscere, anche se per quel tanto che mi ha permesso: la professoressa Ada Vassallo. Chi la conosceva bene si accorgeva di quanto amasse essere se stessa: Ada non amava i pettegolezzi e non era solita parlare di sé. E questo aspetto del suo carattere è emerso anche quando ci ha lasciato, nel luglio del 2015: quasi in sordina, in punta di piedi, nello stesso modo in cui era solita vivere.
    Le prime parole che scambiai con lei furono in occasione della pubblicazione del suo primo libro di leggende paesane “La penna d’oro”, ed erano per complimentarmi: per tutta risposta lei arrossì, poi sorrise e cambiò discorso. Da allora, ci siamo sempre salutati e scambiati piacevolmente due parole. Ricordo anche quando, al pomeriggio, la vedevo seduta sulla panchina nella piazza del Municipio con l’amica Cristina o nella terrazza dell’hotel San Marco con Ornella… una sigaretta e un caffè, uno dei pochi momenti di distrazione.

    Le sue amiche e colleghe Ilaria e Antonella mi raccontano di lei, in occasione del suo secondo libro “Frammenti”, di quando la invitarono più volte a scuola per presentarsi come scrittrice, senza però mai convincerla: diceva che non era quello il caso di mettersi in mostra, tanto meno con dei bambini.
    Ilaria mi racconta anche un altro episodio, inerente al filmato del 1957 girato dalla signora Massimina Bresaola, da me recuperato dai parenti e riassemblato con il titolo “C’era una volta a Bedonia”: in quell’occasione riferì ad Ada che in quella storica registrazione c’era anche lei bambina, insieme a Mario, sua mamma e alcune vicine di casa. Le chiese se desiderasse vedere il filmato, ma lei rispose, con un velo di malinconia, che era contenta così, che fossero stati ripresi.
    Eppure ognuno di loro era una sua ragione di vita. Si sfamava di ricordi, non c’era occasione in cui non parlasse dei suoi famigliari e delle loro qualità umane. Anche la fotografia di lei e Mario, entrambi bambini, davanti alla casa di Via Trieste, la portava sempre nel portafogli (in allegato le foto): sicuramente la perdita dell’adorato fratello era stata per lei una prova durissima e mai veramente superata.

    Antonella ha voluto anche rievocarmi i suoi ultimi giorni alla “Valle del Sole”, momenti vissuti assieme alle carissime amiche Cristina, Ornella e Caterina, e che, nonostante la sofferenza, abbia continuato a parlare e soprattutto a pregare da donna di fede qual era. Ognuna di loro ricorda ancora oggi il suo tenero modo di salutare: “Ciao stella".

  • 09
    Feb

    C'è posta per te

    Ora ne ho la conferma. Molti lettori di Esvaso.it devono aver cambiato email, magari passando alla più comoda Gmail. La prova sta nel fatto che diverse centinaia di indirizzi di posta elettronica, mi riferisco a quelli in precedenza iscritti alla newsletter del blog, sono risultati inattivi e perciò sono stati eliminati dall’iscrizione. Le email maggiormente annullate sono state quelle legate ai primi server che offrivano il servizio: Libero, Tiscali, Alice, Tin, Virgilio, Katamail.

    Una verifica che si è resa necessaria visto che l’ultima analisi risaliva al 2011 e la richiesta di chiarimenti si faceva sempre più frequente: “Come mai non arriva più la newsletter di Esvaso?”, magari senza considerare che la mail poteva non essere più attiva. Così, insieme al mio braccio destro Steve, abbiamo verificato le email non più in uso, con il risultato che 500 su 2.500 registrate non venivano più scaricate/lette. Veramente troppe.

    Sono quindi qui per suggerire a chi legge, se lo riterrà necessario, di indicare il nuovo indirizzo email e continuare così a ricevere i nuovi articoli di questo blog, ovviamente il mio invito è esteso anche a chi non fosse ancora iscritto. Per chi invece riceve regolarmente la newsletter sa bene che non ho mai ecceduto negli invii, 2 o 3 al mese, spesso inserendo più notizie in una sola mail, anche se molti lettori mi spronano a farlo ad ogni nuovo post.
    Resta sottinteso che è possibile cancellarsi in ogni momento inserendo la propria mail nell’apposito spazio. 
Grazie per l’attenzione odierna e futura.