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  • 12
    Dic

    La notte di Santa Lucia

    I giorni che precedono il 13 dicembre trascorrono interamente a sbavare davanti ai negozi straripanti di giocattoli. Sembra di entrare in un sogno nel vederli attraverso i vetri appannati delle vetrine.
    La Zita, già da una settimana, ci solletica la fantasia con un'autopista Polistil esposta in bella vista, l'Angiolina invece ci invita ad attendere e a deglutire dal desiderio con un cartello appeso: "Mostra di santa Lucia prossima apertura", che sarà sicuramente bella, ma non avrà niente a che vedere con quella mitica della Ida, la "Cervara", questo sì, è il vero paese dei balocchi.

    E' lì, infatti, che vanno a finire la maggior parte delle letterine indirizzate alla Santa con l'asinello. L'intero primo piano con tre stanze piene zeppe di giocattoli, proprio di ogni sorta: la lavagna magnetica con l'alfabeto a calamita; le scatole di Rischiatutto, Silvan, Il Piccolo Chimico, Monopoli, Meccano, ma non solo: mattoncini Lego, pianole Bontempi, trenini Lima, telefoni "intercomunicanti", radioline ricetrasmittenti e tanti altri ritrovati della tecnica moderna.
    Lo spazio dedicato alle femminucce è ridotto, ma loro si sa che si accontentano di poco. Quando hanno il Dolce Forno per fare da mangiare a Cicciobello sono più che contente, tant'è che alcune trascorrono in quella stanza quasi mezza giornata e con la bocca aperta. Solo che per poter ambire a questi meravigliosi giochi si dovranno fare un sacco di buone azioni, a cominciare dallo studio, se no sarà solamente carbone... e non di zucchero.

    In casa girano i primi ammonimenti: "Quest'anno santa Lucia ha tanti bambini da visitare. Sono tutti da accontentare e avendo pochi soldi, sai com'è...". Noi intuiamo e cerchiamo di non esagerare con le richieste: "Dunque le ho chiesto una grossa confezione di pongo DAS, una scatola di tubetti di colori a tempera con i pennelli e un bel pallone di cuoio". Comunque vada, sappiamo già che dei cinque o sei sogni espressi, ne sarà esaudito uno, forse due se faremo trovare al passaggio dell'asinello il pane inzuppato nel latte.

    Tutte le mattine ci svegliano puntualmente, ma questa mattina, che vorremmo la sveglia anticipata, la luce tarda ad accendersi. Meglio saltare giù dal letto e in punta di piedi filare dritti in cucina per accertarsi che tutto sia andato secondo le attese. I piedi nudi incontrano sul pavimento le briciole lasciate dall'asinello nel frettoloso rifocillamento, intravediamo anche come buon auspicio la porta del frigorifero socchiusa e il pentolino del latte vuoto. Segno che santa Lucia si è fermata e ha fatto anche lei colazione! Ancora un passo e sopra il divano spiccano ciò che le nostre pupille si aspettavano di vedere: due coloratissimi pacchi contornati da dolci di marzapane, dobloni di cioccolata in carta d'oro e un paio di "carrarmati" Perugina.
    La frenesia è alle stelle. Iniziamo ad aprire il primo pacco, il più piccolo: un cinevisore per proiettare le filmine di Paperino. E nel secondo che ci sarà? Avanti. vediamo. Appena scartato si intravede il pianale di un flipper! Che bello! Non manca proprio niente. E' esattamente come quelli del bar, più piccolo ma senza piedi. Non importa, troveremo una soluzione.

    Il tempo dell'incanto è volato, non c'è nemmeno voglia di fare colazione. Meglio correre verso la scuola ad accertarci se anche gli altri compagni sono stati accontentati da santa Lucia. Vorremmo portare con noi tutta quella meravigliosa mercanzia, non solo per fare morire d'invidia gli amici, ma per poterci subito giocare nella ricreazione, al posto della solita partita giocata con il cancellino della lavagna. Invece no, ce ne ritorneremo in classe, ancora una volta con le scarpe imbiancate dal gesso e dove incontreremo il solito incredulo che ci vorrà far credere che Santa Lucia non esiste: "Ma come?! A casa mia ci è venuta e ha bevuto anche il latte. La tua è tutta invidia perchè non t'ha portato niente!".

  • 11
    Dic

    Pietro, lo Zar dell'elettronica

    Il destino è paziente, non ha fretta, quando sa che è giunto il momento è lui stesso a farsi vivo, a battere un colpo sulla spalla, l’importante è ascoltarlo e non girarsi dall’altra parte. Credo che sia andata così anche a Petro Lypnyy, nato nel 1971 a Buchach, da genitori operai, in quella che era ancora la potente Unione Sovietica.

    Pietro, come ormai lo chiamano tutti a Borgotaro, era un bambino come tanti e con dentro tanta curiosità. Fin da piccolo amava smontare e rimontare i suoi giocattoli. La curiosità di vedere come sono fatte le cose all’interno deve far parte di quell’istinto innato nel genere umano. Crescendo non ha ceduto alla passione di aprire radio, televisori e lavatrici, sì perché con quei circuiti e quelle valvole riusciva a creare qualcos’altro che potesse essere utile a lui o agli altri.
    Dopo la scuola media si iscrive ad un istituto tecnico-professionale e successivamente all’Università: ingegneria elettronica industriale. Una volta ottenuto il dottorato viene chiamato per assolvere il servizio militare obbligatorio, due anni trascorsi, anche lì, a smontare e rimontare circuiti elettronici.

    Nel frattempo l’URSS si sgretola e sorge la Repubblica Ucraina. Abbandonata la divisa dell'esercito (vedi foto allegate), trova un posto fisso in uno zuccherificio e poi in una grande centrale del latte. Passano dieci anni. La vita non è comunque facile, la svalutazione corre, gli stipendi sono bassi e pagati sempre più in ritardo, motivi che lo stimolano a vagliare la richiesta del suo amico d’infanzia Boris: “Io vado in Italia, se vuoi venire con me... partiamo subito”.
    Partono, destinazione Napoli e poi Avellino. Lì conoscono un impresario che taglia legna in Valtaro, accettano subito il lavoro e s’instradano in direzione Borgotaro con al seguito moglie e figli. Pietro farà il boscaiolo per tre anni, dopodiché trova lavoro presso un’impresa edile borgotarese e farà il muratore per altri dodici anni. I tempi cambiano in fretta, l’edilizia rallenta e la schiena è rotta dalla fatica.

    All’inizio del 2016 decide così di cambiare lavoro, mettersi in proprio, in pratica di rimettersi a fare ciò che ha sempre fatto fin da bambino: smontare, riparare e rimontare aggeggi elettronici. “Nelle prime settimane ero disperato, da quella porta entravano solo i miei amici, credevo di aver fatto la scelta sbagliata”.
    Pietro, in questi due anni, è diventato l’idolo indiscusso dei ragazzi, "Aggiustatutto" lo chiamano, infatti non c’è smartphone, tablet, playstation o computer che non sia in grado di riparare o ripristinare. Non solo, anche le casalinghe lo considerano il loro "Mago salvatore" quando gli affidano lavatrici, forni da accomodare, oppure televisori e decoder da sintonizzare.

    È passata mezz’ora, lo smartphone è pronto, rubrica e foto sono tornate al loro posto. Pago, mi complimento e lo saluto. Esco e penso che Pietro questo riscatto se lo meriti tutto. Mi ha fatto anche capire che volontà, impegno, perseveranza, determinazione e capacità sono ingredienti in grado di cambiare il proprio destino. Petro Lypnyy ha quarantasette anni, ma sta già vivendo la sua seconda vita. Questa è la sua storia.