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  • 17
    Ott

    L'Angiolina

    Sono le cinque in punto. I rintocchi del campanile della chiesa di San Vincenzo, sebbene sia sul fronte opposto a Valdena, arrivano nitidissimi. È un mercoledì qualunque di ottobre e Angiolina la trovo sempre lì, come la scorsa volta, seduta davanti a casa, a “sgranare” fagioli o a preparare gli “stecchi” per accendere la stufa: “Qui l’inverno è lungo”. Il sole scalda ancore le guance, ma gli alberi tutt’attorno iniziano a cambiar colore, il giallo e il rosso già predominano sul verde. Anche gli ultimi pomodori del suo orto ormai reclamano di essere raccolti.

    Le parlai per la prima volta esattamente un anno fa, ed anche allora mi fermai a fare due chiacchiere. Ad ascoltare una persona anziana c'è sempre l'impressione del "travaso", dopo non è più come prima, qualcosa dentro ti resta sempre. Mi disse che aveva novantacinque anni, che era nata in Scozia nel ’22 ed era tornata a Borgotaro all’età di due anni, che i suoi nonni erano emigrati a Londra in cerca di una vita migliore già nei primi anni dell’800. Che lavoro facevano però non lo sa: “Quando si è giovani non si fanno le domande”.

    Angiolina trascorre le sue giornate d’intorno a casa, da ormai trent’anni vive sola. Fin da bambina ha fatto la contadina o come dice lei: “Tutti i mestieri da uomo li ho fatti, ho sempre lavorato e non pensavo a nient'altro". Non si è mai sposata e non si è mai mossa da Valdena: “Al lunedì vado con il taxi al mercato di Borgotaro, ma una volta sono andata anche a Parma per la pensione e a Massa quando è arrivata la Madonna di Lourdes”.
    La mamma e la sorella sono assieme a tutti quelli che conosceva, al cimitero di Valdena, tra quei 200 abitanti che vivevano nella frazione nel periodo tra le due guerre (oggi sono una ventina). Così adesso divide la giornata con Drupi, il suo cagnolino scodinzolante, e cinque gatti: “Quello là nero è il più tremendo”. La domenica sale alla chiesa per la messa: “Quella con il prete però c’è una volta al mese, qui non viene sempre, nelle altre domeniche  le orazioni le diciamo noi, a darci lo comunione prima c’era Renato, adesso c’è Claudia”. Dopo la funzione, assieme ad altri parrocchiani, salgono al “Passo” per un caffè al bar del Brattello.

    Ricorda i bei tempi, anche se di “bello”, capisco, non c’è molto. Gira che ti rigira, tra la sorella in America e il nipote a Borgotaro, alla fine i ricordi finiscono sempre lì, alla Seconda guerra mondiale, ai suoi vent’anni, a quell’età dove i ricordi, belli o brutti che siano, ti rimangono inchiodati dentro come un quadro al muro. I rastrellamenti, la paura delle bombe, la neve di gennaio con i tedeschi… sono ancora oggi ricordi definiti e non distorti, lo capisco da diversi particolari: “I tedeschi quando arrivavano dal Brattello si fermavano qui, picchiavano sui vetri, urlavano sempre, noi in silenzio, solo se bussavano alla porta aprivamo, sempre se non eravamo già scappati a Rovinaglia da mia sorella”. Mi racconta che di lì ci passavano un po’ tutti: partigiani, soldati italiani e tedeschi, ma tutti con lo stesso pensiero in testa: mettere qualcosa sotto ai denti.

    Oggi, Angiolina Venturini, classe 1922, ha novantasei anni, rispetto allo scorso anno l’ho trovata migliorata e persino più serena… sono convinto che sia merito degli uomini, quelli che non ha mai conosciuto.

  • 12
    Ott

    La Grande Bellezza è dietro l'angolo

    Le Cinque Terre, la Versilia, il Levante con Portofino. Tutti luoghi che abbiamo dietro l'angolo, al contempo magnifici e conosciuti in tutto il mondo per la loro “Grande bellezza” e per le note caratteristiche di italianità, tanto da essere considerati unici per milioni di persone. Molti di noi li danno invece scontati, probabilmente per la prossimità al nostro territorio, in pratica, di questa bellezza, ne siamo assuefatti. Personalmente sono vent’anni che cerco di diffondere lo slogan: “La Valtaro, un angolo di terra emiliana tra Liguria e Toscana”, proprio per renderla più allettante a chi non la conosce.
    Una vicinanza territoriale che non si è mai sfruttata turisticamente o non in maniera scientifica. Nel suo piccolo anche con Zeri, visto che le sue piste da sci distano soli 20 minuti d’auto da Albareto, una particolarità che a nessuna Amministrazione della Valtaro sembra interessare, infatti la "nuova" strada è lì da ormai un decennio, mezza fatta e mezza da fare (vedi link).

    Da diverso tempo mi aspetto che a qualcuno del “Pubblico” venga l’idea di sfruttare la vicinanza a queste bellezze e installare così dei cartelli stradali turistici agli incroci, intendo quelli di colore marrone, con il simbolo del mare o delle piste da sci. Indicazioni che promuovano la prossimità dei nostri paesi con la Liguria o la Toscana, indicando, per esempio la distanza approssimativa: “Chiavari 60 minuti – Cinque Terre 80 minuti – Portovenere 90 minuti - Sestri Levante 70 minuti – Versilia 80 minuti – Zeri 20 minuti”. Niente paura, non sarebbe pubblicità gratuita verso questi luoghi, non ne hanno bisogno, piuttosto si comproverebbe un valore aggiunto e un’importante peculiarità del nostro territorio appenninico.

    Si dà per scontato che è possibile salire in treno a Borgotaro per scendere comodamente a Riomaggiore o a Monterosso dopo circa un’ora, per non parlare poi dell’immediata vicinanza con la tutta la Versilia.
    Avere la fortuna di possedere a “un tiro di schioppo” luoghi fregiati dall’UNESCO come “Patrimonio Mondiale dell’Umanità” o località il cui nome è conosciuto in tutto il mondo, non è una circostanza da sottovalutare o ignorare, ma bensì da sfruttare… e senza spendere nulla.
    Sempre più spesso mi accade di parlare con gli operatori ricettivi della nostra zona (agriturismi, B&B o alberghi), i quali raccontano di avere ospiti internazionali che soggiornano presso le loro strutture con l’obiettivo di far visita alle Cinque Terre o nel levante ligure, dichiarando che sostare in Valtaro è come “Prendere due piccioni con una fava”. Godersi il mare e i monti in una sola giornata è possibile.
     
    Un esempio pratico si può notare in questi giorni, quando una ventina di turisti giapponesi sono transitati per qualche ora a Borgotaro. Il gruppo è in Italia per una decina di giorni per visitare le Langhe, la Liguria con Portofino, le Cinque Terre, Portovenere, Parma e Milano. Sulla linea tra la Liguria e l’Emilia c’è ovviamente la Valtaro. Ad accompagnarli in questa “Terra di mezzo” la Guida Ambientale Turistica Emanuele Mazzadi, il quale ha mostrato, insieme allo storico Giacomo Bernardi, le bellezze di Borgotaro: i palazzi storici, la chiesa di Sant’Antonino e gli affreschi di Palazzo Bertucci.
    Non poteva mancare l’attenzione al locale “Porcino”, infatti, dopo la visita ad un negozio con laboratorio di lavorazione, il gruppo si è spostato al ristorante per un pranzo interamente a base di funghi. Il nostro paese era a loro noto come: “Patria del fungo porcino, per il tipico ambiente dell’Appennino e per l’ecosistema che permette lo sviluppo dei miceti”.
    In questo caso saranno stati anche venti, ma se si trasformassero in ciclo continuo potrebbero trasformarsi in un esercito. Meditiamo gente, meditiamo.