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  • 21
    Mag

    Per amore solo per amore

    Oggi devo cambiare la prassi. Può sembrare difficile, pretestuoso e persino acrobatico, ma questa volta devo proprio scrivere di me. Ci proverò, devo farlo per motivare la scelta che ho fatto, lo faccio anche per quel rapporto che si è creato con i lettori dentro a questa mia seconda casa.
    Non inizierò con il parlarvi di come sarebbe bello riportare Bedonia a cinquant'anni fa, ho altri argomenti; è vero che i ricordi fanno bene all'anima, ma per il corpo serve qualcosa di più concreto.

    Vivere bene in un paese come Bedonia, all’interno di una piccola valle, può già rappresentare un privilegio. È un'opportunità, un motivo più che valido per avere la vera percezione di come funzionano le cose, e individuare così le dinamiche che le compongono. Proprio vivendo in un piccolo paese si può avere netta la visione di come il nostro territorio sia amministrato e, al tempo stesso, si possono cogliere quelle tante sfaccettature che, nei lati più nascosti, spesso mostrano favoritismo e servilismo al partito. Non se ne potrà uscire finché queste dinamiche non cambieranno, e i cittadini smetteranno di sostenere quel partito che vincola a sé i suoi rappresentanti politici, assieme alle loro scelte: da Bologna a Parma; da Parma ai cinque Comuni di Alta Valle, uno dei quali è la nostra Bedonia.

    Fatta questa doverosa premessa, trovo fondamentale portare il proprio personale impegno all'interno dell’Amministrazione Comunale, nelle istituzioni, affinché si mantenga alto il controllo e l'impegno sui servizi, in particolare nei casi di loro mala gestione o addirittura soppressione. Qui c’è in gioco anche la tenuta dei diritti fondamentali alla sicurezza e alla sanità pubblica, specialmente per gli abitanti delle nostre frazioni, sparse in un vasto territorio, difficile da gestire con la dovuta attenzione e le competenze adeguate.

    Per farlo è essenziale il ruolo del Sindaco di Bedonia e degli altri Sindaci dell’Alta Valle, tra cui mostrare i “denti” e fare azioni concrete quando servono, se necessario anche ad alto valore simbolico, come ad esempio una lotta che in questi anni non si è vista o percepita, in caso contrario, vige la regola del come è accaduto: “Chi tace, acconsente”.
    #BEDONIAmia, la squadra di cui faccio parte, è nata anche per colmare questo vuoto e per risvegliare l’impegno diretto dei cittadini indipendentemente dai partiti e dalle loro assurde e incomprensibili logiche.

    Questi sono i motivi politici; ma per non fare la fine di quello che “viveva sperando”, serve un programma, delle idee da mettere sul tavolo e da realizzare. Ma non solo, anche la volontà di creare qualcosa di bello e di nuovo per il nostro bel paese: motivo per cui vi rimando ad un nuovo post dove, lasciandomi idealmente alle spalle la situazione attuale, parlerò solo di futuro.

  • 19
    Mag

    Lino, la leva calcistica del ‘68

    È domenica pomeriggio e piove. Avrei dovuto mettermi qui a scrivere della mia recente scelta, invece devo cambiare discorso. Il pensiero di oggi è per Lino Barozzi, anzi per Amilcare Barozzi. Sabato mattino, ero casualmente con Daniele, il suo giovane affezionato “scudiero”, quando gli è giunta la telefonata da Parma: “Lino, non ce l’ha fatta a tornare a Bedonia”. Ci siamo guardati, entrambi, in silenzio, senza considerare realmente l’accaduto.

    Ora sto pensando che solo domenica scorsa mi ha chiamato per darmi delle informazioni che gli avevo chiesto il giorno prima, sto scrivendo un articolo dedicato ai sarti bedoniesi e lui e la sua famiglia erano tra questi. Dopodiché mi chiese notizie sull’attuale sfida elettorale e la data di pubblicazione delle recenti foto che mi aveva affidato, tutte riguardanti la sua più grande passione, il calcio. In quell’occasione di “consegna” avevamo parlato a lungo, di giovani squadre e vecchie fotografie.

    Avevo già scritto di lui, delle sue diverse passioni, esattamente quattro anni fa (vedi articolo), ora però vorrei portare a termine l’incombenza che mi affidò in quella giornata, quella di parlare del calcio bedoniese, in quello stesso giorno gli scattai anche la foto di copertina… guardatela, Lino c’è "dentro" tutto: una frase che fece plastificare per metterla come “benvenuto” a chi andava a trovarlo, lo specchio per riflettersi mentre la si leggeva e ovviamente lui, con quegli occhiali “cinematografici” alla Wim Wenders, altra sua grande passione.
     
    Che il calcio sia stato la sua grande passione è inutile ripeterlo, tutti lo sappiamo, quello che invece può sorprendere è che Lino in una vera e propria squadra non ci è mai entrato: “A giocare sono sempre stato un brocco”. Terzino destro, ma a quel tempo aveva dodici anni ed era la squadra parrocchiale, quella allenata dal Curato, il leggendario Don Giuseppe Ferrari.
    Lino cresce, la passione con lui, entra così nella squadra giovanile e ci tiene a ripetermelo: “La migliore, la più forte di tutti i tempi, tante vittorie e poche sconfitte, a Fidenza ci temevano come il fuoco”. Era il 1968, tempi in cui si giocava per il solo piacere di farlo, senza dover dimostrare nulla a nessuno, proprio come canta De Gregori: “Con le scarpette di gomma dura e il cuore pieno di paura”.
    In quello stesso anno decide di prendere un’altra strada, smettere di tirare calci a un pallone, per dedicarsi a “tirar su” giovani promesse. Una passione che lo accompagnerà per trentadue anni e il campo rimarrà sempre lo stesso, il “Breia”, ed è proprio lì che nel 2000, per mano degli ultimi ragazzini allenati, gli verrà consegnata la targa ricordo… quella che ho visto in bella mostra sul mobile della cucina, tra la cornice della zia Elsa e il poster della Fiorentina.