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  • 17
    Dic

    Il caffè della nonna

    Nonna Valentina mi ha lasciato nell’estate del 1982. Di lei ho ancora tutto e non è mai passata attraverso a nulla e a nessuno. A quel tempo misi da parte anche l'armamentario per preparare il caffè, in modo da poterlo rifare un giorno: caffettiera napoletana in alluminio ammaccata dal tempo, macinino, barattolo del caffè in grani e zuccheriera. Così ho appoggiato tutto sul tavolo per prepararlo come lo faceva lei. Sapevo che prima o poi avrei rivissuto quei momenti, soprattutto quello del mattino, con quel profumo che mi svegliava e poi mi accompagnava fino alla porta, prima di salutare e andare a scuola.

    È vero, sono passati trentasei anni, avrei potuto farlo prima, ma ogni occasione ha il suo momento, e sabato era quello giusto. L’attesa non è essa stessa il piacere?
    Il Paulista (o lo Splendid) di allora l’ho ovviamente rimpiazzato con l’Illy e pure la macinatura dei grani è venuta meno, anche se qualche giro di manovella l’ho dato ugualmente, tanto da sentire il rumore degli ingranaggi rimettersi in moto. Tre bolliture a “vuoto”, una di sola acqua e due con il caffè, e poi la caffettiera era pronta per la quarta, quella buona… … …

    Al caffè ai tempi delle cialde” non ho mai ceduto, alla comodità ho sempre preferito il tempo che serve e con lui le sue regole. Mi piace il rito della preparazione della Moka: aprire il vaso del caffè, sentirne l’aroma e colmare il filtro; poi qualche minuto d’attesa, fino al fumo che esce dal beccuccio, seguito dal brontolio e dal profumo che aleggia nella cucina. Un rituale che fa parte di quel “piacere” che ci ripeteva Manfredi: “Il caffè è un piacere: se non è buono, che piacere è?”.

    Non so se sarà stato il troppo caffè che ho bevuto o l’emozione del momento, fatto è che il cuore batteva, ma al di là della causa, sono però convinto che quella tazzina era inequivocabilmente legata a dei ricordi, a emozioni in grado di trasportare attimi ben definiti. Si dice che la memoria olfattiva sia l’unica a restare inalterata, tant’è che faccio fatica a dimenticare certi odori, specialmente quelli che racchiudono momenti legati al passato, ma non solo, un buon profumo ha anche il potere di rievocare, nonostante il passare del tempo, un episodio, un rumore, una voce, un viso.

  • 12
    Dic

    La notte di Santa Lucia

    I giorni che precedono il 13 dicembre trascorrono interamente a sbavare davanti ai negozi straripanti di giocattoli. Sembra di entrare in un sogno nel vederli attraverso i vetri appannati delle vetrine.
    La Zita, già da una settimana, ci solletica la fantasia con un'autopista Polistil esposta in bella vista, l'Angiolina invece ci invita ad attendere e a deglutire dal desiderio con un cartello appeso: "Mostra di santa Lucia prossima apertura", che sarà sicuramente bella, ma non avrà niente a che vedere con quella mitica della Ida, la "Cervara", questo sì, è il vero paese dei balocchi.

    E' lì, infatti, che vanno a finire la maggior parte delle letterine indirizzate alla Santa con l'asinello. L'intero primo piano con tre stanze piene zeppe di giocattoli, proprio di ogni sorta: la lavagna magnetica con l'alfabeto a calamita; le scatole di Rischiatutto, Silvan, Il Piccolo Chimico, Monopoli, Meccano, ma non solo: mattoncini Lego, pianole Bontempi, trenini Lima, telefoni "intercomunicanti", radioline ricetrasmittenti e tanti altri ritrovati della tecnica moderna.
    Lo spazio dedicato alle femminucce è ridotto, ma loro si sa che si accontentano di poco. Quando hanno il Dolce Forno per fare da mangiare a Cicciobello sono più che contente, tant'è che alcune trascorrono in quella stanza quasi mezza giornata e con la bocca aperta. Solo che per poter ambire a questi meravigliosi giochi si dovranno fare un sacco di buone azioni, a cominciare dallo studio, se no sarà solamente carbone... e non di zucchero.

    In casa girano i primi ammonimenti: "Quest'anno santa Lucia ha tanti bambini da visitare. Sono tutti da accontentare e avendo pochi soldi, sai com'è...". Noi intuiamo e cerchiamo di non esagerare con le richieste: "Dunque le ho chiesto una grossa confezione di pongo DAS, una scatola di tubetti di colori a tempera con i pennelli e un bel pallone di cuoio". Comunque vada, sappiamo già che dei cinque o sei sogni espressi, ne sarà esaudito uno, forse due se faremo trovare al passaggio dell'asinello il pane inzuppato nel latte.

    Tutte le mattine ci svegliano puntualmente, ma questa mattina, che vorremmo la sveglia anticipata, la luce tarda ad accendersi. Meglio saltare giù dal letto e in punta di piedi filare dritti in cucina per accertarsi che tutto sia andato secondo le attese. I piedi nudi incontrano sul pavimento le briciole lasciate dall'asinello nel frettoloso rifocillamento, intravediamo anche come buon auspicio la porta del frigorifero socchiusa e il pentolino del latte vuoto. Segno che santa Lucia si è fermata e ha fatto anche lei colazione! Ancora un passo e sopra il divano spiccano ciò che le nostre pupille si aspettavano di vedere: due coloratissimi pacchi contornati da dolci di marzapane, dobloni di cioccolata in carta d'oro e un paio di "carrarmati" Perugina.
    La frenesia è alle stelle. Iniziamo ad aprire il primo pacco, il più piccolo: un cinevisore per proiettare le filmine di Paperino. E nel secondo che ci sarà? Avanti. vediamo. Appena scartato si intravede il pianale di un flipper! Che bello! Non manca proprio niente. E' esattamente come quelli del bar, più piccolo ma senza piedi. Non importa, troveremo una soluzione.

    Il tempo dell'incanto è volato, non c'è nemmeno voglia di fare colazione. Meglio correre verso la scuola ad accertarci se anche gli altri compagni sono stati accontentati da santa Lucia. Vorremmo portare con noi tutta quella meravigliosa mercanzia, non solo per fare morire d'invidia gli amici, ma per poterci subito giocare nella ricreazione, al posto della solita partita giocata con il cancellino della lavagna. Invece no, ce ne ritorneremo in classe, ancora una volta con le scarpe imbiancate dal gesso e dove incontreremo il solito incredulo che ci vorrà far credere che Santa Lucia non esiste: "Ma come?! A casa mia ci è venuta e ha bevuto anche il latte. La tua è tutta invidia perchè non t'ha portato niente!".