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  • 07
    Apr

    Il senso e il valore di una telefonata

    Sono nella quarta settimana di isolamento e il televisore si sta dimostrando un buon alleato a queste giornate fatte di ore lunghe, statiche e quasi sempre identiche, comprese quelle del giorno e della notte. Ho così pensato di andare oltre RaiPlay e Netflix ed ampliare l’offerta per l’intrattenimento quotidiano, scegliendo “Now TV” per le serie e i programmi di Sky e “Chili” per i film. Fino a qui tutto bene, canali esaustivi.
     
    L’imprevisto però è sempre in agguato, così all’improvviso alcune “app” hanno iniziato a dare problemi, non riuscendo più a visualizzarle/scaricarle. Smanetto tra le impostazioni, ma nulla. Decido allora di chiamare il numero verde per l’assistenza al televisore Samsung. Una voce mi premette che gli operatori rispondono dalla Romania: “Buon giorno, sono Ramona, come posso esserle utile?”.
     
    Il primo giorno le spiego cosa non funziona, insieme proviamo varie possibilità. 30 minuti di telefonata. Niente da fare: “Mi informo meglio sul software e domani alle 10 la richiamo”. Dentro di me: “Aspetta e spera… dalla Romania”. Invece il telefono suona, Ramona è puntualissima. Riusciamo a collegarci in remoto con il TV: si sposta qui e là, sopra e sotto, aggiorna. Altri 30 minuti di telefonata. Nulla da fare: “Domani è sabato e non lavoro, ma lunedì mattino alle 10 la richiamo”. Puntuale anche questa volta suona il telefono. “Forse ho trovato la soluzione”. Si ricollega in remoto al TV, fa prove, verifiche e un altro aggiornamento. Dopo un’altra mezz’ora tutto funziona: “Bravissima, complimenti”, sono le prime parole che mi sono venute da dirle.
     
    Ramona l’ho trovata una persona estremante gentile, premurosa e soprattutto molto preparata tecnicamente. Alla fine della telefonata mi prendo una confidenza e le chiedo che vorrei farle un regalo, un modo per sdebitarmi dopo tanta gentilezza: “Mi potrebbe inviare il suo IBAN a questo numero?”.
    Ramona non accetta: “Grazie, è sufficiente un buon punteggio alla fine della telefonata per il servizio prestato”. Insisto: “Fare un regalo è un piacere per chi lo riceve, ma anche per chi lo fa”.
    E qui Ramona mi dà una risposta che mi spiazza: “I soldi che voleva donare a me, li dia a un ospedale, a dei volontari o alla Croce Rossa, so che in Italia non ve la passate bene e ne avranno più bisogno loro”.

    Un pensiero ai nostri volontari lo avevo espresso fin dai primi giorni dell'emergenza (Croce Rossa Italiana/Bedonia e Assistenza Pubblica Borgotaro/Albareto), mancava la Protezione Civile di Bedonia e perciò la causale del bonifico è stata: “Per Ramona V. – Emergenza Covid19”.

  • 29
    Mar

    Giannino, maestro di vita

    È un nemico che ci insegue, non ci dà il tempo di riflettere, di realizzare ciò che sta accadendo. Non basta nascondersi in casa per tenerlo fuori dalla porta, questo stramaledetto virus riesce ugualmente a sconquassare l’animo a chi pensa di essere apparentemente al sicuro, senz'altro dall’infezione, ma non per ciò che può provocare a noi testimoni.

    Un’altra brutta notizia mi è arrivata ieri sera tardi, in questo mio ventiduesimo giorno di quarantena: “Anche il Maestro Giannino Agazzi”. Non c’è più bisogno di aggiungere altro. A questa maledetta consapevolezza, purtroppo, ci stiamo abituando tutti. Sono giorni così, finché tutto passerà.

    È salito sulla cima del Pennino e lì resterà. È così che voglio immaginare quest’ultima privazione che Bedonia ha subito. Non c’è altra visione per raffigurare quest’ultimo sentiero montuoso percorso da Giannino. Un binomio assoluto e inscindibile. Conoscitore e amante dei nostri monti e di tutto il nostro Appennino. A dismisura. È stata la prima guida escursionistica quando le guide ancora non esistevano.

    Solo qualche giorno fa scrivevo che questa pandemia ci sta portando via, giorno dopo giorno, "pezzi" importanti del nostro patrimonio di saggezza, cultura e valori.
    Giannino, oltre a diffondere a centinaia di ragazzi l’amore per la montagna e a insegnare il rispetto dell’ambiente, un’opportunità che gli era stata congeniale in occasione dei campeggi parrocchiali sul monte Penna, si è dedicato a piene mani alla trasmissione ai posteri delle nostre tradizioni contadine e alla preservazione del dialetto locale.

    Giannino, già negli anni settanta, aveva fondato, insieme ad un gruppo di amici, tutti cultori del nostro prezioso passato, il gruppo culturale “Val Zirana”, con la pubblicazione di diversi libri basati su usi, costumi, modi di dire, parole dialettali, poesie e tradizioni del nostro trascorso contadino. L’ultima sua pubblicazione risale al 2014, la scrisse assieme al suo mentore Sara Raffi Lusardi, portava il titolo: “É parolle di nostri vecci”, una traduzione dei modi di dire bedoniesi all’italiano.

    Non ho dubbi a considerare che le sue poesie, i suoi saggi ricordi, le innumerevoli escursioni, accompagnate da aneddoti e leggende, emozioni e suggestioni, resteranno parte fondamentale del patrimonio culturale della nostra terra. Sono altresì convinto che nelle nostre prossime escursioni al Penna, al Lago Bino o al monte Nero, dentro le albe e nei tramonti, negli autunni carichi di colori, raccogliendo i mirtilli o guardando un albero secolare, ci sentiremo ancora in compagnia del suo piacevole bagaglio fatto di cultura, come se la nostra “guida” continuasse a raccontarci quei luoghi con la stessa passione, gli stessi valori, lo stesso amore misto alla magia.