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  • 07
    Ott

    O il fungo o la vita

    Che qualcuno si perda nei boschi è sempre successo e non ci sarà mai un ultimo caso, è invece cambiata la modalità del soccorso. Se fino a qualche anno fa partiva la solita squadra di volontari, oggi non è più così. Quando dal bosco viene lanciata una richiesta di aiuto si mettono in moto decine di persone, mezzi ed enti: volontari sanitari e medico, ambulanze, fuoristrada, elicottero, Carabinieri, Soccorso Alpino, Vigili del Fuoco.

    In questo periodo di crescita eccezionale di funghi, non passa giorno che Videotaro non legga una notizia di fungaioli nei guai, dove la causa dell’incidente è sempre la stessa: smarrimento, cadute lungo scarpate, fratture di gambe, recupero di persone finite in fondo a qualche canalone, con conseguenze a volte fatali, come gli ultimi due casi avvenuti nei giorni scorsi sul monte Penna. Una sorta di bollettino di guerra in tempo di pace.

    Si tratta spesso di persone anziane che scelgono di recarsi nei boschi da sole, senza la benché minima precauzione, magari sopravvalutando le proprie capacità fisiche e tecniche. La sicurezza in montagna non è un concetto da sottovalutare, mai, tanto meno quando è banalizzato dall’apparente “semplicità” del gesto: “Vado solo per funghi”. Il bosco è comunque fatto di sentieri impervi, dirupi inaccessibili o di nebbia improvvisa, tutti pericoli che si possono manifestare anche se non si scala il Pennino.

    Questo non significa che non si possa e non si debba andar per funghi, ma avere un comportamento più prudente e adeguato sì, magari non andando da soli e senza allontanarsi troppo dal sentiero o dai punti di riferimento che si conoscono, mettendosi così al riparo da errori o inutili rischi.

    Quando invece la prudenza viene meno, mettendo così a rischio la propria vita e quella di altri, solo per riempire un po’ di più il “cavagno”, bisognerebbe valutare che dietro alla propria avventatezza ci sono operazioni complesse e persone volenterose che sacrificano il loro tempo libero, rischiando magari la vita, oltre alla sottrazione ad altre emergenze dei mezzi di soccorso (ambulanze, medico o elicottero), una mobilitazione che non è, come probabilmente qualcuno crede, cosa da poco, ad esempio questa: "... per agevolare le ricerche si è alzato in volo dalla base della Marina Militare di Livorno un elicottero dotato di sensori a infrarossi".

    L’assistenza alle persone ovviamente viene prima di tutto, soprattutto se colte da malore, ma se in taluni casi, ritenuti futili, per aver sottovalutato le proprie capacità o per non aver valutato l’effettivo rischio, si richiedesse il rimborso delle spese di soccorso, sono convinto che ci sarebbe meno superficialità nell’andar per funghi e la prudenza verrebbe messa davanti a tutto.

    Ho letto che diverse regioni del nord hanno introdotto una sorta di “Ticket” per chi allerta il soccorso per sconsideratezza, un deterrente oneroso che nel tempo sta funzionando.

  • 03
    Ott

    A cena con Maggetti

    Come ogni anno ci ritroviamo con il mitico Franco. Arriva da Roma per trascorre qualche settimana a Bedonia. Non possiamo nemmeno dire “Lo portiamo a mangiar fuori”, perché per lui pranzi e cene al ristorante sono all’ordine del giorno, quotidiane e molto “social” come ben sappiamo, quello che cambia è solo la compagnia. Questa volta era il nostro turno, al quale ci ha invitato, sorridente, il nostro “romano”, anche se ancora per poco, il suo rientro definitivo al paese natio è ormai prossimo.

    Cena al Ristorante Mellini: torta d’erbe preparata secondo la ricetta bedoniese della nonna Rosa e come primo piatto i tagliolini di sfoglia con Porcini freschi profumati di Timo. A mischiare le carte in tavola è poi sopraggiunto un hamburger di Fassona con patate al forno… una vera novità proposta dallo chef Tommaso. Vista l’abbondante raccolta di questi giorni, non potevano mancare altri funghi, questa volta fritti: inzuppati nell’uovo e poi asciugati nel pane grattugiato. Infine stuzzicanti dolcetti e il tradizionale latte in piedi. Il pane invece è un capitolo a parte: a Franco Maggetti piacciano solo le “Rosette” di Ferruccio, perciò il pane se lo porta sempre lui, da casa, nel sacchettino. I vini: un buonissimo Montecarlo bianco Doc e una tradizionale Barbera d’Alba di Teo Costa.

    Filippo portaci il conto, ma anche tra mezz’ora, un’ora… non c’è premura”. Così, dopo quasi quattro ore, a mezzanotte, avevamo “già” finito di cenare, noi, mentre Franco si lamentava per la “rapidità” della cena, non a caso è il terrore delle cameriere per i suoi tempi dilatati e orari flessibili, tant’è che lo abbiamo lasciato lì, in compagnia del suo destino… quello di vivere la sua notte bedoniese a oltranza, in tutta tranquillità, senza la fretta di risalire le scale e spegnere la luce.