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  • 19
    Lug

    Il Bar Mellini

    Gli habitué del primo caffè del mattino hanno trovato le luci spente, le tende tirate e sulla porta un bel cartello bianco con su scritto: “Chiuso”. Era il 1° gennaio 2016. A chiudere non era un bar, ma il Bar Mellini. Un’amarezza infinita. Una lunga storia senza il lieto fine. Nei giorni a venire Bedonia pareva persino azzoppata, quasi fosse stato cancellato uno dei suoi simboli più rappresentativi della “bedoniesità”.

    Che cosa rappresentasse questo luogo per i bedoniesi, e non solo per loro, ne ho la consapevolezza, ma non avendolo vissuto in prima persona, ho chiesto a Remo di raccontarmi un po’ del suo passato. Per farlo bisogna fare un salto indietro nel tempo, agli anni ’30, a quando Albis Mellini e Luisa Pioselli aprirono la loro osteria-trattoria. A quei tempi, in ogni locale pubblico, oltre a bere un bicchiere di vino o un caffè, c’era la possibilità di mangiare un piatto caldo.

    Il clou del locale fu però raggiunto durante i favolosi anni ’50 e ’60, quando subentrò la figlia Duina Mellini fresca del matrimonio con Lino Ambanelli. È da quel momento che il "Mellini" diventò l'effige, la balera estiva della Valtaro, il punto d’incontro dei giovani, in pratica il “salotto buono” del paese. Sì perché per quei tempi era un luogo esclusivo, inavvicinabile, riservato ai grandi, alla gioventù alla moda. Il servizio ai tavoli era svolto da Gigi Keber, il cameriere per antonomasia con tanto d’inappuntabile divisa: giacca nera, camicia bianca  e farfallino nero.
    Il punto centrale del bar era la terrazza, dove, nelle sere d’estate, si ballava con qualche complessino o con i dischi del juke-box e le luci si riflettevano nel sottostante torrente Pelpirana, creando magici effetti.

    Nel 1970 subentrò nella gestione il signor Previdi che proveniva da Parigi dove era emigrato. Persona squisita, ma pretendeva che la clientela fosse composta e silenziosa come quando andava in chiesa, l’esatto contrario della precedente gestione. Il suo intento era di dare un tocco di signorilità e raffinatezza ma, come spesso accade, ci furono recriminazioni da un lato e compiacimenti da chi era allineato al suo pensiero. La clientela più giovane era ripetutamente ripresa e in molti abbandonarono il locale. In attesa di trovare un altro bar, più consono alle loro prerogative, i più presero il posto a sedere sulle ringhiere metalliche, quelle poste sul lato opposto dell'ingresso, quelle che delimitavano la “Buca di Mellini”, e ciò permetteva loro di osservare l’andirivieni delle ragazze pur non frequentando il bar.

    La conduzione “parigina” durò poco, nel 1972 passò nuovamente di mano e con l’occasione cambiò anche il nome, diventò “Bar Gianni” poiché Gianni Bruni con la moglie Rosetta Malpeli, rientrati dall’Inghilterra, diventarono i nuovi proprietari e il bar tornò a essere il “Mellini” di sempre. La coppia, a partire dal dicembre 1979 fino all’estate del 1983, aprì la discoteca “La Piramide”, locale posto proprio sotto al bar (vedi link allegati), altro luogo indimenticabile per la generazione di quel periodo.
    Dal 1983 al 2015 la gestione passò alla famiglia Moruzzi e Teresa e dopo una lunga gestione è stata l’ultima barista a servire il caffè nelle memorabili tazzine Tubino e a preparare i suoi gustosi gelati, tra questi la buonissima Vaniglia Viva

    Dallo scorso 4 luglio il bar, dopo due anni e mezzo trascorsi con le luci spente, è diventato il Ristorante Mellini. Questa però è un’altra storia, la prossima da raccontare, perché lo sappiamo, i luoghi mitici non muoiono mai.

    P.s.
    Ringrazio Roberto Ambanelli per la gentile disponibilità a fornirmi le foto di famiglia qui allegate.

  • 11
    Lug

    L'insostenibile leggerezza del potere

    Ci risiamo. I camini hanno ripreso a fumare, di giorno e soprattutto di notte, significa che la produzione non è più all’acqua di rose come nell’ultimo mese, ma è ripresa alla grande e quando “spingono” alle Spiagge e a San Rocco si smette di respirare. L’odore e i disturbi sono tornati a essere quelli di sempre: insostenibili.

    Facciamo un passo indietro, andiamo alla fine di Aprile, quando la “Fabbrica” pensò bene di iniziare a “tappare” le bocche dei cittadini più reazionari con le diffide, a quelli meno consoni al silenzio. C’era bisogno di un segnale forte in modo da piegarli all’accettare una situazione paradossale come quella che si è venuta a creare a Borgotaro. Oggi, in taluni casi, stiamo invece assistendo a uno strano fenomeno, forse per un cambio di tattica, un modo di agire da soli, senza intermediari politici, e l’attività autoreferenziale della loro nuova pagina Facebook ne è la conferma.

    In questi diciotto mesi se ne sono viste un po’ di tutti i colori, ma sempre con lo stesso comune denominatore attuato da Enti, Regione, Amministrazione, Politici e Azienda: negare, negare, negare. Contestare tutto, anche l’evidenza, sostenendo che anche gli asini volano. Respingere al mittente le responsabilità, ridimensionare le evidenze, trasfigurare dati e sconfessare malesseri è, a oggi, la loro maggior attività. Compreso il misterioso blitz di tecnici e medici avvenuto nel maggio scorso presso la scuola di San Rocco, sede di diversi problemi riscontrati a danno di docenti e alunni.

    Tutto è incredibilmente assurdo. Si è persino arrivati, pur di pararsi il culo a vicenda, a trovare il modo di non correlare causa/effetto delle emissioni presenti nell’aria e soprattutto a ripetere come un mantra che siano “solo” una cinquantina le persone che riscontrano problemi. Peccato che i numeri, in questi diciotto mesi, siano ben altri: 2.128 le segnalazioni e 378 le persone diverse che le hanno effettuate.    

    Come si spiega allora la singolarità che la “Fabbrica”, sempre quella che produce barrette di cioccolato e non derivati chimici, sempre la stessa “Senza macchia e senza peccato”, abbia visto ridursi l’autorizzazione a produrre da 690 a 190 tonnellate al giorno, e oggi sieda al “Tavolo di Garanzia”, lo stesso voluto ed istituito dalla Regione per risolvere il problema? Una scelta a garanzia di chi? Dell’azienda o della popolazione?

    Un dubbio legittimo che non ha convinto la Minoranza Consiliare, l'Associazione per il Futuro delle Nostre Valli e il Comitato L'Aria del Borgo. Gli iscritti di quest'ultimo hanno discusso e votato di non accettare il protocollo perché ritenuto troppo clemente nelle premesse di quanto accaduto, e poco chiaro negli obiettivi e nei poteri del Comitato Tecnico Scientifico (vedi link per approfondimento).

    Per meglio comprendere la funzione e lo sbilanciamento di questo “Tavolo” è sufficiente “soppesare” gli elementi che lo compongono: Sindaco di Borgo Val di Taro, Diego Rossi; Ausl di Parma, Gianluca Pirondi; Arpae, Eriberto De Munari; Laminam, Michele Patrizio Perozzi e Gilberto Rabitti; Cgil, Paolo Spagnoli; Cisl, Germano Giraud; Uil, Giuseppe Rossi; CNA, Domenico Capitelli; Unione Parmense degli Industriali, Chiara Albertini; Legambiente-Circolo Alta Val Taro; Associazione Piccoli Produttori Alta Val Taro, Renata Rapaccioli. Oltre alla coordinatrice Dott.sa Angelini ne fanno parte Enrico Dallara designato da Comune Borgo Val di Taro; Maurizio Impallomeni e Rosanna Giordano per Ausl; Francesco Saverio Violante e Ivano Panini per Laminam; Andrea Minutolo e Edoardo Bai per Legambiente, Eugenia Marchi e Leonardo Tognotti per l´Unione Parmense degli Industriali; Daniele Uboldi per l'Associazione Piccoli Produttori Alta Val Taro.
 In quanti punteranno il dito? Tre, il resto sono solo “Chiacchiere e distintivo”.

    Non sarebbe stato sufficiente, con modalità, tempi e garanzie assolute, predisporre il controllo a camino H24 e la verifica dei dati affidata a parti terze e indipendenti? Forse era troppo semplice e i dati non sarebbero stati interpretati a dovere? 
Ma al di là di tanti giri di parole, senza tanti indagini, senza spreco di denaro pubblico, un dato certo c’è già, ed è quello inconfutabile: diciotto mesi fa non c’era nulla di tutto ciò. A testimoniare che in questo periodo qualcosa nell’aria è cambiato, ora è possibile disporre della raccolta dati compiuta dal Dott. Mauro Bernardi, un’indagine puntuale, chiara ed evidente, basata su cifre e circostanze rilevate da fonte certa: medici di base, pediatri, pronto soccorso, Arpae e Ausl.  
    Roba da tapparsi occhi, orecchie e soprattutto naso!