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  • 27
    Giu

    Tutto il mondo è paese

    Ci sono passato davanti diverse volte ed è difficile immaginare che ai bordi di questa “città”, fatta di tubi in ferro e ciminiere fumose, possa esistere altro, invece da una parte c’è il paese con i suoi abitanti e dall’altra il blu del Mediterraneo. Lo stesso mare e la stessa terra, per un tratto di costa siracusana di una ventina di chilometri (tra Augusta, Priolo e Melilli), che aveva visto navigare e poi insediare i greci.

    Vederla di notte, con quelle migliaia di luci giallognole, sembra ancora più estesa, è lei, la città del compromesso, l’accordo dei due mondi, quello delle istituzioni e dei privati. L’immagine vincente di quella scommessa, legata al futuro di quella zona considerata “depressa” e perciò desiderosa di riscatto, è stata semplice come il gioco di parole: “Tu dai una cosa a me e io do una cosa a te”, ovvero “Io offro tanto lavoro e tu permettimi di produrre al minor costo, quindi senza richiedere compensazioni al territorio o l’utilizzo delle ‘migliori tecniche disponibili’ per abbattere l’inquinamento”. Il vantaggio per entrambe le parti è evidente e a costo zero, anzi tra loro vige anche una regola non scritta: “Più mi permetti di produrre/inquinare e più assumo”.

    Da una parte l’industria privata sceglie così di investire e dall’altra le istituzioni pubbliche sostengono le richieste. In mezzo c’è la forza lavoro, i dipendenti, le loro famiglie, le sorti di un paese. Il “sistema” gira senza intoppi, così le assunzioni all’industria vengono “suggerite” dalla politica e il sostegno elettorale che ne deriva è garantito a vita.
    Questi “aiuti”, come li chiamano loro, non sono altro che compromessi alle spalle di chi invece avrebbe voluto un’altra scelta, quella più logica, quella che già c’era: lo sfruttamento oculato del territorio.

    Negli anni ’50, prima che arrivassero i “milanesi” (Moratti, Montedison e Agip), questo tratto di costa era famoso per la coltivazione di verdura e frutta che veniva esportata in mezza Europa, ma soprattutto per la presenza della necropoli di Thapsos e i resti della città greca di Megara Hyblaea, oggi i due siti archeologici (sorti tra il XV e il IX secolo a. C.) sono in pratica circondati e inglobati dalle industrie petrolifere.

    A raccontarmi quanto accaduto è Lucia, nata nel 1935 e quindi testimone di settant’anni di nefandezze, poiché lei, assieme a molti altri operatori turistici del siracusano, è consapevolmente amareggiata delle decisioni politiche che si sono succedute nei decenni, quelle di barattare il destino di molti, malattie e morti inclusi, per gli interessi di pochi.

    Ora termino con la stessa risposta che ho dato alla signora Lucia dopo averla ascoltata attentamente: “La capisco perché nella sua testimonianza ho trovato delle analogie a me famigliari, non so se la può consolare, però mi creda… tutto il mondo è paese”.

  • 13
    Giu

    Il Festival del SiFa

    Un festival del “fare” e non del “faremo” è già di per sé un’espressione interessante, che merita attenzione, perché si tratta di un’iniziativa volontaria, ideata e finanziata da privati. Qualche mese fa, gli ideatori, Simonetta Talami e Marco Orlandini, dell’Associazione Culturale Ricreativa SiFa, mi avevano illustrato il progetto per una forma di collaborazione e da subito mi è sembrato un buon proposito e quindi meritevole di essere sostenuto.
    Una manifestazione dedicata ai bambini, ai ragazzi e alle loro famiglie, mirata alla ricerca e alla cura del talento individuale attraverso lo sviluppo della creatività. In pratica una festa delle capacità individuali. Il festival è stata un’occasione d’incontro con varie tematiche: dall’arte alla musica, dall’ambiente alle nuove tecnologie, dalla fotografia al teatro.
    La prima edizione si è svolta a Borgotaro, ma prevede di toccare negli anni tutti i cinque i Comuni dell’Alta Valtaro. Per motivi di lavoro non sono riuscito a partecipare alla tre giorni borgotarese, ma sul campo c’era l’amica Cristina e toccherà quindi a lei, e alle foto allegate, raccontarci questa sorprendente iniziativa.   

    Ho accettato di partecipare al Festival del SiFa ancora prima che si fosse definito dove, come e quando, mi è bastato il motivo: ricerca e cura del talento individuale per bambini e ragazzi, attraverso lo sviluppo della creatività. Una giornata con la propria famiglia in cui gli adulti non mettono becco, ma solo in veste di spettatori, pronti ad aiutare e incoraggiare.

    Mi sono immaginata tra questi ragazzi, ad avere la possibilità di provare tanti laboratori a mio piacere; forse avrei scoperto la fotografia ben prima dei venticinque anni. Mi sono resa conto dell’importanza di una manifestazione di questo tipo, di un’attività insieme ad altri ragazzi, ma anche con la famiglia. Mi sono ritrovata in un weekend di scambio, di divertimento, d’insieme. Ho visto bambini curiosi, creativi, competitivi, felici di fare qualcosa con i genitori o i nonni.

    É stato bello vederli girare per il paese, incontrarli in gruppo lungo la pista ciclabile o nei laboratori presso l’Oasi WWF dei Ghirardi, qui sotto la guida attenta e sapiente di Guido Sardella. Abbiamo la fortuna di vivere in una valle bellissima ed è stato un modo simpatico per conoscerla meglio e più a fondo.
    Mi hanno colpito coloro che hanno portato un contributo alla manifestazione, lo hanno fatto con impegno e orgoglio, in modo particolare i ragazzi dell’Istituto Eno-Gastronomico di Bedonia; mi hanno davvero stupita per la professionalità e la solarità che li ha accompagnati anche nei momenti di caos.

    Il Festival del SiFa si è concluso con un premio dedicato alla memoria di un giovane attore di grande talento di nome Mario Alessandri, prematuramente scomparso. Simonetta e Marco ci hanno guidato al momento delle premiazioni alternando momenti di riflessione, come il ricordo di Mario, a momenti di svago, attraverso esibizioni musicali del soprano Angela Gandolfo, accompagnata al pianoforte dal Maestro Roberto Barrali.

    Un mix di emozioni, commozione e orgoglio ha invaso la sala. I piu piccoli hanno visto premiato il loro impegno ai laboratori, la giovane promessa sportiva borgotarese Cecilia Massari è stata premiata per la sua dedizione allo sport che con tenacia l’ha condotta a ottimi risultati; infine il premio Mario Alessandri all’Ing. Giampaolo Dallara, un esempio di talento coltivato proficuamente che lo ha portato a creare una delle aziende italiane più famose al mondo.
    Le sue parole di incoraggiamento, il suo modo di pensare giovane e moderno insieme agli occhi umidi e orgogliosi della mamma di Mario resteranno, per me, un ricordo indelebile di questo “Festival del fare”.