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  • 18
    Apr

    Le biciclette di Giuliàn

    Teresina Barbieri è del ’24, ma non manco di incrociarla per strada ogni giorno, anzi, vedo più lei che qualche giovane amica. Quando al mattino la incontro mi saluta sempre con una battuta diversa, dopodiché prosegue con passo sicuro, dritta nella sua giornata: “messa prima”, la spesa e le solite chiacchiere tra coetanei, tra questi Lisetta e i mie zii Mina e Bruno (vedi foto allegate). 
    Ha ancora un fisico, una “testa” e soprattutto un piglio da far invidia a molti, questo per dire che con lei bisogna stare ancora attenti a non sbagliar parola. E anzi, guardandola penso che il “non farsi mettere i piedi in testa da nessuno” sia uno dei segreti fondamentali per vivere bene quest’età..

    Da quando è nata abita al secondo piano della sua casa in via Garibaldi, dove una volta, al piano terra, c’era la bottega di famiglia. Di quel negozio ho trovato di recente una fotografia che risale agli anni ’20, e così ne approfitto per andare a trovarla, ovviamente accompagnato dal suo fedele “scudiero” Filippo, e dargliene copia: “C’è il mio papà Giuseppe con ancora i capelli scuri, il Cavalier Lino Carpani, poi questa sono io e quello è il cagnolino pezzato Bril”.

    È con questa immagine in bianco e nero tra le mani che inizia a parlarmi in un bedoniese arcaico, ormai raro da ascoltare, dell’attività di famiglia, ma anche di quella Pieve allora piena di negozi. Mi fa il nome di tutti, uno dietro l'altro: “Bellagamba, Tranquillén, Mariàn, Fullétta, Pissi. Pensa, allora c’erano anche cinque banche”. Ne ha da raccontare, la Teresina de Giuliàn… un soprannome che le è rimasto cucito addosso dal papà, che a sua volta lo “ereditò” dal padre Luigi: “Ma ne capissu perché Giuliàn”.

    Il papà, rientrato dalla Prima Guerra Mondiale, dove fortunatamente venne arruolato come meccanico in officina, aprì una bottega, ufficialmente di vendita e riparazione di biciclette, anche se in realtà, come quasi tutte le licenze di quel tempo, trattava anche un po’ di altri generi: materiale elettrico e idraulico, macchine da cucire, stufe e fornelli, bombole del gas e taniche di cherosene. Non solo, da persona intraprendente qual era, capì che bisognava anche imparare a installare i “moderni” impianti di riscaldamento a gasolio: “I primi due che realizzò a Bedonia furono quelli del Credito Italiano (attuale palazzo della banca BPER) e nella villa di Alessandro Sozzi Lamò (nonno di Sandro) al Follo".

    Tra una gomma da gonfiare, un raggio da tirare e una bicicletta da consegnare, l’attività continuò anche dopo la morte del padre, avvenuta nel 1975. Ma ormai i tempi erano cambiati: riparare una bicicletta non conveniva più, tanto valeva prendersene una nuova, così come le camere d’aria, che una volta si “pezzavano” fino a venti volte, adesso invece si buttano al primo buco. Così, nel 1976, Teresina decise di cedere il negozio a Giuliano Bernabò, il quale l’ampliò offrendo più spazio agli articoli per la casa e di ferramenta, fino al 1993, anno in cui si abbassò definitivamente la serranda della bottega di Giuliàn.

    Un’altra storia strappata al passato, uno dei tanti racconti che fanno parte del vissuto di un paese in cui le vite e la tradizione si mescolano per dare luogo a nuovi racconti, un modo piacevole per alimentare l’interminabile corsa della “macchina del tempo”.

  • 09
    Apr

    Quella sfida tra Moser e Saronni a Compiano

    Ricordare la 72a edizione del Campionato Italiano di Ciclismo, quella svoltasi a Compiano il 21 giugno 1981, è per me inevitabile. Così proverò a ripercorrerlo pur essendo un gran bel salto all’indietro: Carlo e Diana si sposavano e Ali Agca sparava al Papa. Insomma, un’altra vita fa.
    Lo ricordo bene quel circuito, quasi tutto in salita, si sviluppava attraverso le località di Compiano, Strela, Breia e Sugremaro, per un totale di diciannove giri, pari a 237 chilometri e 3800 metri di dislivello. A detta degli sportivi, una delle fatiche di Ercole. Anche noi ragazzini lo percorremmo nei giorni precedenti la corsa, ma per la "nostra" gara, con la nostra bicicletta e dove ognuno di noi impersonava i ciclisti reali, proprio quelli che da lì a poco si sarebbero sfidati fino all'ultimo secondo.

    Ospitare una gara nazionale di questa portata, dove a sfidarsi c’erano i migliori ciclisti di quel tempo, tra questi Moser, Saronni, Torelli, Argentin e Baronchelli, portò diverse migliaia di sportivi in Valtaro. Particolare questo che ricordo benissimo per via di un’errata intuizione dell’allora Presidente della Proloco di Bedonia Zeffiro Squeri.
    Questi i fatti. Tutta la Proloco bedoniese collaborò fattivamente alla gestione dell’evento, mettendo a disposizione i suoi ragazzi per il servizio d’ordine lungo il percorso. Io e i miei amici eravamo stati assegnati alla gestione di due ampi parcheggi a Bedonia: prato del seminario e prato davanti al cimitero. Alle 7 del mattino, se pur assonnati, eravamo già là, in attesa di quelle decine di autobus e centinaia di auto, come prospettati da Zeffiro, provenienti da mezza Italia. In mano i 1000 tagliandini da rilasciare come ricevute per il pagamento del posteggio e con le tasche piene di monetine per agevolare il resto: 100 Lire il prezzo della sosta, importo che sarebbe servito a finanziare la nostra associazione.
    Ore 8: nessuno. Ore 9: nessuno. Ore 10: nessuno. Solo il sole che bagnava la maglietta e arrossava le guance. Alle 11 iniziarono i primi ammutinamenti, così, uno dopo l’altro, alla chetichella, ci incamminammo verso Compiano, poiché nessuno voleva rinunciare alla gara, anzi al duello tra gli eterni rivali: Francesco Moser e Beppe Saronni.

    Scoprimmo solo in seguito che tutta quella gente che attendevamo a Bedonia era già disposta lungo il circuito a Compiano, molti di loro già dalla notte per accaparrarsi il parcheggio e la miglior visuale sulla gara. L’unica consolazione per noi ragazzi fu di assistere all’evento da vicino, al braccio portavamo orgogliosamente la fascia rossa con scritto “Servizio”, un modo semplice per non perderci i momenti clou della giornata.
    Così il taglio del traguardo e la successiva premiazione erano lì, davanti a nostri occhi. Sul palco i vincitori: terzo Alfredo Chinetti, secondo Wladimiro Panizza e primo il mitico Francesco Moser. Si racconta che Saronni si arrabbiò con il suo compagno di squadra Panizza poiché, a suo dire, “collaborò” con Moser, mentre Saronni arrivò successivamente e in gruppo.
    Una premiazione avvenuta per mezzo delle solite belle ragazze, in questo caso entrambe borgotaresi: Silvia Stoto e Giovanna Petrolini.
    Ricordo anche che quella sera, Paolo e Silvano, andarono in cerca del loro favorito Moser per un autografo e una stretta di mano. Alcune voci lo davano alloggiato a Tarsogno, ma allora c’erano undici alberghi, non era facile trovarlo, anche se poi, all’ora di cena, lo individuariono all’Hotel Plaza (oggi l’unico rimasto aperto).  

    Questa importante gara fu possibile grazie all’interessamento di due borgotaresi, Lauro Grossi e Bruno Raschi, sostenuti localmente da Renato Ponzini, Gabriele Alpi, “Liliano” Galluzzi, Addetti Franco, Gino Caccioli e Carlo Galluzzi. In allegato alcuni documenti dell'epoca e le rare fotografie scattate in località "Cà de Rumàn" dal borgotarese Maurizio Cresci che ringrazio per la gentile disponibilità. 

    Gli eterni "rivali" Moser e Saronni si incontrarono nuovamente a Compiano nel 2011 per il premio “Compiano Sport”, ideato e presentato dal giornalista sportivo Beppe Conti, occasione ideale per rispolverare una serie di battute scambiate durante quella gara dell’81.
    - Moser: «Saronni mi tagliò la strada e gli dissi: "Piano che mi fai cadere"».
    - Saronni: «Gli risposi: "Se non sai più stare in bici…"».
    - Moser: «Quella frase mi caricò come una molla».
    - Saronni: «Però quelle parole le pagai a caro prezzo. Vinse lui!».

    28 e 30 Giugno 2019
     
    - Venerdì 28 giugno: cronometro individuale, con arrivo e partenza a Bedonia, per un percorso che toccherà tutti i cinque comuni dell’Alta Val Taro. Una distanza di 34 km con un dislivello di 385 metri, che rilascerà il titolo di campione italiano cronometro.
    - Domenica 30 giugno: prova in linea su strada per complessivi 232,90 km e un dislivello di 3.942 metri. Un primo circuito (da percorrere due volte) di 49,78 km e un dislivello di 738 metri, con partenza a Borgo Val di Taro, passando per Albareto, Compiano, Bedonia, Tornolo; un secondo (da ripetere dieci volte) di 12,30 km e un dislivello di 235 metri, tutto nel territorio di Compiano e con l’arrivo a Sugremaro. Il vincitore di questa competizione potrà fregiarsi del titolo di campione italiano su strada e indossare la maglia tricolore.