post commenti
  • Cibo Criminale

    Neanche a farlo apposta, proprio il giorno dopo l'incontro del giornalista Luca Ponzi con i ragazzi dell'Enogastronomico, i giornali inglesi e statunitensi lanciano l'avviso agli amanti del "Parmesan" perché potrebbero mangiare legno anziché formaggio.
    Di contraffazione alimentare e dell'infiltrazione criminale e mafiosa nell'industria agroalimentare italiana se n’è parlato a Bedonia, presso la Biblioteca/Circolo Lagasi, promotori dell'iniziativa

    Luca Ponzi, giornalista Rai, intervistato dalla professoressa Lauretta Zanada, ha presentato agli studenti dell’Enogastronomico, ai ristoratori locali ed ai cittadini presenti, il suo libro inchiesta “Cibo Criminale”, scritto insieme a Mara Monti. Il libro è in pratica introvabile e l'autore ha dichiarato di comprendere le ragioni dell'editore nel voler evitare una ristampa, visto che sono arrivate ben 11 diffide legali, nonostante l'abbondante documentazione a supporto del racconto: difendersi in tribunale comporta dei costi elevati a fronte di ricavi tutto sommato modesti.

    Ponzi ha spiegato come attraverso nuove analisi studiate all'Università di Piacenza si può determinare con abbastanza precisione il luogo di crescita di un pomodoro, per esempio, e così scoprire di passate e pelati coltivati in Cina ed elaborati e commercializzati come prodotti italiani da aziende della nostra Campania. Ha raccontato di forme di formaggio provenienti dalla Germania e fatte passare per Grana Padano, dopo averne scurito la crosta con una miscela a base di cacao.
    Una sala di occhi attenti quando Ponzi racconta di un tale, nella nostra bassa, che comprava a poco prezzo formaggi scaduti di ogni tipo, anche andati a male, per poi mischiarli tutti insieme, pezzi di plastica delle confezioni compresi, e venderli trasformati in formaggio tipo “sottiletta”.  
     
    Le vicende narrate in “Cibo Criminale” comprendono anche cosce di maiale arrivate dall'estero e stagionate in Italia che vengono poi vendute in altri paesi con nomi di fantasia che suonano italiani così da far credere a compratori australiani, uruguaiani o canadesi di poter assaggiare il famoso prosciutto di Parma. Gli amanti del Made in Italy si troveranno così a pagare a caro prezzo un alimento di scarsa qualità, il che risulta poi dannoso per l'immagine di tutti i nostri prodotti.
    C'è solo la variabile prezzi a dare qualche indicazione. Si può dubitare, con buone probabilità di trovarsi di fronte ad un prodotto contraffatto, quando costa troppo poco: un litro di olio extra vergine d'oliva venduto a meno di 6 euro, un chilo di vera mozzarella di “Bufala Dop” 9 euro, altrimenti non sono remunerativi per i produttori. Ma quando ci troviamo di fronte a imprenditori delinquenti che di notte fanno cancellare i timbri alla carne di maiale danese, più economica, per mettere un timbro che attesta l'origine tedesca o italiana, è difficile potersi difendere. Anche se alla fine, proprio per ammissione dell’autore: “Molte di queste truffe vengono scoperte perché il cibo italiano comunque è il più controllato e il più sicuro al mondo”.

    Ragazzi attenti, preparati e gentili, insieme a docenti impegnati ed entusiasti che prima dell'incontro hanno invitato a mangiare Luca Ponzi presso la scuola, un pranzo preparato da loro stessi. Occasione propizia per chiedere all’autore come è possibile difendersi, come evitare di sbagliare gli acquisti. Il giornalista, sempre franco, spiega che non sempre è facile non cascarci. Persino le etichette non aiutano perché la legge permette di vendere come creati in Italia prodotti elaborati nel nostro paese anche se con ingredienti portati dall'estero e spesso scadenti. Le leggi europee non sono certo fatte per tutelare i prodotti di nicchia, ma spesso sono gli stessi italiani a volersi fare del male: l'esempio più classico è quello della mozzarella di bufala, apprezzata in tutto il mondo, ma falsificata con latte importato.

    Un grosso e importante problema evidenziato da anni dalla Coldiretti e da tutte le associazioni agricole perchè in Italia c’è un vuoto normativo da colmare, come del resto pretende il 96% dei consumatori italiani che ritengono necessaria un'etichetta con indicata l’origine degli alimenti in maniera chiara e leggibile.
    Il recente EXPO poteva essere l’occasione buona per legiferare il comparto alimentare/agricolo, ma nulla è stato fatto. C'è tempo… ci penseremo poi, con la solita calma che contraddistingue nel mondo il "Bel Paese".

4 Commenti

  • Fabio

    06/03/2016

    Una via di uscita per mangiare cibo sano e non contraffatto esiste e porta benefici a tutti. Aiutiamo i nostri agricoltori a non sottomettersi alla criminalità mafiosa con prezzi strozzati oppure di non essere costretti a lasciare la frutta sugli alberi perché con 10 centesimi al kilo non c’è margine di guadagno. Ognuno di noi lo può fare aiutandoli, acquistando prodotti a chilometro 0, GAS o servirsi direttamente all’azienda agricola di nostra fiducia.
    Con la conoscenza diretta dei produttori e dei prodotti bio molti problemi sarebbero risolti. Pensiamolo quando facciamo la spesa e non solo per motivi di salute.

  • Claudia

    07/03/2016

    Enogastonomico ed agrario insieme aiuteranno le generazioni future a crescere nella consapevolezza ambientale
    Ecco una delle strade da percorrere per sviluppare a livello locale un tema importante di interesse globale.
    Un motivo per ricordare come gli amministratori del nostro del nostro territorio abbiano voluto un indirizzo scolastico che promuova benessere e coscienza ambientale.
    Bravi.


  • Annalisa

    07/03/2016

    Il primo campanello d’allarme è il prezzo. Con l'olio basterebbe pagarlo non meno di 10 euro al litro e si è abbastanza tranquilli. Ma siamo sicuri? Chi e cosa impedisce all imbroglione di smerciare per buona qualità merce a caro prezzo? Teniamo gli occhi bene aperti

  • Federico Rolleri

    07/03/2016

    Il mondo dell'Economia Solidale, per capirci quello che racchiude i Gruppi di Acquisto Solidale, ha avviato da molti anni (il primo GAS è del 1996) un rapporto diretto tra produttori e acquirenti.
    Il concetto fondante di questo processo è molto semplice: la fiducia.
    Un sentimento che si costruisce nel tempo, ma che ha alla base una pratica altrettanto semplice: il sopralluogo in azienda.

    Una rete di produttori e acquirenti effettua sopralluoghi nelle aziende che propongono i propri prodotti, e poi mette in circolazione le schede che riportano metodi di coltivazione e filosofia aziendale. Questo processo è stato definito Garanzia Partecipata. Nella nostra provincia attualmente circa 50 aziende hanno già aderito a questo percorso.

    È molto semplice: io faccio un sopralluogo o lo ricevo, e nel momento in cui "supero l'esame" tutti gli acquirenti che fanno parte del circuito Garanzia Partecipata, grazie ad una scheda visibile a tutti su Internet, hanno una base di conoscenza per poter acquistare consapevolmente.

    Tutto ciò significa sapere cosa si consuma, ad un prezzo equo e concordato, e in più si aiutano le aziende del nostro territorio a produrre con maggiore certezza di vendita.
    È un meccanismo virtuoso che si auto-alimenta.

    Bello e utile!

    desparma.org

 

Commenta

Accetto Non accetto
Scrivi la somma e invia: 4 + 14 =
Resta aggiornato


Cancellazione POST

Se desideri cancellare e gestire i tuoi post clicca qui ed accedi alla tua area riservata.
Se non utilizzi piu' la mail con cui hai scritto il post che vuoi eliminare contattaci e cercheremo di aiutarti: esvaso@gmail.com