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  • Il Bar Mellini

    Gli habitué del primo caffè del mattino hanno trovato le luci spente, le tende tirate e sulla porta un bel cartello bianco con su scritto: “Chiuso”. Era il 1° gennaio 2016. A chiudere non era un bar, ma il Bar Mellini. Un’amarezza infinita. Una lunga storia senza il lieto fine. Nei giorni a venire Bedonia pareva persino azzoppata, quasi fosse stato cancellato uno dei suoi simboli più rappresentativi della “bedoniesità”.

    Che cosa rappresentasse questo luogo per i bedoniesi, e non solo per loro, ne ho la consapevolezza, ma non avendolo vissuto in prima persona, ho chiesto a Remo di raccontarmi un po’ del suo passato. Per farlo bisogna fare un salto indietro nel tempo, agli anni ’30, a quando Albis Mellini e Luisa Pioselli aprirono la loro osteria-trattoria. A quei tempi, in ogni locale pubblico, oltre a bere un bicchiere di vino o un caffè, c’era la possibilità di mangiare un piatto caldo.

    Il clou del locale fu però raggiunto durante i favolosi anni ’50 e ’60, quando subentrò la figlia Duina Mellini fresca del matrimonio con Lino Ambanelli. È da quel momento che il "Mellini" diventò l'effige, la balera estiva della Valtaro, il punto d’incontro dei giovani, in pratica il “salotto buono” del paese. Sì perché per quei tempi era un luogo esclusivo, inavvicinabile, riservato ai grandi, alla gioventù alla moda. Il servizio ai tavoli era svolto da Gigi Keber, il cameriere per antonomasia con tanto d’inappuntabile divisa: giacca nera, camicia bianca  e farfallino nero.
    Il punto centrale del bar era la terrazza, dove, nelle sere d’estate, si ballava con qualche complessino o con i dischi del juke-box e le luci si riflettevano nel sottostante torrente Pelpirana, creando magici effetti.

    Nel 1970 subentrò nella gestione il signor Previdi che proveniva da Parigi dove era emigrato. Persona squisita, ma pretendeva che la clientela fosse composta e silenziosa come quando andava in chiesa, l’esatto contrario della precedente gestione. Il suo intento era di dare un tocco di signorilità e raffinatezza ma, come spesso accade, ci furono recriminazioni da un lato e compiacimenti da chi era allineato al suo pensiero. La clientela più giovane era ripetutamente ripresa e in molti abbandonarono il locale. In attesa di trovare un altro bar, più consono alle loro prerogative, i più presero il posto a sedere sulle ringhiere metalliche, quelle poste sul lato opposto dell'ingresso, quelle che delimitavano la “Buca di Mellini”, e ciò permetteva loro di osservare l’andirivieni delle ragazze pur non frequentando il bar.

    La conduzione “parigina” durò poco, nel 1972 passò nuovamente di mano e con l’occasione cambiò anche il nome, diventò “Bar Gianni” poiché Gianni Bruni con la moglie Rosetta Malpeli, rientrati dall’Inghilterra, diventarono i nuovi proprietari e il bar tornò a essere il “Mellini” di sempre. La coppia, a partire dal dicembre 1979 fino all’estate del 1983, aprì la discoteca “La Piramide”, locale posto proprio sotto al bar (vedi link allegati), altro luogo indimenticabile per la generazione di quel periodo.
    Dal 1983 al 2015 la gestione passò alla famiglia Moruzzi e Teresa e dopo una lunga gestione è stata l’ultima barista a servire il caffè nelle memorabili tazzine Tubino e a preparare i suoi gustosi gelati, tra questi la buonissima Vaniglia Viva

    Dallo scorso 4 luglio il bar, dopo due anni e mezzo trascorsi con le luci spente, è diventato il Ristorante Mellini. Questa però è un’altra storia, la prossima da raccontare, perché lo sappiamo, i luoghi mitici non muoiono mai.

    P.s.
    Ringrazio Roberto Ambanelli per la gentile disponibilità a fornirmi le foto di famiglia qui allegate.

9 Commenti

  • Titta Savio

    19/07/2018

    Scrivi talmente bene che mi appassiono alle tue storie anche se il paese non è il mio.
    Come se vivessi altre vite.

  • Peppino Serpagli

    19/07/2018

    Nei miei ricordi, il culmine del successo del Bar Mellini coincide con "Lascia o Raddoppia". Il bar vero e proprio era uno stretto corridoio (più o meno l'attuale tabaccheria). Si prendeva una consumazione, si passava alla sala giochi di carte, poi una scaletta e c'era la sala biliardi e poi la sala TV. Tutti memorabili e gentilissimi: Lino, la Duina, la Lina Ambanelli Keber, Gigi Keber e la loro figlia Ninì. Non si vendevano tabacchi, ma c'era un posto di telefono pubblico che ora nell'era dei telefonini pare cosa giurassica.
    La famosa ringhiera davanti al Mellini sul fronte Banca! Quante discussioni di politica e cultura con gli "intellettuali" della Bedonia di allora, tra cui la Ninì Sozzi, Giannino del maestro Rossi, Arturo Curà, la professoressa forestiera Chicchi, la Maria Grazia Cassinari, ecc. o quelli che arrivavano dalla città in estate, come i due fratelli Marcenaro, figli della Pinì Lagasi, Goliardo Silva e la famosa Gianna la Nuda, che faceva finta di non sapere nulla, ma sapeva già tutto. Ma chiunque poteva partecipare, anche personalità come il simpaticissimo Gianni Moglia (Scarpa), Mark (Sonny) Musa e la sua futura moglie, la bellssima Isabella Silva. Poi a volte si concludevano le discussioni passeggiando per Ri Grande. Ricordo l'esultanza di noi sinistrati di allora per la nazionalizzazione dell'energia elettrica (Enel) col primo governo di centrosinistra. Tutto passa, tutto cambia o se ne va e ora pare che sia cosa buona e bella il contrario, paremi per volere di Prodi, Bersani & Co.
    Indimenticabili anche i grandi ippocastani che costeggiavano la terrazza del Mellini dal lato Pelpirana, quando era ancora scoperta. Davanti al Bar Mellini ci fu la prima sera più triste della mia vita fino allora, quando dissi addio a mia cugina Sandra Gavaini, che stava partendo per l'Argentina in piroscafo, accompagnata a Genova da Lino Ambanelli. Piansi per una notte intera.
    Peppino Serpagli - Milano

  • Virgy

    19/07/2018

    E no, proprio no questo non me lo perdevo proprio. Dovevo aprire fb. Bellissimo articolo, belli ma pure tristi ricordi, ma anche se in concorrenza i nostri pomeriggi si passavano lì, insieme a Roberto e il mitico jukebox, che Roberto con grande maestria riusciva a far funzionare senza soldi. Quanti cari ricordi, chissà se la nostra Duina e Lino come se la ridono da lassù. Grazie Gigi non farci mai scordare le nostre radici

  • Tonio

    20/07/2018

    E' bello seguire le vicende di quelle contrade anche dal ponente Ligure. Un saluto.

  • Remo Ponzini

    20/07/2018

    Ricordo bene quando entrai per la prima volta al Bar Mellini. Ero un ventenne ed odoravo ancora di Seminario. La timidezza per il mondo nuovo che mi trovavo ad affrontare era considerevole ma, come se non bastasse, anche la notorietà di quel luogo d'elite non contribuiva a migliorare le cose. Mi squadrarono dalla testa ai piedi facendomi capire che di solito i "ragazzini" frequentavano altri luoghi (ebbi questa impressione). Ma il sorriso bonario della Liduina, mentre mi faceva un caffè, mi tranquillizzò.

    Era, in un certo senso, un luogo sacrale. Nessuno faceva schiamazzi e la buona educazione era d'obbligo. Si sentiva tuonare la voce di Carpano ma era talmente spassoso che tutti lo ascoltavano divertiti. Quando poi la gestione passò al "parigino" Previti ci fu l'intrusione di diversi ragazzacci che schiamazzavano (senza consumare) disturbando chiunque. Ma nel giro di pochi giorni furono scacciati in modo categorico per la felicità di molti...compreso il sottoscritto.

    Instaurai con Lui un rapporto personale fatto di chiacchierate e di ... cognac Bisquit. Appena mi vedeva arrivare prendeva la bottiglia ed io mi trovavo i bicchieri panciuti ricolmi sul bancone ....gentilmente offerti. Ma non avendo mai sopportato gli scrocconi ricambiavo immediatamente ed il dosaggio complessivo raggiungeva dei livelli che facevano traballare. Era un rito che si ripeteva tutte le sere ma ogni tanto facevo fagotto per fare riposare il mio fegato.

    Ottima la descrizione dei vari personaggi fatta dall'amico Peppino Serpagli. Pur lasciando Bedonia ancora giovane, gironzolando in quattro continenti diversi, ha dei piacevoli ricordi degli anni 60/70. Mi ha tolto un po' di argomenti ma ne ho appreso altri che non conoscevo.
    Un pensiero gentile alla mia carissima amica Titta Savio di Monteforte D'Alpone, ma operante in Verona, che segue Esvaso da quando glielo segnalai circa 10 anni fa.

  • Alessio

    21/07/2018

    Che bello GIGI, splendido articolo e le foto beh parlano da sole! Leggere commenti che ricordano mia nonna Duina (e mio nonno) mi riempiono di orgoglio! Vorrei leggerne tanti altri, con aneddoti, racconti di persone che hanno vissuto il bar in quell'epoca ........

  • Dolores

    24/07/2018

    Mi piaceva tanto quel bar che in gioventù non ho fatto in tempo a frequentare molto, perchè proibito. Poi ancor meno perchè bruciando le tappe x troppo distacco, mi sono sposata a 18 anni e mancavano le occasioni. Negli ultimi anni, dell'età più che adulta, mi piaceva sedermi nei salottini rotondi vicino la vetrata. Da lì, un caffè diventava una lunga pausa di riflessione, in attesa di vedere qualche persona conosciuta da invitare a fare due chiacchiere seduti in santa pace. Guardare la gente passare, immaginare una loro ipotetica storia, un vissuto immaginario che spesso era occasione di riincontri a parlare del tempo passato, del tempo perduto....
    Da un po di tempo, ogni volta che passavo davanti quel mitico bar chiuso, mi si riempiva il cuore di malinconia, non trovando il sorriso di Teresa, ma auguro ai nuovi esercenti Buona fortuna!

  • Francesca.Scanzaroli

    12/08/2018

    Salve mi chiamo Francesca Scanzaroli.
    Tramite mio zio Giorgio Keber ho avuto la possibilità di leggere la storia del "Bar Mellini"....
    La mia mamma è la Ninì cioè Anna Maria Keber e mi ha sempre raccontato questa storia ma leggere e vedere le foto mi ha emozionato, soprattutto vedere quel cameriere con pantoloni neri, camicia bianca e farfallino nero: il mio nonno che purtroppo ci ha lasciati molto presto. Di lui mi ricordo solo che era freddoloso e passava le sue giornate davanti al termosifone per riscaldarsi... un po' come me.
    Grazie zio per questo bellissimo ricordo... credo che ne farò uno copia e lo regalerò alla mia mamma.
    Francesca Scanzaroli.

  • Anna Maria Keber

    12/08/2018

    10 e lode a chi ha scritto la storia del mitico "Bar Mellini".
    Mi sono emozionata nel vedere il mio papà e i miei zii e tornare ai migliori anni passati a servire caffè e gelati preparati dalla mia mitica mamma Lina.
    Rivedendo la terrazza dove si ballava ricordo tutte le persone che si fermavano sul ponte per guardare.
    Manca mio fratello Giorgio, ma lui all'epoca si trovava a Parma per studio.
    Su quella terrazza ho trovato anche l'amore proveniente dal Burgu anzi "al belu dal Burgu".
    Di nuovo complimenti all'autore.

    Anna Maria Keber detta Ninì.
    (Nominiolo messo dalla mia nonna Marina)

 

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