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  • A Richétta dell’Osteria Tre Ponti

    Il cartello appeso sopra la porta, ovale, azzurro e con la scritta nera in corsivo “Osteria Tre Ponti”, dava il benvenuto a chi entrava. Dietro al bancone del bar c’era sempre lei “A Richétta”, una donna d’altri tempi, con il grembiule da cucina perennemente allacciato in vita. Enrichetta era timida e riservata, raramente alzava lo sguardo e quasi mai andava oltre alla risposta, non per essere scorbutica, anzi, per l’esatto contrario, era sufficiente il sorriso per far comprendere di che pasta era fatta e coglierne così un carattere garbato, educato e piacevole. "Richétta", così era chiamata in dialetto, era uno dei volti che la “Pieve” amava moltissimo e con lei se ne va un pezzetto di tradizione bedoniese, di paese e di cuore.
     
    Conosciuta come "Usteria da Culòmba" perchè già condotto dalla zia Colomba, era infatti uno dei locali più antichi di Bedonia, in pratica l’ultima osteria dove si poteva ancora cogliere quel calore che apparteneva esclusivamente ai locali di un tempo (chiuse definitivamente nei primi anni ’90). Si trovava alle Moline, in posizione strategica, infatti per chi proveniva da Chiavari era il primo locale che s’incontrava all’ingresso del paese, oltre ad essere posto nel mezzo di tre strade, anzi dei tre ponti su due corsi d’acqua: il torrente Pelpirana e il rio dei Tufi.
    Osteria molto frequentata anche dagli autisti di camion ai tempi degli Autotrasporti Chiappari Quinto (dal dopo guerra ai primi anni ’80), officina, garage e parcheggio della ditta erano infatti lì davanti, quindi il luogo ideale per pranzare e nel primo pomeriggio per buttar giù un “rosso”, tra una briscola e l’altra, tra una fetta di torta di patate calda e un tiro di “Nazionali” senza filtro. Maria Pina mi conferma che persino le donne non erano dispiaciute a sapere lì i loro uomini: "Aumenu son sicüra che u me òmmu lì de lucchéde u n’in fa".

    I miei ricordi in questo luogo sono invece legati agli anni ’80 e ’90. Con il carissimo figlio Giustino eravamo in compagnia insieme e le occasioni per farci preparare una cena dalla mamma erano abbastanza ricorrenti quanto desiderate. Ricordo bene l’ultima volta che cenammo lì, in quella sala che ricordava i bei tempi, con la credenza di noce scura, le sedie impagliate e i tavoli lunghi dell’800, quelli con sopra i piatti di torte appena sfornate: patate, erbette e “remes-ciòn”, tutte preparate con la sfoglia tirata con l’Imperia a manovella. Era l’estate del 1994, quella sera c’eravamo tutti e così scattai qualche foto, tra cui quella di copertina che rappresenta appieno la “Richétta”: in quella tipica cucina da osteria, tra il suo rame "lustro", china sul fornello a cucinare e poi sul lavandino a lavare i piatti.
    Tutti hanno un posto del cuore e tra i miei c’è anche questo.

15 Commenti

  • Emanuela

    22/11/2018

    Ero sicura Gigi che avresti parlato di lei ,un altro pezzo di Bedonia che se ne va.

  • Adriana

    22/11/2018

    Ciao Enrichetta, mi mancherai molto quando verrò a bedonia
    un abbraccio alla famiglia

  • Silvia Rossi

    22/11/2018

    La gentilezza fatta a persona.
    La conoscevo da quando ero bambina.
    Per tutte le mie estati trascorse lì e per quelle di mia figlia, non c'e stato un pranzo che non sia finito con la tappa dall'Enrichetta per gelato e caffè.
    Quanti ricordi.
    Sento ancora il profumo del bar e delle sue torte.
    Buon viaggio Enrichetta.

  • Sonia Berni

    22/11/2018

    Questi sono luoghi incantati, che hanno resistito alle insidie del tempo e della modernità, ma non all’oggi. L’osteria mi ricorda il mio nonno quando mi portava per mano dalla signora Elisabetta, entravamo felici, lui per un bicchiere di vino e io per il gelato. L’osteria rispecchia le nostre tradizioni di appennino e quelle che un tempo erano i luoghi del cuore nei centri storici.

  • Andrea Serpagli

    22/11/2018

    Discrezione, cortesia, semplicità, bontà spontanea da persona "di altri tempi". Queste le peculiarità della Enrichetta che rimarranno nei miei ricordi. Vicina di casa per tantissimi anni, grande amica di mia mamma, che ebbi modo di conoscere già da bambino, grazie a mio nonno che, ogni tanto, mi portava nella sua semplice ma dignitosissima osteria per gustare una qualche sua torta locale. Mi rammarica molto l'essere attualmente lontano dalla Pieve ed il non poter assistere alle sue esequie. Approfitto, quindi, di questo spazio per esprimere a Nicoletta, Patrizia e rispettive famiglie, le mie più sincere condoglianze. Che la terra le sia lieve e che possa presto ricongiungersi col suo amato Giustino.

  • Fiora du Curado

    22/11/2018

    Indimenticabile Enrichetta!! Ringrazio il cielo che mi ha dato la possibilità di conoscerla e di frequentarla. Conservo gelosamente le sue ricette delle torte salate. Un abbraccio fraterno a Nicoletta, Patrizia e al tanto amato Francesco.

  • Cristina

    22/11/2018

    C'e' un mondo che non torna piu' e insieme alla mitica Giuseppina rappresentava quella vita reale fatta di gesti quotidiani pieni di umanita' e cortesia con volti sempre pronti al sorriso che fanno parte dei nostri ricordi... ahime' che nostalgia.. parliamo di slow food.. di vegan.. e quanta fuffa a quante musse diranno da lassu'..

  • Il Geom.

    22/11/2018

    Sono state cene indimenticabili, sia per l’allegra combriccola, sia per la squisitezza delle pietanze preparate con somma maestria. L’ingresso nella saletta dei piatti colmi delle deliziose torte calde, appena sfornate, erano accompagnate oltre che da un meraviglioso profumo, anche naturalmente dalla canonica frase (tipica di tutte le vere massaie bedoniesi) pronunciata sottovoce dalla signora Richètta: “Stavota ne so miga se e mee turte i saran bone. I me parena in po duci de sà “!

  • Ermanno

    22/11/2018

    Avrà sempre un posto nel mio cuore: credo che nessuno muoia veramente se lascia dietro di se una scia di ricordi belli. Mamma di uno dei miei più grandi amici, se ne va un altro simbolo della Bedonia che conoscevamo e amavamo

  • Claudio Agazzi

    22/11/2018

    Tieni e vai a prenderti il gelato. Da Ca' Marsocco, appena fuori Bedonia ma sempre Bedonia, partivo felice per scendere verso il bar della Richetta. Arrivato alle Muline mi sembrava d'aver raggiunto la cima del Grand Canyion, a quei tempi il raggio d'azione da casa era assai limitato e il mio permesso arrivava proprio fino dalla Richetta. A accogliermi sempre il suo sorriso e il suo saluto. "Vorrei un ghiacciolo", "Come lo vuoi?" Lei che apre il frigo, prende il ghiacciolo che le ho chiesto, sempre con il sorriso, pago e esco felice. Un luogo magico. Un'altra immagine che ho è quella di Nerio, suo marito, seduto su una sedia di paglia fuori dalla porta del bar. La sedia è girata al contrario così lui può appoggiare le braccia sullo schienale. Belle persone, non ne siamo più degni.

  • Jessica

    22/11/2018

    Ho ancora le carte da briscola che mi aveva regalato.. cara Enrichetta RIP

  • Donatella Soracchi

    22/11/2018

    Bellissimi e cari ricordi ho di "Richetta"...nella mia infanzia e adolescenza passate alle Moline, c'era anche lei, con la sua gentilezza e bontà...quell'osteria, dove era per me consuetudine andare a prendere il gelato...Era anche un'amica di famiglia...Mancherai a tutti!!!

  • Claudio M.

    23/11/2018

    Il sorriso che donava la Richetta, sia che porgesse una "Sua" squisita pietanza o solo un gelato "Motta", affascinava sempre grandi e piccoli.
    I suoi occhi brillavano di generosita' e buonumore, quando si entrava Ai "Tre ponti".
    Una cara amica , figlia degli amici Rico e Colomba, se ne è andata ma restera' sempre indelebile il suo ricordo, come quello dei cari Giustino e Nerio che ora sono con Lei.
    Claudio M.

  • Monica

    23/11/2018

    Quanti ricordi... un altro pezzo di storia bedoniese da non dimenticare.... triste per me che dalle finestre di casa mia, guardo il locale ormai dall'esterno diventato fatiscente .... la sera era un piacere sentire gli uomini giocare a carte ed il profumo di un'ottima cucina arrivare fin qui.... riposa in pace cara Richetta

  • Andrea

    24/11/2018

    Ciao mitica mamma di Giustino, ho anch'io ancora presente le tue torte mangiate tantissimi volte oltre che per festeggiare il mio diciottesimo compleanno, oppure l'addio al celibato sempre con fantastiche compagnie e con uno dei miei più grandi amici tuo figlio che mi manca moltissimo. Buon viaggio Enrichetta

 

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