Olga Squeri

Dal papà calzolaio bedoniese, alla Legion d'Onore francese
Come quasi tutte le persone che nella loro vita sono diventate "grandi", anche Olga è partita dal "nulla". Olga Squeri nasce a Bedonia nel 1939 e più precisamente alle Moline, nella casa dei Tugnassi. Suo papà Angelo, classe 1905, di mestiere faceva il calzolaio (e da lì il soprannome: Scarparéttu): oltre a riparare e rinchiodare le suole "cun e bruchétte", confezionava degli scarponcini da uomo, "ma de cui fén", quelli da mettersi alla domenica o nelle feste comandate, tanto per intenderci.

Il papà Angelo, nella seconda metà degli anni '20, probabilmente durante una fiera, incontrò una giovanissima ragazza e da lì il colpo di fulmine. C'era solo un problema e per l'epoca nemmeno tanto piccolo: lei era originaria di Ferriere, in provincia di Piacenza. Alfonso, uno dei suoi figli che oggi abita a Pontremoli, mi racconta che non si diede per vinto, tanto da raggiungerla saltuariamente nel fine settimana: "Per arrivare a Ferriere ci volevano otto ore di cammino... dev'essere stato un grand'amore". I sacrifici funzionarono, Albina Mainardi, classe 1909, diciottenne, ma per quel tempo ancora minorenne, diventò poi sua moglie. Si sposarono nel 1927 a Ferriere, e da quell'unione nacquero sette figli: Gabriella, Tina, Olga, Tonino, Amilcare, Rodolfo e Alfonso.

Una famiglia grande e un lavoro che "era quello che era", tant'è che nel 1952 la famiglia decise di lasciare Bedonia per trasferirsi a Berceto. Lì i coniugi aprirono due attività: il papà Angelo un negozio di calzature abbinato al laboratorio da calzolaio, mentre la mamma Albina si dedicò alla cucina, gestendo la trattoria "Il Battaglione".

Olga, appena diciottenne, emigrò con destinazione la Francia. Nel 1959, dopo alcune esperienze lavorative, giunge alla boutique Berluti, attigua agli Champs-Elysées. Per la Francia era già allora ritenuto uno dei marchi del lusso e simbolo di una ben definita "Art de vivre". Il jet-set di tutto il mondo è passato da questo negozio, al numero 26 di rue Marbeuf, tutt'ora sede principale dell'azienda. Nel frattempo sono stati aperti altri 50 negozi monomarca distribuiti in tutto il mondo. Per l’Italia sono tre i punti vendita, in via Sant'Andrea a Milano, oltre a Bergamo e Brescia; poi quelli sparsi per il mondo: Londra, Parigi, Cannes, New York, Miami, ma anche in Cina, Hong Kong e Giappone, oltre a Qatar, Taiwan e ovviamente Emirati Arabi.
 
Il marchio Berluti, famoso per le calzature "su misura" maschili, viene fondato a Parigi nel 1895 dal mastro calzolaio Alessandro Berluti, nato a Senigallia nel 1865. Verso la fine dell’Ottocento, con il crescere della sua notorietà, egli realizza calzature su commissione per molti personaggi celebri dell’epoca, tanto da rendere le sue "creature" un modello iconico e intramontabile nel tempo.
La possibilità di configurare la propria scarpa, tanto da renderla come nessun'altra - priva di cuciture, in un unico pezzo di pelle e con una patina innata d'eleganza - è stata la vera affermazione e la forza di questo brand.
 
Olga, dopo un paio d'anni trascorsi ad affondare la lesina nel cuoio, a tirare lo spago e cucire tomaie, agli inizi degli anni ’60, diventerà modellista e creativa, un cambio di mansione che porterà al marchio una ventata di innovazione in un perfetto "Italian style". Nel 1970 succederà a Talbinio Berluti come Direttore Artistico della maison.

Olga tuttavia non si limitò a ideare calzature esclusive, ma intraprenderà anche l'arte di creare costumi per il cinema: e anche qui la riuscita non si è fatta attendere. Inizia nel 1984 realizzando i costumi per La femme publique. Questo suo nuovo ruolo da costumista proseguirà fino al 1997, "vestendo" così altri tredici film. Conseguirà anche due prestigiosi premi per i "Miglior costumi": il César du cinéma con il film Harem; e il David di Donatello con la pellicola Farinelli-Voce regina.

Le scarpe Berluti erano però le sue "creature favorite", tant'è che le commissioni aumentano e così l'esclusività di chi le indossa, la cosiddetta élite: da Aristotele Onassis ai Rothschild, dall’imperatore giapponese Hirohito al duca di Windsor, da Pablo Picasso a Yves Saint Laurent, continuando con Frank Sinatra, Marlon Brando e Robert De Niro, mentre con Andy Warhol realizzerà anche il modello di scarpe "Andy". Alcuni clienti italiani sono stati Federico Fellini, Marcello Mastroianni, Luchino Visconti e Totò. Una curiosità, triste ma significativa: John Fitzgerald Kennedy, quando fu assassinato a Dallas, portava ai piedi un paio di Berluti.

Agli inizi degli anni '90 rileveranno le maestranze e l’esperienza dell’antica fabbrica di scarpe Zenith, in provincia di Ferrara, dopodiché, nel 1993, la Berluti sarà acquistata a sua volta dal gruppo LVMH -sigla che sta per Louis Vuitton, Moët, Hennessy- ovvero il colosso che detiene i 70 marchi più esclusivi del vestire, del bere, del profumarsi e dell’ingioiellarsi nel mondo. Berluti diventerà così un prodotto di nicchia e un marchio sempre più esclusivo. Olga continuerà a tenere la direzione artistica di Berluti fino al 2011. E nell'anno successivo, dopo 54 anni di rispettabile servizio, riceverà la Legion d'onore, la più alta onorificenza che la Repubblica Francese assegna a cittadini meritevoli.

Oggi la "Signora delle scarpe" ha 82 anni e vive stabilmente a Parigi. In Francia e nel mondo è però conosciuta solo con il nome d'arte "Olga Berluti", tanto è stato il suo apporto riformatore per l'azienda. Una fama che è stata fondata per la sua intraprendenza mista alla passione, ma soprattutto per la sua capacità di svolgere uno dei lavori più antichi del mondo, abbinandolo sapientemente al rinnovamento imprenditoriale.

P.s.
Ringrazio Alfonso Squeri, Lino Squeri, Maria Pina Agazzi e l'Ufficio Anagrafe del Comune di Bedonia per la gentilezza mostrata alla ricostruzione di questa storia. Non avendo avuto un riscontro diretto con la signora Olga Squeri, mi rendo disponibile, nell'eventualità, ad aggiornare la presente biografia.
FOTO: Olga dal catalogo Getty Images LINK: il sito Berluti.com

Ha collaborato a questo post: Maria Pina Agazzi


FOTO: dalla lavorazione alla vetrina



14 Commenti
  1. Remo Ponzini

    Sono stato molto sorpreso leggendo e sfogliando le foto di questa ragazza che conquistò dapprima Parigi e poi il resto del mondo. Il mio stupore nasce dal fatto che nulla sapevo di Lei. Mi sono spremuto la memoria, ormai offuscata dagli anni che scorrono, ma non uscì neanche un vago ricordo.
     
    Ovviamente sono a conoscenza delle famiglie di appartenenza dei "Tognazzi" che operavano soprattutto nei trasporti di ghiaia ed altro, e sono felicissimo che questa ragazza abbia onorato il cognome che indossa facendogli toccare le stelle e dando lustro anche al paese di provenienza.

  2. Massimo Bassi

    L'ho conosciuta a Parigi tanti anni fa, eravamo andati a trovarla nel suo negozio vicino all' Arco di trionfo. Signora di gran classe

  3. Claudio Agazzi

    Gigi complimenti per il bel pezzo.

    Per i bedoniesi come siamo noi una bella scoperta. Poi addirittura nata nella mia zona, l'attuale via monte Penna, allora via Vittorio Veneto.

    Che bella storia. Sarebbe bello raccogliere un suo pensiero.

    Grazie

    Claudio Agazzi

  4. Francesca Danzi

    Bellissimo non ricordo proprio nulla, pero' interessante scoprire quanti bedoniesi si sono distinti in settori creativi in Italia e all'estero

  5. Odetta

    Che bella storia. A Bedonia è più ritornata? Non sapevo nulla di lei, mia mamma forse l'avrà conosciuta. Chissà. Bravo Gigi

  6. Gino Soffientini

    Mi ricordo di lei, da bambino bazzicavo in casa dello Scarparetto e mi ricordo Olga con delle trecce nere lunghissime, assomigliava molto a sua mamma Albina.

  7. Trilussa

    Questa illustre bedoniese era un tassello mancante. Non conoscevo la Signora Squeri e tantomeno la sua lunga e costellata carriera. Tutti i crismi per essere una cittadina onoraria. E nel palazzo municipale, l'Assessorato alla Cultura ? "Il vaso vuoto è quello che rende il suono più ampio".

  8. Virgy

    Mi sono sempre chiesta una cosa... con tutti i Bedoniesi famosi nel mondo, perché si andava a fare il gemellaggio, con paesi che non avevano niente a che fare con Bedonia? Mah, peccato! Abbiamo sempre sprecato tantissime opportunità.

  9. Paolo Agnetti

    Solitamente la scelta di emigrare e di vivere lontano dai propri affetti va ricercata nella determinazione di una persona. Nel leggere questa carriera, intenzionalmente conquistata anche dalla mia concittadina, mi sento di dire che i nostri montanari all'estero sono stati caparbi e risoluti come non mai. Onore a questa figura che non conoscevo pur essendo zia del nostro Martino.

  10. Sergio Callegari

    Complimenti Gigi!
    È davvero importante scoprire il percorso di vita di tante persone nate nei nostri monti, indipendentemente dal successo che hanno raggiunto. È scuola di vita.

  11. Giacomo

    Storia straordinaria, come tante altre "scritte" dai nostri compaesani.

  12. Giacomo Bernardi

    Una delle tante "grandi storie" vissute dai nostri valligiani.

  13. Maria Pina Agazzi

    Ricordo bene Olga Squeri. Ha un anno meno di me e ci trovavamo dalle suore "Cappellone" dell'asilo a giocare o ad imparare il ricamo. Era una famiglia numerosa, tutti veramente belli, anche la mamma era una bella mora e un po' spagnoleggiante, mentre il padre un bravo calzolaio, molto simpatico e arguto.

    La sorella maggiore era molto fine e la Tina veramente una bella ragazza: alta, mora, ben fatta e simpatica, credo che abbia sposato un libico, l'ho rivista una decina d'anni fa in Riviera, credo che abiti a Parma (sempre una bella donna).

    Olga era più schiva, ma dimostrava un carattere forte e determinato, quando sono partiti per Berceto noi ragazze eravamo dispiaciute. Olga non l'ho più vista e la sorella Tina mi aveva anche parlato di questo suo successo in Francia.

  14. Sonia Basini

    I movimenti emigratori sono stati una parte sostanziale della storia demografica ed economica del nostro Paese, soprattutto nel secondo dopo guerra. Sempre più storie, solitamente affascianti ed intriganti, emergono dall'oblio del tempo e questa senz'altro è una di esse, oltre alla eleganza della signora. È certo e stabilito che molti componenti delle nostre famiglie abbiano dato un contributo significativo al successo imprenditoriale dei nostri fieri "montanari".

    Sonia Basini da Londra però "Made in Val Ceno"

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