Per un pugno di Watt

Una piccola centralina idroelettrica sul torrente Lecca ridurrebbe drasticamente anche la Cascata delle Aquile?
Il primo passo per contrastare il progetto di costruire una centralina idroelettrica sul torrente Lecca, quello che prevede di captarne le sue acque, è stato fatto il 25 settembre scorso. Sul sagrato della bellissima chiesa di Cornolo, fiore all’occhiello della piccola frazione dell’Alta Valceno, si sono ritrovate oltre cento persone, sollecitate solo qualche giorno prima dal neo “Comitato a tutela e valorizzazione della Val Lecca”.

L’Ing. Francesco Cavanna, da sempre promotore della valorizzazione della Val Lecca, nonché divulgatore di questo ultimo “azzardo”, ha illustrato ai presenti l’intenzione di intubare il corso d’acqua del Lecca per metà del suo percorso, oltre 5 km su 12 km della sua lunghezza: la prima “presa” sarebbe posta nei pressi della frazione di Cornolo di Bedonia, mentre il “rilascio” dopo il ponte di Roncole nel Comune di Bardi. Si è così evidenziata la possibilità, per un irrisorio pugno di Watt, di deturpare scenari naturalistici e alterare ambienti ancora integri.

Il motivo di questa mobilitazione è semplice: costruire una centralina, con una potenza di soli 218 Kilowatt, per mano di una società bresciana, che andrebbe però a discapito dell’ambiente circostante, tra cui l’ormai famosa Cascata del Lecca “Ravezza”, oggi meglio conosciuta come “Cascata delle Aquile”, denominazione attribuitole da Gianmarco Bozzia nel 2019 per mezzo della promozione avvenuta tramite i social. Questa “meraviglia”, con un salto d’acqua di quasi venti metri, si è subito trasformata in “oggetto del desiderio” da parte di centinaia di persone. Le visite avvengono in qualsiasi periodo dell’anno per mezzo di escursionisti che giungono un po’ da ogni parte, come riferiscono le diverse strutture ricettive della zona circostante. Non solo, si tratta di una delle cascate più visitate della regione Emilia Romagna, tanto da essere stata inserita un videoclip musicale e ripresa nei mesi scorsi dalla trasmissione “L’Arca di Noè”, un servizio naturalistico che è andato poi in onda su Canale 5.

In molti si stanno quindi chiedendo quali saranno le conseguenze reali per il torrente, della sua famosa cascata e per la fragile economia della valle, poiché il progetto prevede decine di espropri dei terreni degli abitanti della valle, il passaggio della condotta in zone ad elevato dissesto idrogeologico e l’installazione della condotta lungo le strade comunali, calcolando che a margine del luogo sorgono due aree "SIC" (monte Nero e monte Ragola), entrambe con il maggior pregio naturalistico della provincia di Parma e rientranti appunto nei “Siti di Interesse Comunitario”.

Questo tipo di costruzioni, le cosiddette “condotte forzate”, potrebbero causare un’alterazione dell’ambiente, innescando possibili cambiamenti ambientali che andrebbero a ripercuotersi in modo particolare su flora e fauna, nel caso specifico per la presenza di trote Fario e gamberi di fiume.

Proprio a causa degli svantaggi legati a queste “costrizioni”, è necessario saper combinare prudentemente la reale necessità di realizzazione con l’attenzione all’ambiente circostante, facendo così in modo che l’energia idroelettrica prodotta diventi concretamente una valida risorsa e non solo uno svantaggio ambientale (le acque del torrente Lecca, alla confluenza con il torrente Ceno, in località Belli, sono già sfruttate da un importante impianto idroelettrico di Enel Green Power, della lunghezza di 7,5 chilometri e con una produzione di 5,5 Megawatt di potenza).

All’incontro di Cornolo, hanno preso la parola: Francesco Cavanna, Giancarlo Mandelli Sindaco di Bardi, Pierluigi Granelli Consigliere di minoranza del Comune di Bedonia, Daniele Uboldi di Legambiente, Luca Ciuffardi naturalista e ittiologo, Enzo Dimitolo tecnico/abitante della frazione di Cornolo e Luciana Bertorelli di Liveglia Live. Alla luce di questo primo appuntamento si può dedurre che ne è uscita unanimemente la contrarietà alla realizzazione del progetto, poiché costituirebbe solo un deterioramento al patrimonio paesaggistico, culturale e turistico riguardante l’Alta Val Ceno bedoniese e bardigiana.

A dimostrazione di quanto esposto, in soli pochi giorni, hanno già firmato la petizione online un migliaio di persone. Per firmare e dare il tuo contributo vedi link...
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Ha collaborato a questo post: Gianmarco Bozzia


Foto: l'incontro, la cascata, il torrente Lecca e le cartoline d'epoca



7 Commenti
  1. Chilo

    Siamo alle solite. Una centralina idroelettrica su un torrente che per 11 mesi all'anno ha l'acqua appena sufficiente per bagnarsi i piedi. Ma la transazione ecologica dove è?

  2. Sandro S.

    Per una potenza così si mettano dei pannelli fotovoltaici che è meglio, non ri può deturpare un così bel posto e che attira appassionati della natura ed è una risorsa per il territorio

  3. Sonia Carini

    Ho firmato la petizione poichè la trovo una scelta scellerata, inopportuna e senza una logica per un territorio fragile come l'Appennino e la Val Ceno

  4. Adrian

    Il pretesto della centrale probabilmente ce un progetto molto più ampio dopo approvazione della centrale ...la centrale e tropo piccola fara di apripista per del altro

  5. Remo Ponzini

    Abitiamo in una valle composta di sei comuni (compreso Bardi), che è costellata da mille meraviglie che mamma natura ci ha donato per vivere in sintonia ed armonia con noi stessi e con tutti coloro che vengono a visitare donandoci un pò di ricchezza e pubblicità. Dobbiamo salvaguardare questo patrimonio incommensurabile da tutti coloro che, con la loro avidità e cupidigia vogliono privarci di queste bellezze.

    Io sono assolutamente favorevole che il mondo abbia intrapreso un percorso indirizzato a produrre energia da fonti non inquinanti che abbasserebbe il nostro nemico primario che è l'anidride carbonica (CO2) ma nel nostro caso sarebbe solo una beffa vista l'insignificanza della contropartita che avremmo. Oltretutto quella è una zona di rara ed unica bellezza con quella cascata, ma non solo, che indora la vallata.

    Le fotografie di Gianmarco Bozzia, che avevamo ammirato anche su facebook, sono di una bellezza e di un fascino straordinari. Una grande passione fatta anche di notevoli sfacchinate per andare a scovarle anche nei luoghi più inaccessibili. Un ringraziamento è d'obbligo.

  6. Sergio

    Laddove queste opere vengono comunque realizzate in spregio della volontà degli abitanti, c'è da chiedersi se chi amministra non sia in una qualche maniera connivente con chi tali opere le vuole. Ma si sa, il potere è una catena di interessi.

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