Il dottor Grossi

Una chiacchierata con il medico borgotarese Gino Grossi per ripercorrere i suoi sessantadue anni di vita lavorativa
La cosa bella della persona di cui parlerò è che è già conosciuta, compresa e apprezzata, si potrebbe quindi evitare ogni premessa e probabilmente anche il resto. Sarebbe sufficiente fare il nome e subito dopo mettere il punto. Ginetto Grossi non ha bisogno di parole, prove o lusinghe. Mi focalizzerò quindi solo sul motivo di questo "viaggio": perché se lo merita.

Adelmo e Lidia, i suoi genitori, lasciarono Vignale di Traversetolo, la loro terra, in cerca di una vita migliore: lui capomastro e lei casalinga. Giunsero nel capoluogo valtarese nell'inverno del 1933, accolti da un'abbondante nevicata: "Ma dove siamo finiti…? Qui nevica per davvero, altro che balle", dissero nel loro dialetto. Con loro c'era anche Lauro, il loro primo figlio, aveva poco più di un anno. Appoggiate le valigie a terra si guardarono negli occhi: gli sembrava di essere andati in America, invece erano solo dall'altro lato della provincia.

Sì ritrovarono a Borgotaro poiché avevano saputo da alcuni amici traversetolesi, i quali possedevano una macelleria a San Rocco, che adiacente alla loro attività, in viale della Libertà, cedevano un "Commestibili". Lo acquistarono e quella bottega si trasformò poi nel loro futuro valtarese, tant'è che la famiglia aumentò di conseguenza: nel luglio del 1934 nacque Euride e l'anno successivo il terzogenito Gino.
 
Crebbero… e la ragazza diede poi manforte ai genitori in bottega, mentre i due ragazzi, terminato il quinto anno di Liceo, si iscrissero all'Università: Lauro scelse Economia e Commercio -nel 1978 si trasferì a Parma e ne diventerà poi Sindaco dal 1980 al 1989- mentre Ginetto preferì la facoltà di Medicina e nel 1960 divenne medico.


Diciotto mesi di Accademia Militare a Firenze, Vercelli e Torino come Sottotenente Medico, dopodiché saluta il Comandante, il tricolore e rientra a Borgotaro. Quando scese dal treno era il 15 luglio del 1962 e non fece nemmeno in tempo a cambiarsi d'abito che il papà gli disse: "Bentornato, ma adesso prendi la Vespa e vai subito ad Albareto che c'è il Dottor Ferrari che ti aspetta".

In effetti era vero, lo attendeva impazientemente dal 1° luglio, tant'è che appena entrato in ambulatorio lo abbraccia e gli dice: "Oh Gino sei arrivato, finalmente… di là ci sono delle persone che aspettano… ciao, ormai posso andare". Così apre la porta a vetri e vede che le sedie della sala d'aspetto erano tutte occupate da donne, bambini, anziani. Ovviamente era la prima volta che si trovava di fronte a dei pazienti, al lato pratico e non più teorico della professione: "Ho iniziato a visitarli e poi mi porgevano il libretto della mutua, ma io non sapevo cosa e come fare. Quello è stato il mio primo giorno alla "condotta", il mio primo giorno da medico condotto ad Albareto.

Il secondo invece fu la "prova del nove", poiché piombò in ambulatorio un ragazzo con un grosso taglio alla gamba: il primo vero paziente, il primo sangue, la prima sutura. Mandarli in ospedale non si usava, perciò non potevo tirarmi indietro, così, istintivamente, pensai a mia madre Lidia, a quando la guardavo cucire la stoffa, i suoi gesti e la sua calma mi furono d'aiuto… con una decina di punti riuscii a rimediare la ferita.

Poi ti racconto anche questa: dopo circa due settimane, stavo tornando a casa con la mia 500 rossa, quando a Montegroppo vedo un uomo sbracciarsi in mezzo alla strada. Mi fermo e mi dice di seguirlo: sua moglie aveva appena partorito e la levatrice aveva bisogno di me. Arrivato in camera da letto mi trovo davanti una donna tutta "sangue e sudore" che necessitava di essere suturata. Così corro subito a casa per ritornare con i "ferri". In macchina con me c'era anche mia moglie Vittoria, era lei che nel frattempo mi leggeva il manuale medico per capire cosa avrei dovuto fare di lì a poco… anche quella volta andò bene e mi ringraziarono, ma dentro di me tremavo come una foglia, fu un'esperienza irrazionale e che non dimenticherò per l'alto rischio che entrambi avevamo corso
".
 
Dopo diciotto mesi trascorsi ad Albareto a "farsi le ossa", si sposta in un ambulatorio a Borgotaro, in Largo Roma, nei locali lasciati liberi dal Dott. Pini (ex pizzeria Joe & Frank), ma dopo qualche anno, nel 1968, segue il suo desiderio di voler entrare in ospedale come Cardiologo e mettere così in atto la sua specializzazione, viene invece assunto come Assistente Chirurgo a fianco del dott. Coppini e del dott. Migliazzi in Ostetricia/Ginecologia.

Da quel momento, essendo part time ed avendo mantenuto la libera professione, inizia un vero e proprio tour de force poiché si divideva tra la sala operatoria e le visite domiciliari, tra la sala gessi e l'iniezione, tra la ginecologia alla ricetta per gli antibiotici: "In quel periodo mi sentivo come in trincea, chino sui pazienti per 12 o 14 ore al giorno… lo dico senza esagerare. Poi c'erano anche le chiamate notturne, a volte arrivavano anche tre telefonate a notte, non facevo in tempo a infilarmi nei pantaloni del pigiama, che già dovevo rimettermi camicia e cravatta. Per fortuna che avevo una moglie a tempo pieno, che oltre ad accudire la casa e i tre figli, mi faceva anche da segretaria… così quando arrivavo a casa dall'ospedale Vittoria mi presentava la lista: sul foglio c'erano mediamente scritti una decina di nomi".

Una vita effettivamente al limite, tanto da ricordare il famoso film di Zampa: Il medico della mutua. Non solo, anche Giorgio Bracchi gli scrisse una poesia, in realtà una parodia dell'Ave Maria del Medico, decantando con ironia la sua nota dinamicità, testo ancora oggi celato dietro a un quadro della sala d'aspetto (in allegato il testo).
Il dottor Gino Grossi, proprio come il dottor Guido Tersilli, si stava strapazzando un po' troppo, così chiede alla Direzione ospedaliera se c'era la possibilità di trasferirsi nella divisione di Medicina, con la funzione di Cardiologo, la sua vera aspirazione: "Era un reparto più tranquillo, meno reperibilità e più tempo per la famiglia… o almeno così supponevo". Fu così che "scese al piano di sotto" per restarci fino al 2003, in concomitanza con la pensione, ma che nel suo caso non significava "riposo", nonostante i suoi sessantasette anni.

Infatti la sua storia non finisce qui, anzi. L'ambulatorio di via Nazionale al n° 8, era ed è, dal 1965 ad oggi, frequentato ogni giorno da persone in cerca di un'opinione, una visita o un consenso, ma anche semplicemente per scambiare "due parole" e sentirsi subito meglio.

Per non parlare poi del marzo 2020, a quell’indimenticabile periodo, dove non c’erano riferimenti e risposte, ma solo un mare di dubbi: “Anch’io come tutti ho trascorso il lockdown in casa, c’era un bel sole, così mi sedevo sul terrazzo e lì rispondevo alle telefonate. Erano giorni di grande incertezza e tanta paura, non si sapeva cosa fare e come comportarsi, per questo ricevevo dalle trenta alle quaranta chiamate al giorno… per quel che potevo e sapevo davo qualche chiarimento comportamentale”.

Quando si parla di pazienti è inevitabile ricordare la "Notte dei mutuati". A Borgotaro è passata alla storia. Siamo nella metà degli anni '80 e la novità dell'ennesima Riforma Sanitaria prevedeva per il medico, se pur in modo graduale, la riduzione del numero dei pazienti: "Mi chiama la Mutua e mi dice che devo arrivare a 550 mutuati e che gli altri li dovevo disdire. Non accetto l'invito e rispondo di azzerarli tutti e che avrei tenuto solo chi mi avrebbe scelto intenzionalmente, senza favoritismi o simpatie, per me i pazienti erano tutti uguali".

In quel momento il Dott. Grossi aveva circa 4.000 mutuati, in paese si sparge la voce del ridimensionamento forzato e quindi: caos generale. Nessuno voleva rinunciare al proprio medico, tanto meno coloro che avevano Ginetto. Fu così che nell'ultimo giorno, prima dell'entrata in vigore della legge, centinaia di persone presero posto, fin dalle prime ore della sera, per poi passarci tutta la notte, davanti agli uffici della mutua in viale Bottego, in pratica, al mattino, chi entrava per primo accedeva alla graduatoria per la scelta del medico: "Non nego che in quella occasione successe un po' di tutto, tanto da provare molto disagio, perché mio malgrado mi sentivo coinvolto in una scelta che non era dipesa di me".

Un'altra curiosità da sciogliere in questo piacevolissimo incontro riguarda la politica, tanto da porgli l'inevitabile domanda: "In quanti le hanno bussato alla porta per trascinarla in politica?". Così mi racconta un altro aneddoto: "Pensa che una volta, nella stessa mattina, sono venute in ospedale a cercarmi tutte e due le delegazioni, entrambe dicevano che c'era bisogno di una persona della società civile, slegata dai partiti, così avevano pensato a me. Da una parte il comm. Ghiorzo con tutta la Democrazia Cristiana e dall'altra l'apparato Comunista al gran completo. In pratica andavo bene per l'estate e per l'inverno. Li ho ringraziati per la fiducia dimostrata e a fatica ho dovuto dire di no ad entrambi. Il rispetto andava prima di tutto verso i miei pazienti che mi avevano dato fiducia e non volevo tradirli politicamente, per me erano tutti uguali, bianchi, rossi o gialli".

Quelli erano ancora gli anni del dottore con la D maiuscola, il medico era veramente una personalità da trattare con riguardo, in maniera rispettosa, a cui mettere il "cuore in mano". Ad esempio: in famiglia non era Natale se non dopo aver scritto gli auguri e donato al "dottore" una bottiglia di vino buono, di Amaretto di Saranno o Chivas.

Ad onor del vero, qualche anno fa, assieme alle sue due figlie, ebbi modo di fare una cena a casa loro e quando fu il momento di scendere in cantina per scegliere le bottiglie di vino mi trovati davanti una scena che mi fa ancora sorridere, quella stanza assomigliava più ad un ingrosso di vini e liquori che ad una cantina di casa: "Calcola che oltre alle classiche bottiglie mi recapitavano anche i regali cosiddetti in "natura", specialmente da coloro che abitavano in campagna, quindi galline, capponi e conigli erano all'ordine del giorno… spesso anche vivi. Poi devi calcolare anche i biglietti di auguri a cui rispondevo personalmente uno dopo l'altro… saranno stati anche trecento, insomma nelle festività di Pasqua e Natale c'era un bel andirivieni e un bel da fare anche fuori dall'ambulatorio".

Siamo ai convenevoli, ai saluti dopo questa lunga chiacchierata: "Mi raccomando scrivi poco, ma una cosa la devi assolutamente dire: dì che sono stato prima di tutto una persona fortunata e più che mai soddisfatta, che rifarebbe tutto quello che ha fatto, che ritornerebbe ad Albareto come in quel 15 luglio del 1962, quando tutto iniziò… un periodo certamente tortuoso e in qualche modo eroico, ma allo stesso tempo esaltante e gratificante.

Poi nella vita, oltre ai tanti momenti belli, ci sono stati anche quelli dolorosi, tragici e traumatici, come è stata la perdita di mia moglie Vittoria. Senza di lei non sarei riuscito a fare nulla di ciò che ho fatto. C'era legame, rispetto e soprattutto comprensione, mi ha sempre dedicato anima e corpo. Non ricordo una sola volta che mi abbia rinfacciato il tempo che non gli ho dedicato, non solo a lei, ma anche ai miei tre figli quando erano piccoli. La ritengo una grande donna.

Ti racconto anche questo episodio: una domenica d'agosto eravamo già tutti pronti a trascorrere una giornata a Lerici. Sto scendendo le scale, quando sento suonare il telefono in casa… dalla macchina c'era già il coro 'andiamo, andiamo'. Sono tornato da loro e gli ho detto che non si partiva più, che c'era stato un fattaccio a Gotra e dovevo recarmi sul posto… i bambini avevano già in mano paletta, secchiello e salvagente, ma nessuno ha reclamato o pianto. A volte per fare bene il mio lavoro c'erano da mettere in conto anche i sacrifici.

Avrei tanto da raccontare, ma faremmo notte. Aggiungo solo una cosa, che questa lunga chiacchierata mi ha fatto estremamente piacere, sono tornati a galla i ricordi una vita e rivangare il passato, per uno della mia età, è un po' come bere un elisir di lunga vita
".

Così siamo arrivati veramente alla fine e in questa lunga, intensa ed emozionante chiacchierata, una cosa l'ho capita: che Ginetto, con la sua volontà, mista a passione e saggezza, nella vita avrebbe potuto fare qualunque cosa, ma per fortuna nostra ha scelto di fare il medico.

Grazie Dottore… mi permetta un'ultima cosa, la D maiuscola, che nel suo caso ci sta proprio bene. Grazie di tutto!

La targa, la preghiera e la poesia



16 Commenti
  1. Avis Borgotaro Albareto

    Magnifico! Da anni il dottor Grossi presta gratuitamente la propria opera per l’Avis: ancora oggi referta gli elettrocardiogrammi dei donatori, offre la sua consulenza e nelle scuole ha portato la sua saggezza, la sua umanità la sua coinvolgente esperienza. Grazie Dottore!

  2. Patrizia Tagliavini

    Un mito, una leggenda, un angelo custode a tempo pieno, un "google" vivente a cui porre i tuoi problemi....... lunga vita a Ginetto!

  3. Gio

    Ho un po’ pianto e un po’ riso.
    Hai risvegliato ricordi miei indelebili e posso testimoniare che nella mia testa riecheggia ancora lo squillo del telefono a tutte le ore. Ma la notte lo odiavo questo squillio perché portava il mio papà fuori con la neve e il ghiaccio e percepivo la preoccupazione di mia madre. Così non dormivo finché non risentivo la bascula del garage riaprirsi perché era tornato. Ogni notte, avanti e indietro.
    Credevo s’ammalassero apposta.
    Ero piccola, non capivo.
    In realtà avevano bisogno e lui andava.
    Andava. Andava come una saetta.
    Una volta ha persino tirato dritto davanti a un posto di blocco perché sapeva dalla telefonata che il paziente era grave. Lo hanno inseguito, tipo un ladro, ma poi sentita la faccenda, anche loro lavoratori notturni, lo hanno accompagnato a casa del paziente.
    Gli salvó la vita.
    Non so. Dovrei scrivere un libro su di lui.
    Verrebbe fuori la storia della valle negli ultimi 70 anni.
    Grazie Gigi. Grazie infinite.

  4. Stefania Paoli

    Bravissimo Gigi! Grazie per aver raccolto questa magnifica testimonianza, che rende merito a una persona straordinaria, un medico di grande competenza e soprattutto una persona di grande umanità.

  5. Evelina Serpagli

    Grande Persona e grande Medico, il mio papa' quando lo portavo da Lei si "rincuorava" ed era sempre soddisfatto quando entrava in ambulatorio ricordavano i vecchi tempi passati ai "Piloni" e alla fine della visita si salutavano ciao "Ninon" grazie Dottor Grossi...

  6. Fausto Sabini

    Grazie per tutto Dottor Grossi e con tutto il cuore!

  7. GIAN GIUSEPPE

    Un amico di famiglia che vive all'estero mi disse un giorno d'estate mentre usciva dal portone di legno del civico 8 di Via Nazionale: "Sai ogni anno vado a farmi visitare, e quando esco mi sento sempre meglio, parlare con Ginetto è un po' come andare da Pietrelcina da Padre Pio... anche se hai qualche problema, dopo ti senti meglio".
    Perchè sì, il Dottor Grossi, ha una dote naturale ed ormai rarissima tra i suoi colleghi: l'umanità!
    Ora posso pubblicamente ringraziarlo per quanto ha donato nello svolgere la sua professione di Dottore, verso gli altri ed ovviamente a tutti i miei familiari, verso i quali, quando la medicina non poneva rimedi validi, ha donato affetto e comprensione. Fino all'ultimo respiro...

  8. Paola Zecca

    Grazie Gigi, grande persona e grande Dottore sempre disponibile.
    Come hai scritto tu.....con la D maiuscola.

  9. NDM

    Grazie del racconto. Ce ne vorrebbero...
    Dottori e uomini così sono ormai in estinzione.

  10. Sonia Carini

    Mio padre mi ha sempre descritto il momento del conseguimento della laurea e del contestuale giuramento di Ippocrate. La secolare formuletta consta nel rispettare i principi deontologici della professione. Il giuramento, lealtà e dedizione del malato, è comparato all'arte dell'attività medica e la concretizzazione si è manifestata nella capacità e serietà di questa persona (che tanto ricorda il nostro dottore di casa, il mio, della mia sorella e di mamma).

  11. Anna Marchini

    Un importante stralcio della vita di Borgotaro dell'ultimo mezzo secolo. E' sempre bello apprendere quei fatti storici che riguardano le persone e che si conoscevano solo per nome

  12. Michele Beccarelli

    Direi che persone come il Dott. Grossi si contano sulle dita di una mano... una persona splendida che è stato un pediatra quando ero piccolo... un dottore da grande.... un pediatra/papà quando diventi padre e hai perso il tuo di papà e hai bisogno piu che di una ricetta, di un consiglio per i tuoi figli.... Grazie mille Dottore non smetterò mai di ammirarla quando la incontro per la grande persona che è...

  13. Donatella Orsi

    È stato il mio pediatra, dottore, terapeuta e amico della mia familia, c’è sempre stato nel bene e nel male! È un dottore in grado dì cambiare davvero la prospettiva del paziente quando ti parla.. ti spiega ed esci sollevato anche dai macigni più pressanti, credo sia una sorta di miracolo verbale che sa fare.. la terapia magica del dottore Grossi!!!

  14. Roberto Callori e Daniela Bertolotti

    Grandissima persona e grandissimo medico . Carissimo dott Grossi Grazie mille per tutto quello che ha fatto per la mia famiglia con tutto il cuore .

  15. Luciana

    Caro Amico, anche questa volta hai scritto qualche cosa di molto interessante, hai descritto una Vita, no tante vite, quelle di tutti noi di quel tempo. Ma non puoi finire così, devi scrivere un libro, un qualcosa che si possa toccare, prendere in mano, tenere sul letto. Fallo per favore, sei così bravo che, anche questa volta leggeremo e sentire un po' profumo nell'aria, quello un po' ingiallito, del tempo passato. Grazie, sei un Grande LU

  16. LINA PISCINA

    Il nostro "caro Dottor Grossi" se non ci fosse bisognerebbe inventarlo perché lui è veramente unico come dimostra il tuo racconto Gigi! Per me è stato il Dottore di famiglia, l'amico di mio papà nonché il babbo di Chicca, Giovanna ed Angelo, amici d'infanzia dello stesso quartiere; lo ricordo con la valigetta in mano anche a notte fonda quando qualcuno di noi stava male, ma anche a pranzo in casa mia assieme agli amici di Peppo allegro e festoso e con i suoi figli... tutti ruoli ricoperti con lo stile che tutti noi apprezziamo, il suo per l'appunto, perché lui è un passo avanti agli altri! Grazie di tutto Dottor Grossi!

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