Il calcio di Carlotta

Dai primi calci al pallone al campo Breia, agli allenamenti allo Juventus Stadium
Nel 2002, quando aveva sei anni, ha preso la decisione di giocare a calcio. Il desiderio è nato proprio lì, sulle tribune del campo Breia. Ci si sedeva spesso, sia per vedere gli allenamenti che le partite, in campo c’era suo fratello Thomas, fino a che, un bel giorno: “Mamma, sono stufa di guardare e basta, anch’io voglio giocare a calcio”.

In un piccolo paese come Bedonia, dove i calci ad un pallone –solitamente tirati dentro a un campo assolato e polveroso– sono da sempre riservati ai ragazzi, non era certamente usuale che una bambina facesse richiesta di giocare a calcio. Quell’anno ad allenare i "Pulcini" c’era Giustino Rossi, e fu lui che accolse l’invito di Carlotta Lezoli di diventare l’undicesima dei dieci maschi in campo: “Dopo la mia entrata in squadra, in quello stesso anno, entrò anche un’altra bambina, Greta Ruggeri, ma per lei l’esperienza durò solo un anno, già pensava ai cavalli”.

Le chiedo, inevitabilmente, come fu accolta da quel “mondo maschile” di cui ormai faceva parte: “Mi sono trovata benissimo, fin dai primi allenamenti: mi sentivo e mi facevano sentire una di loro. L’unica disparità era la mancanza di uno spogliatoio, e così mi fu assegnato quello dell’arbitro”.

Dopo sei anni trascorsi a giocare nei "Pulcini" di Bedonia – in seguito allenati da Corrado Romualdi – Carlotta va a giocare nel Borgotaro (sempre maschile) per due campionati, dopodiché entra, finalmente, in una squadra di calcio tutta femminile, la Crociati Noceto: “Con il compimento del 14° anno di età non mi è stato più consentito giocare in una squadra maschile. Poi dai 16 ai 18 anni sono passata al Vicofertile, mentre a 19 e 20 anni sono entrata titolare nel Parma nel ruolo di difensore (quell’anno era in Serie C). Non era una vita facile: oltre allo sport, frequentavo anche l’Università, e quindi ogni giorno prendevo il mio treno e scendevo a valle, un andirivieni che ho fatto per diversi anni. Poi, con la scadenza del mio cartellino, non ho più giocato, in quanto mi sono resa conto di non essere più all’altezza per continuare e ambire alla Serie A. Ho dunque scelto di abbandonare il calcio giocato, pur mantenendo l’ambizione di voler continuare a lavorare in questo mondo, che in fondo è sempre stato il mio sogno”.

Poi il passo si allunga e diventa decisivo per la sua carriera: nel 2018, dopo essersi laureata, arriverà a Torino per un tirocinio extracurriculare di sei mesi; poi un corso a Coverciano per preparatrice atletica; dopodiché, l’entrata in squadra nel settore giovanile della Juventus, incarico che manterrà per due anni, al termine dei quali, con il terzo anno, vive il passaggio nella prima squadra: “Ad oggi preparo le ragazzine della giovanile, ma agisco anche con le calciatrici della Serie A, e il mio ruolo è quello del ‘monitoraggio live’ e successivo confronto con il Mister.

Le soddisfazioni piano piano arrivano, alle partite che disputiamo allo Juventus Stadium ci sono mediamente 10/12.000 spettatori, anche se è veramente dura arrivare al grande pubblico. Calcola che il campionato di Serie A femminile è trasmesso da Tim Vision, mentre la Champions è su Dazn: capisci che per seguire questo sport bisognerebbe avere tutti gli abbonamenti! Ma non disperiamo: alla finale della Champions femminile, che quest’anno si è svolta a Torino, a guardare lo scontro Lione-Barcellona c’erano 40.000 spettatori… numeri decisamente incoraggianti
”.

La chiacchierata continua, più ascolto Carlotta e più mi rendo conto che il calcio femminile continua ad essere considerato come una brutta copia di quello maschile, quindi con tutte le difficoltà in cui si dibatte per affermarsi: "Ci vuole anche un po’ di fortuna, in fondo sei una donna, una delle poche che si affaccia in questo mondo. Non dimentichiamo che la sfera che gravita attorno alla mia squadra è comunque tutta al maschile, compresi gli altri miei colleghi, così come alcuni allenatori, preparatori, massaggiatori, magazzinieri, medici, nutrizionisti, fisioterapisti, direttore sportivo e infine dirigenza… quasi tutti maschi, tranne me!

Voglio però spezzare una lancia a favore di questa situazione: per una donna, nel caso questa abbia già una famiglia o dei figli, non è facile intraprendere questa carriera in ambito professionistico. Serve moltissimo tempo, fine settimana compresi. Credo che sia questo uno dei motivi principali della minoranza numerica, senza dimenticare che l’Italia è tra le nazioni che deve recuperare spazio in questo sport, mentre Francia e Spagna sono avanti anni luce.

C’è però una bella notizia: dal 1° luglio, pochi giorni fa, il calcio femminile passa nella categoria del professionismo, riconoscendo come lavoratrici effettive le sue atlete e le sue addette: diventa finalmente un’attività, ed ora ci saranno le calciatrici professioniste. Una parità di genere nel calcio che vale quanto una coppa del mondo, e sono certa che rappresenterà un ulteriore stimolo per tutte le ragazzine che vorranno giocarci".

È passata un’ora, Carlotta è soddisfatta di aver promosso un po’ il suo sport ed io sono stato accontentato nella richiesta di approfondirlo. Alla fine mi strappa una promessa, quella di assistere ad almeno una partita degli Europei di calcio femminile appena iniziati, in particolare quella della nostra Nazionale contro la Francia, incontro che sarà trasmesso la sera del 10 luglio in diretta su Rai 1: “Tra le titolari ci sono nove ragazze della Juventus… e questo è l’autografo per te di una di loro, di Barbara Bonansea”.
 
Accetto il nostro patto e ci salutiamo, poi torna indietro e mi dice che si è dimentica di dirmi una cosa: “Sai, quando torno a Bedonia passo sempre a guardare i “movimenti” al Breia e vedo una bimba allenarsi con la squadra dei maschietti… Non la conosco, ma è ugualmente bellissimo, mi fermo a guardarla con ammirazione e approvazione: inutile ripetere cosa provoca in me…”.

Carlotta: dal Breia di Bedonia allo Juventus Stadium di Torino



5 Commenti
  1. Paolo Agnetti

    Che il calcio sia uno sport per soli uomini è per fortuna un convincimento superato dai tempi.
    In Inghilterra a calcio si gioca da metà 800 e dal 900 si è disseminato in tutta Europa, in Italia ha sempre sovrastato quello maschile, con i numeri ben noti (spesso vergognosi) al pubblico tifoso.
    Anche grazie a ragazze come Carlotta c’è la speranza che questo gioco possa ampliarsi e la Rai sta dando una mano, in questi giorni trasmette lo spot per un documento storico che verrà trasmesso domani sera su Rai1. Forza Carlotta. Forza Donne. Forza Juve.

  2. Claudio M.

    Brava Carlotta.
    Penso che tu abbia coronato non solo un tuo sogno nel calcare i campi di calcio della valtaro e poi di Coverciano e della Juve. Hai completato anche un sogno di tuo nonno materno, Carlo Serpagli, il mitico capitano della A.S. BEDONIA-CALCIO negli anni sessanta, al quale tu, da bambina, quando lui era ormai in cielo, hai dedicato una toccante poesia: "Caro nonno Carlo, non ti vedo, ma ti parlo". Era il 2006 quando la nostra Nazionale vinse il mondiale di calcio a Berlino...
    In bocca al lupo per tutte le tue partite future e spero che tuo nonno Carlo, con orgoglio, Ti segua.
    Claudio M.

  3. Nicola Cattaneo

    Grandissima Carlotta! Spero che tu sia una delle prime, o la prima donna a entrare nello staff tecnico di una squadra Maschile, e con il tuo carattere non avresti problemi!!!
    Ovviamente ti auguro di proseguire la tua carriera alla grande, e magari però, in futuro di cambiare uno dei due colori della maglia...
    Ti vogliamo bene, ma lo sai già!
    e cmq Forza Milan.

  4. Domenico

    5 a 1. Risultato scontro Francia-Italia predetto da Carlotta, ciò non cambia la bellezza di questo sport e la tua passione vissuta per viverlo tutti i giorni da dentro. Complimenti e per di più per una ragazza

  5. Carlotta

    Grazie di cuore a tutti per i bellissimi commenti.
    Carlotta

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