L'arte a casa Lazzarelli

Un appartamento abbandonato da quarant'anni è stato riaperto per ospitare una galleria d'arte e nel contempo è riemersa la storia della famiglia che lo abitò
Quando ho visto quelle finestre spalancate, calcolando che l’ultima volta che le vidi aperte ero un ragazzino, inevitabilmente mi sono chiesto: “Ma cosa sarà mai successo lassù?”, ridando nel contempo luce a quei ricordi che stagnavano nel buio da diversi decenni. Nonostante il tempo trascorso, ho ancora ben presente la signora Ida Lazzarelli (Bedonia 1908-Compiano 1996) affacciata costantemente su via Garibaldi: salutava e si intratteneva con tutti i passanti, con una voce armoniosa e compiacente -nella foto di copertina è visibile Ida, con il fratello Alfonso e cinque dei suoi cani bianchi e neri.

Alfonso Lazzarelli, nell’immediato dopoguerra, lasciò la licenza da tassista per avviare un’attività proprio sotto all’appartamento della sorella Ida (attuale gioielleria Ferrari). Si trattava di una sorta di bazar e proponeva beni commerciali di varia natura: cartoleria, vestiario e servizi per viaggiatori. Per alcuni anni lo affiancò anche la moglie: Serpagli Antonia della famiglia del "Moretto".

Questa bottega, detta dei "Pontremoli" per le loro origini, nonostante i suoi 18 metri quadrati, proponeva un po' di tutto: dall'abbigliamento -tra cui capi di Luisa Spagnoli- ai bauli da viaggio, ma sbrigava anche pratiche per l'espatrio e vendeva biglietti per i transatlantici in partenza da Genova.
Erano gli anni ‘40/50 e le rotte che attraversavano l’oceano, destinazione Americhe, erano molto richieste, per non dire all’ordine del giorno. Successivamente, i viaggi “via nave”, furono soppiantati da quelli aerei, così gli affari diminuirono e l’attività andò in crisi, con la conseguenza di impegni non assolti e cambiali non pagate.
Maria Pina Agazzi mi racconta inoltre, quando, nei primi anni ’60, andò a trovare Alfonso nella prigione all’interno del castello di Bardi, ragione per cui qualcosa non dev’essere andato per il verso giusto.

C'è anche da dire che la forma di pagamento con le cambiali, in quelli anni, era di suo corrente -erano un po’ come le attuali ricevute bancarie- e nell’archivio di Carlo Cavalli ve ne sono anche molte del nostro Alfonso Lazzarelli: una decina sono qui allegate, una testimonianza davvero curiosa per meglio comprendere la sua attività e gli storici fornitori del tempo.

Ma torniamo al motivo della di quelle finestre aperte. L’occasione è stata l’allestimento di una mostra d’arte, collocata proprio in quell’appartamento abbandonato a sé stesso da ormai quarant’anni. Rientrarci oggi è stata una vera emozione, tanto da far rivivere diverse circostanze legate a quel luogo, tra cui gli scherzi che noi bambinetti facevamo alla signora Ida. Quello più riuscito, ovviamente secondo le nostre aspettative, avveniva nei giorni del carnevale, quando entravamo nel suo corridoio per dar fuoco alla miccia dei mortaletti… con la conseguenza, dopo lo scoppio, di far abbaiare all’unisono quella decina di cani che vivevano in casa con lei. Non è mai troppo tardi per farlo, perciò le chiediamo umilmente perdono.

La bellissima intuizione di sfruttare quelle stanze, rimaste straordinariamente immutate nel tempo, è nata durante la terza edizione del festival “Arte Kunst Val Taro Val Ceno”, nelle persone di Bianca Maria Rizzi e Matthias Ritter, gli stessi che mi raccontano di com'è nata questa loro idea:

Attraverso un amico fidato, abbiamo avuto l’opportunità di entrare in questo vecchio palazzo bedoniese, e… quale meraviglia! Ci è parso fin da subito il luogo adatto, entro il quale allestire una mostra proprio “interpretando” il luogo stesso: questa abitazione, nella sua vetustà, ispira fascino e mistero. Così, in collaborazione con la gentilissima proprietaria, Signora Marita Rossi, abbiamo approntato questa nuova esposizione d’arte. Il set è piaciuto moltissimo a villeggianti e valligiani. I visitatori sono rimasti letteralmente a bocca aperta, “catturati” dal connubio tra questa magione disabitata da quasi cinquant’anni, con i suoi muri a colori raffinati dell’inizio del ’900 e i fili elettrici ancora esterni, e le opere contemporanee di artisti italiani e stranieri. È stato entusiasmante e simpatico sentire i racconti su questa donnina esile e distinta che aveva tanti cani e forse anche gatti, ed era sempre alla finestra o al balcone con alcuni di questi. Tanti Bedoniesi se la ricordano, ed hanno aggiunto all’immaginario collettivo molti piccoli particolari di questa signora un poco sopra le righe. E tanti paesani si sono congratulati con noi per aver anche solo riaperto le finestre di una casa, proprio nel centro del paese, che da così tanti anni era sbarrata… È bello vedere un paese abitato! E così, con questa operazione, abbiamo fatto rivivere una casa ed abbiamo portato in un paese la moda, già in voga da molti anni in metropoli come New York, Parigi o anche Milano, di utilizzare degli appartamenti come gallerie d’arte. La mostra è visitabile sino a fine settembre”.

Hanno collaborato a questo post:


La casa di Ida e la galleria d'arte



10 Commenti
  1. Marco Bernabo'

    Lavoro sotto questo appartamento da 33 anni. Lo conosco bene perchè era la "Casa di Biancaneve" quando i miei nipoti erano piccini. Salivamo le scale piano piano per non spaventare la "ragazza" e ci aggiravamo circospetti tra le stanze vuote e buie. Loro decisamente impauriti, io ricordando la Ida ed i suoi cani. Chissà forse era lei Biancaneve, ed i cani i nani? Via via di corsa perchè uno dei 2 nipoti aveva sentito qualcosa o intravisto qualcuno. Mah, chissà se..... mah.

  2. Ludmila Kazinkina

    Bellissima indagine storica e collegamento con arte contemporanea.... Bello, complimenti per articolo a chi dovuto, associazione che ha fatto questo filo di passaggio
    Ludmilla kazinkina

  3. Maria Pina Agazzi

    La prima bottega “de Puntremuli” era sotto al portico, vicino al Bar Italo, e la gestiva anche il padre di Alfredo. Ricordo ancora oggi che, quando andavo all’asilo, mi fermavo sempre a guardare la vetrina perché c'era un porta matite della Presbitero fatto a testa d’uomo e mi rimase impresso.
    La moglie di Alfredo ha poi aperto il negozio di maglieria nell’attuale negozio di oreficeria “Ferrari”.
    Erano gli anni ‘40/50.

  4. Carlo Oppici

    Grande Ida Lazzarelli!!! Era arrivata ad avere 32 cani di piccola taglia!!!
    Arrivò a tanto!!! Poi un'infezione ne fece morire 31!!! Restò con un solo cagnolino.
    Dopo il dispiacere iniziale, poté condurre una vita più tranquilla!!!

  5. Bianca Maria Rizzi

    Abbiamo affiancato a questa mostra a Bedonia, come ogni anno, le residenze d’artista e tre concerti. Il primo è stato quello di Roberta Signifredi, accompagnata da sassofono e fisarmonica, all’interno del quale vi era uno spettacolo della “Scuoletta di danza classica Pas de Basque”, anch’essa resa in essere dalla nostra Associazione.

    Si è poi esibita la band “Sulle strade del blues” di Reggio Emilia, con Reading – Concerto Vol II, che aveva già avuto l’approvazione del pubblico locale lo scorso anno. Un gruppo molto affiatato di musicisti e cantanti ribelli (sono in sette!), che ha coniugato a una musica frizzante ed appassionata di blues il monologo di Pierluigi Tedeschi che citava brani della letteratura americana da Janis Joplin a Eric Clapton.

    Infine, come tutti gli anni, abbiamo chiamato per la serata di musica da ballo proposta dal Comitato “Veterrima Plebs” e fortemente voluta da mio fratello Piero (e facente ora parte del nostro festival) degli ottimi musicisti tradizionali: è stato il turno di Paolo Simonazzi (organetto, ghironda, piva) e Filippo Chieli (violino e viola), che ci hanno allietato con una musica balfolk e dell’appennino emiliano sapientemente suonata ed emozionante. Siamo riusciti a far danzare diversi Bedoniesi e altri ospiti con balli di gruppo come la canadese, la monferrina e lo sbrando -oltre a valzer e mazurche. A tale proposito, visto il gradimento riscosso, è in programma per l’inverno anche un corso di queste danze popolari, sempre a cura dell’associazione e con l’estroso maestro “GiPi dei Malvisi” (per informazioni 3664695525), che renderà più lieve e divertente il periodo freddo!

    Le residenze, si diceva sopra: sono state sei, per otto giorni di soggiorno a Bedonia per quattro artisti italiani, una russa ed un tedesco.
    Angelo Barile, pittore neo pop di Torino dotato di una fervida immaginazione.
    Ludmila Kazinkina, pittrice intimista russa, residente a Parma da vent’anni.
    Matthias Langer, fotografo teutonico che ha il tempo come comune denominatore della sua produzione.
    Tancredi Mangano, milanese, fotografo sperimentatore e scultore che spazia tra mondo vegetale e mondo umano.
    Marco Minotti, di Meda, eccelso ritrattista di animali come di uomini, che ha un particolare riguardo nelle sue opere alla difesa degli animali contro l’umana prepotenza.
    Francesco Orrù, sardo ma abitante in Piemonte, pittore di paesaggi e figure tra spiritualità e materia ma anche artista concettuale.

    E pensare che gli artisti che condividevano l’atelier in Via Garibaldi abbiano fatto tutti e tre la Biennale di Venezia con Sgarbi nel 2012 -e si siano poi incontrati in quel di Bedonia- è straordinario!
    Su questi favolosi artisti abbiamo, a parte la mostra, ancora una bottega che li rappresenta tutti a Bedonia, proprio di fianco alla mostra, in Via Garibaldi 7 (angolo Via Trento).

    Ancora, a conclusione del Festival Arte Kunst Val Taro Val Ceno 2023 approderemo a Bardi, all’interno delle sale nobili del Castello: qui sarà allestita, con la mia curatela, la mostra di Ludmila Kazinkina Fragilità dai capelli d’argento.
    L’inaugurazione si terrà sabato 16 settembre alle ore 17.30 al Castello, e sarà preceduta da un piccolo spettacolo della Scuoletta di danza classica “Pas de Basque”. L’esposizione durerà fino al 5 novembre. Saranno esposte una trentina di opere, alcune anche di grande formato, degli ultimi dieci anni di produzione dell’artista russa.

    È una mostra che ben si adatta alle atmosfere misteriose del castello, in una specie di fermo immagine che rende immortale la visione riflessa di un attimo. Una manifestazione tutta al femminile, che coinvolgerà non solo la rinomata pittrice e le sue diafane fanciulle -soggetto prediletto del suo lavoro- ma anche le bambine della scuola di danza classica di Bedonia, che all’inaugurazione proporranno, tra gli altri, un balletto su musica del compositore russo Sergei Rachmaninoff, un ulteriore piccolo omaggio alla creatività di quel Paese.

  6. Aidi Nello

    Quanti ricordi!!!! Amavo andarla a trovare nonostante il continuo abbaiare dei cani

  7. Anna Volpi

    Ho avuto l’opportunità di vedere l’esposizione nella casa della signora Ida e nelle altre collocazioni di Bedonia dove si è sviluppato il percorso artistico preparato da Bianca Maria Rizzi e Mathias Ritter. Grazie al loro invito ho deciso di visitare Arte Kuntz Val di Taro dato che, abitando a Milano, avevo partecipato ad altre mostre organizzate nella loro galleria meneghina e so con quanta cura seguono gli artisti, selezionano le opere e curano gli allestimenti. Ho trovato la presentazione a Bedonia molto suggestiva per il contesto insolito ma di buon gusto. Trovo che una proposta culturale di tale livello valorizzi anche il piccolo borgo.

  8. Maria Grazia Moglia

    Lodevole iniziativa promossa da Bianca Maria e Matthias che hanno portato la bellezza dell’arte a Bedonia in un ambiente suggestivo con i sapori del passato… la mostra merita veramente di essere visitata. Grazie anche a te Gigi per darne il giusto risalto.

  9. Eleonora e Cinzia

    Ringraziamo la gentile Sig. Ra Bianca Maria per averci mostrato le opere della sua collezione con così tanta passione e originalità!
    La collezione racchiude opere molto interessanti e diversificate tra loro, sicuramente degne di una visita approfondita.

  10. Anna

    Grazie all'associazione Serpaglio/Lichtenberg, abbiamo avuto modo di conoscere nuovi artisti contemporanei nell'ambito della mostra allestita a Bedonia, presso un luogo inaspettato e singolare, un appartamento la cui atmosfera suggestiva e rarefatta, aggiunge un fascino romantico a tutta la visita.
    Niente a che vedere con pavimenti tirati a lucido in ambienti minimal e freddi, come si è spesso abituati a frequentare nell'ambito delle esposizioni d'arte, ma un luogo vissuto in passato e di quello mantiene ancora le sue tracce, e che viene riabitato dall'energia che anima questa collezione .
    Gli artisti sono molteplici e di molteplici nazionalità, ci parlano di esperienze di vita tanto diverse quanto intense e coinvolgenti, dalla Serbia alla Russia passando per la Bosnia, e poi la Germania, l'Italia...poetiche concrete e sottili insieme, che parlano di vicinanza, disorientamento, visioni oniriche, passaggio del tempo...
    Bianca Maria e Matthias sono gli organizzatori appassionati e coinvolgenti, pronti ad aprirvi le porte-e spalancare finestre- di questo inaspettato mondo al primo piano di via Garibaldi 7.
    Anna e Vittorio, Milano

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