D'ebano e d'avorio

Quando entri in una casa e incontri, per caso, un pianoforte...
Tutto iniziò nel secolo scorso, nell'antica regione della Slesia, a quel tempo un'estremità di terra tedesca. Una foresta di abeti con ai bordi alcuni grandi alberi è l'origine di questa storia. Dalla radura antistante avanzava lesto il mastro-legnaiolo; già da lontano aveva adocchiato la sua meta, una vecchia pianta di olmo, che, secondo la sua esperienza, risultava la più idonea all'impiego. Dopo un attento esame capì che la sua intuizione era giusta. La segnò con una grossa X di colore bianco.

Il giorno dopo una squadra di tagliatori la fece stramazzare a terra. Successivamente la tagliarono a pezzi, ma sul carretto caricarono solo la parte bassa, la più preziosa, lo 'zoccolo' dell'albero, la radica. Giunti al laboratorio la posarono con orgoglio sul banco di lavoro. Solamente dopo qualche giorno iniziarono a sezionarla. Non ci volle molto a capire che quel pezzo di legno racchiudeva delle striature alquanto originali. Fu in quel momento che decisero di chiamare i più noti fabbricanti di pianoforti del paese di Liegnitz, il signor Peter Selinke e il signor Fryderyk Sponnagel: - Sì, siamo interessati, verrà un bel mobile - disse uno. - Indiscutibilmente - disse l'altro. - Sarà un gran bel pianoforte verticale - dissero all'unisono.

Più tardi, dopo aver assemblato la cassa armonica quel disegno, quelle striature presero forma, e ne 'uscì' un viso dalle sembianze simpaticamente animalesche.
Soddisfatti della loro percezione finirono di montarlo: presero posto i martelletti, le corde, la tastiera "d'ebano e d'avorio", i pedali e dopo qualche settimana era pronto per essere armonizzato. La sua prima tappa fu l'Italia, presso una famiglia in vista di Abano Terme. Lì venne impiegato da una giovane ragazzina che frequentava il Conservatorio a Venezia. Terminati gli studi con successo quello strumento non era più in grado di sostenerla, ne serviva un altro, magari a coda. Così quel pianoforte finì nel magazzino di un commerciante per molti anni.

Lì rimase finchè il componente di un complessino di paese alzò il coperchio infilandoci dentro la mano destra gli bastarono quelle poche note, suonate in piedi, per farlo suo. Lo 'accarezzò' armoniosamente per alcuni anni, fino al giorno di passare nuovamente di mano. Divenne il regalo dei genitori, reclamato da una giovane ragazza, anche lei innamorata del pentagramma. Dopo averlo affidato alle cure alchemiche dell'accordatore diventò la sua vera passione, di giorno e di notte. Si addentrò nei Notturni di Chopin, svolazzò con gli Adagio di Beethoven, fantasticò con la genialità di Mozart e riflettè tra le suite di Schumann. Oggi, dopo molti anni, quel pianoforte ha una nuova padroncina: trecce bionde, gonnellina a balze e calzini bianchi.

A malincuore ha dovuto cederlo, per 'forza maggiore' sottolinea l'ormai cresciuta giovane ragazza, per pochi soldi, pur di farlo nuovamente sopravvivere. La vera passione non ha un prezzo. Qualche giorno fa l'ho visto anch'io, prima della partenza, verso la sua nuova casa, si mostrava ancora di bell'aspetto, tutto lustrato e integro come lo 'zoccolo' di radica da cui un tempo fu ricavato; ancora oggi spiccavano sul frontalino i caratteri in oro dei due fabbricanti e il nome del suo paese di origine, ormai divenuto polacco: SELINKE & SPONNAGEL - LIEGNITZ


3 Commenti
  1. opurecords

    ....bellissimo anche io ho un pianofrote Liegnitz. E` del 1864. Ed anche lui passera` di mano tra un po`

  2. Lorenzo

    Ho appena comprato da un antiquario un Selinke & Sponnagel del 1890 molto simile a quello descritto.
    Spero che le "cure alchemiche" dell'afinador (l'accordatore come si chiama qui in Spagna) lo resuscitino a nuova vita per la gioia delle mie due bimbe, una di 7 anni e l'altra di .....anta e passa anni (da sempre, però, pianista in erba).

  3. Libera

    non avevo avuto occasione di leggerlo prima.... ma è bellissimo. bravo GG...

    è fantsia o realtà?

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