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  • La sfilata di Cavignaga "D lmga"

    A incontrare Maria Pina non si sbaglia mai, il motivo è doppio: è sempre fonte di notizie storiche e soprattutto è una cuoca straordinaria. La settimana scorsa mi chiama dalla finestra e mi dice: “Vée sö a manjè du ciàcere che l'è Carnevè”. Il sentore che era vero l’ho avuto subito, appena oltrepassato il portone, poiché ad accogliermi c’era il consueto odorino di fritto. Faccio le scale due alla volta e al centro del tavolo c’è il piatto con le chiacchiere, calde, brunite e ricoperte di zucchero a velo.


     
    È in questa occasione che mi racconta della sfilata di carnevale che facevano gli abitanti di Cavignaga a Bedonia, un’usanza tramandata dagli anni trenta agli anni sessanta. Il corteo si svolgeva la domenica mattina, dopo la messa “grande”, quella delle undici. Lì uomini e bambini indossavano i costumi degli orsanti: domatori, principi, paggi, diavoli, mangiafuoco, giocolieri, uomini sui trampoli, saltimbanchi.

    Scendevano dal Seminario, in una via Trento non ancora asfaltata, e scorrazzavano avanti e indietro per via Garibaldi fino all’ora di pranzo, molti si fermavano in paese, ad oltranza, per la tappa all’osteria. Arrivavano alla “Pieve” con piccoli carri trainati da buoi, tutti addobbati con festoni e borchie, mentre i condottieri e il loro seguito erano vestiti con vecchi cimeli da “circo”, gli stessi costumi appartenuti ai loro famigliari, proprio quelli che avevano calcato le piazze di mezza Europa, fino allo scoppio della seconda guerra mondiale.
    Gli uomini più giovani e “possidenti” giungevano con cavalli di razza, sfoggiando luccicanti e pregiati finimenti, scortati da suonatori di fisarmoniche “Curdiôn”, tamburi e pifferi, mentre altri, guidati dall’“Uomo orchestra”, cantavano e saltavano senza tregua.

    Chiudeva questo allegro “serpentone” la famosa Lumaca, era di grandi dimensioni ed era realizzata in carta pesta. Ancora oggi, qualche anziano bedoniese, parlando del piccolo paesino, dice: “Cavignèga dâ lùmèga”.
    L’ultima sfilata è avvenuta nei primi anni sessanta. Il maestro Sante Caramatti arrivò vestito da Negus, turbante ricco di ornamenti, mantello bianco e circondato dai suoi “Ras”, tutti in sella a cavalli scattanti e bardati a festa. 

    Da quell’ultima parata la Lumaca non si è più vista e con lei la sfilata di Cavignaga.

9 Commenti

  • Giorgio Taddei

    20/02/2012

    La ringrazio per questa informazione storica su Bedonia che personalmente mancava.

  • Titta Savio

    20/02/2012

    straordinario reportage direttamente dagi primi del Novecento, un'epoca che mi sta affascinando pi di tutto il resto.
    grazie, Gigi. leggerti e' altamente educativo.
    e poi, conoscendo il Remo, grande Capitano, so che queste ciacere dalla Pina ma anche in altre situazioni, sono autentiche e sempre corroborate da manicaretti genuini.
    ergo: mi trasferisco a Bedonia!

    saluti titta

  • Gian Carlo

    20/02/2012

    Cavignga d lmga. Mi ricordo i carri che arrivavano da Cavignaga. Si aspettavano con ansia e noi ragazzi facevamo da "piccole vedette pievasche". Andavamo fino da "Fanga" per vedere i spuntare i carri alla curva e correre gi di corsa passando dal "marassan" per poi irrompere in via Garibaldi urlando "I rivena. i rivena"..... per essere i primi a dirlo... Oggi si direbbe "per fare lo scoop".
    Erano canti, qualche bicchiere di vino (non per noi) versato da fiaschi, il famoso vino di Cavignaga di uva frambosa.... un vinello bruschetto e oserei dire un poco lassativo. E molte Cicere fritte nello strutto e cosparse di zucchero, ma non a velo, zucchero normale. Qualche volta ci scappava un tortello ripieno e fritto anche lui. Il ripieno era un miscuglio di un sapore buonissimo... anni dopo seppi come era fatto: farina di castagna, pinoli, mostarda, cioccolato e qualcuno mi diceva anche fagioli.
    Il sapore del Carnevale stato per me e per anni il sapore dei tortelli ripieni e fritti.

  • Giacomo

    20/02/2012

    Gigi, mi fai rivedere un mondo ch'era quello della mia adolescenza. I carri, i cavalli, gli uomini senza et, comunque orgogliosi di essere quel che sono. Immagini forti d'altri tempi.

  • Brontolo N

    20/02/2012

    Cari Amici
    anche se l'et sarebbe quella giusta purtroppo non ho mai goduto della vista di ci che voi invece avete, non solo visto, ma vissuto in pieno, per questa sera ho sognato in mezzo ai vostri ricordi e vi confesso che stato bellissimo.

    Un caleidoscopio di sogni e di ricordi sprizzanti perfino sapidi odori, vi prego di custodire tutto ci come un bene prezioso e di tramandarlo come un qualcosa di sacro; perch la vera forza della vita.

    Vi abbraccio tutti
    Stefano da Firenze

  • Ilaria Zizzi

    22/02/2012

    Come sono sempre belli gli aneddoti che riporti!!! Tolto il fatto che purtroppo non ho mai potuto assaggiare le chiacchiere della Maestra con la emme maiuscola voglio dire che leggere di queste perle preziose ormai sempre pi rare mi fa venire voglia di impegnarmi ancora di pi, di nuovo, per il carnevale che verr.
    Vedere Bedonia durante il Suo marted come entrare nel paese dei balocchi... non c' crisi che tenga, la tradizione e la passione sono pi forti! Se poi un giorno qualcuno ricorder di noi attraverso foto e chiss quale altro mezzo ci fornir il futuro, perch non continuare cos?!

  • Mariarita

    26/01/2018

    Grazie come sempre Gigi per questi ricordi... bello conoscere tutto questo... saranno stati tempi duri ma penso molto pi felici di adesso

  • Graziella Chiappa

    26/01/2018

    Ciao Gigi, mi hai fatto tornare un po' indietro quando da bambina (non c'erano le vacanze di carnevale ma i miei genitori da Cremona ci portavano qualche volta dai nonni a Scopolo e non c'erano neanche i carri ''dei mascheri'', ma ci si divertiva ugualmente con Mariarita e Dolores o con le gemelle Luciana e Renata dei Pilati.
    Non avevamo a disposizione dei gran costumi carnevaleschi, quattro straccetti un po' colorati e buffi e ci bastavano i coriandoli. C'erano anche le frittelle dolci fatte dalle nostre mamme o nonne... buone cosi non le mangero' mai piu'. Quelli fortunati avevano le frittelle con il ripieno di crema o le mele cotte. Come dice Mariarita erano poche cose ma ci davano tanta felicita'

  • Dolores

    26/01/2018

    Certo che s.... e le nostre mamme, dai Pariotti ai Pilati, si alternavano per farci i dolcetti a tutti. Partivamo spesso e volentieri con la neve alta che i nostri pap ci 'aprivano' con l'arutta, passando di casa in casa, sperando di non essere riconosciuti. Una volta mi avevano mascherata da Gianduia, con la coda bassa, i pantaloni alla suava di 2, 3 o 4 mano e coi baffetti fatti con un 'tisson', non avevo voluto assolutamente togliermi 'i pendn' alle orecchie e ardita, mi affiancai al mio gruppetto: Walter e Claudio dei Pariti, Maurizio da jsa, M.Rosa, Severino e Gianni da Pian-na, Angelo di Marcagna, Carlo, Giuseppe di Pajn gi verso i Franchi dove si unirono Mariarita, Giorgio, Daniele ed Eugenia. Tutti insieme andammo dalla Steren.na al Lavur.... Ci accolse festosa con Lice e Marina, come avevano fatto tutti, ma appena mi vide, nonostante 'il trucco', allarg le braccia esclamando: "Oh vrda ch a m Dulore! V, v che te dar un p de turta de patate, cumme f quasi ttti i d...".
    Rossa 'cumme un bindlu' dalla delusione per essere riconosciuta, sbottai con rabbia e feci la spia a tutti: "Qustu l' l, custa l' l...".
    Non ricordo altro... se non che, dopo esserci addolciti, salimmo il sentiero ripido verso gli Zucconi, per raggiungere Patrizia e Camillo che ci aspettavano al bivio dei Manoli, su su, fino ai Pilati per raggiungere l'altro gruppo di amici: zumle Luciana e Renata, la Flavia e Mariaugusta con Graziella, Silvano e Cristina della Leli ed Alberto e Paolo con Riccardo dei Violoni. Eravamo arrivati rumoreggiando e tornammo bagnati fino all'osso, cou picchettu ai p, ma senza sentire nulla, continuando felici come Pasque a soffiare a pi non posso con le nostre lingue di Menelicche...

 

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