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  • Le Cinque Terre, di notte, a nuoto

    Ci sono alcuni psicologi che dividono il coraggio in negativo e positivo: il primo è la propria assenza di paura, il secondo è la vittoria sulla paura.
    Nel mio caso se provo ad analizzare il mio stato di quella notte lo potrei dividere in due fasi. La prima, prima della partenza e nella prima mezz’ora: paura e la certezza di aver fatto l’ennesima cazzata. La seconda, passato il primo momento di “sbandamento”, di totale assenza di paura, non credo incoscienza, ma coscienza dei miei mezzi. Le braccia dopo la prima mezz’ora hanno cominciato a girare, è la concentrazione, regolata sul ciclo braccia-respirazione-gambe, a scacciare qualsiasi ipotesi dispiacente.
    Scuro sopra, scuro sotto. La Luna è solo un flebile riflesso, però le luci dei paesi di Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore sono sempre davanti a me, così vicine, come sempre in mare, ma così irraggiungibili.
    Ho la muta per proteggermi dalle meduse, ma anche a separarmi, per quanto possa farlo un millimetro di neoprene, dalla fusione completa col mare. Del resto non volevo rischiare “inforcate” notturne con le gelatinose creature, ancora dolorosamente memore della brutta esperienza dell’ottobre scorso a Punta Mesco, nel tratto tra Levanto e Monterosso.
    Entro in acqua a Monterosso alle 22, seguito dal mio fido canottino (rubato a mio nipote), con la sacca stagna, i vestiti asciutti e 4 litri d’acqua. Avevo anche comprato delle lucine di segnalazione, ma poi ho lasciato perdere, così come avevo programmato di seguire la costa invece che tagliare i golfi, abbastanza spaventato dalla possibilità di essere tritato da un’elica.
    La priorità è sempre rientrare a casa a piedi e in piedi, ma dopo la prima brutta mezz’ora tutto ha cominciato a funzionare, anche la paura degli squali è scomparsa e, fatica a parte, è stato solo piacere. E fatica ne ho fatta parecchia: ho fatto solo due soste al largo per bere e scattare qualche orribile foto, per il resto ho solo nuotato.
    Al buio è difficile andare anche in linea retta, ma quella sera tutto ha girato bene e, arrivato a Riomaggiore non potevo credere al riscontro dell’orologio: 2 ore e 48 minuti. 45 minuti meno dell’ultima volta che l’avevo fatto di giorno.
    Ha influito sicuramente la più totale assenza di vento corrente e onde, ma non mi aspettavo un tempo così basso, per quanto il tempo in questo tipo di imprese conti poco. A me interessava arrivare.
    Nuotare a lungo ti fa sprofondare in un meraviglioso stato di trance, dove finalmente azzeri i pensieri e pensi solo a reagire a stimoli esterni, a regolare le forze.
    E poi il silenzio: sembra quasi di sentirlo. La pace assoluta per chi come me, che lavoro in fabbrica, vive nel rumore almeno otto ore al giorno.
    Uno strano effetto luminescente delle bollicine, in un buio pressoché totale, creato dalla mano nell’entrare in acqua, mi ha tenuto compagnia per tutto il tragitto.
    Sicuramente la fatica alimenta queste visioni fantastiche, ma l’effetto era veramente strano e particolare. Non vedo nemmeno l’orologio con il conta bracciate, i chilometri dovrebbero essere poco più di nove, e quando arrivo a Manarola, sparo tutte le energie rimaste per arrivare il prima possibile.
    Un grosso faro illumina l’ultimo tratto prima del porticciolo di Riomaggiore, tocco la riva e non posso davvero credere al tempo che ho impiegato. Ero davvero esausto.
    Quattro ragazzi, seduti sugli scogli a fumarsi una “canna”, mi guardavano stupefatti: “E questo da dove sbuca?”, avranno pensato.
    Sono contento, ma non riesco ad alzarmi, non riesco a togliermi la muta. Bevo l’acqua rimanente dalla sacca sul canottino e un reidratante, la fame “olimpica” però c’era ancora.
    Forse ho sognato, forse non l’ho fatto veramente, solo la foto che vedete può parzialmente testimoniare quella notte, ma non mi importa: oggi sto bene.

    Questa mia ultima nuotata la voglio dedicare a Vladimiro Farina, scomparso in canoa in Corsica nell’aprile 2014, sempre libero nella corrente.

    Roberto Chilosi

3 Commenti

  • Teddy

    26/09/2014

    Ho letto d'un fiato quasi sentivo le goccioline. Una bella esperienza e per uno sportivo deve essere gratificante

  • Fabio

    26/09/2014

    Sei grande... grande.. soprattutto per il controllo dell'adrenalina..
    quando si è li in mezzo, i ritmi cambiano, i pensieri... per forza ad un certo punto ti lasci andare.. bisogna riuscire ad uscirne.. nessuno ti viene a prendere.. il corpo e mente entrano in trance e assumono un equilibrio che difficilmente controlli, allora riprendi con pensieri del tutto diversi che continuano ad accrescerti.. e renderti felice..
    io nuoto in mare da tempo poche volte e per brevi tratti mi è successo la notte.. fa davvero fifa...
    ma di giorno appendo un porta bolle di sapone al collo (è impermeabile) con dentro due cose di sopravvivenza.. un piccolo coltello da sub al braccio e una bottiglia d' acqua legata al piede con un metro e mezzo di corda.. e poi via per qualche km.. è davvero una piacevole sfida tutte le volte...

  • Fabio

    26/09/2014

    Dimenticavo le bollicine.. dopo un pò sono loro che comandano.. si formano quando enrta la mano in aqcua ...le osservi e non sono mai uguali... le saluti che le senti passare sotto la pancia.. alle volte fin nelle gambe e ne arrivano altre...
    visioni d'altura......

 

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