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  • 17
    Lug

    L'impresa del Bar H

    A Compiano, all'inizio del ‘900, c'erano ben tre osterie: l'Ustaria du Péin, l'Ustaria du Zan, l'Ustaria di "Trei Sassi" de Meregassu. All'inizio degli anni 2000 ce n’erano due: il Bar "Bellevue" ed il Bar-Ristorante "La Vecchia Compiano". Adesso il nulla, né bar né botteghe. Una piazza tanto bella quanto “silente”, lasciata al suo triste destino.

    Così, tre anni fa, si parlava della bella iniziativa di ridare vitalità a piazza Scopesi, se pur attraverso un chiosco-bar, sistemato su quella bellissima terrazza panoramica da giugno a settembre. Iniziativa essenziale e quindi ben accolta da tutti (o quasi), proprio per la sacrosanta ragione di fornire un minimo di servizio ai pochi residenti rimasti o a tanti turisti in visita a uno dei borghi più belli d’Italia e al castello medievale.
    Non solo, il Centro Culturale "Compiano Arte Storia", sempre diretto con encomiabile e instancabile perseveranza dall’Arch. Ettore Rulli e dai suoi fedelissimi volontari, oltre a ideare e gestire il “bar”, ha sempre organizzato, per ogni sabato del periodo estivo, un "Firossu" per intrattenere compianesi e visitatori con argomenti relativi alle tradizioni e al locale dialetto.

    Iniziative molto apprezzate che stavano per essere riprese quest'anno a Giugno ma... un misto di malevolenza privata e di paralizzante burocrazia pubblica, gli ha posto incredibili ostacoli: “Quest’anno niente bar in piazza”. Risoluzione su cui sarebbe meglio stendere un velo pietoso.
    Per fortuna che nella vita esistono i “però”, così tre o quattro volonterosi, tutti soci del Centro Culturale, sono "fuoriusciti" dalle mura ed hanno installato il chiosco alle Porte del paese. Non è la stessa cosa, ma è meglio di nulla. Sabato scorso, alla sua apertura, ha ottenuto nuovamente il consenso di tutti i Compianesi e dei turisti di passaggio.

    Finirà qui? No! "Bar H", così si chiama il chiosco sorto fuori le mura, dovrà essere l'avamposto per dare l'assalto e riconquistare la Piazza del paese... e questa volta non dai soliti volontari, ma da un ristoratore professionista. Una possibilità che si fa sempre più reale. Che la fortuna ci assista!

  • 09
    Lug

    L'anima araba di Malta e Gozo

    Fino al 1964 è stata una colonia del Regno Unito, forse è anche per questo che Malta la immaginavo diversa, più europea, però mi sbagliavo, l’ho trovata dal “sapor mediorientale”. L’impronta “English” ovviamente è rimasta: la guida a sinistra e i mezzi pubblici puntuali ed efficienti, ci sono persino le cabine telefoniche e le buche per lettere, proprio quelle rosse, i simboli di Londra.

    La sorpresa è stata anche nel sentir parlare i maltesi, una sorta di dialetto, o meglio suoni, tra il siciliano e l’arabo. C’era da aspettarselo, con la sua posizione geografica strategica e da sempre punto d’approdo di diversi popoli, l’isola conserva gelosamente molte delle tracce di chi l’ha conquistata e occupata.
    Un’altra sorpresa, specialmente nei quartieri della città vecchia e del porto della Valletta, sono i balconi delle case, un chiaro esempio di architettura araba: in legno, dai colori vivaci e con le persiane socchiuse, come se celassero lo sguardo di mille occhi puntati a osservare l’andirivieni nelle strade sottostanti.

    Gli stessi palazzi “giallognoli”, che si scoprono girando comodamente a piedi, tra vie e vicoletti, tra mura e piazze, tra corti e giardini, diffondono l’impronta artistica lasciata nei secoli da Cavalieri e Gran Maestri, da ottomani, arabi e cristiani. Inevitabile la tappa ad uno degli splendori dell’isola, la Concattedrale di san Giovanni Battista, custode di ben due quadri di Caravaggio: vera attrazione turistica maltese.

    Potevo poi mancare la visita al parlamento di Malta, considerato oggi uno degli edifici più belli d’Europa? È stato costruito utilizzando la tipica pietra locale, sotto la direzione dell’architetto Renzo Piano, mentre l’energizzazione delle facciate è stata curata dalla CFF Filiberti di Bedonia.

    Non da meno la visita a Mdina e Rabat, oggi due località distinte se pur attaccate, anche se in passato erano una sola città, divisa poi dagli arabi per ragioni difensive. Mdina, che era l’antica capitale e soprannominata “città del silenzio”, è racchiusa tra imponenti mura ed è posta su di un altipiano al centro di Malta. Oltrepassando la maestosa porta si entra in un mondo millenario (oltre che pedonale), la pianta del paese, le vie strette, i negozi e il numero di turisti rievocano molto l’atmosfera elegante e raccolta della nostra Civita di Bagnoregio, perciò un’esperienza unica e indimenticabile.

    Poi, a un quarto d’ora di traghetto, c’è l’isola di Gozo, piccola, ma ricca di splendidi borghi. Da vedere obbligatoriamente e il modo migliore per visitare i punti più caratteristici è il bus, è possibile scendere e salire a ogni fermata, per tutto il giorno e con un unico biglietto. Tra un paese e l’altro si notano molte coltivazioni: frutta, verdura e soprattutto vigneti di Gellewza e Ghirghentina per produrre i locali vini robusti e fruttati.
    Peccato invece non essere riuscito a vistare la terza isola delle Calipsee: Comino. Non c’era tempo, il traghetto per raggiungere Pozzallo in Sicilia era già in porto e con il comignolo fumante. Alla prossima tappa…