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  • Gente di Provincia

    "Se mi chiedessero di tagliarmi un braccio o togliermi i ricordi, mi farei tagliare un braccio". Assicuriamo che la memoria non è fumo che impedisce a Gigi Cavalli di guardare in faccia la realtà, ma legna che brucia adagio scaldando la vita, sua e non solo. E anche rispetto, la dote delle persone signorili per chi è venuto prima, e prima ha fatto, sofferto e sognato.

    Cavalli è tante cose: blogger di cose serie, venditore di case, lavoratore eclettico, ma soprattutto è uomo innamorato di Bedonia. La rappresenta, la racconta, la testimonia, e ormai tutti, anche gli anziani più coriacei, si fidano di lui come alfiere dell’identità locale.
    Nato all’ospedale di Borgotaro, risiede a Bedonia, si è sposato con una donna di Borgotaro, ma nei fine settimana torna nella casa di famiglia.
    "Come se il tempo non fosse mai passato. Sono cresciuto con mia nonna che cucinava, stavo su in soffitta, dove poi avremmo fatto il vino". Non è arido campanilismo né odio da ultrà, anzi: è inclinazione per qualcosa che non sta per forza in antitesi con altro accanto, in questo caso così diverso.

    Medie alla Agazzi, poi l’Ipsia. Ha un fratello appassionato di antiquariato, Carlo, di diciott’anni più grande; dice di lui: "Ha al cubo le passioni che ho io".
    Si chiacchiera: "Mi sento emiliano. Anche se qui si va a fare la spesa a Chiavari, non certo a Parma". Molti più, storicamente, i rapporti e i collegamenti con la Riviera ligure che con la piana emiliana; Parma si è avvicinata definitivamente solo all’inizio degli
    anni Novanta, con la costruzione della strada di fondovalle.

    Il nonno Luigi aveva due negozi di frutta e verdura, lasciati ai due figli. Comincia a quattordici anni, in estate, a lavorare in ferramenta. Di lì a poco per una vetreria locale, la Taroglass, dove rimane alcuni anni: lascia la scuola per il lavoro. "Nell’estate del 1981 con altri due amici abbiamo preso in gestione una discoteca estiva a Bedonia, La Piramide, sotto il bar Mellini: i gestori volevano chiuderla, eliminando l’unico motivo di sopravvivenza estiva, morte certa per tutti noi. Così abbiamo proposto di gestirla. Accettarono, non so che cosa li abbia spinti a farlo, ma ce l’hanno affidata; io avevo 16 anni, facevo il DJ, Vittorio 17, il barman, e Davide 18, cassiere. L’avventura andò bene è durò tre estati, fino al 1983. Poi il locale chiuse definitivamente".

    Nel 1984 il servizio militare. "Ho fatto domanda per agente di custodia. Nove mesi al carcere di Ivrea, nella sezione speciale, dedicata ai pentiti di mafia e ai brigatisti. Dodici detenuti, tra cui Salvatore Maltese e Pasquale Barra, i due che hanno fatto fuori in carcere Francis Turatello".
    Nel 1996 il matrimonio con Elena Bracchi. L’agenzia Immobiliare Valtaro fu fondata negli anni Sessanta dal suocero Giorgio Bracchi. Nel 1997 viene registrato il dominio internet, uno dei primi. Una bella storia di ottimi rapporti suocero-genero, lui punta sul web e vince. "Ho subito venduto un podere grazie al sito, l’ho ripagato e me ne sono rimasti".
    Ci illustra il mercato delle case, oggi, a Bedonia: "Ottanta per cento Lombardia, ventina scarsa Belgio/Olanda, nicchia della nicchia Parma".

    "Dopo l’abbandono (con dispiacere) del portale Valtaro.it sentivo l’esigenza di continuare a chiacchierare in rete: cosa meglio di un blog? Nel 2006 nasce Esvaso.it e dopo un anno arrivano le soddisfazioni, oggi sono ancora qui a divertirmi, lo considero un bel passatempo. Il nome nacque da un racconto che scrissi nel 1997, Esvaso 70: era una parola ricorrente negli anni Settanta, nulla voleva dire, bastava sostituirla al momento opportuno facendo così fesso l’amico con lo scontato “Eee...?”, seguiva risposta con chiaro rimando a un bisogno fisiologico, che per buon gusto è meglio tacere".

    Nel 2007, un anno dopo la sua apertura, Esvaso.it ha vinto il primo premio come miglior blog italiano al "Premio Web Italia" di Falconara, la scorsa primavera Cavalli è stato invitato in Norvegia per otto conferenze nelle varie sedi della Dante Alighieri norvegese.
    Il blog ha ormai preso un preciso ruolo culturale, nel rivangare onestamente e con semplicità fatti, persone e costumi impressi nella memoria della comunità, fruibili anche a chi viene da mezzo mondo per villeggiare, oppure agli emigranti che hanno lasciato un pezzo di radice ai piedi del Pelpi. I numeri parlano di 800 contatti unici al giorno, 13mila clic unici mensili; dal punto di vista editoriale si è arrivati alla cifra di 982 post, 521 dedicati a Bedonia.

    "Esvaso è la mia famiglia. Un’ancora per stare sul territorio". Senza dire delle battaglie: il recente taglio degli alberi a Bedonia e Sugremaro, la biblioteca di Bedonia, l’impianto eolico industriale che prevedeva nove pale eoliche alte 150 metri sul passo del Santa Donna, quando centinaia di persone risposero all’appello lanciato dal suo forum.
    Si fa serio: "Non ho padroni, né politici né niente. Sono curioso. Dove non arriva l’occhio, vorrei arrivarci io fisicamente".

    Gira molto. "Se questa cosa si può fare qui, la si può fare anche a Bedonia", si dice. "Mi porto a casa quello che ho visto". Mai sterilmente polemico, dà un consiglio agli amministratori pubblici: "I paesi si amministrano bene quando si ha l’abitudine di girarli a piedi". Un amico dice di lui: "E’ il collante della comunità della vallata, interpretandone gli umori, mettendo in luce quanto di positivo accade intorno. E’ un po’ come se, con il suo equilibrio, sapesse vagliare le iniziative. Un eterno ragazzo: sempre grande entusiasmo per le iniziative e stimolo a quanti vogliono fare qualcosa di buono.
    E’ dotato di un buon senso antico, senza pregiudizi, un saggio con una prospettiva lunga, che sa dare il giusto peso alle cose".

    Per un anno ha battuto l’idea, molto seguita e discussa dalla popolazione, di fondere le cinque amministrazioni della Valtaro in una sola. Fa volentieri il punto nave della sua vita: "Tra le mie passioni quelle che sopravvivono dopo cinquant’anni sono rimaste forse le più vere: la musica, il vino e la fotografia, quest’ultima nata dalla frequentazione di un amico fotografo, ora scomparso, Remo Belli. Da lui non ho imparato a fotografare, ma che cosa fotografare, a cogliere l’attimo. Il vino è una passione che ho preso da mio fratello: nel 1976, a undici anni, col mio amico Paolo abbiamo fatto il nostro vino, Frambos 1976. Conservo ancora l’ultima delle cinquanta bottiglie".

    Ricorda con affetto la maestra Maura Chiappari-Mazzadi: "Con lei ho fatto cinque anni e ancora oggi vado fiero del suo insegnamento: donna tutta d’un pezzo, dote necessaria per avere a che fare con noi a quell’età".
    Chiosa: "Scavo per riscoprire quello che non ho vissuto". E’ una ricerca del tempo perduto che viene condivisa volentieri con la comunità: non solo internet ma anche network, reti reali, tangibili, fisiche, iniziative pubbliche come i pannelli fotografici con immagini storiche affissi nelle strade della borgata.
    "Per nulla al mondo andrei via". Sembra ci stia da mille anni, Gigi, a Bedonia.

    Testo: Stefano Rotta - Fotografia: Luca Pezzani

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