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  • Quel 25 aprile di settanta anni fa

    A raccontare oggi questi episodi si corre il rischio di non essere creduti o che siano ispirati alla trama di qualche film in bianco e nero. Invece no, questo è un altro dei racconti di Maria Pina, quando c’è un anniversario o una ricorrenza particolare puntualmente mi chiama: “Ma lo sapevi che…?”.
    Durante la II guerra mondiale in pochissimi possedevano la radio e le notizie si diffondevano a “passo di lumaca”. Nella vecchia casa della famiglia Salini c'era una radio-trasmittente e da quell’altoparlante, gli operatori Luigi Salini "Bindelén" e Carletto Biasotti, qualcosa avevano carpito, qualcosa di imminente sarebbe potuto accadere, la conferma arrivò poco dopo.
    Il 25 Aprile del 1945, anche Bedonia era pronta ad accogliere gli alleati. Quel giorno giovani e anziani, donne e bambini (gran parte degli adulti erano ancora prigionieri o dispersi), si riversarono in via Garibaldi per ricevere e festeggiare l’ingresso dell'esercito alleato proveniente dal Passo del Bocco. A ogni finestra sventolava il “Tricolore” e da ognuna si affacciava gente che applaudiva e gettava fiori di campo ai liberatori. Sotto sfilavano decine di militari a piedi e sulle jeep, cantavano sorridenti e lanciavano tra le ali di folla sigarette, barrette di cioccolato e "ciunghe americane”… queste ultime una vera novità per i bambini.
    Ad aprire il corteo militare c'erano anche diversi ragazzi di colore e anche questo era un avvenimento incredibile, a Bedonia non si erano ancora visti uomini dalla pelle nera, nemmeno al cinema di "Bindelén", anzi all’Oratorio dei Disciplinati, lì proiettavano solo commedie sul genere "Telefoni bianchi".
    Terminata la sfilata, i festeggiamenti proseguirono fino a notte fonda, le osterie e i bar erano traboccanti di cittadini, soldati e partigiani, tra questi Gino Pappadà, Dino Michelucci e Carpano Carpani.
    Maria Pina ricorda ancora bene che dal davanzale di una finestra della trattoria di "Perito", l’allora piccolo Mario Delgrosso suonava la fisarmonica per allietare i clienti, oltre ad alcuni anziani che commentavano a loro modo quella giornata memorabile:
    "Ma vèrda ti ch'émma duvüju spettê i néiri pre fêne liberê!"

20 Commenti

  • Gigi Cavalli

    26/04/2015

    La giornata bedoniese del 25 aprile 2015 è iniziata con il raduno delle Associazioni Partigiane, Ex combattenti e cittadinanza, formando così un corteo accompagnato dal Corpo Bandistico "Glenn Miller”. A seguire: Santa Messa nella Chiesa Parrocchiale in memoria dei Caduti; deposizione della corona di alloro ai Caduti; saluto del Sindaco Carlo Berni, infine l'orazione ufficiale dell’On. Giuseppe Romanini.
    Ai festeggiamenti hanno contribuito tutte le classi della scuola elementare disponendo per le vie del paese una mostra itinerante dedicata alla restistenza, oltre all'allestimento dell'area antistante l'asilo.

  • Sante

    27/04/2015

    E' ora di finirla con sti partigiani eroi... vieni su in valceno a parlare con i vecchi e sentirai cosa ti dicono dei partigiani.

  • Angelo

    27/04/2015

    Basta con questa retorica!

    Il 25 Aprile festeggia la liberazione da cosa? La guerra l'abbiamo persa (e con disonore) ed è 70 anni da oltreoceano ci dicono quello che dobbiamo fare ma cosa vuoi festeggiare???!

  • Dolores

    27/04/2015

    Mio zio Furtunèn Serventi, è morto da partigiano a Pelosa 'per il suo paese'... Se questa è retorica! Certo c'erano anche degli 'sbandati' che agivano solitari e... stendiamo un velo pietoso... ma questa è un'altra cosa: la fine della guerra non è da festeggiare?
    A Scopolo, alle ore 15 del 25 di quest'anno, mia zia Giovanna Belli, detta Giannina, ha voluto che i giovani paesani 'slegassero' le campane e suonassero a festa, come 70 anni fa, per rievocare una bella notizia che il paese, come lei, aveva appreso mentre era nei campi a lavorare. L'aveva urlato a gran voce e con gioia, la Gina di Pambianchi che aveva la radio e 'oggi', la zia, con questo atto voleva augurare ai suoi giovani che non provassero mai l'orrore della guerra che lei, come 'i miei', avevano vissuto in prima persona.
    Io, guardando sul computer, il video del paese ripreso 'dal Lavorè' e sotto un cielo 'chiuso', che aveva inserito mia cugina Mariarita, col sottofondo lo scampanellio delle nostre campane... io che sono a 450 Km di distanza, pensando e vedendo: ho pianto!
    Anche questa è retorica, ma se esprime sentimento e rispetto per chi non c'è più: W LA RETORICA! E viètri pensìla cumme vurì....

  • Trilussa

    27/04/2015

    Abbiamo sempre ignorato la causa che ha provocato gli eventi e di conseguenza la piega della storia. Attribuire colpe o il coinvolgimento politico dei ragazzi allora partigiani è un attentato contro la verità. Anche in casi come questi c’è il rovescio della medaglia.

  • Manichini

    27/04/2015

    Sveglia gente!!! Basta fare i manichini e ripetere a memoria la lezioncina impartita dal partito! Alzate la testa e guardate al passato con uno sguardo più sereno e distaccato. Gente studiate la storia invece di replicarla!!!

  • Giacomo

    27/04/2015

    L'arrivo delle truppe americane al Borgotaro.
    In una ipotetica raccolta di foto "storiche" del Borgo, non potrebbe, certamente, mancare questa (vedi link).
    Il 9 aprile, in Valtaro, finì la guerra, ma ancora non avevamo potuto vedere i "liberatori", gli Alleati, mentre i nostri partigiani erano ancora impegnati nella sacca di Fornovo o nella bassa a caccia di tedeschi che fuggivano.
    Ebbene, mentre tutto ciò stava accadendo, ecco che al Borgo, come d'incanto, arrivano due o tre jeep, automezzi da noi mai visti. Io ricordo queste jeep ferme tra l'albergo Roma e il Bar Ciancolini. Di fronte a via Nervesa dove, allora, abitavo. In un lampo la voce si sparse: gli americani! Noi ragazzi abbandonammo il "campetto" e di corsa ci portammo presso le jeep. Delusione: sopra ognuna c'erano quattro o cinque militari americani sì, ma di colore. Noi che mai avevamo visto un "nero", rimanemmo indecisi tra la fortuna di vederne una decina in un sol colpo e la delusione di non vedere gli "americani", quelli che noi immaginavamo: alti, forti, biondi: quelli, insomma che avevano battuto i tedeschi. Tornammo ai nostri giochi.
    Per fortuna ci fu chi allora, riuscì a immortalare quel fatto. Mi riferisco al sig. Giovanni Delsante che dalla finestra del suo appartamento fotografò questo gruppo di militari nel momento in cui vennero invitati ad affacciarsi al balcone del Comune per mostrarsi alla popolazione. E magari rivolgere, chissà in quale lingua, un saluto alla popolazione. Non so se fossero o meno tutti di colore. Quelli senza elmetto si notano bene, quelli con l'elmetto sono un poco più difficili da individuare. Non so chi fosse la persona a sinistra che fungeva da interprete. Assomiglia a Gino Cacchioli, ma la sua presenza al Borgo in quei giorni non mi convince. Comunque questi americani arrivarono da noi non dalla bassa, ma dalla Liguria: via Centocroci o Bocco.
    Sappiamo che la 92^ Divisione di fanteria, la "buffalo" "all negro" era stata sciolta e i migliori inquadrati nel 370° Rgt Combat Team che puntava, lungo il mare, a raggiungere Genova. Temendo che la 148^ divisione tedesca, bloccata a Fornovo, potesse ritornare e prendere alle spalle le truppe americane che puntavano su Genova, alcune pattuglie vennero inviate verso la Cisa e la Valtaro per controllare eventuali movimenti della divisione tedesca che ancora non si era arresa.
    Ecco perchè, quel giorno dell'aprile 1945, arrivarono quelle camionette. Con gli americani in casa la guerra era davvero finita!

    Giacomo Bernardi


    http://www.esvaso.it/fotoalbum.php?idtipologia=22
  • Andrea

    27/04/2015

    Di sicuro non si festeggia la libertà dall'ignoranza e dalla supponenza di quelli che la verità l'hanno in tasca. L' Italia era infatti libera ed i partigiani erano tutti criminali. Purtroppo hanno fatto in modo che tutti potessero votare e farsi votare, un saluto agli storici, buona prigionia nelle vostre comode poltrone.

  • Angelo

    27/04/2015

    @Dolores. Il punto non sono i partigiani. Alcuni erano in buona fede altri meno. Alcuni hanno fatto gli interessi dell'Italia, altri quelli del PCI, quelli della DC altri ancora gli affari propri. Ognuno custodisca i propri ricordi ai quali va tutto il rispetto.

    La questione importante è che dopo il '45 l'Italia non ha più una propria sovranità. Secondo te è sovrana una nazione che ha un paio di centinaia di basi USA sul proprio territorio? E' sovrana una nazione che ripudia la guerra di offesa, secondo la propria costituzione, e poi è costretta a mandare i propri militari a fare guerre che non gli appartengono (Iraq, Kossovo, Afganistan tanto per citarne alcune)? Questo è ciò che nasconde la RETORICA.

  • Boffo

    27/04/2015

    Certo che dal tono di questi interventi si nota quanto l'Italia sia poi unita da 70 anni a questa parte!!!

  • Blacklist

    27/04/2015

    Non trovo accettabile mischiare la scuola primaria con l'ideologia politica. Siete faziosi

  • Peppino Serpagli

    27/04/2015

    Complimenti per la sobrietà del tuo racconto, dopo lo tsunami di retorica dei giorni scorsi. Ovviamente é giusto che il 25 aprile sia la nostra festa nazionale, come in Francia lo è il 14 luglio. Scusa però, caro Gigi, ma mi pare che non ci sia un film "Telefoni bianchi" con Yvonne Samson, che é diventata famosa nel dopoguerra con film strappalacrime, appunto con Nazzari, il quale però era già famoso prima, anche per un bel film come "La cena delle beffe".
    Arturo Curà ne saprà più di me. Proprio di recente ho sognato che, passando davanti alla Posta (ex Cinema Orfeo) di Bedonia, lui e altri stavano lavorando per aprire un Museo del Cinema dove un tempo c'era una pasticceria, mi pare di un Biasotti.
    Non vorrei suscitare polemiche ma ai 3 partigiani da te citati, aggiungerei Gianni Moglia (Scarpa).
    Peppino Serpagli - Milano

  • Gigi Cavalli

    27/04/2015

    Hai ragione Peppino, mi sono documentato e "Telefoni bianchi" era appunto un genere cinematografico in voga in quegli anni e non un film. Avrò senz'altro fatto confusione, Maria Pina l'avrà citato considerandolo un genere ed io come un film (magari ricordando quello del 1976, più a mia portata).
    Per quanto riguarda "Scarpa", nelle foto allegate è presente tra gli altri partigiani locali.
    Ho corretto il testo. Grazie.

  • Dolores

    27/04/2015

    Angelo, concordo con te per la 1°parte del tuo scritto: chiaro e pacato!

  • Marco Biasotti

    28/04/2015

    Papà mi ha raccomtato un sacco di cose (che non dirò mai, nemmeno sotto tortura).
    Fino all'ultimo ho insistito per fargi scrivere un libro.... niente.... mi diceva è troppo presto c'è troppa gente ancora viva, ma prima o poi salterà fuori tutto e allora bisognerà riscrivere parte della storia. Ciao "sereno".... era il suo nome di battaglia.

  • Angelo

    28/04/2015

    @Dolores. Vuoi forse negare l'evidenza della seconda parte?

  • Dolores

    28/04/2015

    Fai il buonino Angelo: se 'mi avessi letta' prima e dopo, ti saresti accorto e accorgerai che quello che scrivo è fine a se stesso, basato principalmente sui ricordi miei o di riflesso. Non hanno MAI secondi significati e MAI politici perché non fa per me. Con questo capirai anche che i battibecchi non mi appartengono, ma rispetto le idee altrui. Buona giornata!

  • Angelo

    28/04/2015

    @Dolores. Va bene, come se mi avessi risposto. :)

  • Dolores

    28/04/2015

    E no furbetto:(..................con questo passo e chiudo.Ciao

  • Claudio M.

    28/04/2015

    "Siamo stati due testimoni di quando arrivarono gli Americani a Bedonia, alla fine della seconda guerra; io sono Maura e quel giorno di aprile 45 tornavo in bici da Strepeto dove insegnavo alle elementari; dopo una curva a gomito alle cave di Carniglia, inaspettatamente, mi trovo in coda a un plotone di soldati che marciano in fila, ai comandi di un ufficiale; gli ultimi del plotone si girano improvvisamente verso di me: ho un tuffo al cuore; hanno i volti scurissimi!?. Mi blocco e anche l'ufficiale si blocca e mi fa segno di venire avanti, anzi mi affianca e mi fa superare il plotone; ho il cuore in gola... non avevo mai visto gente di colore, anche se cantavo "Bella Abissina"... Ringrazio con un fil di voce, inforco la "Legnano" e come fossi Bartali, brucio i tornanti per scollinare al "Belvedere" da "Rissu'" e dare la notizia ai miei dei "Cacian" (i Chiappari).

    Io invece sono "Pulon", al secolo Napoleone Motta, ho la ventura di sapere bene l'inglese, perché ho lavorato tanto con gli Americani, da giovane, e allora, quel 25 Aprile 45, mi mandano a ricevere i Vincitori, verso le Piane di Carniglia, ma mi fermo al bivio di Case Gelana, dopo avere scollinato sul Belvedere di Bedonia e cercato di scorgere in avanscoperta, verso "U Galisoppu", i primi soldati americani.
    Ecco arrivano; nel momento del saluto ufficiale in Inglese non sono solo, ho con me dei ragazzi che ho invitato a stare composti; ma tant'è, è difficile tenere in compostezza Ninetto, Pompeo ed altri, finchè raggiungiamo il Municipio, tra ali di gente bedoniese e l'entusiasmo popolare per la fine della guerra".

    A queste due testimonianze, che ho liberamente raccontato (anche se tra virgolette perché le avevo sentite da ragazzo dai due protagonisti) aggiungo un detto dialettale di un vecchio di Tasola, di cui ora non ricordo il nome, che in quel 1945 ebbe a dire all'amico Marco Davide: "Tuttu pudeivo pensa', ma che a guera a vegnisse anche inta me' era de Tasera, nu' pensavu miga" ("Tutto potevo pensare, ma che la guerra potesse giungere anche sulla mia aia di Tasola, non lo avrei mai pensato").

    Un caro pensiero a questi tre e agli altri testimoni dell'epoca i cui ricordi vivono in noi, e un grazie ad Esvaso.

 

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