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  • L'amante tradita - I atto

    È giunta l'ora della resa dei conti. Anche per chi come me ci ha sempre creduto e questo momento pensava non potesse arrivare mai.
    L'azienda per cui lavoro mi ha tradita, ha tradito la mia fiducia e mi ha abbandonata, lasciandomi senza una parola e cosa ancora più grave, senza una speranza.
    Come un amante vigliacco se ne è andato senza una parola e io non so se ci sarà un domani per noi. Un po' come dire: "Tu se vuoi aspettami, ma non so se tornerò".
    Ora... io ti ho tanto amato, ma la fiducia è una cosa seria.
    Io per te ci sono sempre stata e tu nemmeno hai speso una parola per me. E pensare che mi avevi fatto così tante promesse. E adesso io cosa dovrei fare? Andarmene, certo andarmene e ricostruire tutto da capo. Facile da dire, difficile da fare.
    Ecco, proprio come un amante vigliacco, la mia azienda ha chiuso le porte, con un arrivederci che potrebbe essere un addio, accostando piano piano quelle porte così da non fare troppo rumore ed ora il silenzio regna sovrano.
    E nel frattempo lui non se ne sta con le mani in mano. "Italian design - Made in Turkey" è un ottimo slogan per vendere, così produce in Turchia e magari si appoggia a grandi gruppi italiani, che pur di sfornare piastrelle svenderebbero la sorella.
    Insomma il peggiore dei tradimenti.
    Io chiedevo solo di lavorare. Io volevo solo stare bene. Fare un lavoro che mi piaceva, lavorare assieme a gente con la quale sono cresciuta, lavorare nel mio paese. Fare crescere mio figlio nel mio paese. Ma tu mi hai tradita!

4 Commenti

  • CompianoArteStoria

    12/05/2015

    I capitali italiani vanno all'estero e contribuiscono allo sciluppo di quei paesi. Certi capitali stranieri vengono in Italia, si impossessano di clienti e tecnologie, poi se ne vanno. E non è solo un caso valtarese, succede ovunque. Il Governo dovrebbe studiare delle salvaguardie, ma al Governo ci devono arrivare i politici locali.

  • Marco Bertani

    12/05/2015

    Momenti difficili per tutta la Valle.

    La crisi dal 2008 in poi ha colpito l'Europa e l'Italia in particolare, ma ancora in maniera più "cruenta" le nostre valli (Alte Valli) lasciando sul campo aziende piccole e medie che in maniera diretta o indirettamente ci avevano permesso di vivere da queste parti con relativa tranquillità.
    Trovare lavoro, qui da noi, non era difficile. Chi lavorava più distante (difficilmente oltre Parma) lo faceva perché, magari con i turni, poteva guadagnare qualcosa di più.
    Ora con aziende chiuse o comunque in difficoltà le prospettive non sembrano, parlando in maniera eufemistica, tra le più rosee. Quello spirito imprenditoriale, che ci aveva caratterizzati, in questo periodo subisce l'alone di pessimismo, forse anche fondato, nel quale siamo immersi ed immaginare imprenditori "da fuori" sembra ancora più utopistico.

    Purtroppo non ho soluzioni, e sicuramente soluzioni semplici non esistono.

    Forse, dovremmo muoverci per rendere più efficiente quelle realtà che già funzionano, creando delle sorte di piccoli distretti. Distretti nel quale implementare quanto già esiste, creando filiere più complete.
    Per esempio nel settore "legna da ardere" sono già moltissimi gli operatori (piccoli e più grandi) che lavorano sul territorio, creare una filiera, ragionando anche sui problemi che li accomuna potrebbe aiutare la creazione di un distretto.

    Dobbiamo analizzare anche gli errori che abbiamo commesso nel passato. Aree a noi vicine Varsi/Fornovo hanno risentito molto meno della crisi, ed anzi continuano a funzionare molto bene avendo aziende di altissimo livello e specializzazione caratteristica che forse è mancata alle "nostre". Ma queste sono interventi che richiederebbero tempi medio lunghi per arrivare a cambiare quanto esiste sul territorio.

    In sintesi:
    1) Sin da subito rendere più efficiente quanto già esiste (creando filiere e "distretti")
    2) In tempi medio/lunghi preoccuparsi della qualità e delle specializzazione delle aziende che operano sul territorio.

  • PK

    12/05/2015

    Parole e tavoli

  • Remo Ponzini

    15/05/2015

    E' un vero calvario per me quando devo commentare notizie deleterie come questa. Perchè noi tutti, anche se non direttamente interessati, tendiamo a metterci nei panni di coloro che questo problema lo vivono in prima persona. Oltretutto questa notizia, che arieggiava da tempo, si va a sommare a quella dei dipendenti della ditta Filiberti di Piane di Carniglia che sembrano destinati alla stessa fine se non si troverà una ditta subentrante.

    L'invocazione del servizio di Gigi Cavalli, essendo scritto in terza persona, mi fa ritenere che l'autore (o autrice) sia un dipendente della Kale. Ci ha esposto una situazione drammatica che fa pensare a trame occulte e sottaciute da parte della proprietà. Ovvero, non avrebbe tenuto in nessun conto il bene più prezioso che ogni azienda ha : "i lavoratori dipendenti". Che non sono marionette ma persone. E che dietro di loro ci sono le famiglie, i figli.

    Capisco benissimo che ogni azienda debba mirare al profitto perchè solo quelle sane sopravvivono. Ma l'etica morale, che dovrebbe presiedere ogni atto che compiamo, dovrebbe imporre, ai signori che le governano, di avere un comportamento responsabile verso le maestranze che contribuiscono a creare ricchezza anche per loro. Qui, invece, si ha l'impressione che abbiano giocato a monopoli; usando il personale a mo' di pedine. Con lo scopo di impossessarsi di marchi di prestigio e ...null'altro.

 

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