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  • Dagli Appennini all'Unesco

    La notizia che il territorio dell’Appennino Tosco-Emiliano sia divenuto riserva della biosfera dell'UNESCO ci ha reso tutti felici. O meglio, quasi tutti. Personalmente non lo sono, anzi sono arrabbiato, sono irritato perché la parte ligure-emiliana, cioè la nostra, è rimasta esclusa.
    E’ passato un treno e l’abbiamo perso. L’ennesimo. Il motivo? Guardare al proprio orticello e non al bene comune. Basta ricordare quante elezioni a Sindaco si sono basate e dibattute sulla questione "Parco".
    Così oggi, mentre gli altri gioiscono, siamo qui a dire: "Bravi ragazzi, avete raggiunto una grande conquista". Magra consolazione, sì perché noi, come sempre, restiamo a guardare o al massimo applaudiamo.

    E pensare che nella candidatura originaria, quando fu progettato e proposto il Parco dell'Appennino Tosco-Emiliano, il territorio era esteso dal modenese fino al Gottero, includendo quindi Berceto, Borgotaro e Albareto.
    Peccato che i nostri amministratori pensarono bene di “difendere i cittadini” dai vincoli imposti dall’iniziativa, senza considerare che le riserve della biosfera UNESCO sono aree di ecosistemi in cui si accosta l'utilizzo sostenibile delle risorse naturali a beneficio delle comunità locali. Non solo, i progetti realizzati per la gestione della riserva beneficiano di contributi europei, oltre ad attività di sviluppo e promozione territoriale. Basta farsi un giro a Lagdei, nell’appennino est di Parma, per vedere come e quanto furono lungimiranti.

    Veniamo a noi, ai nostri predecessori. L’alta Val Taro si è trovata due volte a veder passare un treno importante per un’area montana depressa economicamente come la nostra, quello di istituti territoriali di promozione e conservazione come sono i Parchi, e in entrambi i casi si è ben guardata di prenderlo.

    La prima volta a metà anni ’80, quando la Regione stava creando il sistema di Parchi Regionali e creò un importante gruppo di studio con esperti di fama internazionale (ad esempio Franco e Fabio Perco) per valutare la creazione di un Parco Regionale nell’appennino bedoniese-bardigiano e piacentino, dal Monte Zatta al Monte Ragola, inclusi i Monti Penna, Tomarlo, Maggiorasca e Nero. L’area fu valutata come strategica, ma l’opposizione degli amministratori di qualunque colore, con l’eccezione di Renato Cattaneo (Sindaco di Bedonia), fu feroce e azzerò il progetto.

    La seconda volta fu intorno al ’99-2000 quando fu decisa a livello nazionale la creazione del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, con un’area di reperimento che andava dall’appennino Modenese al Monte Gottero. I comuni dell’appennino reggiano, allora nel Parco Regionale del Gigante, aderirono subito, i comuni del Parco dei Cento Laghi (parmense est) si divisero, con Monchio che restò fuori, i comuni della Lunigiana fecero lo stesso, con Bagnone e Aulla che aderirono e Pontremoli che decise di restare fuori. Anche Berceto scelse di stare fuori, e Borgotaro e Albareto, che fino a quel momento avevano una posizione attendista e dichiaratamente dubbiosa, accettarono supinamente (e con un visibile sospiro di sollievo) la decisione di Pontremoli e Berceto, che li lasciava fisicamente separati dai comuni entranti. Di certo non fecero nulla per tentare di convincerli per poter entrare nel parco anche loro.

    Il risultato è chiaramente visibile a chi frequenta l’appenino Parma est, il reggiano o la Garfagnana. Le alte valli del Ceno e del Taro naturalisticamente e paesaggisticamente non hanno niente da invidiare a quelle zone, ma è evidente come la mancanza di un nome, di un marchio che non sia solo commerciale ma che esprima una unità di direzione, di gestione, di progettualità, oltre che di investimenti statali ed europei sulle infrastrutture e l’agricoltura, determini una crescita ben diversa di qua e di là dalla Cisa.
    Per ben due volte si è scommesso sull’industria e sulle infrastrutture per muovere masse di pendolari verso la pianura, e quel che si è ottenuto è sotto gli occhi di tutti.

45 Commenti

  • Kappy

    11/06/2015

    La lungimiranza sappiamo che è merce rara, ma troppo spesso il tutto è aggravato da "chiusura mentale" e mancanza di condivisione di obiettivi.
    Spesso non si riesce a capire che la ricchezza aumenta il proprio valore quando è condivisa!
    Il discorso... "quel poco che ho è solo mio" non porta da nessuna parte, se non ad un maggiore isolamento, e questo è un discorso che vale in ogni settore della nostra vita.

    Peccato davvero per questo treno perso :( sarebbe stato un "qualcosa in più" da offrire come territorio. La poca lungimiranza è stata di poche persone che "amministravano" il territorio, la perdita di non far parte di questo parco, è invece una sconfitta di tutti :(


    http://www.kappy.it
  • Davide

    11/06/2015

    Con il Parco come fai ad andare a caccia al cinghiale? E poi sedersi in osteria a bere cicchetti, vantandosi, molte volte abbondando, sui kg della bestia appena uccisa?
    E poi non si può più tagliare il bosco?
    E le vipere che lanceranno dall'elicottero?
    E i lupi, quanti lupi verranno liberati?
    ...................
    ciuf ciuf e i treni passano (per fortuna ci sono le pensioni dei nonnni a tenere in vita i giovani)

  • PK

    11/06/2015

    Domande, e tutta questa decisione / discussione è stata tenuta nascosta? Perché le milizie ecotalebane non hanno detto nulla? Finita la voce dopo le pale eoliche? Ed i grandi rappresentanti politici locali in regione o in provincia... dormivano?

    per il resto vedo della gran fuffa, probabilmente ci sono delle elezioni a breve.

  • Guido Sardella

    11/06/2015

    Stiamo parlando del 1985 (proposta di Parco Regionale) e del 2000 (proposta di Parco Nazionale). Non vedo perché allora dovesse mancare la voce a causa delle pale eoliche. Intorno al 1985 l'unica pala eolica in valle era il disegno su un progetto proposto per il Santa Donna, e bocciato con sdegno dalla commissione edilizia del comune di Borgotaro per "impatto ambientale".

  • NDM

    11/06/2015

    Lunedi sono andato con mia moglie e figli sul Monte Penna, posto a cui sono legato dove, a fianco alla caserma vecchia, nell'infanzia trascorrevo tante domeniche estive con fratello, cugini, genitori, zii e nonni, calde giornate contornate da torte salate preparate dalla nonna, acqua fresca della fontana, qualche plaid e via a coricarsi sul prato a cantare e riposare dopo aver mangiato le squisite torte d'erba, riso, cipolle, (ecc.) e l'immancabile anguria che fino a pochi minuti prima restava a rinfrescarsi sotto l'acqua corrente della fontana antistante il grande prato sottostante la Madonnina, lassù, sul Pennino. Ebbene lunedi ho trovato un rifugio al posto della caserma, Nuova di pacca, ma già in stato di degrado e semi abbandono, partendo dai marciapiedi sgretolanti, perline piegate e dondolanti tenute da un chiodo già stanco, vegetazione che impervia sullo stesso edificio... materiali edili lasciati in mezzo al cantiere abbandonato ma accessibile anche da bambini piccoli! Forse sono finiti i soldi, ma s'intravede che tanti ne sono stati spesi ed è un altro esempio di cattiva gestione (e conti) alla italiana" degno di un servizio di "Striscia". Ancora una volta resto disgustato e deluso dal mio paese.

  • Daniele B.

    11/06/2015

    Gigi, hai ragione in merito ai treni persi. E complimenti per il blog.
    Ma tecnicamente, la ValTaro e la ValCeno non fanno parte dell` Appennino Tosco Emiliano.
    Fanno parte dell` Appennino Ligure. Quindi se la candidatura era di "la dalla Cisa", ritengo sia normale esserne esclusi. Questa e` la mia personale opinione e ritengo, anche io, che i nostri posti non abbiano nulla (anzi..) da invidiare all` Appennino Parma Est.
    Saluti. Daniele

  • Gloria

    11/06/2015

    Non riesco a capire di cosa la Valtaro e la Valceno dovrebbero vivere secondo i nostri amministratori... le aziende chiudono e nessun incentivo per chi avrebbe la possibilità di portare posti di lavoro. Magari senza distruggere territorio, morale e salute, di chi ci vive...

  • Luciana Bertorelli

    11/06/2015

    E' terribile venire a sapere, a giochi ormai fatti, delle occasioni perse per un territorio, il nostro, che vive in grande sofferenza ormai da anni !!!
    Il turismo langue, le industrie chiudono, i giovani se ne vanno... possibile che non esista un politico lungimirante che capisca quel che s'ha da fare???!
    Ma i politici li paghiamo noi e dovrebbero difendere i nostri interessi ( l'ultima barzelletta! ).
    Quanto mi dispiace leggere queste cose Gigi... ma ti faccio i complimenti perchè sei il solo che le dici

  • Guido Sardella

    12/06/2015

    I "giochi ormai fatti" non sono oscure manovre condotte in remote sale della politica: si tratta di una candidatura fatta alla luce del sole dall'Ente del Parco Nazionale all'Unesco, e che l'Unesco valuta secondo le sue modalità. Nessuno ha tramato per escludere la Valle del Taro: è la valle del Taro che si è tenuta fuori quando si decideva se entrare o no nel parco. I nostri amministratori valutano più di tutto il voto dei cacciatori: non sono tanti, ma sono quelli che fanno la voce più grossa nei bar. Se chi vuole entrare nel XXI secolo si aggregasse e facesse sentire che la sua voce non è affatto flebile, le cose potrebbero andare diversamente.

  • Silvia P

    12/06/2015

    E certo che a dir sempre e solo no ad ogni proposta il risultato è questo. In queste valli non si è mai voluto un parco, no hai SIC. È così che si perdono i treni! Peccato davvero perché i posti sono meravigliosi ma se la maggior parte della gente che ci abita non li sa valutare è inutile piangersi addosso.

  • Walter Serpagli

    12/06/2015

    Certo che il Parco qualche vincolo lo porta. Rispetto ai benefici che porta è piccola cosa. Il Parco porta a valorizzare il territorio, Occupazione, Turismo. E' un volano che porta una miriade di vantaggi, avranno benefici intere generazioni.
    Se in passato la gente di Bedonia avesse ascoltato il Sindaco Cattaneo oggi l'economia di tutta quel'area avrebbe una realtà economica splendida. Il Parco se si presenta l'opportunità è da non perdere. Pensando a oggi e soprattutto a domani. Pensando all'amore verso quella terra donandogli un futuro e permettendo a tutti di apprezzarla e ripopolarla. Pensando ai nostri figli che pur amando quella terra devo scappare in cerca di un lavoro e un futuro degno altrove. Il Parco e tutto quello che consegue darebbe loro certezza di un lavoro di un futuro nel posto che amano.

  • Davide

    12/06/2015

    Bene, siamo già in dodici a volere un Parco. Quindi come ci organizziamo? raccolta firme e invio plichi in comune, provincia, regione, ecc ecc
    Se la maggioranza lo vuole e i politici no, fra qualche anno si saprà a chi dare la colpa, con nomi cognomi foto e indirizzo.

  • Raffaella Delpoio

    12/06/2015

    Sinceramente un parco porta troppi vincoli.... ho vissuto da vicino quello delle 5 terre..... il mio modesto parere? Per fortuna questo territorio è patrimonio nostro e non dell unesco.... mettere vincoli sulle Terre.... secondo me nn è produttivo e .... i contributi? I psr sarebbero da valorizzare a tutti invece di lasciarli tornare indietro alla CEE senza usarli... e sarebbe interessante parlarne..... venendo dalla valle del bio non capisco perchè qua non siano stati sfruttati

  • Nemo

    12/06/2015

    C'è chi con il parco ci guadagna e chi ci perde.
    Cosa si è disposti a dare in cambio? Perché prima o poi il conto viene presentato.

  • Davide

    12/06/2015

    Per Raffaella: occhio a non confondere pochi vincoli dettati dal parco, a vincoli di inedificabilità o altro dettati per legge (distanza dal mare; geologici; distanza da fiumi rogge torrenti; vincoli boschivi; vincoli PTCP provinciali ecc ecc), che esistono a prescindere dalla istituzione di un parco.

  • Angelo

    12/06/2015

    @Davide. Appunto perché aggiungerne altri?

  • Raffaella Delpoio

    12/06/2015

    A Walter. Scusami, ma è difficile poterti rispondere non conoscendo il progetto del Sindaco Catteneo e le offerte che il Parco avrebbe donato, conosco però in maniera molto accurata ciò che significa vincolo Parco e ciò che porta a svantaggio dell agricoltura, una cosa che mi preme dire è che in queste belle valli, non esiste la degna cultura agricola per farle fiorire. E credo, considerato il fatto che questo è ancora comunque patrimonio della valle e non dell'Unesco, molto si possa ancora fare. Per portare un semplice esempio.... se tu avessi una bella villa con piscina, giardini.... saresti più felice fosse dell'Unesco che ti dice quando e chiudere l'acqua della stessa piscina, o saresti più felice se fosse tua facendo il bagno quando vuoi? Avete mai provato a domandare quanto costa ristutturare una casa nel parco delle 5 terre dove non sono autorizzati gli accessi ai mezzi di lavoro?

  • Nemo

    12/06/2015

    Stiamo per ripetere le stesse cose già dette nel post sulla presenza del lupo in Valtaro.

    Non c'erano più cinghiali. Qualcuno li ha buttati dentro. (Cacciatori?)
    Non c'erano più caprioli. Qualcuno li ha buttati dentro. (Legambiente?)
    Non c'erano più lupi. Qualcuno li ha buttati dentro. (Cappucetto Rosso?)
    Perché non ributtiamo anche gli orsi con la scusa che qualche tempo fa c'erano pure quelli?

    L'unica attività umana che riesce a mantenere un accettabile equilibrio tra una natura poco contaminata e un territorio appetibile dal punto di vista turistico e una attività produttiva è quella della agricoltura. La conformazione del terreno appenninico non consente infatti la monocultura ultrameccanizzata della pianura, con una opportuna "cultura" delle tecniche agricole è possibile mediare i tre obiettivi suesposti.
    Infatti, a riprova della sua bontà l'agricoltura montana, è stata sistematicamente boicottata dagli anni '70 in poi.

  • Marco

    12/06/2015

    Raffaella è vero che sicuramente costerà di più ristrutturare alle 5 terre, perché non sono autorizzati gli accessi ai mezzi di lavoro ed è altrettanto vero che chi ha la piscina vuole avere la libertà di fare il bagno quando gli pare e piace. Ma se il progetto avesse portato dei fondi ragionevoli è pur sempre una sconfitta non avervi partecipato. Anche perché la realtà (se di realtà si può parlare) è che nella nostra valle è rimasta un'unica cosa da fare: prendere un last minute a meno di 40 euro e fuggire. E tra i due mali il parco mi sembra il male minore in un comprensorio dove le unità lavorative sono meno della metà rispetto ai pensionati; alcuni comuni e frazioni tra dieci anni saranno completamente abbandonati.

  • Angelo

    12/06/2015

    Non per fare della facile demagogia, ma i comuni e le frazioni che saranno abbandonati tra dieci anni dagli abitanti, erano già stati abbandonati anni fà dalla politica istituzionale perché "non rilevanti". Questo abbandono si è resa manifesta in una progettualità che non è riuscita ad andare al di là della voce "parco".

  • Guido Sardella

    12/06/2015

    È molto semplice vedere quanto un parco pone vincoli all'agricoltura e quanto l'agricoltura fiorisce nei terreni senza parco. Si fa un giro nel territorio della montagna reggiana, tipo Castelnuovo Monti, "vincolato" da quindici anni di parco regionale e dieci di parco nazionale, e lo si confronta con la nostra valle, che per venticinque anni è stata al riparo da quei "vincoli".
    Negli anni '80 chi era a favore e chi era contrario poteva fare paragoni solo con realtà distanti, le Alpi, l'Abruzzo... oggi basta guardare cosa c'è "di là" e cosa c'è "di qua" dalla Cisa. Ognuno può fare il confronto da se, mentre nessuno può più fare demagogia.

  • Davide

    12/06/2015

    Per Angelo: il Parco racchiuderebbe sotto un unico Ente il controllo di tutti questi vincoli, facendo capo a solo un istituzione.
    Per Raffaella: portare ad esempio le 5 terre non regge, come non reggerebbe un confronto con il gran paradiso.

    Lupi e caprioli non li ha liberati nessuno è la naturale espansione di selvaggina in terre disabitate e rinselvatichite. I lupi dell'Abruzzo si sono spostati fino alla Francia e da li fino al Trentino.

  • Maria Pia Cattaneo

    12/06/2015

    Il parco!!! Meglio non parlarne, meglio non nominarlo, meglio non pensarci!!! Ero una ragazzina quando mio papà, allora sindaco di Bedonia cominció a parlare di parco, cercando di far capire che forse da noi ci sarebbero stati tutti i requisiti per farlo. Davano contributi e aiuti. Il parco, per come ricordo, sarebbe stato diviso in zone, così da permettere l'agricoltura, l'allevamento, il taglio della legna e... udite udite addirittura caccia e pesca!!!

    Certo qualche regola si doveva seguire, ma soprattutto si chiedeva di provare a crederci. I risultati non sarebbero arrivati subito, certo, ma col tempo erano altamente probabili... Cosa mancó allora? Mah ci ho pensato molto in questi anni (25) e credo che i motivi fossero diversi. Mio papà era sindaco già da tanti, troppi anni e giustamente la gente aveva voglia di cambiare, i sostenitori del parco assieme a lui erano degli ambientalisti ante litteram, non ben visti. E poi c'erano tanti ragazzi giovani, ma si sa: "ièn züni cos te vô chi sappiena"...

    Probabilmente il fronte anti parco fu molto più convincente e più abile, fece capire alla gente che c'erano tanti contro e ben pochi pro, per cui le persone decisero di farsi convincere e parco non fu! Ci avrebbe aiutato, sarebbe cambiato qualcosa per noi? Mah io credo di si, ma ora come allora resta ed è un'opinione personale.

  • Biolzi Andrea

    13/06/2015

    Qualcuno dica al Sindaco di Berceto Lucchi che il suo comune è fuori dal parco, è inutile che starnazzi su internet che ne fa parte. Ora è tardi e se hanno dormito la colpa è di tutti. Saludi

  • Giuseppe

    13/06/2015

    I cacciatori non lo vollero e parco non fu,per oggi come allora il loro parere conta più di tutto,ciao a tutti.

  • Giuseppe Capella

    13/06/2015

    Ho letto gli interventi, una riflessione che vorrei fare e' sul concetto di lungimiranza. Il parco ormai e' andato, non credo che si possa riprendere questo treno e anche se ci fosse un ripensamento generale (cosa di cui dubito) il treno sarebbe stanco e vuoto di contenuti.
    Oggi il parco dell'appennino e' patrimonio dell'Unesco poiche' raccoglie i frutti di una lungimiranza di 15 anni fa'. Questa e' la politica lungimirante, ma anche l'agricoltura lungimirante e' vedere i frutti futuri a discapito delle resistenze presenti di lobby o interessi individuali di gruppi o persone. Negli ultimi 10 anni sono state fatte tante scelte: Comunita' montana, no al parco, ecc. che cosa oggi da frutti e cosa oggi e' un problema.
    Quante scelte per il futuro! Spero che diventiamo lungimiranti e forse tra 10 anni (se c'e' ancora qualcuno) raccoglieremo frutti.
    P.S. Riflessione per Raffaella Delpoio, ma Lei al parco delle 5 terre ci va'? Era una terra di miseria e migrazione, andavano a lavorare a La spezia o si imbarcavano. Oggi dalla citta' vengono a lavorare alle 5 terre, c'e' sempre pieno di turisti e chi ha un pezzo di casa ha un patrimonio. Dopo un alluvione come quella di alcuni anni fa si e' mobilitato il mondo e in un anno hanno fatto miracoli. Se faccio un parallelo con la valtaro mi viene la depressione.

  • Nicandri

    15/06/2015

    Per fare chiarezza indico le aree incluse nell’Appennino tosco-emilianosono, nuova area UNESCO.
    38 Comuni appartenenti a cinque Province e due Regioni. I Comuni sono: Baiso, Busana, Canossa, Carpineti, Casina, Castelnovo ne’ Monti, Collagna, Ligonchio, Ramiseto, Toano, Vetto, Vezzano, Villa Minozzo, Berceto, Calestano, Corniglio, Monchio delle Corti, Langhirano, Lesignano, Neviano degli Arduini, Palanzano, Tizzano Val Parma, Frassinoro, Bagnone, Casola, Comano, Filattiera, Fivizzano, Fosdinovo, Licciana, Villafranca, Castelnuovo Garfagnana, Giuncugnano, Piazza al Serchio, Pieve Fosciana, San Romano in Garfagnana, Sillano, Villa Collemandina.
    Si tratta di un’area abitata da più di 100 mila persone, di circa 223 mila ettari. L’Area Core rappresenta il 4,5%, l’Area Buffer l’11,5% e l’Area Transition l’84%. Il centro geografico e ambientale dell’area candidata Mab è il crinale dell’Appennino tra il Passo della Cisa e quello delle Forbici, ovvero il tratto in cui sul crinale corre il confine geografico e climatico tra Europa e Mediterraneo.

  • Florio

    15/06/2015

    Per quanto riguarda il PNATE, bene, certamente. Si tratta certamente di un riferimento utile da utilizzare con attenzione sul piano internazionale. Ma non posso nascondere che continuo a non capire dove si voglia andare. Cosa sia il Parco in rapporto ai territori che vi sono compresi e in rapporto a quelli ad esso circostanti è questione non risolta ed è conseguenza, grave, di una completa incomprensione con coloro che nel PNATE abitano. A questo punto, con questo ottimo risultato acquisito, penso che sia venuto il momento di affrontare questa questione.


    http://www.parcoappennino.it/newsdettaglio.php?id=3361
  • Angelo

    15/06/2015

    @Davide. Il territorio, per le sue caratteristiche, anche senza il parco rimarrebbe comunque a prevalente vocazione agricolo-turistica. Mi sfugge la necessità di mettersi tale giogo sulle spalle.

  • Guido Sardella

    15/06/2015

    Quando investimenti, interventi, comunicazione, visibilità, progettualità vengono definiti "giogo", mi sembra che la discussione si possa anche chiudere. Non eravamo pronti 30 anni fa, non eravamo pronti 15 anni fa, non siamo pronti oggi e non saremo pronti mai.

  • Maria Pia Cattaneo

    15/06/2015

    Mah, io guardo il Pelpi e le belle praterie che c'erano prima, lentamente stanno scomparendo. Non mi pare che tutti quelli che si preoccupavano di non poter portare gli animali al pascolo senza parco abbiano continuato a farlo, o chi temeva di non poter far la legna... In questo momento possiamo constatare solo quali sono per il nostro territorio i frutti del non parco. Non possiamo sapere quali sarebbero stati se il famigerato fosse stato realizzato..."così è se vi pare"... Almeno a me pare così...

  • Guido Sardella

    16/06/2015

    Maria Pia, sono perfettamente d'accordo con te sul fatto che i risultati del non avere il parco, in termini di perdita di paesaggio, in termini di perdita di biodiversità e in termini di perdita di redditi nel settore agricolo siano facilmente osservabili e anche computabili.

    Resto dell'idea che vedere cosa ci sarebbe potuto essere se il parco ci fosse stato sia altrettanto facile, recandosi nelle vallate a est della nostra, dove il parco (i parchi: Cento Laghi, Gigante, Alto Appennino Modenese e Corno alle Scale, senza andare oltre il confine con Bologna) sono stati accettati negli anni '80 e messi a buon frutto da allora.

    La nostra è una montagna di vecchi: chi ha la pensione si interessa solo di andare a caccia e funghi senza limiti, che tutto diventi foresta straripante di cinghiali è un valore e se chi è in età da lavoro deve andarsene in pianura non se ne fa troppo cruccio.

  • Angelo

    16/06/2015

    @Guido Sardella. Caro Guido non è che se qualcuno non è d'accordo con te prendi il pallone e te ne vai a casa, così non gioca più nessuno. (Anche perché il "pallone" non è tuo).
    L'ha detto qualcuno in precedenza, c'è chi trova ragioni per non auspicarsi l'istituzione del parco e chi il contrario.

  • Maria Pia Cattaneo

    16/06/2015

    Guido io la penso come te, ma vorrei capire, al di là delle polemiche, le ragioni di coloro che sono contrari. Non credo che dicano no per dispetto, o almeno spero non sia così. Dubito che oggi si potrebbe fare un parco, ma ritengo sia necessario pensare qualcosa, senza estremismi, magari incontrandosi non virtualmente, per ragionare. Il mondo, soprattutto quello occidentale, sta cominciando a capire l'importanza dell'ambiente vissuto con rispetto, ma coniugato con le esigenze della vita moderna. Tu ed io Guido viviamo qui, Angelo non so, ma ci sarà pur qualcosa che possiamo fare per "migliorarci", per non fermarci e non accontentarci. Chiedo a voi. Anche se la pensiamo in modo diverso, magari possiamo parlarci e ragionare un po'?

  • Guido Sardella

    16/06/2015

    @Angelo: 40 anni fa, su un tornante del Tomarlo, c'era scritto qualcosa del tipo "no al parco: questi monti sono di chi ci abita e non dei rapaci", o qualcosa di simile. Oggi intere frazioni sono disabitate e dirute, oppure abitate da qualche olandese per un mese all'anno se va bene. Invece i rapaci stanno benissimo.
    Il pallone lo hanno rubato certi amministratori che andavano in TV a snocciolare dati falsi (regolarmente smentiti via lettera da me e Ivano Vignali, lette sempre a fine TG dopo l'ultima pubblicità) per costruire la paura del parco su cui campare per svariate tornate elettorali.

    @Maria Pia: la legge regionale (6/2005) sulle aree protette propone una forma di tutela territoriale molto interessante, che non impedisce la caccia e che è indirizzata specificamente alla "tutela del paesaggio e della biodiversità attraverso il sostegno alle attività umane che li determinano", quindi le attività di pascolo, sfalcio, conduzione del castagneto, gestione forestale etc etc. L'esempio più vicino a noi sono le Terre Matildiche reggiane, che è uno dei quattro paesaggi protetti della regione. Non credo che ci siano molti soldi direttamente disponibili sul bilancio regionale destinati ai paesaggi protetti, ma c'è il PSR, con la sua massa di denaro UE che non si riesce mai ad allocare completamente, che è lo strumento giusto per finanziarne la gestione. Sia il paesaggio del crinale ofiolitiche che quello del "Lago di Compiano" potrebbero essere candidati tranquillamente, per il loro valore paesaggistico e di biodiversità di importanza nazionale, a Paesaggio protetto.
    Oppure si potrebbe pensare ad un Ecomuseo, come quello del Casentino, quindi ad un insieme di realtà puntuali sparse sul territorio legate al racconto della storia dell'insediamento e della vita in montagna, con recupero "funzionante" di mulini, stalle, casoni, seccatoi, alpeggi. E che dire di tutta l'industrializzazione ottocentesca di S. Maria del Taro, dighe, condotte, centrali, miniere, opifici...

    Però dubito che l'accoglienza della popolazione possa essere molto diversa da quella del passato, visto che la popolazione è sempre la stessa, ben allevata a pregiudizi e con trenta anni in più sulla groppa.

  • Luigi

    17/06/2015

    Ok, per 40 anni hanno vinto i no per "tutelare" la libertà di andare a caccia e poter lucrare sui funghi come pare e piace... ma la valle non mi sembra si sia poi così arricchita!!!! arrivati a questo punto - con il nemmeno troppo graduale spopolamento di persone e servizi dalla valtaro/valceno - cosa avremmo da perdere con un parco e cosa avremmo da guadagnare? non sono un operatore turistico ne'tantomeno un agronomo, ma sono convinto che sarebbero più i pro che i contro.

  • PK

    18/06/2015

    Beh, il parco è sicuramente una ricchezza per alcuni.




    http://www.parchidelducato.it/allegato.asp?ID=916940
  • Guido Sardella

    18/06/2015

    Esatto, PK: l'unica minuscola area protetta della alta Valle dal Taro, 380 ettari, ha l'anno scorso fruttato un appalto da 110.000 euro ad una ditta locale, Daniele Squeri di Tornolo, per la costruzione del Centro Visite.

    Pensate quante di queste occasioni, in un parco esteso per decine di Kmq, potrebbero esserci per gli artigiani e le ditte della valle!


    http://www.videotaro.it/editoriali_dettagli.php?ideditoriale=4020
  • PK

    18/06/2015

    Bimbo, son soldi nostri, non della signora provincia, o del sigr regione, soldi nostri spesi per una struttura privata.

  • Angelo

    22/06/2015

    @Guido. Le responsabilità della politica istituzionale le ho già rammentate qualche commento fa. Il modello di sviluppo che vedo percorribile è quello d'Alto Adige: agricoltura e turismo, non quello della riserva Navajos.

  • Guido Sardella

    22/06/2015

    Sono soldi pubblici nostri e di cittadini maltesi, inglesi, finlandesi, austriaci, lituani etc etc etc, utilizzati per costruire una struttura PUBBLICA su un terreno concesso GRATUITAMENTE alla collettività per VENTI anni da una signora ULTRAOTTANTENNE senza figli.
    Soldi che stanno pagando il LAVORO di una impresa LOCALE in cui lavorano operai e artigiani LOCALI. Grazie per il bimbo, ma purtroppo ho quasi 50 anni, la barba bianca, e non gioco ai soldatini. :-)

  • PK

    22/06/2015

    è no, se ragioni così sei proprio bimbo, leggiti la delibera.

    il solito ambientalista col portafoglio degli altri.

    ...che, per la realizzazione del nuovo centro visite della “Riserva dei Ghirardi”, sono disponibili finanziamenti regionali e provinciali di cui al punto 3. delle premesse, per un importo pari a 120.000,00 corrispondente all’85% del costo complessivo a carico della Regione, mentre la spesa restante pari ad Euro 21.176,00 è cofinanziata direttamente dalla Provincia di Parma...

    ultraottantenne senza figli ... e gli eredi?

    se tu alle balle ci credi il problema è tuo, non degli altri che le balle le tengono solo tra le gambe.

  • Guido Sardella

    22/06/2015

    @ Angelo: Parlare di riserva navaios mi sembra un poco anacronistico, neanche fossimo ancora in mezzo agli scontri socialisti-destra DC-sinistra DC degli anni della Valtaro da bere. Nessuna area protetta in Italia esclude l'attività umana dai suoi confini, anzi, basta guardare i programmi e i bandi di un qualunque parco per vedere che la massima parte delle risorse è spesa sulle attività umane: agricoltura e turismo sono i fondamenti dell'attività di qualunque parco. Proprio l'Alto Adige che vuoi prendere a modello ha una rete di aree protette estremamente articolata, dai monumenti naturali ai biotopi protetti, passando per Riserve, SIC, parchi naturali e parco nazionale.


    http://www.parks.it/regione.trentino.alto.adige/index.php?prov=BZ
  • Angelo

    22/06/2015

    @Guido. La differenza tra il parco del gran Sasso, ad esempio, e quelli dell'alto Adige è che in territorio abruzzese la popolazione si adegua, in alto Adige le politiche economiche e territoriali se la fa da se. Il punto non è recintare un pezzo di bosco per preservare piante e animali ma evitare che gli abitanti di un territorio con questo, che gia contano "pochino" diventino dal punto di vista politico-amministrativo dei soggetti passivi, liberi si di muoversi ma in un territorio "recintato" da altri (vedi ad esempio il piano Territoriale della Regione Toscana).

  • Luigi

    23/06/2015

    Che il sistema parco sia perfettibile e migliorabile ci sta, ma questo non vuol dire necessariamente che non sia un'opportunità.

 

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