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  • Una sola Valceno

    Il tema “Fusioni” l’avevo riposto nel cassetto, parlare con i sordi e vestire i panni del Don Chisciotte non era per nulla gratificante. Nel frattempo sono passati tre anni, ma in Valtaro nulla è cambiato: argomento tabù era e innominabile è rimasto.
    Mi chiedo se mai saremo un territorio fiero e responsabile, capace di accettare le sfide economiche, sociali e politiche che quest’ultima crisi ha reso evidenti?
    Fatta la premessa torno sull’argomento perché Beppe Conti di Bardi ha fornito un nuovo impulso sul tema, ovvero fondere i Comuni della Valceno.
    Concordo con lui sulla convinzione che bisogna andare oltre le Unioni e spingere sulle Fusioni, prima che queste siano inevitabilmente calate dall’alto, magari già preconfezionate e senza considerare le affinità territoriali dei comuni tra loro confinanti.

    Abitanti di un paese e cittadini di una valle.

    Con il mese di luglio inizieranno importanti discussioni, approfondimenti e votazioni a livello regionale e provinciale riguardanti i nuovi assetti istituzionali che vedranno coinvolti i vari consigli per discutere la delibera di Giunta Regionale: “Riforma del sistema di governo regionale e locale e disposizioni su città metropolitana di Bologna, Province, Comuni e loro Unioni”.
    Con le nuove decisioni prese a livello regionale il quadro istituzionale del nostro territorio subirà (a ragione o a torto), una ulteriore evoluzione; già si parla di “Area Vasta” che, almeno a parole, dovrebbe comprendere gli attuali territori provinciali di Parma e Piacenza.
    Devo premettere che, negli anni scorsi, sia in veste di Sindaco di Bardi che in quella di Consigliere Provinciale non sono mai stato d’accordo sullo smembramento delle Province da me sempre viste come ente importantissimo di raccordo e traino per i comuni appartenenti alla stessa, e ho sempre contestato l’impoverimento voluto da parte dei Governi Centrali dei Comuni, con troppi tagli imposti in questi anni mettendo in seria difficoltà ogni amministratore; come devo chiarire che ho sempre visto le Unioni dei Comuni come carrozzoni voluti, per ragioni politiche, dall’alto senza nessun beneficio sul territorio.
    In queste settimane i Comuni appartenenti all’Unione delle Terre Verdiane stanno deliberando per uscire da questo ente giudicato non consono alle esigenze di quei territori per tanti motivi. Precisato questo però mi rendo conto che vi sarà comunque (che io sia d’accordo o meno), una evoluzione istituzionale di grossa portata che nostro malgrado vedrà coinvolti anche i nostri territori appenninici; ed è per questo motivo che vorrei invitare le cinque Amministrazioni dei Comuni della Valceno (Bardi, Bore, Pellegrino P.se, Varano Melegari e Varsi) ad una riflessione sedendosi intorno ad un tavolo ed aprire un pacato dibattito sul tema delle fusioni.
    Ne parlo ora perché in un Comune si è appena votato e negli altri 4 si voterà tra quattro anni e quindi il mio non può sicuramente essere travisato come un discorso elettoralistico ma solamente il pensiero di chi pensa che il nostro modo di “pensare l’amministrazione” vada cambiato. Davanti alla prospettiva di Aree Vaste un solo Comune come i nostri potrà ancora gestire il proprio territorio nel migliore dei modi? Certamente quello delle fusioni è un discorso complesso, lungo, articolato e proprio per questo è necessario parlarne ed approfondire le problematiche, soprattutto se si parla di Comuni a vocazione montana.
    Il mese scorso in Consiglio Provinciale, abbiamo approvato all’unanimità il percorso di fusione tra i Comuni di Zibello e Polesine. Il Consigliere Provinciale e Sindaco di Zibello Censi con passione ha riferito dei vantaggi che avranno i due Comuni con finanziamenti e agevolazioni ad hoc da parte della Regione Emilia Romagna. Io ho fatto solo presente però che il nuovo Comune di Polesine/Zibello sarà di circa 42 kmq e che i capoluoghi dei due centri distano tra di loro al massimo 5 (cinque) kilometri, mentre il solo Comune di Bardi è 189 kmq, una rete di strade comunali di oltre 200 (duecento) km, con distanze dagli altri Comuni molto più lunghe su strade spesso di montagna. Nonostante questo penso sia necessario che in Valceno si tenti, (non a caso uso il verbo tentare), un approccio alla fusione con eventuali studi ed incontri su vari livelli, con altri enti, associazioni e popolazione interessata.
    Penso che il coinvolgimento anche dei Consiglieri Regionali sia importante. Per esempio per agevolare tale decisione la Regione Emilia Romagna sarebbe disposta a concedere ulteriori finanziamenti ai nostri comuni? Penso a come sarebbe importante un forte investimento per la messa in sicurezza del tratto della strada provinciale n. 28 Bardi – Ponte Lamberti, Ponte Lamberti - Varsi o ad altri progetti che ogni Comune potrebbe presentare.
    Il 19 giugno u.s. è stato approvato dal Governo il Decreto Legge “Disposizioni urgenti in materia di enti territoriali”, il Decreto è complesso e non è certo questa la sede per approfondirlo, però vorrei mettere a fuoco l’articolo 12 dello stesso: Zone Franche urbane – Emilia. Con questo articolo vengono istituite nelle zone colpite dall’alluvione del gennaio 2014 e quelle colpite, sempre duramente, dal sisma del maggio 2012, le Zone Franche Urbane, e cioè, in brevissima sintesi, aree del territorio che facilitano l’insediamento di imprese con importanti agevolazioni e defiscalizzazioni delle stesse, (come ho tentato di proporre da anni in Provincia con le Zone Franche Montane).
    Voglio ricordare infine che quattro comuni dell’Appennino reggiano ai confini con il parmense (Busana, Collagna, Ligonchio, Ramiseto) stanno portando a termine l’iter amministrativo che li porterà alla fusione.
    Sarebbe importante che le prossime generazioni della Valceno si sentissero abitanti di un paese (spero sempre innamorate come me del proprio) e cittadini di una valle. Pensiamoci!

    Giuseppe Conti - Consigliere Provinciale Provincia Nuova - Bardi 3 luglio 2015

7 Commenti

  • Pietro

    30/07/2015

    Bravo Beppe. Hai posto in modo pacato un problema molto serio che riguarda la nostra montagna e in particolareanche la val Ceno. Hai ragione, è tempo di riflettere e di uscire da forme di campanilismo comunale che oggi giorno possono solo essere deleterie per tutti

  • Secondo

    30/07/2015

    Sarebbe il vero paradosso politico se bardi e tutta la valceno facesse le scarpe ai sapientoni di borgotaro e della valtaro

  • Fabio

    30/07/2015

    Da un certo punto di vista sarebbe bello essere tutti cittadini di un unico comune di valle, ma da diversi altri la cosa non mi quadra.
    Di certo da molti anni ci hanno detto che la struttura amministrativa dello Stato Italiano è troppo ridondante ed anche questo causa l'aumento del debito pubblico, perciò è indispensabile una razionalizzazione.
    Va bene, detta così ci sta, se non fosse che il debito pubblico a parità di struttura cresce ed i soldi ai comuni per i servizi ai cittadini calano.

    Da qui la mia curiosità di vedere come sono organizzati altri Stati.
    Gli Stati Uniti d'America hanno uno Governo federale, uno Stato federale, le contee ed i comuni
    Il Giappone ha lo Stato, le prefetture (equivalente delle nostre regioni),sottoprefetture (come le nostre provincie con dei capoluoghi), i distretti e poi le città o cittadine.
    Dopo avere visto esempi lontani, veniamo alla pragmatica Germania.
    I nostri vicini d'oltralpe hanno Stato federale, i Land che potrebbero essere accomunati alle nostre regioni, i distretti (equivalenti delle nostre provincie) e poi le città.

    Evidentemente non sono comuni piccoli come i nostri, ebbene no.
    In Giappone cito la città di Akaigawa di 1264 abitanti ed in Germania Shwongau di 3396 abitanti, di montagna ed anche loro con un castello.

    Mi viene spontanea una domanda. Se molti paesi del mondo sono organizzati come prevedeva la nostra carta costituzionale, perchė noi ci poniamo il problema di cambiare e gli altri no?

    Forse non è la struttura amministrativa che porta a servizi efficienti o a riduzioni del debito pubblico, ma come vengono gestiti i soldi dei cittadini visto che il nostro debito pubblico aumenta e gli altri sono Stati virtuosi. Mi verrebbe da dire che i nostri amministratori locali, fanno salti mortali e stanno offrendo servizi con sempre meno soldi e forse non è lì che bisogna andare a cercare delle razionalizzazioni.

    dati:
    https://it.m.wikipedia.org/wiki/Akaigawa
    https://it.m.wikipedia.org/wiki/Schwangau

  • Ettore Rulli

    30/07/2015

    E bravo Beppe! Finalmente un Amministratore che vede chiaro e che affronta un problema serio ed urgente. Un problema che altri amministratori "scansano" perché? Perché non vogliono? perché temono? perché non capiscon0? Voglio vedere quando i "5Valtaro5" si muoveranno tutti assieme!

  • Sonia

    31/07/2015

    E cosa cambiere in concreto ma la verità ???

  • PK

    01/08/2015

    Spese correnti per unione dei comuni Taro e Ceno per il 2014 3.5 MILIONI di euro

    sai quante prebende ci tiri fuori da quella spesa, per me chi spinge per questi progetti (fusione) vuole la sua fetta di torta

  • Daniele Uboldi

    27/10/2015

    L'iniziativa è largamente condivisibile. Vorrei osservare che anche il comune di Compiano sarebbe da coinvolgere, in quanto tre delle sue frazioni ( Farfanaro, Cereseto, Trario) si trovano in Valceno; per cui non sarebbe male l'idea di staccarle dal comune d'origine per associarle al costituendo maxi-comune vallivo.

    La seconda questione su cui vorrei si concentrasse l'attenzione è che l'accorpamento (meglio, la fusione) di piu' comuni non può essere solo un espediente amministrativo, all'insegna dell'efficienza, della razionalizzazione della spesa, del miglioramento dell'erogazione dei servizi amministrati. C'è di piu'. La Valceno soffre, da decenni, di un progressivo spopolamento. Siamo abbondantemente al di sotto della soglia di sopravvivenza, con un indice di vecchiaia che raggiunge e supera il 600%, ed un saldo naturale perennemente negativo. Ai problemi demografici la sola fusione tra comuni non da risposte. Serve altro. Servono politiche efficaci di rilancio del territorio. Serve nuova attrattiva per le giovani generazioni Serve utilizzare i Fondi Strutturali Europei per piani di sviluppo sostenibile che non siano il solito denaro a pioggia che si perde in mille rivoli infruttuosi. Di questo si parla poco o nulla; eppure è il tema cruciale.

 

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