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  • Val Ceno: il Premio Fedeltà alla Montagna

    Si dice che non è importante la meta, ma il cammino. Non sarei però per nulla sincera se affermassi che all’assegnazione del Premio Fedeltà alla Montagna da parte dell’Associazione Nazionale Alpini alla “nostra” penna nera Giuseppe Federici ci tenevo relativamente.
    L’orgoglio delle mie radici valcenine (e alpine!) e la convinzione profonda che Giuseppe aveva tutti i numeri per portarsi a casa l’ambizioso riconoscimento hanno preso il sopravvento fin dal momento stesso in cui mio fratello Gianpaolo, capogruppo del gruppo Alpini di Anzola, mi disse che avrebbe proposto la sua candidatura, trasformandomi nella più accanita delle tifose.
    Epperò… Epperò se la gioia della vittoria è stata immensa, il viaggio che si è concluso con la cerimonia di consegna del premio è stato altrettanto indimenticabile. Sono stati gli incontri che ho/abbiamo fatto (io e le tante persone che si sono imbarcate in questa avventura) lungo la strada gli “scatti” più belli immortalati dal cuore. Uno per tutti, quello con i componenti della commissione del premio. Credo che per qualsiasi candidato a un riconoscimento come questo, che valorizza chi la montagna la ama davvero e a tal punto da farne una scelta di vita radicale, il confrontarsi con esaminatori competenti, scrupolosi e soprattutto capaci di mettersi in ascolto profondo di te, della tua famiglia e del tuo mondo sia un grande privilegio.
    Giuseppe (e con lui gli altri candidati a questa edizione del riconoscimento) questa fortuna l’ha avuta, ed è anche questa una piccola vittoria che in qualche modo ti arricchisce.
    Anche imbattersi nella disponibilità delle autorità (civili, militari e religiose) e nel sorriso gentile delle tantissime persone che sono entrate a far parte a titolo GRATUITO della macchina organizzativa della manifestazione (qualcuno di loro ha lavorato per un anno intero per realizzare questo evento!) è stata una gran bella lezione di vita e di civiltà.
    Il meglio che la nostra montagna sa esprimere ha regalato una forte intensità a tutte le tappe di questo viaggio, del quale la vittoria di Giuseppe, inaspettata e caparbiamente inseguita da tutti noi, è stata la migliore conclusione possibile.

    Maria Elena Chiappari

9 Commenti

  • Andrea Conti

    30/09/2015

    Può darsi che a Bedonia e nelle valli di Taro e Ceno rivedremo il presidente dell’A.N.A., oppure un ministro, o qualche altra manifestazione più o meno importante.
    Quasi sicuramente non avremo più l’Onore (con la “O” maiuscola) della presenza, tra i nostri monti, di qualcosa in grado di racchiude in se il senso di una tradizione legata anche dell’asprezza e delle dure condizioni del vivere la Montagna: il Labaro (nazionale) dell’Associazione Nazionale Alpini.
    A meno che non accada nuovamente qualcosa di veramente eccezionale.
    Così come lo è stato l’evento di portata nazionale, dedicato ad una persona speciale, che ha avuto il suo culmine tra le giornate degli scorsi sabato 19 e domenica 20 settembre, tra Molino dell’Anzola - Ciapunè e Bedonia.
    Mentre il Penna guardava la penna che connota il berretto all’alpina, meglio noto come cappello alpino, non credo che in valle ci sia stata la percezione dell’unicità di quanto era in corso, ovvero che siamo stati attraversati dalla festa della Montagna, anzi, dallo spirito della Montagna (quella con la “M” maiuscola) per antonomasia.
    Poi nuovamente il ritorno a tutti i giorni. La Montagna, che guardiamo tanto ammirati quanto un po’ arcaicamente sospettosi, ritorna quell’entità fatta di terra e di cielo e sospesa nello spazio e nel tempo. E anche Ciapuné torna fuori dalla logica del nostro attuale pensare il tempo, in quel non silenzio che si ascolta, e alle volte ci spaventa, e alle volte ci culla, tra i Monti. E nella mente risuonano poche parole di Giuseppe Federici, che mi hanno riportato a quando vivevo le cose con ben altro spirito e, soprattutto durante le pattuglie tra il crepuscolo e la notte, da Planina Trebević mi rincuorava pensare al mio Monte Barigazzo. Parole dell’alpino Giuseppe, non più usuali, appartenenti ad una filosofia alle quale non siamo più abituati, talmente sincere e semplici quanto disarmanti da racchiudere un senso di tutto:
    “Quando sei innamorato del posto in cui vivi e stai bene lì, tra i tuoi monti, hai già raggiunto il traguardo più importante”.

  • Franca

    30/09/2015

    Complimenti di cuore al sig. Giuseppe e a tutti gli alpini della Val Ceno, da figlia di un alpino ormai “andato avanti”

  • Rolleri I.

    30/09/2015

    Ho avuto l onore di conoscere questo ragazzo e la devozione che ha per il suo lavoro e il suo paese. Congratulazioni a tutti gli organizzatori della manifestazione cosi ben riuscita

  • Alberto Delchiappo

    30/09/2015

    Che belle parole Andrea!
    complimenti a Giuseppe, che non conosco ma tanto ammiro.

  • Lorenza

    30/09/2015

    Bravi, bravi e bravi! Un traguardo meritato. Grazie alpini e grazie val ceno

  • Sfaraja

    01/10/2015

    Cara Maria Elena, complimenti per le belle parole d'altronde Tu sei cresciuta a pane e alpini, prima tuo papà Capogruppo (e che capo) poi il fratello Gianpaolo, non potevi sbagliare.
    Però Maria Elena in tutto oltre al lavoro silenzioso di tanti alpini e altri amici e amiche si nota una regia, silenziosa, qualificata, vigile e attenta nel curare i minimi particolari, la Tua, hai saputo tirare fuori dai personaggi coinvolti in prima persona il meglio di loro stessi, hai saputo trasformarli da duri lavoranti della terra con un grande cuore ma poco avvezzi alle luci della ribalta, a star del palcoscenico, nulla è stato lasciato al caso, complimenti ancora.

  • Giuseppe Zanetti

    02/10/2015

    Onore e merito a questo nostro Alpino. Leggendo le motivazione non posso che non essere orgoglioso di appartenere ai "veci"

  • Piero Rizzi Bianchi

    04/10/2015

    Con molta umiltà, non essendo né alpino né agricoltore -ma cantore di canti tradizionali, perdinci, sì!- mi unisco alla soddisfazione più che giustificata per il premio che è andato a riconoscere la meritoria e coraggiosa attività, o meglio la vita stessa di Giuseppe Federici.
    Si vede proprio, caro mio, che come canti (bene), così operi: complimenti a te e ad Anzola anche da Milano (o meglio, dalla vecchia Bedonia)!

  • Franco/LEO

    10/10/2015

    Ho avuto la fortuna prima e l'onore poi, di avere Giuseppe come studente, dove con sacrificio e impegno profuso giorno per giorno,ha conseguito brillantemente il diploma di Perito Meccanico. Ho avuto l'onore successivamente di incontrarlo spesso alle feste della nostra Associazione Alpini. Onore dettato dal fatto di apprezzare un giovane Alpino, che già appena lo conosci, ti rendi conto che la sua persona è solare,cordiale,amichevole con tutti, con la passione per la sua terra, per la Montagna, per i canti popolari della tradizionale Alpina e Montanara, dove la fatica e il duro lavoro dei campi spesso diventa poesia.
    Ho avuto l'orgoglio e l'onore di portare la proposta di Gianpaolo, Capogruppo di M.Anzola,in Consiglio Provinciale Sezionale e di vederla recepire dal Presidente M.Azzi e dal Consiglio unanimemente.
    Tutti noi Alpini delle Valli, Taro-Ceno, abbiamo vissuto una Manifestazione memorabile per la nostra Storia Alpina, con Il Presidente Nazionale S. Favero, il Labaro con le 209 Medaglie d'oro,e tutto il Consiglio Nazionale ANA e ben due past President Nazionali presenti.
    Di tutto questo dobbiamo dire grazie a tanti, ma principalmente, GRAZIE di cuore a un Grande Alpino e alla sua famiglia : Giuseppe Federici, esempio lampante di Fedeltà alla Montagna e ai valori veri dell'Associazione Nazionale Alpini. GRAZIE GIUSEPPE!!!

    Franco/LEO Art. ALPINO.

 

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