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  • Con il cuore sono a Parigi

    Caro Gigi,
    io non ho mai visto Parigi come la città delle luci, della spensieratezza e dell’amore, eppure ci sono nata. La serata di venerdì l'ho vissuta anch'io come un film poliziesco, con la differenza che ero terrorizzata perché la mia famiglia e i miei amici abitano ancora là.
    Venerdì alle 22 leggo su Facebook la notizia: “Spari allo Stade de France”.
    Quello stadio è vicino a casa mia, conosco la zona, non sono stupita più di tanto e mi accontento del titolo senza leggere l’articolo. Riappoggio il cellulare sul tavolo… “i soliti tifosi”. Un’ora dopo accendo la TV e su ogni canale trasmettono gli “Speciali”. Capisco che è successa una cosa grave e mi fermo sul primo che capita. Dopo qualche secondo mi crolla il mondo addosso. Sento parlare di “bombe, kamikaze, isis” e nei sottotitoli il nome “Parigi”. Alzo il volume: “…stade de France, Bataclan, Rue de Rivoli”.
    Arriva la paura e mi ricordo del post su Facebook. Scrivo subito alle persone più care che ho lasciato a Parigi dieci anni fa: mia mamma, i miei fratelli, cugini, zii, amici.

    Mi arrivano subito le risposte: “stiamo bene”, “siamo a casa”, altri non rispondono. Aspetto o li chiamo? Cerco su Google la band che teneva il concerto al Bataclan quella sera: “Non conosco nessuno che ascolta questo tipo di musica”. Allora penso allo stadio: “Non mi risulta che nessuno andasse alla partita di calcio”. Che fare?
    Sono vuota, basita, offesa, ferita. Come se un ladro fosse entrato in casa mia. È assurdo. In TV vedo la polizia correre per le strade e penso al marito della mia migliore amica che fa il poliziotto. Le scrivo subito e capisco che stanno tutti bene. Inizio a ricevere le notifiche dalla nuova App creata da Facebook: “Amici nelle vicinanze” (titolo bruttissimo e da fiction), in altre parole “Conferma di stare bene”. Quasi tutti gli amici parigini avevano già risposto.
    Sono tranquilla eppure continuo a guardare la diretta. Sì è Parigi, non la Siria.
    Dei cretini si stanno facendo saltare in aria in nome del loro Dio e uccidono a caso delle persone… a PARIGI.

    È assurdo. Sono al caldo sul mio divano, a 1000 km da loro e in contemporanea guardo giornali francesi, giornali italiani, la diretta in tv, i messaggi di WhatsApp, le notifiche di fb. È pazzesco.
    Il sentimento che prevale è l’impotenza, sei lontana e non puoi fare niente. Durante la notte dormo poco. Continuano a venirmi in mente “bombe, spari, kamikaze, 46 morti, 100 ostaggi, Parigi”
    La mattina dopo accendo subito internet, qualcosa di più sicuramente si saprà: “Parigi, attentati, kamikaze, ISIS, 127 morti”.

    Mia mamma mi racconta al telefono dell’infinità di sirene che animavano la notte e che non finivano mai. Anche lei ha già chiamato tutti, in particolare gli amici nelle zone interessate. È scossa. Adesso ha paura per mio fratello che lavora in un posto affollatissimo durante il periodo natalizio.
    Non si può stare tutti chiusi in casa, spari e bombe erano in posti improbabili, non solo in luoghi scontati. È questo il terrorismo. Vogliono seminare il terrore. Nessuno si sente più al sicuro, da nessuna parte. Nel pomeriggio mi sono persino sconvolta a sentire i cacciatori sparare ai cinghiali.

    Questo weekend non ero più franco-italiana e non ero valtarese. Ero francese. Avrei voluto abbracciare i miei cari, essere là. Invece mi sono accontentata di esporre le candele sulle finestre di casa.
    Qui la gente è fantastica, è arrabbiata e dispiaciuta, capisce, giudica, condanna, posta il tricolore francese su fb.
    Il mio stato d’animo è combattuto. Tanti qui fanno discorsi molto duri su TUTTI gli arabi e allora mi rendo conto che non capiscono.
    In mezzo agli arabi ci sono nata e cresciuta, li frequento tuttora, studiavo con loro, lavoravo con loro, certi di loro sono molto più buoni di tanti europei, queste cose non tutti le possono capire. Allora smetto di parlarne. Certe cose se non sono vissute non si possono capire.

    Ho trovato simbolico il fatto che la prima persona che mia mamma è andata a trovare dopo l’attentato fosse la sua amica tunisina. Una signora che condanna questi fatti e usa le stesse nostre parole, come se non fosse tunisina. Lei è francese di fatto e di cuore e rispetta a 100% la Francia. Sono ancor più combattuta, odio solo i terroristi e non tutti lo sono.

    Durante il week end ho visto su fb dei post condivisi di persone scomparse che si trovavano al concerto del Bataclan. Chi cercava disperatamente la sorella, il marito, un amico. Guardo nomi, cognomi e le foto. Egoisticamente ero sollevata perché non conoscevo nessuno.  
    Io abitavo nella prima periferia a Nord Est di Parigi, nelle tristemente famose banlieue. Si sospetta che da lì poteva arrivare qualche terrorista. La macchina di uno dei terroristi è stata ritrovata a 9 km da casa mia, nella città in cui abitano tanti cari amici, molti originari della Valtaro, come me.
    Oggi il telegiornale dice che si cerca uno dei terroristi proprio in quei quartieri. Mi giro quando nomina il mio… il giornalista era nella strada dietro casa mia. Rivedere questo posto, in queste circostanze mi rattrista, mi spaventa.
    Anche nel caso della strage di Charlie Hebdo uno dei terroristi era originario del quartiere dove abita mio fratello. Lì ci ho vissuto per 25 anni. Non per incoscienza, ma non avevo paura, essendoci nata e cresciuta era tutto naturale. Sto parlando di delinquenza.
    Si sapeva, bisognava stare attenti a come vestirsi, a non andare in giro soli la sera, non fissare le persone per non farla intendere come una provocazione.
    È vero, frequentavo anche persone che giocavano a calcio con un coltello nei calzettoni nel caso in cui la partita non finiva come doveva, conoscevo ragazzi con armi in casa e tanto altro… ma facevo finta di non sapere. Qui si parla di delinquenza, non di ISIS.

    Sono cresciuta in mezzo ad etnie e religioni diverse, festeggiavo anche l’Aid (festa di fine ramadan) con i miei amici arabi. Porto serenamente mia figlia a Parigi e le faccio conoscere persone asiatiche, arabe, africane... Questo è Parigi, vivere tutti insieme, senza differenze.
    A mia figlia ho sempre spiegato perché a Parigi ci sono cosi tante persone diverse da lei, le spiego anche i pericoli delle banlieue.
    Oggi però quando le ho raccontato ciò che è successo è scoppiata a piangere. Le ho detto che ho sentito tutti e che tutti stavano bene, ma lei piangeva ugualmente: non le piace che sia fatto del male alle persone, anche se non le conosce. È tutto confuso per me, figuriamoci per lei che ha sei anni, non riesco proprio a spiegarle il perché di tutto questo.
    Mi sento smarrita, così l’ho abbracciata, standomene zitta.

    Cecilia Miosotis

    P.s. del 18 novembre 2015


    Non bastano fb/whatsapp/telefonate per essere sicuri di non conoscere le vittime di un attentato. Scorrendo la lista delle vittime pubblicata oggi, purtroppo, ho saputo che al Bataclan c’era una mia amica di scuola, il suo bimbo di 5 anni e sua mamma. Elsa è riuscita a salvare la vita al suo bambino sdraiandosi sopra di lui, ma per lei e la sua mamma non c’è stato nulla da fare, sono morte entrambe.
    Parigi non è poi così grande… fanculo!

9 Commenti

  • Fiorella

    17/11/2015

    Parole toccanti .....ti abbraccerei di persona se potessi

  • Sonia Berni

    17/11/2015

    Belle parole Cecilia uscite dal cuore perché non sono di circostanza!!! Voglio esserti vicina...perché non ci sarà mai nessuno così forte da cancellare la nostra storia e dividere i Paesi che credono come te e tua figlia nella libertà, uguaglianza e fratellanza.

  • Remo Ponzini

    17/11/2015

    Mi capitò di conoscere questa ragazza, tramite comuni amici, diversi mesi or sono. Mi colpirono subito l'affabilità innata, la sensibilità, i modi cortesi, la simpatia spontanea e quella comunicativa gioviale che trasmette serenità e piacevolezza. Mi era successo raramente, nella mia lunga esistenza, di scoprire tutte queste doti racchiuse nella stessa persona. Dialogo spesso con Lei su facebook perchè rifugge dalle banalità e scrive cose sensate.

    Ci ha descritto dei fatti di Parigi con una padronanza di linguaggio ed una sensibilità davvero ragguardevole. Ma avevo capito che era pervasa dalla voglia di apprendere la nostra lingua in tutte le sue sfaccettature perchè quando c'era una parola un po' desueta, di cui non conosceva il significato, anzichè bypassare come fanno in tanti, chiedeva lumi. Ma vi confesso che non mi sarei aspettato che avesse raggiunto un livello così alto di padronanza linguistica. Ma anche il nostro Esvasante aveva compreso le sue qualità ed infatti gli ha ceduto la sua scrivania ed ha lasciato che ci descrivesse i fatti sapendo che, nessuna come Lei, era in grado di farlo.

    Cara Cecilia, quello che ci hai manifestato nel tuo articolo, oltre ad averci offerto uno spaccato delizioso della tua adolescenza, trasuda di bontà d'animo e di genuinità. E' una lezione per noi adulti perchè ci ha fatto comprendere come dovremmo vivere e come dovremmo comportarci con il prossimo. Una vita giovanile vissuta senza chiusure e senza pregiudizi. Il tutto con naturalezza, come fosse la cosa più ovvia di questo mondo. Ciao, a presto.

  • Cecilia

    17/11/2015

    Grazie a voi 3..
    Remo, non voglio deluderti ma mi sa che Gigi ha corretto qualche mio errore, sai che metto sempre le doppie a caso ;) (desueto lo conoscevo!!!! Ahahah!!!! A presto)

  • Sabina Zaz

    17/11/2015

    Contribuisco alle parole di mamma Cecilia con quelle del ragazzo francese rimasto solo con il figlio di 17 mesi
    “Avete ammazzato l’amore della mia vita ma non avrete il mio odio”

  • Remo Ponzini

    17/11/2015

    Sulle doppie qualche volta viene il dubbio anche a me. Ma è sufficiente avvalersi del correttore automatico sia per ovviare all'inconveniente che per imparare. Può darsi che L'Esvasante abbia fatto qualche correzione ma la "polpa" è tutta tua. Complimenti sinceri. Ciao.

  • Franco A.

    17/11/2015

    Cara Cecilia, ho letto quello che hai scritto e devo dire che l'articolo rispecchia pienamente la tua natura di ragazza dolce e piena di umanità!
    Devo però aggiungere in difesa di 'chi non può capire xchè non è nato e vissuto a Parigi' che la gente comune come me sa benissimo che ci sono tanti islamici pienamente integrati nella realtà occidentale e che mai si sognerebbe di ammazzare gente innocente nel nome di Allah, non è questo il punto!!! Il punto è che a me e a tanti altri non piace la loro cultura (chiamiamola cultura). Non rispettano le donne, non concepiscono che una donna possa evolversi sia a livello familiare che a livello professionale, non credo tu vedrai mai una donna islamica in minigonna, in jeans attillati o con l'ombelico in vista e se per caso ne hai vista una beh.... probabilmente nel frattempo è già stata lapidata!

    Non credere che io non abbia mai avuto a che fare con questa gente,le mie sono esperienze vissute in prima persona, come sai ho vissuto diversi anni all'estero in città come Londra che è cosmopolita e multirazziale come Parigi, oppure i Germania dove la presenza islamica era altissima già tanti anni fa, ho stretto amicizia con gente di svariate nazionalità tranne quelli provenianti da paesi arabi o cmq islamici.... non mi sono mai fidato di loro, sono viscidi, ti sorridono ma non ti amano!! La convivenza con loro è sempre problematica, in tutti i paesi del mondo a maggioranza islamica oppure con grandi minoranze ci sono enormi problemi, le chiese cristiane vengono bruciate, chi non è dei loro deve stare molto attento! L'unico modo per tenerli a bada è il dittatore di turno (saddam, gheddafi ecc) altrimenti sono guai seri!
    Conosci qualche paese islamico che sia una vera democrazia??

    Per concludere ben venga una società multiculturale a patto però che tutti rispettino il proprio vicino e la cultura del paese che lo ospita,cosa che purtroppo molti islamici non fanno!!! Ah dimenticavo..... è vero che la stragrande maggioranza è gente per bene, ma è altrettanto vero che non mi risulta che ci siano terroristi camikaze che si chiamano con nomi tipo: Rossi, Lorusso, Brown, Leconte, Iglesias, Muller, ecc

  • Cecilia

    18/11/2015

    Non bastano fb/whatsapp/telefonate per essere sicuri di non conoscere le vittime di un attentato. E così, scorrendo la lista delle vittime pubblicata oggi, purtroppo, ho saputo che al Bataclan c’era una mia amica di scuola, il suo bimbo di 5 anni e sua mamma. Elsa è riuscita a salvare la vita al suo bambino sdraiandosi sopra di lui, ma per lei e la sua mamma non c’è stato nulla da fare, sono morte entrambe.
    Parigi non è poi così grande… fanculo!

  • Franco Brugnoli

    20/11/2015

    Quella di Cecilia è sicuramente una testimonianza bella, sentìta e soprattutto coinvolgente......

 

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