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  • Le querce di Panfurmaju

    Non possiamo pretendere che le cose cambino se continuiamo a fare le stesse cose. È perciò inutile che le persone si meraviglino se Emanuele ed io richiediamo autorizzazioni, certificati e motivazioni per una determinata scelta. Mi riferisco al taglio delle due Querce che da un secolo spiccavano nel “Prato di Panfurmaju”, sopravvivendo a due guerre mondiali e alla cementificazione del boom edilizio.
    Nel caso specifico ricordo che sono azioni a tutela di un patrimonio pubblico e non di interessi personali: abbiamo investito qualche minuto del nostro tempo per una cosa che credevamo doverosa. Per troppi anni si è fatto finta di niente o al massimo ci si è indignati  dopo l’irrimediabile, per finire poi con la più classica espressione bedoniese: “I se rangeràn”.

    Avete idea di quanti sono stati fino ad ora i tagli sconsiderati di piante, le perdite di viali o alcune potature discutibili? Tutte queste sparizioni diventeranno anche il simbolo del “rinnovamento”, ma nel contempo rappresentano la cancellazione dell’identità di un luogo e della gente che ci vive.
    Le due Farnie rappresentavano uno spaccato di storia locale e identificavano i ricordi di diverse generazioni. Certamente uno indelebile fu la partecipazione della scuola media "Giovanni Agazzi” ad una trasmissione di Maurizio Costanzo, una rubrica che si occupava di mantenere il nostro patrimonio verde. La protagonista dell’iniziativa fu la professoressa Gabriella Moglia e le targhette poi applicate sulle piante ne evidenziavano il carattere simbolico e protettivo (erano ancora presenti).

    Tornando al caso specifico, per le due querce tagliate, se pur poste su un terreno privato, abbiamo voluto renderci conto se l’iter, almeno in questo caso, fosse stato rispettato.
    Dopo il taglio siamo tornati a vedere le condizioni dei tronchi... effettivamente quello di sinistra era cavo al suo interno, aggredito da funghi e ormai compromesso, mentre quello di destra era in condizioni migliori se pur non in perfetta salute.

    Con questa azione abbiamo voluto sensibilizzare le istituzioni su future decisioni di taglio e al tempo stesso promuovere un censimento di tutte le piante decorative poste nel capoluogo, iniziativa che andremo a sostenere per mezzo dell’Associazione “Veterrima Plebs” per poi prospettarla al Comune di Bedonia.
    Una pianta tagliata è una pianta morta, una pianta che sopravvive è un valore che accresce la qualità della vita delle persone.

31 Commenti

  • Nicoletta

    20/11/2015

    Quegli alberi, se ricordate, recavano una targhetta gialla. Nel lontano '83 o '84, non ricordo bene, nella trasmissione televisiva BUONA DOMENICA, condotta da Maurizio Costanzo, vi era una rubrica che si occupava di mantenere il nostro patrimonio verde, e si invitavano gli spettatori a segnalare possibili "casi interessanti"; già allora le due piante erano argomento di discussione per un possibile abbattimento.
    Ricordo che segnai l'indirizzo a cui poter scrivere e il lunedì lo portai a scuola, alla professoressa Moglia. Come classe e scuola, scrivemmo a Costanzo che invitò in trasmissione alcuni rappresentanti per parlare di questi due alberi. A Roma, agli studi televisivi, andarono Simone Bruschi e Dimitri Pardini, accompagnati dalle rispettive mamme e da Gabriella. In trasmissione ricordo che vennero consegnate le targhe che, successivamente, furono messe in bella vista su entrambi gli alberi. Credo fosse una sorta di garanzia protettiva ma per saperne di più, sarebbe opportuno chiedere alla Gabry.

  • Riki

    20/11/2015

    Caro Gigi come hai potuto constatare dai miei post facebook abbiamo gli stessi problemi a Cusano Milanino, a mio modesto parere l'importante sarebbe ripiantumare per sostituire le piante malate per ricreare l'ambiente cosa che i comuni promettono ma non mantengono.

    Ciao

  • Antonio Berti

    20/11/2015

    E' proprio un peccato che le abbiano tagliate, ricordo quando hanno messo le targhette e se non ricordo male fra tanti discorsi, mi sembra di ricordare che dovevano esser fin intoccabili quelle piante, x non dire che mi sembra di ricordare che quando passano secolari e' difficile che diano il permesso di tagliarle. Comunque x me sono 2 belle piante che mancheranno.

  • Rosy Bedonia

    20/11/2015

    A pensare male si fa' peccato ma qualcosa in pentola la' deve bollire

  • Stefania

    20/11/2015

    Finalmente qualcuno che si smarca a viso aperto e speriamo siano in molti a seguirvi.. Conosco bene Bedonia perchè ci sona nata e per questo ammiro il vostro 'eroico' gesto. Forza ragazzi e forza Bedonia !!

  • Virgy

    20/11/2015

    So che esisteva in archivio comunale un documento che le piante già allora dovevano essere protette ....erano pure state fotografate in tutto il comprensorio comunale, parlo di tanti anni fa.
    Comunque ci sono andata pure io a vederle...... ma per l'amor di Dio ! Stavano ancora in piedi 100 anni !

  • Virgy

    20/11/2015

    E poi... nel giro di un anno abbiamo scritto troppi ....PURTROPPO! Ogni volta con una scusa diversa, perizie di esperti della natura, permessi, autorizzati, insomma tutto in regola...
    OK sono polemica, ma NON CI CREDO! Si volevano tagliare, punto e basta.........
    Caso strano tutte le nostre piante secolari tagliate rigettano vigorose.
    Quando esisteva l'amore e rispetto x questo paese ormai fantasma in autunno e primavera si curavano... potatura, verde rame, bianchetto a mezzo tronco, ecc ecc....
    Le piante che dovrebbero essere un vanto, soprattutto nel nostro paese sono diventate un "pericolo, una volta esisteva anche la festa degli Alberi. Chi di voi non se la ricorda? Si andava con le scuole a piantar alberi, dove il terreno era franoso piantavano alberi.. ehh già i nostri vecchi non avevano studiato, erano ignoranti...

  • Guido Sardella

    20/11/2015

    La Festa degli Alberi esiste ancora, io, alcune GELA e il Corpo Forestale oggi abbiamo portato una classe elementare di Borgotaro a piantare gli alberi lungo la pista ciclabile. Non è questione di essere vecchi o giovani, le cose si possono fare... facendole. Mi sembra che in vallata ormai sia in voga solo il mugugno, invece di rimboccarsi le maniche e FARE. Non possiamo addossare tutto alle amministrazioni, gli spazi per l'agire della cittadinanza, attraverso le associazioni, sono grandissime. Basta spegnere la TV, chiudere Facebook, aprire la porta e uscire.

  • Licia

    20/11/2015

    Sono felice di dire ad entrambi che proprio ieri sera alcuni ragazzi dello Zappa-Fermi ci hanno allietato ed emozionato con alcune letture di vari autori, tutte riguardanti alberi "Arbor in Fabula"... Piantate alberi. Ci danno due degli elements più cruciali per la nostra sopravvivenza: ossigeno e libri! - Whitney Brown -
    È stato emozionante vedere come questi ragazzi abbiano messo in evidenza l'importanza dell'equilibrio tra uomo e natura.

  • ISA

    20/11/2015

    Un vero peccato... di questo passo qualche mattina ci sveglieremo e non troveremo neanche più il campanile... e non sarebbe neanke la prima volta!

  • Piero Rizzi Bianchi

    20/11/2015

    Premesso che di ben altre schedature, urgenti e forzose, avrebbe estremo bisogno il nostro Paese per guardare al futuro con serenità (ma, in questa sede, qui mi fermo), benissimo venga per il nostro paese questa lodevole e ben pensata iniziativa degli amici e consoci Gigi ed Emanuele.
    Fin dalla sua fondazione, nell’ormai distante 1991, il nostro comitato “Veterrima Plebs” ha avuto a cuore l’immagine storica di Bedonia, e ha cercato in tutti i modi di difenderla e preservarla, talvolta con risultati fattivi di livello egregio, talaltra ingaggiando le classiche “battaglie contro i mulini a vento”, di cui però non bisogna affatto pentirsi, perché hanno un alto significato premonitore.
    Ora, dovrebbe essere ben chiaro a chiunque –tantopiù se investito di autorità pubblica– che anche un albero, o meglio ancora un filare di alberi, concorre a forgiare l’immagine di un luogo, e che quindi nella normalità dei casi la sua eliminazione è indebita, poiché porta non solo a uno spaesamento (causato dalla perdita di un elemento specifico del paesaggio locale), ma molto spesso anche a un vero e proprio imbruttimento, con ricadute inevitabili anche sul piano psicologico e della vivibilità di un luogo.
    Del resto, la buona fede e le buone ragioni, come ha giustamente sottolineato Gigi, sono evidenti, quando dei semplici cittadini decidono di impiegare il loro tempo per qualcosa che è considerato parte essenziale del pubblico bene (meglio specificabile anche come pubblico benessere).
    Buon lavoro, dunque, ai nostri due volonterosi amici, la cui permanenza fissa a Bedonia permette loro di agire con efficacia per il proprio paese: da parte mia, come credo degli altri soci del Comitato -penso in particolare, per le sue competenze, al caro amico Alberto Chiappari- massima condivisione e tutta la collaborazione che sarà possibile.

  • Ettore Rulli

    20/11/2015

    Io dentro a quei tronchi non c'ero e, anche dopo aver visto le foto dei ceppi, non posso dire se erano pericolose e soprattutto se tutte e due dovevano essere abbattute. Va comunque un plauso a Gigi ed Emanuele che sono vigili a segnalare pericoli ed abusi a scapito del nostro ambiente.
    Ricordo che qualche anno fa, proprio per la segnalazione di Esvaso furono salvati i pioppi del Sugremaro che stavano per essere abbattuti ed oggi invece sono vivi e vegeti e costituiscono un elemento di ordine nel disordine urbanistico del Sugremaro. Sarebbe anzi opportuno provvedere alla ripiantumazione di quelle mancanti e alla pulizia dell'argine del Taro.

  • Walter

    20/11/2015

    Tanto bordello per niente perche' a Bedonia nessuno se ne sarebbe accorto. Scommettete due piante?

  • Ellealle

    21/11/2015

    Le due imponenti "farnie", testimonianza di tempi antichi, quando i Fieschi di Genova venivano in queste zone montane per farne legno per navi. Negli anni ottanta la scuola media si occupava anche di ambiente da proteggere e conservare e importante fu l'occasione colta dalla professoressa Moglia Gabriella, per intervenire con alcuni studenti in una importante trasmissione televisiva nazionale e ritornare con due triangoli, se ben ricordo di colore giallo, che avrebbero dovuto difenderle dall'abbattimento. Ora forse il tempo le aveva logorate, non so. Ma come un simbolo amico e necessario del nostro vivere resteranno nella memoria.

  • Pia Moro

    21/11/2015

    Mi dispiace veramente...... mi ricordo della zona e degli alberi, ma non ne sapevo la storia!! Peccato.....

  • Remo Ponzini

    21/11/2015

    Quei due alberi erano già enormi quando ero ancora un ragazzino. Era il punto di ritrovo e di svago di chi abitava in via Garibaldi e zone limitrofe. A quei tempi erano di moda le "bande" che venivano formate in base ai piccoli quartieri in cui si abitava. Le più scatenate erano quelle di via Roma e quelle della citata via Garibaldi a cui apparteneva il Panfurmaiu (era il più grande e quindi fungeva da capo), Romano Raggi, i fratelli Carlo e Flaminio Serpagli, il sottoscritto ed altri.

    La nostra sede era la cascina posta proprio sotto ai due giganti e si trascorreva il tempo costruendo archi e frecce che si ricavavano dal legno di nocciolo che era il più flessibile.
    Si "guerreggiava" tirandoci frecce da un lato all'altro del prato ma poi ci fecero smettere perchè le punte appuntite avrebbero potuto conficcarsi nell'occhio di qualcuno.

    Mi sono perso in questi ricordi infantili ma tornando al tema posso solo affermare che, in linea di principio, sono contrario anch'io (come tutti) all'abbattimento di alberi ma nello specifico, non essendo un agronomo, non sono in grado di valutare se i due alberi fossero in condizioni così precarie da costituire un pericolo per la popolazione. In ogni modo dopo aver abbattuto sarebbe doveroso, come già evidenziato, provvedere alla sostituzione con l'inserimento di nuovi arbusti della stessa specie. Le querce sono note per la loro robustezza ma pure loro possono ammalarsi. Non so neppure se esistono cure appropriate ma penso e spero che anche questa possibilità sia stata valutata.

  • Claudia

    21/11/2015

    Quando giovedì mattina ho viso intorno agli alberi gli operai non ci potevo credere, pensavo che come l'anno scorso le potassero, e poi mi sono accorta che c'era qualche cosa di strano... ho filmato quei momenti e (a parte gli operatori molto bravi a fare quella operazione cosi pericolosa) non ci potevo credere le mie "torri gemelle" le abbattevano... che dispiacere, tante volte le ho fotografate ..con la neve, con il vetro ghiaccio... ogni giorno le vedevo davanti alla mia finestra... che tristezza...

  • Dolores

    22/11/2015

    Concordo con Remo.....perditi ancora nei racconti dell'infanzia che sono sempre preziosi...

  • Maggi F.

    22/11/2015

    La reazione che ho avuto in mattinata dopo aver visto le due piante a terra è stata quella di una fitta al profondo dell'animo, sentito tradito da quel mio paese che cancella il suo passato a colpi di motosega. Sono sceso dall'auto per capire il motivo ma non c'era nessuno per chiedere informazioni. Non sono un esperto ma nemmeno uno sciocco per capire che uno dei due alberi era ancora nel pieno della sua vitalità. Sono indignato davanti a questa scelta prettamente commerciale del 2 X 1

  • Nicoletta

    22/11/2015

    Tutto passa tutto se ne va! La due querce di Panfurmaju, che hanno accompagnato generazioni di sciatori e bobbisti in erba, che hanno visto i primi baci adolescenziali di decine e decine di ragazzi, sono a terra. Come furono imponenti e maestose in passato, ora incarnano il concetto del non ritorno; e' un pezzo di storia che rimarrà solo nella memoria e nelle immagini di un paese che troppo spesso tratta il suo patrimonio come se fosse di scarsa o nulla importanza!

  • MICHELEPORCARI

    23/11/2015

    Quando avrete abbattuto l'ultimo albero, quando avrete pescato l'ultimo pesce, quando avrete inquinato l'ultimo fiume, allora vi accorgerete che non si può mangiare il denaro." (toro seduto)

  • Piero Rizzi Bianchi

    23/11/2015

    Vorrei fare i miei sentiti complimenti a tutti quanti sono intervenuti con argomenti validi e sensati in difesa di questi due alberi e di quanto rappresentavano; e in particolare, sono stato toccato dalle parole di "Nicoletta".
    Mi chiedo solo una cosa, però: perché anche per esprimere giudizi e sentimenti sacrosanti, come questi, così tante persone ancora rinunciano a firmarsi per esteso? Signori e signore, sono "coloro" che hanno da vergognarsi, non certo noialtri!

  • Claudio M.

    24/11/2015

    Caro Gigi,
    ormai in Bedonia, mi pare rimanga solo la grande quercia farnia, gia' di "Vitturinu de' Meregassu", a Ronconovo alto, dopo la discarica, che dovrebbe avere circa 130/140 anni. Fu piantata dal padre di Vitorino Ferrari che era di capelli rossi e ispidi e percio' soprannominato "Meregassu" (cioe', pannocchia, con il barbiso rossiccio). La maestosa quercia à perfettamente sana, ma non è segnalata in Regione. D'estate, ha un ombrello di rami bellissimo che si staglia nell'azzurro verso Pelpi. Ha un tronco rugoso che tre uomini faticano ad abbracciare e scarica ghiande sui passanti. Lunga vita a questa "bimba" che Vittorino (classe 1904) ha visto da piccola... e Gianni, suo figlio (da te fotografato e messo in piazza), ha visto adulta... non è ingobbita e ha la testa spesso tra le foschie autunnali del Pelpirana e di Rio Merlino... senza soffrire di artrosi. Le sono affezionato.

  • U PIEVASCU

    27/11/2015

    A PARTE TUTTE LE BELLE PAROLE E I BEI RICORDI DI REMO ED ALTRI CHE FORSE A CAUSA DELL'ETA' IMMALINCONISCONO CHI COME ME HA TRASCORSO TRASCORSO LA PROPRIA INFANZIA GIOCANDO CON LA LIPPA O A FARE LE BANDE IN VIA ROMA CON TITTI', DA PANFURMAIO O IN TERRAROSSA O A TINGOLO O A DELIBERO TRA LA BANCA IL PORTICO E LA FOLETTA (REMO, SAI DI DOVE PARLO) UNA COSA E' CERTA: LE QUERCE DELLA PANFURMAIO RESTAVANO IN PIEDI SENZA PERICOLO PER L'INCOLUMITA' DI NESSUNO PER ALTRI CENTO ANNI SENZA SENTIRE IL PARERE DELL'AGRONOMO.
    PERCIO', LA SMETTANO DI METTERE LA GENTE DI FRONTE AL FATTO COMPIUTO ADDUCENDO BALLE COME SCUSE.

  • Remo Ponzini

    28/11/2015

    Caro U Pievascu, io ho l'abitudine di non pronunciarmi su certi argomenti se non possiedo le dovute competenze. Condivido il tuo dispiacere, che è anche il mio, e di tutti i bedoniesi ma tu fai delle affermazioni categoriche che potrebbero non essere veritiere. Capisco che ti sei lasciato trascinare da un impulso irrefrenabile dovuto all'abbattimento con quei due alberi storici che ci hanno accompagnato per diverse generazioni, ma ritengo che sarebbe stato più corretto se avessi espresso il tuo pensiero usando il condizionale anzichè l'imperativo assoluto.
    Sono invece d'accordo con te che non dovevano metterci di fronte al fatto compiuto ma potrebbe darsi che ne abbiano parlato in consiglio comunale dove sono presenti anche le opposizioni. Questa sarebbe una notizia da appurare. Se qualcuno sa che lo comunichi. Ciao e vedi di farti sentire con nome e cognome senza alcuna tema.

  • Fabiola

    01/12/2015

    Credo che la sensibilizzazione per il rispetto del “bello che ci circonda “ è sicuramente un aspetto importante e che va valorizzato, soprattutto in un contesto sociale come il nostro.
    Ovviamente non sono una fanatica del “vecchio va conservato a tutti i costi”, vecchio non sempre è sinonimo di qualità.
    La cosa che sinceramente mi stupisce sempre un po’ di queste iniziative è la polemica eccessiva che le circonda anche quando non se ne presenta la necessità. Ritengo infatti che abitando in un paese di piccole dimensioni, dove tutti sanno tutto di tutti, a volte per avere le informazioni sarebbe opportuno chiedere direttamente agli interessati senza ricorrere a metodi plateali e a volte fuori luogo. Inoltre lo zelo nell’ operazione di sensibilizzazione e controllo dovrebbe essere condotta in modo molto oggettivo e su tutti i campi ….ma questa rimane ancora utopia!
    Suggerisco ai numerosi estimatori e a quelli che come al solito “parlano tanto per parlare” che potrebbero istituire una sorta di assicurazione, dando la possibilità ai proprietari di tenere in piedi le piante indipendentemente dal loro reale stato…esonerandoli dalla responsabilità di danno a persone e cose nel caso ci siano problemi….anche se però in questo caso la cantilena sarebbe:”cavoli perché non li hanno abbattuti quando era ora” con lo sdegno della collettività generale…. Mah!

  • Marco Bertani

    06/12/2015

    Innanzitutto, perdonatemi se nonostante l’invito di Gigi ho atteso nel rispondere a questo post. Mi scuso anche se sarò prolisso, ma viste le considerazioni che ho letto, mi è sembrato necessario fornire una spiegazione del percorso fatto (vedere gli alberi da distante o in fotografia, non credo possa fornire un’idea dell’accaduto e tanto meno dare la possibilità di esprimere pareri con cognizione di causa).
    Premetto anche, che non capisco come si possa pensare che qualcuno abbatta degli alberi, senza motivo, o addirittura per il solo gusto di farlo. Proverò comunque a far capire come si è giunti a questa decisione.
    Probabilmente molti di Voi non lo crederanno, ma i primi dispiaciuti per quello che si è reso necessario sono i proprietari stessi, che sono sempre stati orgogliosi di essere “padroni” di un piccolo pezzo di storia bedoniese. Forse, sempre tra Voi, qualcuno di più crederà al fatto che i soldi (diverse migliaia di euro) ed il tempo (diverse giornate, nell’arco di diversi mesi) spesi per l’intera operazione si sarebbero più volentieri dedicati ad altro.
    Ma cominciamo dall’inizio, la scorsa primavera durante la potatura (che quindi si è rivelata inutile) ci si è resi conto, anche da non esperti, che entrambe le farnie avevano dei problemi di possibili “malattie” o funghi nella parte prossima al terreno (vedi Foto 1).

    Le piante in oggetto insistevano su proprietà privata e, purtroppo, per tale motivo, le responsabilità civili e, soprattutto, penali di eventuali danni causati da una loro caduta sarebbero state imputate solo ed esclusivamente a detta proprietà e che quindi solo detta proprietà avrebbe avuto voce in capitolo sulle scelte di conservazione ed abbattimento. Alla luce di queste considerazioni (dopo aver comunque interpellato Comune e Corpo Forestale dello Stato) si sarebbe potuto direttamente procedere con il taglio dei due alberi (“autorizzazioni, certificati e motivazioni” richieste da Gigi ed Emanuele e comunque fornite non mi risulta sarebbero stati necessari).
    Ma, a riprova del legame nei confronti delle due querce, non ci si è accontentati di questo e si è voluto procedere interpellando tecnici esperti che hanno condotto anche prove strumentali, tra l’altro creando un precedente. Infatti, per la prima volta a Bedonia (ma probabilmente in Val Taro) prima di procedere con l’abbattimento di piante si sono condotte indagini qualificate, tra l’altro, a spese di privati.
    Tralascio i dettagli sulla relazione tecnica (per chi voglia dare un’occhiata sono depositate all’Ufficio Tecnico Comunale), dico solo che, da tale relazione, entrambe le piante sono risultate “ammalate” e se ne è prescritto l’abbattimento.
    A questo punto cosa si sarebbe dovuto fare?
    Per rispondere apro una parentesi forse un po’ tecnica, ma credo esplicativa.

    Da Wikipedia:
    Il rischio è un valore definito dal prodotto:
    R = P × Vu × Val
    dove
    P è la pericolosità dell'evento in analisi, ovvero la probabilità che un fenomeno accada ...;
    Vu è la vulnerabilità, ovvero l'attitudine di un determinato elemento a sopportare gli effetti legati al fenomeno pericoloso …;
    Val è il valore che l'elemento esposto al pericolo assume in termini di vite umane, economici, artistici, culturali o altro.
    Quindi, nel caso particolare:
    la pericolosità è la probabilità che l’albero cada (probabilità che cresce perché ammalato);
    la vulnerabilità dipende “da quanto sia dura la testa di chi riceve la pianta”;
    il valore è quante teste, più o meno dure, saranno sotto la pianta che cade.

    E’ evidente che la stessa pianta, nelle stesse condizioni in mezzo al bosco avrà la stessa probabilità di cadere, ma avrà molte meno probabilità di colpire qualcuno o qualcosa e quindi procurare danni, rispetto ad una pianta che è posta tra due strade comunali e che ha all’interno del suo raggio di caduta una strada provinciale (la strada più trafficata di Bedonia).
    Dopo queste considerazioni, anche matematiche, dopo la relazione citata ed alla luce delle responsabilità civili e panali di cui si è detto la scelta dell’abbattimento è stata l’unica percorribile.
    La prima pianta abbattuta è stata quella verso la Casa del Volontariato, quella a detta di Gigi “in condizioni migliori”. Forse. Certamente non erano condizioni “buone”. A parte i rami, anche di notevoli dimensioni, “marci” e che buttavano fuori acqua e un materiale simile al fango, alla base tale albero aveva al centro un legno con la consistenza della “gomma piuma”, da non esperto non mi è mai capitato di vedere qualcosa del genere, ma, mi è sembrato di capire, anche da chi è più esperto non essere un caso frequente (vedi Foto 2). Il “legno gommoso” si allarga alla base occupando quasi l’intera sezione dell’albero, che era mantenuto in piedi dal solo apparato radicale.

    Il secondo albero abbattuto, quello verso il Municipio, come dice Gigi, “era cavo al suo interno”, e comunque costituito da un legno scuro molto “friabile” (vedi Foto 3).
    Questa seconda pianta quando abbattuta si è spezzata in corrispondenza della discontinuità tra parte del tronco sana e quella ammalorata (vedi Foto 4), a testimonianza della possibilità che si potesse spezzare quando era in posizione verticale con i conseguenti possibili danni che ne sarebbero potuti scaturire.

    Ora, visto quanto ho scritto, mi sento di meritare il diritto di porre un quesito agli amici Gigi ed Emanuele.
    “Sono azioni a tutela di un patrimonio pubblico e non di interessi personali”, ma perché quando Vi siete mossi non avete pensato di interpellare prima chi sapevate essere parte in causa? Prima di Comune, Corpo Forestale, Carabinieri, … I soggetti coinvolti non sono mai stati interpellati. Siamo a Bedonia, e penso di poter dire che ci si conosce tutti. In questo caso, non credo ci sarebbero potuto essere soluzioni diverse, ma magari … , ragionandone prima, … Anche per vostre “campagne” future, mi sento di suggerirVi di sentire prima tutte le parti coinvolte e magari insieme provare a trovare soluzioni. Andare in Comune la mattina che si sapeva essere quella prevista per l’abbattimento non avrebbe comunque portato grandi risultati, magari muovendosi prima…
    Sarei quasi tentato di dire che il tutto si sia fatto con il solo fine di per poter scrivere qualche post e farsi un po’ di pubblicità. Ma non lo dico.
    Già in passato ho avuto riscontro di “battaglie” condotte in maniera “disinteressata” e, se pur non condividendo l’opinione dei “promotori disinteressati”, ho creduto alla loro buonafede. Poi ho scoperto che la realtà era del tutto diversa.

    Se in alcuni passaggi posso essere sembrato polemico, è anche per il tempo perso in questi mesi per capire cosa fosse necessario fare, come comportarsi, quale fosse la soluzione migliore, il leggere commenti di così tanti “esperti” che, con un colpo d’occhio da distante, avrebbero già saputo cosa fare, mi ha fatto sentire inadeguato ed inadatto ed invidioso nei loro riguardi.
    Perdonatemi ancora se non sono stato sufficientemente chiaro, e se, soprattutto in alcuni passaggi, poco tecnico (l’ambito forestale non è il mio settore), ma spero comunque di aver esposto il perché della scelta.

    Per le 4 foto vedi link...


    http://www.esvaso.it/fotoalbum.php?idtipologia=25
  • Gigi Cavalli

    06/12/2015

    Ciao Marco,
    leggendo il tuo dettagliato commento si nota un certo rancore nei nostri confronti (mio e Emanuele) e questo mi dispiace perché il post non rappresentava un dito puntato verso la proprietà, colpevole di aver tagliato i due alberi, anzi ho cercato di essere il più obiettivo possibile.
    Il nostro intento era quello di trasmettere all’Amministrazione Comunale e ai cittadini un cambio di rotta verso un taglio sconsiderato di alberi nel nostro amato/bistrattato paese, scelte spesso più sbrigative che utili “Tagliare costa meno che potare”. Se nessuno si dimostra sensibile a questo argomento si continuerà imperterriti a tagliare solo perché gli alberi “sporcano le canere”.
    Non sto qui ad elencare quali e quante piante sono sparite per questi motivi. Ecco perché ho scritto: “Non possiamo pretendere che le cose cambino se continuiamo a fare le stesse cose. È perciò inutile che le persone si meraviglino se Emanuele ed io richiediamo autorizzazioni, certificati e motivazioni per una determinata scelta”.

    Se rileggi il post, senza intravederci la critica, noterai che ho parlato di ciò che quelle piante rappresentavano per i bedoniesi (ricordi legati all’infanzia, ecc.) e di aver ammesso che le due piante erano compromesse dal tempo.

    Non ho interpellato la proprietà perché non c’è stato il tempo materiale, solo alle 21.30 siamo stati avvisati telefonicamente da diversi cittadini che il mattino successivo le piante sarebbero state tagliate. Ecco perché siamo andati in Comune alle ore 8.

    Ti chiedo anche di rispondermi pubblicamente a questa tua insinuazione perché non trovo un collegamento alle tue parole: “Già in passato ho avuto riscontro di “battaglie” condotte in maniera “disinteressata” e, se pur non condividendo l’opinione dei “promotori disinteressati”, ho creduto alla loro buonafede. Poi ho scoperto che la realtà era del tutto diversa”.

    In attesa di risposta ti voglio ringraziare per aver trasmesso a me e ai lettori l’attaccamento ai due alberi da parte della tua famiglia, vi rende senza dubbi “casi rari”.

    Questo commento, pur citando Emanuele, è a titolo personale.
    Gigi Cavalli

  • E. Mazzadi

    06/12/2015

    Ciao Marco. Tante volte ho visto degli interventi sul verde di Bedonia che hanno compromesso alcune vedute del paese. In questo caso abbiamo saputo la sera prima che le piante sarebbero state abbattute. Niente di personale, ma volevamo capire se si poteva ancora fare qualcosa. È anche stato scritto che erano stati fatti studi che avevano portato a questa scelta. A differenza di tante persone, che si lamentano e polemizzano senza documentarsi, noi abbiamo investito un po' del nostro tempo per capire e per far capire che c'è una procedura corretta (quella che avete esperito voi) di intervenire sul verde. Poi ci sono tanti altri modi più "spicci" che in futuro non vorremmo più vedere, modi che impoveriscono uno dei beni comuni più preziosi: il paesaggio.
    Lascio perdere la questione del "farsi pubblicità": vorrei dire che è una frase infelice e non degna di una risposta ponderata. Ma non lo dico.
    Io non sono un "promotore disinteressato" delle battaglie in cui credo. Io sono "molto interessato" ai beni comuni in cui credo, paesaggio e territorio anzitutto. Anche io ti chiedo di rispondere pubblicamente alla tua insinuazione. Grazie.

  • Via Cassio

    10/12/2015

    Prendersi dei 'EcoTalebani' dal Gabibbo della Val taro è grossa (lo sapevate ?) e anche dopo la leccatina a Rossi per aver piantato una pianta (guardare videotaro). Ma da Bardi lo hanno già fatto rotolare giù dal Santa donna ?


    https://www.youtube.com/watch?v=4VBbdmoyHUg
  • Maverick

    14/12/2015

    @Cassio. Sì scaricato da Bardi ri-ri-ripescato a Borgotaro

 

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