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  • La Delft di Vermeer

    A Delft ci ho lasciato un pezzettino di cuore. Sarà difficile dimenticarla. Era da tempo che desideravo visitarla, da quando un’amica mi parlò del pittore fiammingo  Jan Vermeer. Cara Amelia ti ringrazio nuovamente. Fu lei a prendermi per mano e ad accompagnarmi dentro alle opere di questo straordinario pittore. Ricordo bene ciò che mi colpì. Nei suoi quadri riportava emozioni vere, spesso d'amore, strappate alle normali consuetudini quotidiane, tutte rappresentazioni molto diverse e distaccate da ciò che si dipingeva quattro secoli fa.
    In seguito gli è stata attribuita, non a caso, la figura di un antesignano “fotografo”, sia per l'uso che faceva della luce e della “camera obscura” (per meglio considerare la prospettiva), sia per la tecnica adottata, le pennellate venivano sostituite da minuscoli punti di colore, che a considerarli con gli occhi di oggi sarebbero paragonabili ai nostri pixel digitali.
    A Delft visse e dipinse i suoi trenta capolavori nella prima metà del seicento. Girare tra quelle vie che parevano immutate, guardare le stesse case da lui dipinte, quelle con il tetto a campana o le altre a scala; entrare in quella che era stata al tempo la locale Gilda di San Luca (corporazione degli artisti) o nella maestosa cattedrale (dove si sposò e anche dove oggi riposa) è stato emozionante. Sì, sono riuscito a toccare con mano un po’ di quel suo mondo di artista, pittoricamente laico e quindi anomalo per l’epoca, ma dimostratosi poi precursore di uno stile riguardante l’ambientazione attraverso la luce e la prospettiva.
    Uno dei pochi artisti che riesce ad emozionarmi e a toccarmi l’anima.

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