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  • Il dramma della montagna parmense

    Nei giorni scorsi sono apparsi in primo piano sul sito web istituzionale Portale Provincia di Parma, i dati della popolazione forniti dall'Ufficio Statistica Provinciale.
    Purtroppo è in risalto il dramma dell'Appennino Parmense.  A livello demografico si accentuano gli squilibri territoriali, con la maggiore sofferenza delle zone "deboli".   A livello comunale la popolazione complessiva diminuisce, nell'ultimo anno, in 29 comuni su 45. In particolare i decrementi maggiori si registrano nei centri della fascia montana.

    Dagli anni '80 ad oggi molti comuni dell'Appennino hanno perso (dati alla mano) dal 35 al 45 % della popolazione. La statistica può sembrare una scienza fredda ma non è ne di destra ne di sinistra, ed i dati, nonostante molta indifferenza, nonostante le diatribe pro o contro qualche animale selvatico o per qualche emergenza floreale, non si interessano della crisi, della rarefazione umana, del lento, inesorabile declino al quale una parte notevole del territorio è messa a rischio. Il punto di azzeramento della popolazione è indicato fra 25 anni, ma molti pensano che il collasso potrà avvenire anche prima, perchè, sotto ad una certa soglia, una comunità non può sopravvivere. Infatti non conta solo il "numero" di persone, ma anche la piramide delle classi di età. Per cui le attività private, abbondantemente sotto la soglia di convenienza economica, cesseranno le loro attività. Chiuderanno le scuole, le ultime famiglie giovani se ne andranno, rimarranno solo persone anziane.

    Ritengo fondamentale che il “problema montagna” abbia ancora di più risonanza a livello giornalistico televisivo e rete web; se non si fa prendere coscienza all'opinione pubblica anche della pianura ed ai tanti politici lontani anni luce  dei seri problemi delle Terre Alte (desertificazione demografica, cronica carenza di lavoro, emigrazione, emergenze idrogeologiche ed ambientali sempre più accentuate e pericolose, infrastrutture viarie carenti), un domani peseranno gravemente, da vari punti di vista, anche sulla parte bassa della nostra provincia. Basta con una logica di soli numeri! Si riconosca alla gente della montagna una funzione sociale, economica e ambientale, per cui i parametri devono essere diversi perché vivere e lavorare in montagna costa di più, è necessario arrivare ad una defiscalizzazione, ad un incentivo concreto per chi vive ed opera in zone disagiate, così come succede in regioni autonome quali l'Alto Adige dove, tra l'altro, una parte della popolazione disprezza il tricolore, senza parlare degli sprechi che gridano vendetta e orrore al cielo come in Sicilia.

    Gli interventi regionali non bastano è a livello centrale che si deve intervenire con urgenza prima che questo dramma ripeto in un domani non troppo lontano, porti ad una situazione nella provincia di Parma, insostenibile, con una parte urbanizzata e vivibile vicino ad un'altra desertificata ed abbandonata, con le conseguenze sopra citate.

    Giuseppe Conti / Consigliere Provinciale

19 Commenti

  • Federico Rolleri

    01/04/2016

    Per far fronte a quest'emergenza demografica e sociale certamente è utile anche interpellare le Istituzioni, ma fino a quando sarà quella l'unica strada presa in considerazione, la situazione non cambierà.
    Innanzitutto perché rivolgersi a coloro che hanno provocato quest'emergenza è non solo pressoché inutile ma addirittura autolesionista.
    Ma poi, forse ancor di più, poiché se non impariamo (noi, cittadini, imprenditori, consumatori, politici) a porre in essere le condizioni affinché le persone rimangano e nuove ne arrivino, rimarremo in eterno ad aspettare un aiuto che non arriverà.
    Il cambiamento reale è endogeno, ovvero nascente nelle valli: sta a noi organizzarci per creare opportunità e rendere il sistema delle valli una vera e propria comunità ospitale.

  • Mauro Delgrosso

    01/04/2016

    Beppe, 100% condivisibile! Se non si interviene subito, in maniera concreta e massiccia, per salvare quel poco che è ancora salvabile, sarà l'inizio di una breve ma feroce agonia. Ora, l'attenzione mediatica è sul dramma dei migranti, a cui bisogna in maniera sacrosanta dare una soluzione e su cui si spenderanno miliardi di euro: MA C'E' ANCHE IL DRAMMA SILENZIOSO, QUASI UN GENOCIDIO SILENTE, DEI MONTANARI (ITALIANI, EUROPEI,...!), che si stanno estinguendo, insieme alla loro cultura, nell'indifferenza totale, senza nessuna coscienza! Si continua a somministrare qualche aspirina ad un malato oncologico grave.

  • Mauro Delgrosso

    01/04/2016

    Ecco il buonista Rolleri! NO, no, e ancora no! Rolleri, documentati... non prestare il fianco a facili scorciatoie demagogiche: oggi, lo Stato prende alla montagna molto più di quanto restituisce. Lo spreco non è a Bedonia o a Borgotaro, se non te ne sei accorto, è appena un po' più a sud. L'Europa, da quando è nata, ha imposto enormi sacrifici alle zone rurali a favore di quelle industriali ed antropizzate (basti pensare alla scomparsa degli allevamenti non intensivi, all'agricoltura di nicchia), senza dare nulla di effettivo in cambio.
    Basta vedere come sono messi i nostri comuni, trasformati in gabellieri, privi di autonomia. Guardiamo di quanto sono aumentate le bollette energetiche, i carburanti obbligatori per muoversi, negli ultimi anni: e per cosa? Per tasse, che finiscono a Roma o in EU! Gli istituti di credito della nostra montagna, anche grazie ai vari dispositivi europei pronti a giustificare l'impossibile (Basilea 1 e 2) per ogni euro raccolto (risparmiato magari dai pensionati locali) impiegano in media sul territorio sempre meno di 0,8 Euro (a Collecchio, al contrario, impiegano, cioè prestano, fino a 1,9 Euro!!!).
    La prima e la seconda guerra mondiale, vero nocciolo del problema, fatte per volere dello Stato, hanno ucciso o mutilato milioni di giovani, alla base dell'economia rurale del tempo: nessuno ha restituito il tributo sociale imposto ad intere generazioni. E' da li che è partito il declino, la crisi, l'emigrazione di massa. Almeno, visto che a livello numerico (e quindi politico) non contiamo più un bel niente nei posti dove si prendono le decisioni importanti, almeno facciamo bene i conti di quello che ci spetterebbe di diritto (e che nessuno ci ridarà più indietro)!!!

  • Daniele Uboldi

    01/04/2016

    L'intervento in Consiglio Provinciale di Giuseppe Conti è pregevole e quanto mai opportuno. Mette il dito nella piaga. Peraltro questioni cruciali che egli deniuncia: la denatalità, l'invecchiamento, non sono fenomeni dell'oggi, ma fondano le radici nel passato profondo. Solo che oggi vengono al pettine gli effetti di comportamenti di trenta-quarant'anni fa. Tanto è il tempo necessario, da un punto di vista demografico, perchè si avverta il "vuoto" nelle classi di età piu' giovani.

    Beppe ha detto, con molta nettezza quello che c'era da dire: così non si può andare avanti. Di questo passo le comunità locali collasseranno e molto prima dei 25 anni; tempo limite della sopravvivenza biologica della comunità. Il collasso avverrà per deficit strutturale: una comunità non sta in piedi se non ha le "gambe" su cui reggersi. Ora però credo sia giusto spendere anche qualche parola di speranza all'insegna dell'ottimismo.

    La montagna piange, ma gli altri non hanno di che ridere. La vita in città è divenuta insopportabile e problematica, per molti aspetti: a cominciare dalla qualità dell'aria, dalla mobilità urbana, dal lavoro che non c'è, od è precario. Allora, se si riescono a formulare politiche nuove, moderne, lungimiranti, basate sull'uso rispettoso dell'i ambiente e della biodiversità, è possibile un'inversione di tendenza. La montagna può esercitare ancora una forte attrattività. Serve però una strategia dell'attenzione da parte del potere pubblico, oltre che dell'imprenditoria privata.
    Servono idee, progetti, realizzazioni che guardino al medio e lungo termine. Nessun dorma.

  • Marco Cacchioli

    01/04/2016

    Condivido il grido di allarme di Conti ma... ma lo ha fatto in una sede istituzionale che ormai non conta più nulla, e lo ha fatto in solitudine, quando ormai è evidente che, per farsi ascoltare a Bologna, e magari anche a Roma, servirebbe una comunità coesa e determinata a salvaguardare la montagna.

  • Giuseppe Conti

    02/04/2016

    Il tesoretto annuo della Provincia di Bolzano è pari a 5,2 miliardi, di cui 3,5 miliardi derivanti da entrate tributarie. Da dove arriva questa montagna d'oro? Dalla devolution fiscale che oggi lascia sul territorio il 90% delle tasse raccolte a livello locale oltre a una quota di trasferimenti pubblici. Le entrate tributarie per abitante a disposizione di Kompatscher & C. sono pari a 8.514 euro l'anno contro ad esempio i 2.261 che gestisce la Lombardia, e i 1.875 del Veneto.
    Senza polemica, (ma dato di fatto), ricordo che una parte degli abitanti della Regione Autonoma Trentino Alto Adige/Sudtirol disprezza l'Italia ed il tricolore.

    Ecco la lettera pubblica che scrissi nel 2011 quando ero ancora Sindaco di Bardi.

    MONTANARI DI SERIE C
    LETTERA DEL SINDACO DI BARDI AL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA AUTONOMA DI BOLZANO

    La Provincia Autonoma di Bolzano, chiedo scusa, Autonome Provinz Bozen – Südtirol, per i 150 anni dell’Unità d’Italia non parteciperà ai festeggiamenti. Lo annuncia il presidente Luis Durnwalder, e le motivazioni sembrano abbastanza semplici: “Non abbiamo un grande interesse. Ci sentiamo una minoranza austriaca e non abbiamo scelto noi di far parte dell'Italia. Per la mostra di Roma non ho ricevuto nessun invito e, molto probabilmente, come giunta non parteciperemo alle celebrazioni”.
    Vorrei ricordare che, in base all'articolo 75 dello statuto del 1972, (Legge costituzionale dello Stato), spettano alla Provincia di Bolzano:
    1. i nove decimi delle imposte di registro e di bollo, nonché delle tasse di concessione governativa;
    2. i nove decimi delle tasse di circolazione relative ai veicoli immatricolati;
    3. i nove decimi dell'imposta sul consumo dei tabacchi ;
    4. i sette decimi dell'imposta sul valore aggiunto, esclusa quella relativa all'importazione;
    5. i quattro decimi dell'imposta sul valore aggiunto relativa all'importazione riscossa nel territorio regionale, da ripartire nella proporzione del 53% alla Provincia di Bolzano (e del 47% alla Provincia di Trento);
    6. i nove decimi del gettito dell'imposta di fabbricazione sulla benzina;
    7. i nove decimi di tutte le altre entrate tributarie erariali, dirette o indirette, comunque denominate, inclusa l'imposta locale sui redditi(quindi IRPEF, IRES e via discorrendo), ad eccezione di quelle di spettanza regionale o di altri enti pubblici (comuni in primis).
    Quindi, come si evince dai dati, molto ampia è l'autonomia finanziaria, per cui il 90% dei tributi riscossi in ambito provinciale resta nel territorio. La provincia autonoma dispone di 9 mila euro di risorse all'anno per ognuno dei suoi oltre 480.000 abitanti (contro i 2 mila della Lombardia, superati però dai 12 mila della Valle d'Aosta). Complessivamente il bilancio dell'Alto Adige si aggira sui 5 miliardi di euro all'anno.
    In questi giorni sono iniziate le riunione preparatorie per la Conferenza Provinciale sulla Montagna Parmense con la prima sessione che si è svolta a Langhirano. I problemi devastanti dal punto di vista socio-economico che stanno interessando in questi ultimi decenni le Terre Alte, (abbandono di vaste zone del territorio per una sempre più accentuata desertificazione demografica, mancanza di lavoro giovanile, dissesto idrogeologico allarmante, isolamento sempre più accentuato) sono stati messi in risalto dagli interventi dei vari Amministratori, (compreso il sottoscritto anche in veste di Consigliere Provinciale) e sono ben presenti a tutti i sindaci dell'Appennino parmense.
    Non sarebbe ora di pensare come ho proposto di defiscalizzare le nuove imprese che vogliono operare in montagna, oltre ad altri incentivi per la gente di montagna? E come ha, in un certo senso, rafforzato il Presidente della Comunità Montana Parma Est Bricoli, proponendo una Regione Territoriale Montana a Statuto Speciale?
    Non è ora che a chi non si sente italiano come noi e ci disprezza, (poverini che sofferenze e che soprusi hanno dovuto subire in questi decenni!!) non inizi qualche taglio finanziario, deviando le risorse verso le nostre zone svantaggiate?? E' populismo il mio?? E' superficialità politica? No di sicuro, piuttosto amarezza e tristezza nel vedere abbandonate le nostre zone, mentre altre, certamente con una mentalità propositiva degli amministratori, ma anche con incentivazioni fiscali statali molto forti riescono a gestire territori svantaggiati.
    Mentre il Presidente della Provincia Autonoma di Bolzano Luis Durnwalder non si sente italiano, ma riceve milioni di euri da Roma, io mi sento un italiano di serie C e mi sento offeso da quanto egli afferma.
    Mi rivolgo ai Consiglieri Regionali ed ai nostri Parlamentari affinché vi possa essere una breve riflessione, (ed eventuale critica ci mancherebbe!), su quanto ho scritto.

    Giuseppe Conti
    Sindaco di Bardi
    Consigliere Provinciale

  • Giuseppe Conti

    02/04/2016

    La Sicilia va a gambe all'aria. Ma non è la sola Regione a statuto speciale a rischiare questo drammatico destino. Certo, i conti di Palermo sono davvero allarmanti: la gestione ballerina ha trascinato nel baratro quella che il Giornale ribattezzò, alcuni anni fa, la "Grecia d'Italia". Un debito da 5 miliardi di euro, scandali, assunzioni per gli amici e gli amici degli amici e fondi europei mal gestiti o del tutto snobbati. Nella Regione Sicilia i costi della politica e quelli per l’acquisto di beni e di servizi sono, in termini pro capite, circa il doppio; quelli relativi agli stipendi del personale addirittura più del triplo rispetto alla media di tutte le altre regioni d’Italia

    Secondo uno studio della Cgia di Mestre, la Regione ci costa 2,5 volte in più della media di tutte le altre Regioni messe assieme: "Precisamente 551 euro pro capite contro i 219 euro pro capite in capo a tutti gli altri cittadini italiani". E le altre Regioni a statuto speciale? Non fanno certo meglio dal momento che, secondo un confronto del 2010, sono tutte e cinque in passivo. Insomma, spendono più di quanto incassano. E allora? Allora, aboliamole.

    Da sempre, in Italia, ci sono cittadini di serie A e cittadini di serie B: neanche 10 milioni di italiani ricevono dallo Stato più degli altri 51 milioni e mezzo di connazionali. È un dato di fatto. Brutto da constatare, ma è così. È sempre stato così. Nel 1994, ogni cittadino della Lombardia aveva ricevuto dallo Stato 260 mila lire, uno del Trentino-Alto Adige circa 4 milioni e uno della Val d’Aosta oltre 7 milioni lire. Col passare degli anni l'andazzo non è certo migliorato. Nel 2008, per esempio, la spesa pro capite per pagare gli stipendi e i contributi al personale regionale è cresciuta per ogni valdostano a oltre 2mila euro. Tanto per avere un metro di paragone: nello stesso anno in Liguria la spesa ammontava a 32 euro e 90 cent, in Veneto a 30 euro e 70 cent e in Lombardia a 20 euro e 30 cent.

    Cifre da capogiro. Ad oggi la situazione è davvero peggiorata. Basta scoprire il vaso di Pandora siciliano per capire in che situazione ci troviamo. Il fatto è che la Sicilia non solo spende e spande coi soldi che lo Stato le invia a pioggia, ma si permette pure di snobbare i finanziamenti europei: utilizza solo il 12% dei 6 miliardi di euro di cui può godere.
    A questo punto, però, il vero problema non dovrebbe limitarsi a tamponare gli enormi errori, ma dovrebbe rispondere soprattutto all'esigenza di ripensare l'utilità delle Regioni a statuto speciale.

  • Daniele Uboldi

    02/04/2016

    Condivido appieno l'intervento di Federico Rolleri, in cui non rintraccio alcun "buonismo", ma solo tanto buon senso. Il buon senso di chi, al di la delle parole, opera quotidianamente sul territorio e, come un salmone, lotta controcorrente per risalirla ed arrivare ai risultati attesi.La crisi demografica non è cosa che riguardi quest'ultimo periodo. Oggi si vedono gli effetti delle politiche degli anni '60, quando, per calcolo e convenienza, si decise che l'agricoltura industriale fosse migliore, piu' produttiva e competitiva di quella tipica delle aree rurali, basata sulla piccola proprietà contadina, sui contratti di mezzadria. In chiave moderna, ha prevalso la cultura del latifondo e milioni di braccia sono state espulse dalla terra. Se prendiamo in considerazione i censimenti ISTAT del 1961 e del 2011 e li mettiamo a confronto, vediamo come la manodopera agricola si è piu' che decimata ( nel senso che è rimasto solo il 10% della forza attiva) Lo stesso è successo alle aziende agricole: ora ridotte a un decimo, per lo piu' di medio-grandi dimensioni. La massa dei contadini espulsi è andata a congestionare le città del triangolo industriale ( Genova, Milano, Torino). Risultati? L'industria non c'è piu', l'agricoltura è malata. Eravamo i secondi produttori al mondo di canapa , bachicoltura, tessuti e filati di seta, abbiamo distrutto tutto questo per favorire Ansaldo,Ilva e Fiat. Su questo Ha ragione Mauro Delgrosso: la Prima Guerra Mondiale fu fortissimamente voluta per favorire queste tre aziende e la nascente industria siderurgica ( quella a ciclo continuo, da minerale). La montagna merita un discorso a parte, perchè lo svuotamento è cosa principalmente del secondo dopoguerra, benchè una certa emigrazione ( per lo piu' stagionale e di prossimità, ci fosse anche prima). Oggi ,per ricostruire e tentare di rimediare a decenni di politiche errate, serve seguire la strada indicata da Federico: valorizzare il territorio, le sue risorse naturali, in un ottica rispettosa e biocompatibile. Serve fare delle comunità locali il perno del rilancio dell'economia. Serve l'idea che, per quanto difficile, i territori disagiati si "bastino". A questo deve servire il forte localismo, fatto di autonomia e autosufficienza; corroborato da attività sostenibili. Penso alle grandi possibilità offerte dalla banda larga, alle nanotecnologie: non invasive ed ad elevatissimo contenuto tecnologico. Penso al ritorno di produzioni agricole che avranno un grande impiego in futuro, come la canapa. Ma le comunità locali da sole non ce la possono fare, senza l'appoggio degli Enti Pubblici; i quali sono chiamati a rimediare i danni dovuti a politiche miopi del passato. I PSR possono essere un'utile occasione; se non si trasformano in un ennesimo spreco di denaro pubblico e contributi a "pioggia" che lasciano il tempo che trovano.

  • Mrm

    02/04/2016

    Cambio discorso, o forse no.

    sta a noi, anch’io la penso come federico, e ho sempre pensato anche che vedere il turismo come una manna sia un po’ un errore, non bisogna secondo me attirare turisti da spremere, ma rendere vivibile il territorio (come si usa dire oggi), ci vuole un calzolaio, non un altro bed&breakfast.

    e sulla spremitura viene la mia divagazione: ho comprato casa qui e ci vivo stabilmente da un anno, (con tutti i lavori, annessi e connessi vari), ebbene, sono stata allegramente inziappettata letteralmente da tutti, che evidentemente mi considerano alla stregua di un milanese grasso da spremere, tra l’altro non sono di milano e nemmeno grassa.
    nonostante le scottature, riesco ancora a farmi prendere in giro e pesto la testa nel muro dandomi della stupida.... ancora??
    ho trovato purtroppo solo adesso, troppo tardi, un muratore che fino ad ora si è comportato onestamente, e devo dire mio malgrado che non è originario di qui.
    ecco, credo che anche questo atteggiamento non aiuti a ripopolare la montagna....
    nessun rancore verso chi mi ha inziappettata (contento lui...) ma molta rabbia con me stessa che ho sbagliato a fidarmi, molti soldi buttati al vento che avrei potuto spendere meglio PER QUI, o se non altro per mangiare io...
    ma non capisco i due pesi e due misure (tre, quattro, cinque... a seconda della convenienza), del tipo: il governo è ladro, ma se rubo io va bene, secondo me per costruire qualcosa serve anche onestà da parte nostra.
    parere mio, non ce l’ho con nessuno e non me ne andrò mai da qui, però caspita... è così che si ripopola??


  • Claudio Agazzi

    02/04/2016

    Buonasera

    Credo non esista una ricetta unica. Capace di risolvere come per magia i tanti problemi che oggi ci troviamo a affrontare.

    Da qualche parte comunque occorre partire.

    Oggi dibattevo con un operatore alberghiero locale sulla nostra mentalità. Ha ragione lui. Qui c'è gente che non gliene importa nulla di fare questo o quello. Te lo dicano apertamente: "io ho la mia pensione e non mi importa nulla", "Io sto bene così, non ho bisgono di nulla".

    Personalmente trovo queste persone la massima espressione dell'egoismo. Le trovo miopi, ciniche, incuranti delle loro radici e del futuro della propria terra. Il fatto triste è che spesso queste persone hanno figli e nipoti.

    Cosa fare? Lottare, progettattare, parlare, condividere esperienze e andare avanti anche se il tempo sta finendo. Le menti migliori, i migliori imprenditori sono stanchi e se ne vgolino andare. Possiamo lasciare che gli insolenti, dispotici, fannulloni, cinici vincano. Noi diciamo di no.

    Con il gruppo di lavoro del consorzio lavoreremo soprattutto su questo, sul vendere il nostro territorio per far venire utenti, persone, a vivere qui. E' chiaramente indicato come primo obiettivo.

    A tutti coloro che pensano che queste siano solo parole dico di contaccarci, di chiederci cosa stiamo facendo, di vedere cosa abbiamo fatto e che cosa faremo a breve.

    Sicuramente non serve parlare soltanto. Io apprezzo tutto e tutti. Anche il "semplice" dibattito filosofico. Occorre però il fare. Altrimenti ce la stiamo solo raccontando.

    Mio nonno aveva ragione ma sbagliava. In primavera mi diceva: "Adesso arrivano i danneggianti, chiamava così i villeggianti". Erano però gli anni 70 e lui viveva facendo il contadino. Oggi i tempi non sono gli stessi. Di contadini ce ne sono pochissimi e ci dobbiamo reinventare.

    Invito tutti a scaricare dal link che indico sotto il secondo numero di LOVE's GIORNALE e leggere quanto scriviamo .

    Cordialmente

    Claudio Agazzi
    per Lovetaro&ceno


    http://lovetaroeceno.com/it/news-specifica.jsp?codice=24
  • Compiano Arte Storia

    04/04/2016

    Bene ha fatto Beppe a sollevare il problema, ma non facciamo polemiche se le cause stanno nella Provincia morta, nei Comuni inefficienti o nello Stato assente. Ognuno di noi nel suo piccolo ci deve pensare seguendo un principio molto semplice: produrre in valle, far Lavorare in valle, vendere fuori valle. E, dove possibile, consumare prodotti della valle.
    Facciamo l'esempio più banale: la Patata, fino a 60 anni fa tutta prodotta da noi, oggi andiamo al Supermercato e troviamo 5 o 6 tipi prodotti in altre parti d'Italia e all'Estero. Per produrla non occorrono grandi investimenti: basta una zappa, una "prösa" di terra che tutti abbiamo o possiamo trovare e ... qualche ora sottratta all'osteria!
    I giovani non trovando lavoro aprono un negozio, ma è un suicidio! Bedonia pullula di botteghe che poi a rotazione chiudono per far spazio ad altri illusi. Abituiamoci anche a privilegiare gli acquisti in valle: ho sentito una signora di Borgotaro che si vantava con le amiche di essere andata a Milano a comprarsi capi di abbigliamento, ma a Borgotaro ci sono fornitissime e convenienti botteghe di abbigliamento.
    Ho fatto solo dei banali esempi, ma tutto quanto si fa per proteggere il nostro ambiente e recuperare le nostre tradizioni può diventare elemento di attrazione dalle città alle nostre valli, ed abbiamo già buoni esempi; tutto questo porterà anche all'incremento demografico.
    "Meditate gente.... meditate!"

  • PaoloB

    04/04/2016

    Parlare o lanciare gridi di allarme non serve nulla e a nessuno. Anzichè diffondere inutili allarmismi non sarebbe più opportuna una strategia propria per aggirare il problema ? Sarebbe più efficace che parole al vento

  • L.

    04/04/2016

    Secondo me MRM ha centrato l'obbiettivo. Tutti discorsi giusti, ma poi noi aspettiamo passivi e anzi, e spesso facciamo i furbi. Il nostro unico modo di sentirci comunità è "guardar male" chi si affaccia da fuori... e spesso ne siamo compiaciuti!!! Continuiamo a farci del male!!! Inizio a pensare che forse per molti di noi sia più comodo lamentarci all'infinito piuttosto che rimboccarci le maniche e dimostrare qualcosa. Conti ha ragione quando dice che siamo dei cittadini di serie C, ma è colpa anche nostra, che non lottiamo e pretendiamo che sia tutto dovuto. Basta solo vedere nella montagna reggiana, senza autostrade, senza ferrovie e con pochi servizi, come la gente si dia da fare molto più e meglio, pur con i loro problemi.

  • Daniele Uboldi

    05/04/2016

    Mi permetto di segnalare un mio articolo, un po' datato, ma sempre attuale:


    http://www.decrescita.com/news/la-decrescita-puo-salvare-lappennino/
  • Tony

    05/04/2016

    Mrm e Compiano Arte Storia hanno ben centrato una parte del problema. Aggiungo solo che se anche la "pianta" è carica di "frutti" ma le "radici" non sono ben affondate nel terreno sarà il peso degli stessi frutti ad farla piegare fino a "sradicarla".

  • Sonia

    05/04/2016

    Consigliere Conti non trova che sia giunto il momento di smettere di scrivere comunicati stampa e passare al lato pratico della nostra rinascita?

  • Giuseppe Conti

    05/04/2016

    Signora Sonia forse lei non ha le idee chiare quando parla di "lato pratico della rinascita".
    Personalmente DENUNCIO queste gravi situazioni da diversi lustri. Già alla fine degli anni '80 con il Comitato una Strada per la Vita della Val Ceno abbiamo lottato per migliori e più consone strutture viarie per la montagna; dal 2004 in avanti in posizione di MINORANZA in provincia ho tentato in tutti i modi di sollecitare interventi e investimenti ma, le ripeto, IN MINORANZA più di tanto non puoi fare se non continuare a tenere vivo il problema. A mie spese ho portato avanti uno studio sulle Zone Franche Montane per la defiscalizzazione dell'Appennino ma, senza essere ascoltato o supportato da nessuno. Io almeno ho il coraggio di scrivere sempre il nome e cognome spero che lei SONIA ANONIMA abbia fatto qualche cosa in più che possa servire alla montagna, sarei contento di venirne a conoscenza.

  • Giuseppe Capella

    10/04/2016

    Bravo Beppe Conti con cui forse ho avuto sempre scontri piu' che incontri oggi plaudo! Mah!
    Mi chiedo quale Montagna, quella della bassa valle o alta, quella dei comuni ricchi o poveri, quella dell'alta valle ma dei comuni alti o di quello o di quell'altro.
    Troppe tribu' per un problema solo, popolo unito sara' vittoria, popolo diviso in mille tribu' battaglia persa e declino inevitabile.
    Spero e tifo per la prima.

  • Paolino

    12/04/2016

    Se il territorio sopravvive grazie alle pensioni di vecchiaia, una soluzione al dramma potrebbe essere farne entrare di più. Un distretto gerontologico con delle caratteristiche salutari come quelle che ci sono qui porterebbe con se anche nuovi giovani residenti impiegati nel servizio all'anziano.

    Tra l'altro una (o la) causa dello spopolamento è l'insostenibilità delle produzioni dai luoghi svantaggiati in un mercato produttivo geograficamente diversificato, e qui ci sarebbero azioni politiche ben più serie che l'urlo di dolore (consociativismo, confinazione e qualificazione)

    A tal proposito, un distretto mangia-pensioni taglierebbe il costo della commercializzazione di quei prodotti che verrebbero prodotti e consumati in loco, rendendo possibilmente la concorrenza con i posti avvantaggiati più bilanciata e la diversificazione produttiva accettabile quando non positiva.

    Non sarebbe da escludere anche un grosso contributo da parte di investitori esterni per far partire un'opera distrettuale atipica (team & disrupt).

    Servirebbe un campionamento sulla predisposizione a passare la vecchiaia in montagna per le generazioni a venire, che non è per niente scontata, ovviamente.

 

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