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  • La prima notte di Edvige sul colle

    Come se la passeranno tutti quei bedoniesi che "risiedono" sul colle San Marco? Ce lo racconta Peppino Serpagli attraverso un simpatico racconto, tutto bedoniese, che ha voluto regalarmi e che a mia volta dono.

    "A mezzanotte va la ronda del piacere... e nell'oscurità ognuno vuol godere."
    Oimee, ma chi canta?
    Dormivo così bene... non si può mai stare tranquilli.
    Proprio la canzone che piaceva tanto a mio marito.
    Ma quello lì chi è?
    "Ma verda tii... ma l'è propriu lu, u poru Custantinu, u mee omu.
    Quanta gente che non vedo da tanto: a pora Gigina de Pudii, a pora mee mere, a Cecchina du Morettu, a Palmina de Piasensa, u duttu Bruschi, u Dinu de Michelucci, don Checchi... e culll'anima longa dell'Antunina de Biasotti...
    Oimee, ma cosa vogliono? Mi dicono "Edvige, sei cuntenta d'essee rivee?”.
    Arrivata dove?
    Oimee, che sogno strano! Spero di svegliarmi presto.
    E continuano, non vogliono andarsene.
    Sorridono. Mi stanno tutti intorno.
    Mee mere, sempre quella. Don Costa u disa che assomiglia alla regina Elena.
    "Neveene via... voglio star tranquilla".

    Ma come sono leggera, come mi sento bene.
    U poru Custantinu continua con la ronda. Sì, la ronda... e corne u me feeva poh! Lassemma perdee...
    In coro mi dicono "Edvige, benvenuta tra noi."
    "Cumme saresse a dii?"… azzardo.
    "Siete ormai dei nostri" dicono in gruppo "E non definiteci di porii... siamo finalmente in pace."
    "Oimee mii...  ma allura anca mi son morta?”.
    Don Checchi sorride e mi dice "Edvige, non si preoccupi. Il gran passo è fatto, vedrà che qui si sta bene."
    Effettivamente non mi sono mai sentita così bene.

    Le luci della Pieve in basso, il Pelpi che mi protegge in alto. Quanta gente! Alcuni me li ricordavo appena.
    Come mia nonna, inna Caramatti de Cavigneega.
    Da vecchia, quando le chiedevano quanti anni aveva, rispondeva: "Vurrei comprei?”
    E mio padre, un gran bell'uomo... l'era du Burgu.
    Mi festeggiano, c'è allegria... ma non doveva essere tutto lugubre?
    Un'altra fregata della vita: tanto paura per nulla?
    Tutti sorridenti, tutti vestiti uguali... anche i siuri come Pecchion e il Senatore Lagasi.
    Mi fanno festa anche quelli con cui da viva non andavo d'accordo.
    Finalmente l'eguaglianza e il volersi bene?

    Sono frastornata. Non è che poi dovrò saldare il conto anche qui?
    Meglio che chieda a qualcuno di cui mi fido, come il dottor Bruschi, così onesto e austero.
    "Edvige, non siate diffidente," mi spiega il dottore "qui ci si vuole tutti bene. Non ci sono più bisogni, veri o presunti, della vita. Anche l'oro qui non conta nulla. Siamo tutti eguali, belli e brutti, buoni e cattivi."
    "Ma dottore" m'impunto "e chi ha fatto tanto male in vita allora non pagherà nemmeno qui?"
    "Per ora, no. Stiamo qui per un secolo e poi migreremo verso qualche stella, dove pare ci siano i veri Inferno e Paradiso e Purgatorio."
    "Madonna santa!" mi distolgo quando vedo arrivare un bimbetto vestito da Balilla.
    "Ma l'ee lu, u mee primmu, u Peppinu... come sono contenta di rivederlo. A lui sì che piacevano tanto i cavalli e u mestee de ferree. Mica come il secondo, che non è cattivo, ma ha letto troppo libri."

    Ora vicino alla Gigina e alla Caterina du Fullettu, c'è un'altra donna.
    A Gigina dice "Te ta ricordi custa chì, era morta così giovane."
    La guardo e piano piano la riconosco "Ohime, ma l'è a poraa… volevo dire la beata Iolanda!".
    Cinquant'anni fa abbiamo fatto una foto da Manzotti a Borgotaro tutte e quattro insieme.
    Giovani, forse belle, senz'altro eleganti.
    Chiedo loro come si passa il tempo qui. Mi rispondono "Femma di gran firossi".
    Poi, continuano, una sera sì e uno no, qualcuno racconta qualcosa. Ieri il Cavalier Carpani ha raccontato delle sue prime corriere, domani l'Antunina reciterà poesie in dialetto, tra cui "Tu see che se spusa a Mina?". Posdamani il direttore (delle scuole elementari) La Cara parlerà della riforma Gentile.
    Chiedo se si parla di politica anche qui e tutti, scandalizzati, rispondono di no.
    Meno male: di frottole ne ho sentito fin troppe in vita.
    Io ho sempre votato socialista, però l'uomo che mi piaceva di più a parlare era Almirante.
    Poi chiedo se manca loro qualcosa qui nel mondo dei più.
    Tutti rispondono di no... quando si fa avanti, spavalda, a Maria de Barbetta che dice "Tu see Edvige, ghe manca inna torteella d'erbe".
    "Maria, ne sei mei cuntenta. Volevate il posto vicino alla strada per vedere passare i vivi... l'avete avuto! Adesso vi manca la torta d'erbe... magherii duman vurrei anca a bomba de pisson".

10 Commenti

  • Remo Ponzini

    03/11/2016

    Sono rimasto stralunato a leggere questo racconto di Peppino amico sin da quando eravamo piccini. La mia sorpresa deriva dal fatto che, pur avendolo visto anche qualche giorno fa, non mi aveva mai accennato di aver "ceduto" questo racconto al nostro Esvasante.

    Per raccontare qualcosa di questo ragazzo di 75 anni ci sarebbe da scrivere per un inverno intero ma sar super-telegrafico. Si diplom in ragioneria a Pontremoli nel 1959/60 con la media del 7 (un voto stupendo per quei tempi) tanto che fu contattato dal Monte Paschi Siena che lo assunse immediatamente. Ma dopo un paio d'anni si licenzi ed inizi a girare il mondo (Germania, Svezia, Francia, Algeria, Stati Uniti ecc. ecc.) lavorando dove capitava.

    A lui piaceva viaggiare, leggere, conoscere nuovi popoli, nuove culture. Parla correttamente sia l'inglese che il francese ma si arrabatta anche con altre lingue come il tedesco, lo spagnolo, ecc.. Ora vive a Milano ma molto spesso viene nel suo paese natio dove l'incontro con una certa frequenza. Ma il suo argomento principale sono i bedoniesi del tempo che fu come se "a Pieve" fosse quella che lui conobbe da bambino.

    Il racconto del cimitero un capolavoro letterario che evidenzia la sua cultura, la sua capacit narrativa e l'amore che nutre per il suo paesello. Ama parlare in dialetto e quando passeggiamo per il paese se incrocia una persona dei nostri tempi, mi pianta in asso e non lo vedo pi per tutta la serata. Con lui le conversazioni sono, spesso, molto animate e contrapposte ma l'amicizia resiste anche a questi scossoni. D'altronde dicono che "il mondo bello perch vario" ed verissimo. Diversamente sarebbe solo noia.

  • Claudio Agazzi

    03/11/2016

    Buonasera

    Che bel testo. Grazie per avercelo donato. E Che bella anche la risposta di Remo. Signori d'altri tempi.

    Non ci arriver mai.

    Grazie

    Claudio Agazzi

  • Pia Moro

    03/11/2016

    Buon giorno Gigi, grazie per aver pubblicato questo bellissimo racconto, quanta nostalgia di quando Bedonia era proprio come il racconto....... se questo Peppino ha 75 anni e' della mia classe, com'e' il cognome? Di nuovo grazie, come dicono qui' "you made my Day!!!!!!"

  • Laura

    03/11/2016

    Una terra Bedonia di geni a tutto tondo, non si finisce mai di conoscere gente meravigliosa che vive, nonostante le loro menti fervide, nell'ombra. Felice di farne parte.

  • Claudio M.

    03/11/2016

    Bravissimo Peppino. Grazie per il ricordo della cara Edvige che associo alla maestra Iride, collega valente della mamma, e madre di Ermanno.
    Grazie GG e Remo per avere " Esternato " Peppino, di solito riservato ed un poco Ligure, come molti Bedoniesi.
    I saponi Raggio di Sole, le confezioni di Ava ("Come lava"), con le sorprese nel detersivo, facevano addocchiare la vetrina dell'Edvige , in via Checchi... a noi bambini del "Cinquanta".
    Quanti simpatici, indimenticati, personaggi hai evocato, caro Peppino.
    Claudio M.

  • Franca

    03/11/2016

    Bellissimo e io aggiungo mia mamma rina...... a cui far leggere questo bellissimo racconto della sua terra che le ha dato i natali ben 95 anni fa e di cui ancora innamorata..... grazieeeeee

  • Virgy

    04/11/2016

    Cosa dire di questo bellissimo racconto, questo... Oltre che essere il paradiso, era la nostra "vera" Bedonia. Quei nomi indimenticabili che sono scolpiti nel nostro cuore. Grazie Peppino caro amico dall' animo gentile e grazie a te Gigi per darci sempre grandi emozioni.

  • Peppino Serpagli

    06/11/2016

    Grazie per i complimenti. Una precisazione: il mio racconto ha una data precisa: novembre 1988. Ovviamente non per nulla un elenco di bedoniesi che gi si erano trasferiti sul colle di San Marco a quella data. Ci vorrebbero pagine e pagine per questo e io ne sarei solo parzialmente adatto, perch la Bedonia che ricordo molto bene quella di circa gli anni cinquanta del secolo scorso. Ma il mio primo ricordo in assoluto sono le pallottole luccicanti (paremi d'ottone) con cui volevo giocare davanti a casa quando avevo 3 o 4 anni (quindi 1944 o 1945) prima che mia madre me lo impedisse. La mia casa era davanti alla vecchia caserma dei carabinieri (allora RSI), che la notte prima era stata assalita, suppongo dai partigiani. Non ne so molto, ma ricordo che poi sfollammo a Monti.
    Quanto ai versi iniziali "A mezzanotte va..." fanno parte della canzone "Il tango delle capinere" di Bixio-Cherubini del 1928. Per motivi anagrafici, io la conobbi solo nelle versioni (tipo Nilla Pizzi o Claudio Villa) del secondo dopoguerra. Mio padre l'amava molto e suppongo che l'avesse sentita oltre che tramite la radio anche nella versione suonata dal benemerito Puttacellu.
    Peppino Serpagli

  • Dolores

    13/11/2016

    Ma che bel testo!!!!!!!!!!!!!! Grazie a Peppino per averlo scritto e a Gigi, per avercelo proposto. Letto cos, fa quasi rassegnare, dalla separazione dalle persone care... che incontra tutte quelle andate avanti prima e si conosceva.
    Mi piace davvero pensare che mia madre, nemmeno un anno fa:
    -.... jn n a pila u me pup Pern di Pariti, i m fradeln, i m nni e ttti cujj de Scperu.... I gn ftu fsta e tutt' sire i fn firsu e i prlna de nn che semma ch a pianze per l... snsa pens che i ne restern smpre rnte e i ne jutern in ta vitta...

  • Luciano/il milanese

    17/11/2016

    Solo oggi 17 novembre, recuperando tanti servizi di Esvaso che mi ero perso, ho trovato questa chicca di Giuseppe Serpagli detto Peppino, coevo (solo un giorno
    di differenza all'anagrafe) grande amico e vagamente anche parente.
    So che Peppino ha scritto molto nella sua vita, pagine e pagine, suppongo anche un libro autobiografico, per non parlare di pezzi ed articoli per giornali e riviste su tematiche veriegate ma per lo pi accentrate su fatti e personaggi reali concreti, molti anche storici di cui ha profonda conoscenza.
    Ma - per certi versi stranamente - nel dialogo surreale e nella tematica di questo racconto esprime il meglio di se stesso; il pathos che suscita con la rievocazione dei personaggi e del dialogo superbo e ne fa immagini reali e le rende ancora vive ai nostri occhi suscitando sentimenti di nostalgia e commozione. Bravo !

 

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