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  • Milonga Station

    Ci sono tante cose che vorrei fare nella vita, tra le tante sono sicuro che quella che non riuscir˛ mai a fare Ŕ ballare, il Tango. Questo mio convincimento non deriva dal problema di apprendere la tecnica o di saper memorizzare i passi, ma dalla certezza di possedere la negazione per il ballo.
    Il pensiero mi Ŕ sorto qualche sera fa, mentre ascoltavo un bellissimo concerto dedicato alla musica e alla cultura argentina, svoltosi a Bedonia, nella piazzetta a fianco la chiesa. Seduto lÓ, in mezzo a tanti altri, seguivo le note e l'atmosfera affascinante creata dai 'Briareo'; grazie a loro ho ripercorso il desiderio che avrei voluto si realizzasse: saper ballare il Tango.
    Per un attimo sono riuscito a farlo.
    Chiudendo gli occhi. 
    E' lý che mi sono girato per invitare la sconosciuta seduta al mio fianco, proprio lÓ, al centro della piazzetta. E' stata lei a far strada tra la gente, senza fare domande. Solo quando ci siamo trovati uno di fronte all'altra ci siamo guardati negli occhi. Un impercettibile cenno di assenso, di intesa, e il ballo ha avuto inizio.
    La portavo con un'indefinibile padronanza, la tenevo per la vita, per le spalle, sfiorandole il viso. Incrociavo i suoi occhi ogni qualvolta incontravo le sue gambe, intrecciavo le caviglie, per sollevarla, per renderla l'eroina del momento. Le fronti si toccavano, le guance vicinissime, il suo respiro nell'orecchio. Anch'io respiravo con calma, mi facevo forza, sapevo di potercela fare, sentivo di avere gli sguardi addosso, capivo che era giunto il momento di far vedere cosa sapevo fare. Lei mi rendeva pi¨ lento, sentivo la sua mano sudata, i suoi capelli sfiorarmi il viso, la sua volontÓ di assecondarmi.
    Poi la musica Ŕ finita. Sorridendomi mi ha salutato. Credo volesse dirmi: bene, molto bene. Tenendola ancora per un dito le ho ricambiato il sorriso. Ero compiaciuto, appagato, soddisfatto.
    Il Tango non Ŕ un ballo qualunque, Ŕ un ritmo, una musica fatta per la notte.
    A Milonga Station lo si pu˛ ballare mentalmente, anche se non si Ŕ capaci, persino ad occhi chiusi.

7 Commenti

  • butterfly green

    26/07/2007

    ...mi hai pestato i piedi due volte...non importa ti ho giÓ perdonato!

  • Vita

    26/07/2007

    Come ti capisco...con la differenza che io il ballo ce l'ho nel sangue.
    Prima o poi, mi dico sempre, troverÓ qualcuno che voglia venire a ballare il tango con me. Nel frattempo aspetto perchŔ non vale la pena ballarlo con "chiunque".Ti piace Piazzolla?

  • maria

    27/07/2007

    che piacere averti fatto ballare! col cuore

  • Nuvola

    27/07/2007

    l'avevo detto io che qui si sogna..... sempre! anche a occhi aperti!!

  • NDM

    27/07/2007

    "Solo chi avrÓ danzato con ogni dama e cavaliere della sua sala da ballo, potrÓ poi superare il loro inganno, solo guardando nel profondo degli occhi di ciascuno si potrÓ riconoscerne le malvagie radici. Solo divenendo noi stessi inganno, potremo poi combattere il demone, non prima.
    Non puÓ un uomo sano conoscere i rimedi per guarire i mali, e neanche cercarli fintanto sarÓ sano, solo l'uomo malato conoscerÓ il male e ne cercherÓ la cura.
    Non puÓ l'uomo che non ha provato la paura cercare il rimedio per combatterla, non l'ha conosciuta, e non si spreca tempo per sconfiggere ciÓ che non ci minaccia.
    Ogni uomo dovrÓ abbracciare la propria croce, e solo portando con fatica il suo peso, potrÓ un giorno riuscire a liberarsene".

    Un principe triste tese la sua bella mano ad una principessa, invitandola per un ballo nella luminosa sala, il suo invito non fu accompagnato da parole, perchŔ il principe oltre ad esser triste era anche muto, ma la soave fanciulla non ebbe bisogno di parole per comprenderne le intenzioni, seppe ascoltare il rintocco del suo cuore e la voce dei suoi bellissimi occhi tristi, ed accettÓ di ballare.
    I due si strinsero in un vorticoso abbraccio, e presero a danzare per la sala all'unisono come in un solo corpo. La principessa si lasciÓ trascinare in un ballo che sapeva strapparle i pensieri dal vivere, e la tristezza si impossessÓ del suo cuore. In un raro attimo di luciditÓ da quel incanto malevole, chiese al principe:

    A te bellissimo, ma oscuro cavaliere, che mi conduci in questa danza, chiedo, conosci il perchŔ del nostro incontro?

    E il cavaliere triste, resosi conto che la fanciulla ne aveva scoperto l'inganno, in risposta la liberÓ dal suo stretto abbraccio, allontanandosi dalla stessa lentamente, sollevato da una nube invisibile, e mentre uno strano sorriso gli si dipingeva sul volto, svan' per sempre.
    La sala ora era completamente vuota, anche l'ultimo ospite era svanito e il silenzio regnava incontrastato, la principessa cap' d'esser per la prima volta sola, dopo tanto tempo, e ripensÓ senza nostalgia a quando quella sala era stata gremita di gente, e di quanti balli era stata costretta suo malgrado a fare.
    Miss VanitÓ, Sir Egoismo, Mister ImpulsivitÓ, Don Cattiveria, Il principe dell'Apatia, la Regina della Paura, Donna Speranza, il Conte Illusione e tanti altri, a tutti la buona principessa aveva concesso un giro di ballo, e di ognuno ne aveva scoperto l'inganno, l'ultimo, ma non per questo meno temibile era stato il principe della Tristezza, dotato di un potente fascino.
    Improvvisamente dalla profonditÓ della sala un orchestra prese a suonare una meravigliosa melodia, la principessa si girÓ sorpresa, non sapeva di possedere un orchestra, e vide tanti angeli intenti a creare meravigliose melodie, sorriderle. Ancora stupita per l'accaduto, le mura della sala presero a svanire, ed improvvisamente il panorama cambiÓ, da una sala da ballo si ritrovÓ a camminare per uno splendido giardino, dove ogni cosa aveva voce e il primo fiore che incontrÓ le disse:

    Solo chi avrÓ danzato con ogni dama e cavaliere della sua sala da ballo, potrÓ poi superare il loro inganno, solo guardando nel profondo degli occhi di ciascuno si potrÓ riconoscerne le malvagie radici. Solo divenendo noi stessi inganno, potremo poi combattere il demone, non prima.
    Non puÓ un uomo sano conoscere i rimedi per guarire i mali, e neanche cercarli fintanto sarÓ sano, solo l'uomo malato conoscerÓ il male e ne cercherÓ la cura.
    Non puÓ l'uomo che non ha provato la paura cercare il rimedio per combatterla, non l'ha conosciuta, e non si spreca tempo per sconfiggere ciÓ che non ci minaccia. Ogni uomo dovrÓ abbracciare la propria croce, e solo portando con fatica il suo peso, potrÓ un giorno riuscire a liberarsene. "

    Piccolo fiore. Disse la principessa. Non esiste una strada alternativa? perchŔ tanto dolore, tanta incomprensione tanto egoismo nel mondo.

    Ti sei risposta, fin quando l'uomo sarÓ in comprensivo, egoista prima di tutto con se stesso, il dolore non lascerÓ la sua dimora, non c'Ŕ altra via credimi!
    Ora va raggiungi i tuoi fratelli, e con loro vivi una vita di gioia, la strada Ŕ aperta a chiunque vorrÓ unirsi a voi, ora sanno di dover ballare molti balli prima di giungere alla pace del loro cuore. Prima prenderanno coscienza di ciÓ e prima ne usciranno.

    La principessa si voltÓ indietro un ultima volta e vide alle sue spalle tutti i mali che le avevano nuociuto andare via sconfitti. Felice e finalmente libera si tolse le scomode scarpe, e prese a correre libera per il suo giardino ballando l'unica melodia che da sempre avrebbe voluto ballare, la melodia meravigliosa della sua vita.

  • anto

    30/07/2007

    NDM ... molto bello ...

  • butterfly green

    09/10/2007

    ...e poi lui le disse:"ti va di danzare tra le nuvole insieme a me?"...lei non gli rispose, non ce ne era bisogno, lei aveva giÓ spiccato il volo sorridendogli...

 

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