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  • Ti sposo ma alle 5 del mattino

    Questa storia dei matrimoni celebrati all’alba, lontano da occhi (e lingue) indiscrete mi ha sempre incuriosito. Così incontro Maria Pina e mi faccio raccontare qualche aneddoto legato a questa consuetudine ormai non più in uso.
     
    Accadeva spesso che si celebrassero dei matrimoni in gran segreto e tra pochi intimi, genitori e testimoni, al sorgere del giorno (4 o 5 del mattino). Per evitare che il sacrestano Giovita spifferasse tutto, si chiedeva al parroco (ossia, in quest'epoca, a don Checchi, cui successe don Sanguineti ed infine don Squeri) di poter celebrare il rito nella cappellina dell’asilo anziché nella chiesa parrocchiale. Nel salone del piano terra si approntava un minimo rifresco: caffé e qualche pasta della pasticceria Biasotti, accompagnata da un bicchiere di vino bianco. Chi aveva possibilità partiva per il viaggio di nozze, in pratica una gita da mattina a sera con destinazione Chiavari o La Spezia, Genova per i più arditi; ma la maggior parte delle coppie tornavano a casa dopo la funzione, come se nulla fosse successo...
     
    Le nozze “segrete” potevano essere di due tipi: quelle tradizionali e quelle dei vedovi, questi ultimi un po’ più complicate da gestire. Ancora fino a tutti gli anni ’50, a Bedonia, c’era un’abitudine molto particolare, quella di “dare le cioche” ai vedovi che si risposavano. In quegli anni non era prevista la convivenza, e ci si sposava solo in chiesa e in determinati periodi. Ad esempio, i due momenti “proibiti” erano Avvento e Quaresima, e in questi casi era indispensabile la dispensa del Vescovo.
     
    Quando accadeva che un uomo rimanesse vedovo e iniziasse a “guardarsi intorno” per cercare qualche anima gemella, doveva fare in modo di non far trapelare nulla della nuova relazione, in particolar modo ai parenti della prima moglie, ma soprattutto ad amici e compaesani. Tuttavia le bocche non sempre riuscivano a rimanere cucite, e così quando la notizia iniziava a spargersi per il paese scattava una sorta di penitenza.  
     
    Terminata la cena, torme di bambini e ragazzi, guidati da diversi adulti (come sempre solo uomini) si recavano sotto la finestra del “nubendo bis”, e si dava il via ad una vera e propria “sarabanda”. Strumenti di questo grottesco concerto erano coperchi, padelle, corni, campanacci e tutto ciò che produceva un suono rimbombante, monotono e metallico. Per far cessare il baccano, il futuro sposo doveva uscire di casa, portare del vino per solennizzare e promettere che avrebbe pagato da bere a tutti. Se però il giorno dopo la promessa non era stata mantenuta, la confusione sarebbe ripresa puntualmente la sera stessa.
     
    Maria Pina ricorda anche un caso che passò alla storia: quello di un vedovo che abitava in via Roma e che non volle offrire da bere agli amici. La “vendetta” dei Bedoniesi durò più di un mese, ma ciò nonostante questi non capitolò: il baccano organizzato sotto alle sue finestre vedovili terminò, quindi, solo il giorno delle nozze...

11 Commenti

  • Princy

    18/03/2018

    Ho chiesto a mio padre se sapeva di queste usanze a me sconosciute fino ad oggi e mi ha confermato le stesse identiche cose, raccontandomi proprio del fatto che i vedovi si sposavano in segreto, altrimenti sarebbero stati mira delle cioche. È stato interessante leggere il racconto di Maria Pina. Sembra così distante dalla nostra realtà, basti pensare all'orario del matrimonio (mi viene da pensare ai più dormiglioni) o al fatto del matrimonio in segreto nella Cappelletta o ancora al Viaggio di Nozze a La Spezia o Genova, tutto nel modo più umile e senza grandi festeggiamenti magari con duecento invitati... matrimoni d'altri tempi ...

  • Maradona

    18/03/2018

    Insomma, anche Bedonia aveva i suoi "cacerolazos" (a conferma che tutto il mondo è paese). Solo che in Argentina (e nel resto del Sudamerica) vengono fatti per contestare i governi...

  • Giusy

    18/03/2018

    Anche da noi, in provincia di Brescia, c'era questa abitudine di ciocare

  • Angela

    19/03/2018

    Ricordo di aver partecipato a due "ciocate", una a Bertorella nel lontanissimo 1979 ed una ben più recente a Gotra! Per quest'ultima il giorno ci è stata offerta una merenda a base di vino e torte salate allo "Scozzese"!

  • Maria Juanola

    19/03/2018

    Leggere le tue parole mi ricorda i racconti di mia nonna.. perciò non smettere di scriverle.. di raccontarle perché sono le nostre radici ed è bello conoscerle

  • Dolores

    19/03/2018

    Eh si, anche da noi 'i sunèivena è ciòchere' (che solitamente si usavano la settimana Santa di lutto, per richiamare la gente alle funzioni religiose, poi sostituite dal corno), sotto le finestre, anche alle ragazze 'chiacchierate' che venivano prese di mira dai bontemponi del paese...
    Ma un tempo sposarsi era tutto diverso da ora: al mattino presto e per alcuni era un lusso poter festeggiare e dopo la cerimonia se ne tornavano a casa davvero, come se nulla fosse....
    I miei nonni materni, poveri cristi, altro che viaggio di nozze, la mattina dopo, all'alba si erano alzati per andare a zappare... Quelli paterni addirittura, dopo la funzione lei era andata a casa e lui all'osteria. I più fortunati festeggiavano e poi andavano al massimo a Sanremo! Ed era un avvenimento raccontarlo! Mia madre di 17 anni e mio padre di 34, nel '50 erano andati a Bologna e poi a Padova 'dal Santo'.... ma prima di partire, mia madre aveva fatto scorta di cipolle lasciate poi in custodia da Italo.
    Quando poi rimanevano 'in stato interessante', specie negli anni '30, non dovevano mostrare il ventre prominente e molte lo nascondevano col grembiule alzato o evitavano di farsi vedere dal parroco che le criticava!!!! E dopo il parto dovevano farsi benedire prima di entrare in chiesa.... Erano altri tempi... le donne erano responsabilizzate subito, coscienziose e.... chi più ne ha più ne metta.....
    Ora i giovani si faranno delle sonore risate a leggere il passato... abituati come sono anche a tante distrazioni e superficialità... Ma se chiedi un parere ai nostri vecchi, dicono: 'Mì ne vuresse jè.se un geniture d'incò'.

  • Remo Ponzini

    20/03/2018

    Ricordo che andai a fare il chierichetto in età prescolastica. Naturalmente non sapevo ancora nè leggere e nè scrivere. Dovetti imparare a memoria le risposte da dare al prete (in latino) imparandole da quelli più grandicelli. Non posseggo le capacità mnemoniche della Maria Pina Agazzi-Cattaneo, che è la mente storica del nostro paesello, e quindi anch'io attingo da Lei tramite il nostro Esvasante che, saggiamente, mette in archivio tutto ciò che gli viene narrato.

    Però i matrimoni celebrati alle cinque del mattino mi sono rimasti impressi. Era una usanza che quasi tutti rispettavano, escludendo i pochi ricchi di quei tempi che amavano esibire i lussuosi abiti della sposa, gli addobbi vari, ed il percorso, in pompa magna, per le vie del paese con la folla plaudente. Già, le persone facoltose mostravano la loro opulenza e gli "altri" si nascondevano nel buio.
    Come mai ?

    Non sono mai riuscito a darmi una risposta che fosse chiara ed intelligibile. Forse legata ad una sorta di pudore che l'atto amoroso del matrimonio implicava ? Erano tempi in cui tutto ciò che era legato al sesso era tabù. Ma forse ci vorrebbe uno strizza-cervelli per avere certezze.
    Ho servito la messa di tanti matrimoni ma ne ricordo uno in particolare. Quello dei genitori di Franco Maggetti. Perchè la sposa era bellissima. Non avevo ancora i "pruriti" adolescenziali ma sapevo soppesare e distinguere il bello dal brutto.
    Ricordo anche l'orario: 5,30 del mattino.

  • Virgy

    20/03/2018

    Tutto vero, pure nella mia famiglia si sono sposati nella chiesetta dell'asilo. Peccato che 'hanno distrutta. Era veramente un pezzo bellissimo della nostra storia. Mia zia Lina, aveva sposato suo Zio acquisito alle 4 del mattino... una storia molto triste. Bravo Gigi e Maria Pina

  • Dolores

    20/03/2018

    È così Remo... il pudore e anche, forse la timidezza di non potersi permettere l'abito da sposa... Ma normalissimo, quello della festa... Ma il pudore rimaneva misto a vergogna quando il giorno dopo la gente guardava in viso la sposina x farla arrossire... Quando poi partoriva, sempre al mattino presto, lei doveva tornare a farsi benedire. Con la veletta in testa e il capo chino, quasi a doversi vergognare... a farsi perdonare dell'atto d'amore che doveva avvenire solo per procreare!! Ohimè che lavu'.... direbbe sempre mia nonna!

  • Ettore Rulli

    20/03/2018

    Da ragazzino mi venne raccontato delle "ciuccade" ai vedovi e qualcuno mi disse che rappresentavano lo straziante lamento del precedente coniuge estinto.

  • Cupido

    20/03/2018

    Per tanti aspetti (di educazione e comportamento), il mondo di oggi è peggio di una volta. Per gli usi e costumi oggetto di questo post, possiamo invece dire che le cose sono cambiate decisamente in meglio...

 

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