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  • La ferramenta sotto al portico

    Quando una vecchia bottega chiude, si porta con sé anche la storia che conteneva. Non potrebbe essere altrimenti, specialmente se parliamo di un’attività che da quel posto non si è mai mossa, era lì “Sotto al portico”, da quasi un secolo. Di tempo ne è passato, ma quell’attività, nonostante sia stata gestita per quarantasei anni da Luigi Iacoppi, per tutti i bedoniesi è sempre rimasta la “Ferramenta di Galli”. Ad aprire la negozio fu Clemente Galli, poi passato al figlio Virgilio fino al 1971, anno in cui lo cedette a Iacoppi, lo stesso che l’ha condotto fino ai giorni nostri: “Ho resistito anni, ma poi arriva un momento che bisogna dire basta”.

    Come premesso, è una storia che finisce, ed è per questo che sono andato a trovarlo, questa volta non più da cliente, ma per fare due chiacchiere. Gli ricordo quando da bambino andavo lì per ordinare la bombola del gas a mia nonna, oppure a far tagliare un vetro dopo averlo averlo rotto con il pallone (la vetreria e le bombole erano di fronte, in un piccolo deposito di via Trieste, nella casa di Lino Salini).

    Luigi mi racconta che nel 1958, a ventiquattro anni, emigrò in Inghilterra poiché qui il lavoro scarseggiava. Appena giunto a Londra, grazie ad un amico italiano, trova un posto all’aeroporto di Gatwick. Mansione che conservò per tredici anni per poi decidere di tornare in Italia. Erano gli inizi degli anni ’70, in pieno boom economico, le opportunità erano perciò cambiate. Una volta a casa, Luigi è originario di Ponte Ingegna, gli fu riferito che la famiglia Galli vendeva il suo negozio a Bedonia. È così che decise, con i guadagni messi da parte oltremanica, di rilevare la ferramenta.

    C’è da dire, e chi conosce il negozio lo può confermare, che da allora, là dentro, non è cambiata una virgola, tutto è rimasto al suo posto, come nei primi decenni del novecento: cassettiere in legno con dentro bulloni, viti, rondelle e chincaglieria; la bilancia della Berkel per pesare chiodi, Bruchette e fil di ferro; persino i ganci a soffitto con appesi rastrelli, scale e carrucole sono gli tessi di allora… il tutto rischiarato da una flebile e perenne luce al neon.
    Luigi ha dato l’ultimo giro di chiave alla porta, ma sono più che sicuro che quel buonissimo “profumo di ferramenta”, misto tra gomma, vernice e olio rosso, saranno in molti a non dimenticarlo.

16 Commenti

  • Mimmo

    09/04/2018

    Stanno chiudendo tutte le attività in alta val di taro, sempre più gente va via per non tornare, perchè le istituzioni non intervengono? perchè non gridano aiuto ai politici di Roma?

  • Sabina

    09/04/2018

    Che stupendi ricordi che racchiude questo negozietto: la nonna mi commissionava di comperare la paglietta e il lucido per la stufa

  • Titta

    09/04/2018

    Quanta vita in queste parole...
    bellissimo pezzo intriso di malinconia e nostalgia.
    Se questa è la globalizzazione...

  • Piero Rizzi Bianchi

    10/04/2018

    Cosa ci scommettete che in UNGHERIA, dove la destra anti-globalizzazione governa da 8 anni, ed è stata felicemente riconfermata in modo schiacciante, situazioni assurde di questo genere non giungono a maturazione, e le cose belle ed utili stanno al loro posto?

    Mi sembra evidente che gli appelli locali servono a ben poco, e che invece conta moltissimo riuscire a far saltare questo ingranaggio infernale a livello degli Stati e, in prospettiva, di Europa: naturalmente, nel senso di una DISMISSIONE e DISTRUZIONE della pessima e malefica "Unione Europea" prima che questa riesca nel suo scopo ultimo, che è propriamente l'appiattimento di tutte le culture e società europee a pro di una economia tecno-mondializzata e mostruosamente, capillarmente invasiva.

    Questo c'insegna la chiusura del prezioso e "storico" negozietto "suttu au pórtegu de Marsòccu", che mi fa stringere il cuore ma anche, rabbiosamente, le mascelle. E chissà perché, ma i vecchi negozi di ferramenta (e penso ovviamente anche a "Calambèrtu") sanno rappresentare particolarmente bene, nel loro "meticoloso disordine", un certo simpatico modo d'essere così lontano da quello corrente...

  • Michele

    10/04/2018

    Purtroppo in Bedonia non stanno chiudendo o vendendo solo le attività storiche per raggiunti limiti di età...i registri dei corrispettivi piangono...ma bisogna far finta di nulla e dire che va tutto bene!

  • Emanuele

    10/04/2018

    Ricordo ogni ingresso in quel negozio anche ora !! Quella luce bassa il profumo unico e quelle cose che solo li potevi trovare , l‘ ordine quasi maniacale e tutto sempre nello stesso posto !! E la gentilezza di Luigi una persona splendida !! Peccato chiuda !!

  • Fabio

    10/04/2018

    É chiaro che tutto ciò genera dispiacere... Però leggo nei post e rifletto...non vorrei bacchettare ma invitare ad una riflessione... Europa. Roma. In qualche maniera sono responsabili, ma allora qualcuno mi illumini sul perché sia in Europa che in Italia esistono comuni virtuosi dove amministratori che svolgono con coraggio e illuminazione il loro lavoro non soffrono così tanto questi problemi. É vero che la globalizzazione tende a soffocare e dare solo a pochi. Ma gli esempi di come si può combattere la tendenza ci sono e da anni... Forse fare uno sforzo comune, copiare e instradare le energie verso queste soluzioni può rendere il processo inverso... Il passo è grosso, il cambiamento deve iniziare dentro ognuno di noi.. É come una rivoluzione epocale, ma molte piccole realtà spesso più sfortunate a livello di risorse da quelle delle nostre vali lo anno già fatto da anni e funzionano bene.. Quindi basta deciderlo e agire senza piangersi addosso o delegare sempre le responsabilità..

  • Dontonino

    10/04/2018

    Ma i colpevoli siamo noi per primi, con la mania di comperare online sul PC o agli outlet...

  • Dolores

    10/04/2018

    Quanti ricordi di quella 'buttèga' odorosa e stracolma di colori e forme che frequentavo rapita dalle novità con mio nonno Lino, negli anni '60...
    Era una tappa fissa del sabato, giorno di mercato che diventava una vera e propria gita festosa, quando terminava nel bar da Italo, poco scostato dal sottoportico e con una bottiglietta a fiaschetto, dell'aranciata San Pellegrino...

  • Alberto Squeri

    10/04/2018

    L'elenco-ahimè-si allunga, le vecchie botteghe del paese ormai si contano sulle dita di una mano e si inchinano (???) all'anagrafe, al progresso ed ad internet........ il locale non ha "veramente" cambiato una virgola dall'inizio alla fine, grazie di tutto!!!!

  • Fabio

    10/04/2018

    Una lenta agonia !!!!! Questi negozi andrebbero detassati x permettere loro di sopravvivere !!!

  • Luciana Bertorelli

    10/04/2018

    Quanto mi dispiace per questo splendido, caratteristico negozietto! Aprono i supermercati e chiudono i piccoli negozi caratteristici, quelli che sanno di memoria, di amicizia, di storia...
    Anche qui a Savona, dove risiedo, succede la stessa cosa.
    Possibile che non si possa fare niente?

  • Mauro Mozzani

    10/04/2018

    Al signor Rizzi Bianchi auguro e consiglio un rapido trasloco a Szendrőlád, ridente paesino (scelto a caso) delle verdi colline della provincia di Borsod-Abaúj-Zemplén (scelta a caso), nella prospera, conservatrice e tradizionalista Ungheria. Buon viaggio.

  • Remo Ponzini

    11/04/2018

    In considerazione della mia età ricordo benissimo la gestione della famiglia Galli. A quei tempi era un negozio d'avanguardia anche se erano il chiodo e la vite a spadroneggiare. Però mi fece piacere che il subentrante Mario Iacoppi l'avesse lasciato inalterato. Io trovo, al pare di altri, che abbia mantenuto nel tempo un certo sentore odoroso che dava la immediata percezione delle merce venduta.

    Non so se la cessazione dell'attività fosse dovuta ai scarsi introiti, all'avanzare dell'età, all'impegnativa presenza che il lavoro richiedeva o per il verificarsi di altre situazioni. Resta il fatto che perderemo la gentilezza ed il sorriso di Mario salvo qualche sua sporadica visita al bar Italo dove spesso l'incontravamo. Praticamente il paese ha subito una doppia perdita. Persona e negozio. Ciò ci rattrista assai.

  • Benvenuto (in Ungheria)

    11/04/2018

    "L'Europa è arrivata a un punto di svolta della storia mondiale. Le forze nazionali e globaliste non avevano mai regolato i conti in modo così palese e pubblico prima di ora. Noi, milioni di persone con forti sentimenti nazionali, siamo da una parte; le élite dei cittadini del mondo sono dall'altra. Noi che crediamo negli stati-nazione, nella difesa dei confini, della famiglia e del valore del lavoro siamo da una parte. Contro di noi ci sono quelli che vogliono le società aperte, un mondo senza confini e senza nazioni, nuove forme di famiglia, lavori poco considerati e lavoratori a buon mercato - e sono tutti sovrastati da un esercito di burocrati nell'ombra che non devono rendere conto a nessuno. Da una parte ci sono le forze nazionali e democratiche; dall'altra le forze sovranazionali e antidemocratiche".
    (da discorso di Orban del 16 marzo scorso, in occasione del 170° anniversario della rivoluzione ungherese del 1848, citato dal "Foglio" di mercoledì 11 aprile)

  • Piero Rizzi Bianchi

    14/04/2018

    L'intervento qui sopra, che espone idee a me molto consone ma in forma anonima, mi obbliga a specificare che lo stesso non è opera del sottoscritto: io credo infatti che ogni contributo alle discussioni vada reso identificabile con la firma, e così faccio regolarmente.

    Colgo l'occasione per ricordare al sig. Mozzani di leggersi però anche il mio commento a “La cantatrice calva”, opera teatrale da lui diretta nel luglio 2016, che avevo seguito con attenzione e grande piacere -e lo farò anche per le prossime, sia ben chiaro!
    Quanto al diritto di replica sulle possibili e coerenti mete di viaggio o trasferimento, ci avevo rinunciato, poiché certe periferie metropolitane “multiculturali” -“patria” solo del degrado- sono difficili da augurare a chiunque; quasi quasi, allora, meglio il “paradiso in terra” nord-coreano... :)

 

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