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  • Il nostro caro Lucio

    Oggi, 29 settembre. La Sony non poteva fare scelta migliore, scegliere giorno più bello, ideale per consegnare il “patrimonio genetico musicale” di Lucio Battisti al mondo digitale, quindi a Spotify e alle altre piattaforme, fino ad ora orfane delle sue memorabili canzoni. Si trattava di una mancanza ingombrante, di un’assenza percepibile, ma da sempre ostacolata dalla diatriba tra gli eredi Battisti e la casa discografica.
    Da oggi non sarà solamente quella data, per antonomasia identificata nella canzone di Lucio, ma un vero avvenimento per chi ascolta musica con le cuffie attaccate allo smartphone. È vero che il vinile è il vero custode dell'anima di una canzone, ma ora sarà ugualmente possibile “volare” attraverso queste poesie musicate.  

    Da oggi, 29 settembre, sarà così disponibile l’intero repertorio legato al periodo d’oro Mogol-Battisti, quindi da “Lucio Battisti” del 1969 a “Una giornata uggiosa” del 1980, proprio quegli album che oggi sembrano dei “Greatest hits”, ma che invece contengono semplicemente gli otto brani canonici. Per il periodo dei “dischi bianchi”, quello legato al divorzio con Mogol, con i testi di Panella, invece non è ancora stato trovato l’accordo commerciale… e se devo dirla tutta, nemmeno ne sento l’assenza.
    Il duo Battisti-Mogol, accoppiata inscindibile e rara alchimia nel pop italiano, forma delle vere opere d’arte musicali, dove i testi di Mogol sono la tela e la musica di Battisti i colori a olio, con il risultato di un quadro perfetto da conservare nel grande museo delle nostre emozioni.

    Il dilemma però è sempre lo stesso, oggi più di ieri: “È nato prima l’uovo o la gallina?” ovvero “Battisti senza Mogol, avrebbe avuto la stessa affermazione?”.
    In attesa di un responso, a cui nessuno potrà mai dare risposta, ne sono certo, premiamo “Play” e continuiamo a goderci queste canzoni senza tempo, proprio come suggeriscono alcuni dei suoi brani da ascoltare durante un viaggio in macchina “evitando le buche più dure”, passeggiando tra “distese azzurre e verdi terre” oppure “facendo l’amore nelle vigne”.

1 Commenti

  • Piero Rizzi Bianchi

    13/10/2019

    Non potendo accettare che un ricordo di un così grande cantautore resti completamente deserto di commenti, e non essendo un esperto del genere, mi limiterò a trascrivere i quattro versi de "Il mio canto libero" che fin da ragazzo e a tutt'oggi mi colpiscono e commuovono per la loro magica profondità. Accompagnata da un'atmosfera incantevole di sospensione veritativa, in cui la stessa nota viene iterata per ben venti volte di seguito, qui si trova quella che, per me, è senza dubbio la vetta poetica di tutta la produzione cantautorale italiana:

    Pietre - un giorno case / ricoperte dalle rose selvatiche
    rivivono / ci chiamano
    Boschi abbandonati / e perciò sopravvissuti vergini
    si aprono / ci abbracciano

    Auguriamoci quindi che, grazie anche alle novità illustrate da Gigi, un po' di questa bellezza e saggezza possa riversarsi, per depurare le menti, nelle malefiche cuffiette oggi dannatamente troppo all'opera.

 

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