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  • Quel ponte sul fiume Taro

    La strada quella mattina luccicava come la porta aperta di un frigorifero, era la prima gelata dell’anno. Per terra nemmeno una badilata di sale. Destino maledetto.
    Le sirene sulle strade, l’elicottero in cielo. La causa di quel frettoloso andirivieni di mezzi è arrivata a tutti noi come un pugno nello stomaco. Un dramma, per logica, non accettabile. Percorrere in sicurezza una strada provinciale, oltrepassare un ponte, nel terzo millennio, dovrebbe essere la norma. Non è stato questo il caso. Andarsene così, a vent’anni, mentre stai andando incontro al futuro per costruirlo, è inaccettabile, è inammissibile, è incomprensibile. È assurdo.

    Se, se, se… Tanti interrogativi che rimangono apparentemente senza una ragionevole risposta. Però le fatalità non esistono. I fatti accadono perchè spesso si sottovalutano i rischi, ci si affida più alla speranza che agli investimenti dovuti: “ È andata bene fino adesso, andrà bene ancora per un po’ ”. È anche questo il prezzo da pagare quotidianamente per chi abita e lavora in Appennino.

    L’unica certezza è che la realizzazione di quel ponte in pietra Arenaria, a tre arcate, ben costruito dall’impresa “La Veneta”, è iniziata nel 1914 ed è terminata nel 1916. A conti fatti: centotre anni sul dorso con in mezzo due guerre mondiali. Nelle foto allegate è possibile vedere l’opera durante la costruzione e poi completata mentre vi transita sopra un calesse. Asfalto a parte, tutto è rimasto come allora. Barriere protettive in ferro comprese.

    Un secolo fa la mobilità era tutt’altro ed è cambiata esponenzialmente: il tipo di mezzi che vi transitavano, la velocità delle auto, la quantità del traffico e i sistemi a protezione della carreggiata. Proprio tutto un altro mondo, anzi: “Robe dell’altro mondo”.

17 Commenti

  • Stefano

    16/12/2019

    Purtroppo la classe politica tutta è avvezza solamente gli onori e non agli oneri.

  • Emanuele

    17/12/2019

    Transitando spesso x le strade dell'Appennino si vedono condizioni al limite della praticabilità, poi quando avvengono disgrazie non ci si può richiamare alla fatalità; strade che oltre ad essere vie di comunicazione, dovrebbero diventare strumento di sviluppo turistico ed economico

  • BEPPE

    17/12/2019

    Fermiamoci ad osservare le protezioni della superstrada di fondovalle fino a Ghiare di Berceto, strada percorsa da migliaia di mezzi pesanti e automobili spesso a velocità ben superiori ai limiti.
    Osservate i livelli di altezza delle barriere metalliche laterali (guardrail), osservatene lo stato nei punti ove negli anni sono stati urtati… E questa è l'arteria più recente ed importante della Val di Taro tutta, ma la manutenzione viene fatta tutta sulla A15 anche in maniera esasperante in ogni periodo dell'anno. E qui ??
    Eppure la stessa Autocamionale era colei che doveva provvedere alla manutenzione ed alla messa in sicurezza continua…

  • Isa

    17/12/2019

    E dicono pure che la ringhiera era a norma e che tutta la strada del Bocco è a norma... e che addirittura la provincia non è obbligata a spargere il sale (detto da un dipendente provinciale)... mi si è rizzato il pelo... credetemi!😤😤😤... ma da quel giorno le provinciali sono bianche di sale... immagino sia una coincidenza

  • Simonetta

    17/12/2019

    E il ponte di Valmozzola? Che dire.....??

  • Educazione civica

    18/12/2019

    Responsabilità dei politicanti di ieri e di oggi. Di maggioranze e opposizioni nei nostri comuni. Questa la Cruda realtà. La magistratura farà il suo corso

  • Stefano

    18/12/2019

    E. C. la magistratura non serve il lutto cittadino è una autoassoluzione

  • Piero Rizzi Bianchi

    20/12/2019

    Questo è un tipico caso in cui il documento storico diventa un formidabile atto d'accusa, contro il NULLA che è venuto dopo...
    Ora, dopo aver pregato per l'anima di quel poverino (che Dio lo accolga nel Suo abbraccio!), mi sono fatto un calcolo e una semplice domanda: visto che è almeno dagli inizi degli anni '60 che il traffico stradale si compone essenzialmente di mezzi in metallo la cui forza d'urto è altresì aumentata esponenzialmente dalla possibilità di velocità, sono COME MINIMO 60 ANNI che le paratie di questo e simili ponti avrebbero dovuto essere sostituite da altre molto più forti...
    Perché questo non sia avvenuto, è una domanda che disorienta, tali sono gli scenari di inadempienza, pressapochismo, quieto vivere e disamore al prossimo che essa spalanca.
    Generazioni di "responsabili" e di "addetti", nei cui incarichi e nelle cui competenze i ponti come questo sicuramente rientravano; ma che, vittime del "sistema burocratico", ma soprattutto della propria pigrizia, non se ne sono MAI occupati; e se, putacaso, hanno avuto un barlume di coscienza che ha mostrato loro il problema e le sue possibili drammatiche conseguenze, hanno preferito spegnerlo pur di poter continuare nel solito "tran-tran".
    Che la luce del Bambino di Betlemme venga anche per costoro, più forte che mai.

  • Marita, la madre

    20/12/2019

    Io ho perso mio figlio, il dono più grande della mia vita, chissà che morte avrà fatto mi domando spesso povero piccolo. So per certo che io sto morendo giorno per giorno, un dolore troppo grande per una madre. Colpa di una amministrazione troppo incapace, con tutti quei soldi che sono stati stanziati non son stati capaci di mettere in sicurezza il ponte, deviare l'acqua pulendo le cunette, e il sale l'han buttato dopo quando era troppo tardi.

  • Peppino Serpagli

    20/12/2019

    Da vecchio bedoniese lontano, partecipo con dolore al gravissimo lutto che ha colpito l'alta Val Taro. Quel ponte, che ho percorso tante volte in corriera, a piedi o in bicicletta per andare al Tubetto, non sarà più lo stesso per me.
    Coraggio, gentile signora Marita, il suo Simone dal Cielo sarà sempre con lei.
    Peppino Serpagli

  • Alberto

    20/12/2019

    Il commento è stato invalidato per contenuti personali ed espressi in forma anonima.

  • Bianca Maria Rizzi

    22/12/2019

    Mi sono appena trasferita nella mia amatissima Val Taro con la mia famiglia, quando sono stata colpita da questa immane tragedia.
    Fin da quando eravamo piccoli, eravamo soliti andare con nostro padre, io e mio fratello Piero (il signore che scrive qui sopra) al Taro proprio sopra alle Piane di Carniglia.
    Ed ogni estate anche ora ci andiamo di sovente. Un paio di volte ci è capitato di arrivare fino a Foppiano, villaggio incantevole e misterioso.
    Son restata di sasso quando ho saputo cos`era successo a questo ragazzo: anche se non lo conoscevo, io non credo che potrò mai più passare su quel ponte senza avere un momento di raccoglimento per Lui.

    Da quel triste giorno, io prego tantissimo anche per Lei e il Suo consorte, cara Signora Marita.
    Ho apprezzato tanto la dignità e compostezza da voi dimostrata al funerale di Simone, dove c`era non solo la popolazione di Bedonia, un paese, ma anche la Val Taro e la Val Ceno... un momento di intensa commozione corale che non dimenticherò mai.
    So bene che per voi ora il cammino si è fatto duro e difficile. Ma la preghiera è il mezzo per stare vicini al Signore e al vostro caro figliolo: la preghiera destinata alle anime del Purgatorio, per esempio quella "alla Croce Santa”, al venerdì -anche se Simone sarà già in Paradiso…
    Esiste poi un luogo di grande pace, che aiuta tanto i cuori sofferenti, Medjugorje: noi ci andiamo almeno una volta all'anno. Vorrei proporre a Don Lino di organizzare un pullmann l`anno prossimo… chissà che anche voi non sentiate il desiderio di partecipare.
    Con affetto
    Bianca Maria

  • Marita

    25/12/2019

    Ringrazio il signor Gigi Cavalli per il commento che ha scritto su quel maledetto ponte; speriamo che chi deve capire capisca perché Simone non doveva morire così.
    Colgo l'occasione per farti gli auguri di un Santo Natale.

  • Marita

    17/02/2020

    Che posso dire... mio figlio ha perso la vita per colpa di...... io sto scontando le pene dell'Inferno ma tutto questo a chi importa

  • Piero Rizzi Bianchi

    20/02/2020

    Mentre esprimo a questa signora, che non conosco (ma che comprendo profondamente), tutta la mia solidarietà, cercando di mettermi un attimo nei suoi panni, prego Iddio che possa comunicarle un riflesso di quella pace soprannaturale in cui ora, senz'ombra di dubbio, si trova il caro ragazzo che ha concluso così ingiustamente la propria vita terrena.
    Ma anche per un'altra cosa vorrei invocare l'Altissimo: che risvegli le coscienze di chi doveva fare e non ha fatto, e faccia trovare il coraggio di pubbliche ammende e ammissioni di colpa, sempre avendo in mira il volto innocente di chi non c'è più: questo sarebbe bellissimo, in un certo senso un riscatto del bene sul male...

    Esisterebbe poi anche la giustizia degli uomini, che in un Paese normale dovrebbe essersi già mossa e aver individuato almeno una cerchia di potenziali responsabili di una viabilità lasciata in condizioni tali da uccidere. Già, in un Paese normale... Meglio confidare in Dio, cara signora!

  • Gigi - Esvaso.it

    23/02/2020

    Nei giorni scorsi, i genitori di Simone Filiberti, hanno appeso al ponte di Piane di Carniglia una lettera in cui sottolineano, oltre al loro immenso dolore, le mancate responsabilità degli amministratori sull'accaduto.

    Allego immagine: http://www.esvaso.it/fotoalbum.php?idtipologia=41

  • Roberto

    25/02/2020

    E' un caso che avrebbe meritato rilevanza nazionale (come altri giovani scomparsi prematuramente, diciamo per mano o responsabilità altrui, hanno giustamente avuto). Ma evidentemente per i giornali (e le autorità giudiziarie) è più facile occuparsi di stati esteri o delle forze dell'ordine che non degli enti (politici e non) preposti alla manutenzione delle strade...

 

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